Il Salmo 42, una preghiera di lamento nostalgico dell’esule, ci invita ad ascoltare il nostro cuore che grida incessantemente la sete e il desiderio di Dio. Questo profondo anelito è al centro della riflessione offerta per lunedì 9 marzo 2026, basata sulle letture tratte da 2Re 5,1-15; Sal 41-42 (42-43); Lc 4,24-30.
Il Salmo 42: un'eco di nostalgia e un invito alla speranza
Il Salmo Responsoriale di oggi è tratto dall'unione di alcuni versetti del Salmo 42 e del Salmo 43. Il commento si concentra sui primi versetti del Salmo 42, che raccolgono la nostalgia dell'esule e il suo lamento, offrendo una profonda riflessione sulla sete che caratterizza l'esperienza umana e divina.
Questa preghiera ci viene proposta in un momento significativo, il giorno dopo l'ascolto del Vangelo dell'incontro di Gesù con la donna samaritana. Quest'ultima pagina evangelica descrive vividamente sia la sete di Dio che quella dell'uomo, un tema centrale che risuona con la nostalgia espressa nel Salmo.

La sete di Dio e la sete dell'uomo: una prospettiva agostiniana
Sant'Agostino, commentando l'episodio della Samaritana, sottolinea come Gesù, pur chiedendo acqua da bere, avesse in realtà sete della fede della donna. "Colui però che domandava da bere, aveva sete della fede della samaritana," scrive Agostino nei suoi Trattati su Giovanni.
Questo concetto è ulteriormente rafforzato dal Prefazio della Messa della 3ª Domenica di Quaresima (Anno A), che afferma: "Egli, chiedendo alla Samaritana l’acqua da bere, già aveva suscitato in lei il dono della fede e di questa fede ebbe sete così grande da accendere in lei il fuoco del tuo amore." Queste parole evidenziano come la sete di Dio sia, in realtà, più forte della nostra stessa fede e del nostro desiderio di stare con Lui.
Ascoltare la sete del cuore: un'esperienza universale
Per molti, la vera esperienza della sete, intesa come un pericolo serio per la propria vita, rimane sconosciuta, soprattutto vivendo in territori non aridi. Se da un lato questa è una fortuna, dall'altro potrebbe non aiutarci a comprendere appieno la profonda sete e il desiderio di Dio che il nostro cuore sperimenta. Spesso, questo anelito viene inascoltato o tacitato con surrogati effimeri, simili a false "bevande".
Il Salmista ci invita a entrare nel suo cuore e a immedesimarci nella sua condizione di esiliato. Egli è strappato non solo dalla sua casa e dalla sua terra, ma soprattutto dai luoghi sacri della sua fede: Gerusalemme e il Tempio. Questa separazione fisica diventa metafora della separazione spirituale che possiamo sperimentare.

Nostalgia di Dio: il grido dell'anima
Pregando il Salmo, siamo chiamati a riscoprire il senso di nostalgia di Dio che il nostro cuore cerca di comunicarci:
- "Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio."
- "L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?"
- "Le lacrime sono mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?»."
- "Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: attraverso la folla avanzavo tra i primi fino alla casa di Dio, in mezzo ai canti di gioia di una moltitudine in festa."
- "Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi? Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio."
Questo lamento, questo grido di desiderio mai sopito, è allo stesso tempo un potente invito alla speranza. Ci ricorda che, anche nella nostalgia e nel dolore dell'assenza, la nostra anima è orientata verso il divino, cercando il volto di Dio.