La figura di Santa Francesca Romana è centrale nella storia religiosa e sociale di Roma. Nata Francesca Bussa dei Ponziani, la sua vita fu caratterizzata da profonde esperienze mistiche, un'intensa attività caritativa e la fondazione di una comunità religiosa, lasciando un'impronta duratura nella spiritualità cristiana. Le sue visioni e il suo operato hanno influenzato l'iconografia e la letteratura agiografica del suo tempo e dei secoli successivi.

La Vita Familiare e le Sfide del suo Tempo
Santa Francesca Romana, dopo il matrimonio, cadde gravemente malata. Alcuni videro nei suoi mali un castigo del cielo. Tra le sue preferenze, per affinità spirituale, spiccava la cognata Vannozza De Felicibus, con la quale condivideva un profondo legame. La Santa si dedicò al governo della casa dei Ponziani. Ebbe tre figli: Giovanni Battista, a cui seguirono Evangelista e Agnese. Giovanni Battista sopravvisse e sposò la nobile Mabilia dei Paparuzzi.
Durante il suo tempo, Roma fu scossa da lotte a causa dello Scisma d’Occidente (1378-1417). La famiglia Ponziani si trovò coinvolta in questi tumulti, quando un mediatore sottoscrisse un rovinoso trattato con il re Ladislao di Napoli. Quest'ultimo, tenendo in sua balia il vero papa, occupò militarmente Roma nel 1408. Le truppe napoletane e le successive occupazioni del Lazio e dell’Umbria da parte di una lega di fiorentini e di senesi misero a rischio i beni della famiglia.
Nonostante le avversità, Francesca dimostrò una grande resilienza. Fu descritta in una missiva inviata da frate Giovanni Colonna, priore della Provincia Romana, ai frati parigini alcuni giorni dopo la canonizzazione di San Pietro Martire, come "predicator eximius plus quam XXIII annis".
Visioni, Rivelazioni e Pratiche Spirituali
Dio continuò a favorire Francesca di visioni e rivelazioni, specialmente durante l’adorazione del Santissimo Sacramento e la meditazione della Passione del Signore. Ne sono giunte 97, poiché la Santa le dettò al suo confessore. Tra queste, impressionanti sono quelle che descrivono i suoi viaggi nel regno d’oltretomba. La Santa era soggetta a continue e ben presto Dio la favorì di straordinari carismi. Praticava le penitenze proprie degli ordini religiosi più austeri, nascondendo il cilicio. Talvolta, era visitata da un angelo che le appariva più raggiante del sole, per preservarla dagli inganni del demonio, sebbene altre volte si limitasse a sottrarsi al suo sguardo. Un'intensissima luce le permetteva di leggere anche nelle ore notturne. Un giorno, durante la recita di un versetto dell’Ufficio della Madonna, lo trovò scritto a lettere d’oro. Faceva più volte la settimana la comunione, recandosi nella chiesa di Ara Coeli.
Le «suggestioni iconografiche» che sono alla base delle visioni di Francesca emergono dal trattato mattiottiano, il quale sottolinea «il legame dei trattati con una chiesa, in particolare, e il suo ambiente: Santa Maria in Trastevere». Nel ciclo della Chiesa Vecchia, un'iscrizione interna analoga a quelle dell'abside di Santa Maria in Trastevere è presente solo nella scena sopra l'altare, nel codice tenuto in mano da Francesca.
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Opere di Carità e Miracoli
Francesca operò instancabilmente nella pratica della carità e dell'umiltà. Visitava gli ospedali, provvedendo a tutto il necessario per i degenti e preparando per essi perfino il cibo. Quando un malato era grave, lo visitava corporalmente e chiamava quattro dei più famosi medici di Roma. La sua presenza restituiva talora la sanità e leniva i dolori più strazianti. Grazie alle sue opere caritative, il nome di Francesca veniva lodato e benedetto da tutti. San Giovanni da Capestrano ne elogiò la vita virtuosa.
La sua vita fu costellata di miracoli. Durante un periodo di peste e fame, quando i beni erano indispensabili alla famiglia, Francesca distribuiva pane e vino agli indigenti, facendolo più di una volta l’elemosina alle porte delle chiese. Un giorno, apparvero quaranta misure di grano maturo, e altrettanto vino, permettendole di usarli come meglio credeva. In un'occasione, Dio la favorì della grazia di farle trovare una grande quantità di fieno per cavallo.
La bolla di canonizzazione parla di altri miracoli. Un giorno fece pranzare 15 sue Oblate con alcuni pezzi di pane che sarebbero bastati appena per 3 persone, e di quella moltiplicazione di pani ne avanzò un paniere. Un altro celebre miracolo avvenne in gennaio, quando alcune delle sue Oblate, seguendola fuori città per fare provvista di legna, furono assalite dalla sete. Dio fece spuntare sui rami spogli di una vigna tanti grappoli d’uva quante erano le consorelle che l’avevano seguita. In un'altra circostanza, fu precipitata nelle acque con Vannozza da una mano invisibile, ma fu salvata da una provvidenziale mano invisibile. Una volta, portando il cadavere di un uomo, venne trattenuta da una mano invisibile che la tenne sopra un precipizio per molto tempo, proteggendola.
La Fondazione delle Oblate e i Suoi Collaboratori
Santa Francesca Romana guidò alla perfezione le sue figlie spirituali. Tra le figure chiave della sua vita spirituale si annovera fra Ippolito, suo confessore. Il manoscritto comunemente noto come A, conservato a Tor de' Specchi, contiene la Vita 1 di fra Ippolito e le visioni di Mattiotti in versione abbreviata, costituendo un testo di riferimento per la progettazione degli affreschi che raffigurano la sua vita. L'identificazione di fra Ippolito nella scena dei funerali è già attestata in Brizzi. Si chiarisce che fra Ippolito non fu presente alla morte e ai funerali della santa, perché in quel periodo era superiore nel monastero di Monte Oliveto di Napoli. Nei processi si dice che Giuliano si occupava di cavalli e muli presso casa Ponziani, e fra Ippolito lo si definisce mulius.
Francesca fondò la congregazione delle Oblate del Monastero di Monte Oliveto, istituita nel 1319 dal B. Bernardo Tolomei e approvata da Eugenio IV il 4 luglio 1433, dopo tante visioni. Le Oblate le chiesero la grazia di esservi ricevute come la più umile loro servente, ma fu riconosciuta subito come loro superiora. La presenza degli affreschi legati ai dipinti dei Musei americani, con iscrizioni su pergamena, è un elemento tipico dell'arte tardo-gotica e riguarda l'iconografia dei santi Bernardo Tolomei e Francesca Romana.
La Morte e la Canonizzazione
Francesca ebbe la rivelazione della sua prossima fine. Andò a trovare le sue Oblate nel palazzo Ponziano. Le forze le vennero meno per strada, e nella notte fu assalita da una febbre violenta. Predisse al suo confessore che entro sette giorni sarebbe morta. Le sue ultime parole furono: "Amatevi le une le altre e siate fedeli fino alla morte. Nessuna prova sarà troppo crudele se rimarrete unite a Gesù". Quando il confessore le chiese: "Che cosa dite?", rispose con un filo di voce: "Termino i Vespri della Santissima Vergine", devozione che aveva fatto propria fin dalla sua infanzia. Morì il 9 marzo 1440.
Francesca fu seppellita a Santa Maria Nuova. Un episodio di guarigione è legato a una donna malata che, non avendo potuto farle visita durante l’agonia, abbracciò la cassa che la conteneva e guarì. Fu canonizzata come Santa Francesca Romana il 29 maggio 1608. Il suo corpo è venerato a Roma nella chiesa omonima, nel quartiere Parione, fiorente per l'arte del manoscritto nei secoli.