La storia religiosa italiana è ricca di fondazioni e congregazioni che hanno segnato profondamente il tessuto sociale e spirituale delle comunità. Questo articolo esplora due di queste realtà: l'Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, nato sulle rive del Lago di Garda, e l'Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea, con le sue radici veneziane e le successive evoluzioni.
L'Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia a Castelletto di Brenzone

Fondazione e Contesto Sociale
L’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia è stato fondato il 6 novembre 1892 a Castelletto di Brenzone, sulla riva veronese del Lago di Garda. Il suo fondatore fu il parroco del paese, don Giuseppe Nascimbeni, beatificato il 17 aprile 1988 a Verona.
Don Giuseppe Nascimbeni svolse l'intero suo ministero pastorale nella piccola, ma difficile, parrocchia di Castelletto. A quel tempo, la situazione degli abitanti della zona del Lago di Garda era davvero precaria: la transumanza costringeva buona parte della popolazione a spostarsi in montagna in cerca di pascoli, la pesca dava pochi frutti e la raccolta delle olive imponeva lavori lunghi e faticosi. Queste condizioni influivano anche sulla vita spirituale dei parrocchiani, sull’istruzione della gioventù e sulla possibilità di assistere gli anziani nelle varie famiglie.
Per affrontare questi e molti altri bisogni, il parroco sentiva la necessità di avere al suo fianco delle collaboratrici instancabili che lo aiutassero “a popolare il Paradiso di santi”. L’Istituto sorse, quindi, con lo scopo di collaborare con i sacerdoti nella ricerca del bene materiale e spirituale del “povero popolo”, come lo chiamava Nascimbeni, e di contribuire con il proprio servizio alla salvezza dei fratelli.
Dopo numerose ricerche, da parte del Fondatore, di un Istituto già avviato che potesse aprire una comunità di suore nel paese di Castelletto, i tentativi risultarono vani. Il parroco desiderava suore che aiutassero a rispondere alle molteplici necessità delle famiglie e, non riuscendo a ottenerle dagli Istituti interpellati, consigliato dal Vescovo ausiliare di Verona, mons. Bartolomeo Bacilieri, accolse l’ispirazione di formare lui stesso le suore.
Il 6 novembre 1892, a Castelletto di Brenzone, venne inaugurato il piccolo convento, costruito materialmente da Nascimbeni con l’aiuto dei parrocchiani. Era una piccola casa, ricca di povertà, costituita da quattro cellette e da ambienti comuni. Da questo minuscolo ambiente si sviluppò la congregazione per la vita e il sostegno della famiglia in tutte le sue sfaccettature, un tutt’uno con la parrocchia.

Le Figure Fondatrici: Don Giuseppe Nascimbeni e Madre Maria Domenica Mantovani
Lungo la sponda veronese e orientale del Lago di Garda, a metà strada tra Torri del Benaco e Malcesine, si trova la frazione di Castelletto. Qui nacque Domenica Mantovani il 12 novembre 1862, primogenita di Giovanni Battista Mantovani e Prudenza Zamperini. I genitori vivevano con dignità la condizione contadina, e Domenica apprese presto le semplici azioni quotidiane di una fanciulla del popolo, partecipando ai lavori comuni come il taglio dell’erba, la raccolta delle olive e delle castagne, l'allevamento di animali domestici e dei bachi da seta.
La vita parrocchiale era un elemento dominante: Domenica (chiamata affettuosamente la “Meneghina”) seguiva intensamente gli impegni di catechesi, partecipava a tutte le funzioni religiose, accudiva la chiesa e sistemava gli arredi sacri, sempre attenta a non trascurare gli impegni familiari. Molto sensibile e devota, trovò nel cappellano, il giovane don Giuseppe Nascimbeni (1851-1922), una guida spirituale forte e sicura. Inviato a Castelletto nel 1877, Nascimbeni ne divenne parroco nel 1885. Guidò la giovane Domenica nella sua risposta a Dio e ne ricevette il voto perpetuo di verginità l’8 dicembre 1886. Pronta a mettersi a disposizione totalmente per il bene della parrocchia, Domenica coltivò la chiamata a consacrarsi a Dio in una congregazione religiosa.
La vita di Giuseppe Nascimbeni e quella di Domenica Mantovani si intrecciarono in un comune anelito a farsi dono a Dio attraverso la donazione al prossimo, entrambi sensibili ai bisogni impellenti di un ambiente carente di risorse sotto tutti i profili: formativo, religioso, culturale, socio-economico e morale.
Il 4 ottobre 1892, Don Nascimbeni inviò Domenica, con altre tre giovani del paese, al monastero delle Terziarie Francescane (oggi Sorelle Povere di Santa Chiara) di Verona per un periodo di formazione. Appena un mese dopo, il 4 novembre 1892, le giovani emisero la professione religiosa a Verona, nella cappella del Vescovado. Domenica, che prese il nome di Maria Giuseppina dell’Immacolata, divenne la prima superiora e cofondatrice dell’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia.

Spiritualità e Missione
Nel cammino di adesione al Progetto del Padre, la congregazione contempla in modo particolare la Santa Famiglia di Nazareth e si impegna a vivere nella fedeltà dei giorni il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Tale contemplazione assidua e serena conduce ogni Piccola Suora a fare della propria vita un’offerta gradita al Padre, come Cristo che, venendo nel mondo, disse: “Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb.). La spiritualità della congregazione è, quindi, principalmente nazaretana e cristocentrica, animando le comunità a divenire, nella realtà quotidiana, autentiche famiglie in cui la misericordia e l’amore di Dio possano manifestarsi.
Il nome stesso dell'Istituto mette in evidenza i due fondamenti della spiritualità che si sarebbero sviluppati da subito: l’aspetto nazaretano con riferimento alla Sacra Famiglia e l’impronta francescana, legata alla minorità e piccolezza nel servizio di Dio e dell’uomo. Le suore vivono il quotidiano nella semplicità e letizia, sostenute dalla presenza del Signore, contemplato nel suo mistero di Incarnazione, uomo tra noi e come noi, nato e cresciuto all’interno della Famiglia di Nazareth. Sono partecipi della missione di Gesù, Maria e Giuseppe nelle relazioni vere, semplici e fraterne, nella normalità del vivere la quotidianità, nell’operosità umile e generosa. La spiritualità francescana le orienta alla continua riscoperta dell’amore di Dio per l’uomo, rivelato in Cristo Signore.
Le suore vivono l’essere piccole in una costante tensione alla conversione, attribuendo a Dio, Sommo Bene, tutto il bene ricevuto e operato e riconoscendo in Lui, Padre di tutti, la sorgente della fraternità universale. Nelle diverse comunità, vivono la realtà quotidiana nella comunione profonda con Dio per occuparsi delle cose del Padre e aprirsi all’urgenza della carità. Ritornano costantemente a Nazareth per vivere nell’interiorità l’incontro con Cristo, cercare il silenzio che custodisce e rende feconda la comunione con il Padre, e significativi i gesti vissuti in semplicità, umiltà, gratuità e letizia.
Fin dalla fondazione, le suore si dedicarono interamente all’opera educativa, caritativa e parrocchiale. Domenica, suor Maria, chiamata la “Madre”, divenne per le sorelle e figlie “il Vangelo vivo”, l’incarnazione della “bontà e della fermezza insieme, dell’umiltà e della sicurezza”. Per le figlie spirituali fu il modello di vita quotidiana, intessuta di piccole cose fatte con grande amore e sempre in unione spirituale con Dio, il Sommo Bene: “Beate voi che abitate questa casa se Dio solo è il tutto per voi”. Questa frase, fatta dipingere sulla facciata del convento, ampliato successivamente, traduce l’afflato interiore che dà senso allo scorrere del tempo e convoglia a Lui ogni azione, ogni desiderio, ogni realizzazione. Madre Maria organizzò la vita del “Conventino” come una piccola casa di Nazareth: luogo di silenzio, di operatività e di preghiera.
Sviluppo, Riconoscimenti e la Santità di Maria Domenica Mantovani
Maria Domenica Mantovani realizzò il suo anelito di diventare “santa e presto santa”, attinse dalla Parola di Dio il sostentamento della sua anima, trovò nell’Immacolata di Lourdes il riferimento per una vera sequela di Cristo, e si ispirò alla Famiglia di Nazareth per essere tutta donata alle consorelle e alla gente che si rivolgeva al convento per qualsiasi bisogno. Affiancò il fondatore nella guida dell’Istituto e gli subentrò quando egli si ammalò (1917) e tornò alla Patria del Cielo (1922). Trasmise alle numerose giovani che il Signore inviò alla Congregazione gli insegnamenti del Nascimbeni e inviò le suore ovunque ci fosse necessità. In particolare, durante la Prima Guerra mondiale, soccorsero orfani, vedove, accolsero profughi e chiunque fosse rimasto privo di sostentamento in tempi tanto disastrosi. 170 suore curarono i soldati feriti in luoghi improvvisati e negli ospedali dove venivano chiamate.
Maria Domenica Mantovani possedeva una sensibilità materna che scaturiva da un cuore grande, pronto a donare a ciascuna secondo il proprio bisogno. Con la sua saggezza, formò suore concrete e operose, capaci di dedizione al di là di ogni sacrificio. Il flusso di vocazioni fu straordinario: dai primi “quattro granelli di senape”, la Congregazione superò le mille suore in meno di quarant’anni.
Nate dalla Chiesa e per la Chiesa, le Piccole Suore della Sacra Famiglia ottennero il riconoscimento giuridico civile il 20 novembre 1930 e l’approvazione definitiva dalla Santa Sede il 3 giugno 1932. Tutto questo fu possibile grazie al prodigarsi della Madre, che fu ripetutamente rieletta ad ogni Capitolo generale fino alla morte, sopraggiunta il 2 febbraio 1934, dopo qualche giorno di malattia che i medici non riuscirono a curare. Lasciò la vita terrena con quell’abbandono fiducioso in Dio che l’aveva sempre caratterizzata: “Vivrò come una bambina nelle mani di Dio”.
La sua esistenza non ebbe nulla di straordinario, solo il miracolo del Vangelo vissuto con intensità nel quotidiano, intessuto di amore, di preghiera e di lavoro: “Pregare, lavorare, patire” è il motto coniato sulla medaglia appesa al collo, motto vissuto in intima unione con il Cristo Risorto, mistico Sposo.
Maria Domenica Mantovani è confermata santa dalla schiera di suore che nel corso del tempo ha trovato in lei un modello vivibile di santità; è confermata santa da due miracoli operati, per sua intercessione, entrambi a Bahia Blanca, in Argentina, a favore di due bambine: Lara Pascal e Maria Candela Salgado. La santità è possibile anche nel nascondimento di una vita semplice, unita a Dio, sommo Bene. Questo è il messaggio di Maria Domenica Mantovani, che è stata beatificata il 27 aprile 2003 e che sarà canonizzata il 15 maggio 2022. Verrà canonizzata da papa Francesco in Piazza San Pietro domenica 15 maggio, madre Maria Domenica Mantovani, cofondatrice con il beato mons. Giuseppe Nascimbeni e prima superiora dell’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia.
Storia dell'Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea

Origini a Venezia: Don Luca Passi e l'Opera di Santa Dorotea
L’Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea ha i suoi inizi a Venezia, nella Parrocchia dei Tolentini. Il 6 agosto 1838, mentre la Chiesa celebra i Primi Vespri della Trasfigurazione, Don Luca Passi affida a un piccolo nucleo di religiose la missione di essere l’anima dell’Opera di Santa Dorotea, diffusa in Venezia fin dal 1830. La prima sede del nuovo Istituto è in Calle Testori, presso il Campo Sant'Andrea.
Dall’intuizione carismatica di don Luca Passi, a garanzia della continuità della Pia Opera, sorsero le Congregazioni delle Suore Maestre di Santa Dorotea, destinate a svolgere la loro missione di promozione e sostegno in diversi contesti socio-ecclesiali.
Sviluppo e Autonomia: Il Ramo di Cemmo e Madre Annunciata Cocchetti
La storia dell’Istituto delle Suore di Cemmo ha le sue radici in quelle delle Suore Maestre di Santa Dorotea di Venezia, presso le quali Annunciata Cocchetti visse il noviziato.
- 1842: Annunciata Cocchetti vive il noviziato presso le Suore Maestre di Santa Dorotea di Venezia.
- 9 ottobre 1842: Madre Annunciata Cocchetti ritorna a Cemmo con altre due suore e dà vita alla prima comunità religiosa.
- 1846: Un incendio danneggia gravemente la casa di Cemmo, che deve essere ristrutturata.
- 1853: Si apre il primo noviziato a Cemmo e viene inaugurata la cappella dedicata a Santa Dorotea e a Santa Angela Merici, protettrici dell'Istituto.
- 1866: Dopo la morte di don Luca Passi, il Vescovo di Brescia, mons. Girolamo Verzeri, volle l’Istituto delle Suore Dorotee di Cemmo autonomo da Venezia e alle sue dirette dipendenze.
- 23 marzo 1882: Dopo una breve malattia, muore Madre Annunciata. Le sue ultime parole costituiscono il suo testamento spirituale: "Io muoio; sia fatta la volontà di Dio. Voi restate ancora; amatevi da buone sorelle, compatitevi reciprocamente, vivete tranquille e concordi nell'osservanza della Regola, fatevi sante operando molto bene nelle giovani a voi affidate."
- 1989: È promulgato il Decreto sull'eroicità delle virtù di Madre Annunciata, dichiarata venerabile.
- 21 aprile 1991: Madre Annunciata Cocchetti è dichiarata Beata.

Espansione, Riconoscimento e Unificazione degli Istituti Dorotei
Il percorso degli Istituti Dorotei ha visto una significativa espansione e diversi riconoscimenti nel corso dei decenni:
- 1901: L’Istituto è riconosciuto di diritto Pontificio da Papa Leone XIII.
- Le case filiali di Brescia, Cemmo e Lucca, nel frattempo passate sotto la giurisdizione dei rispettivi Vescovi, sono divenute Istituti autonomi.
- 1934: L’Istituto ottiene l’approvazione pontificia, seguita da un periodo di forte crescita ed espansione, con l'apertura della prima casa a Brescia, dotata di un piccolo pensionato per le studentesse.
- 1942: Le suore sono presenti a Roma e poi a Milano.
- 1951: L’Istituto di Lucca avvia la missione in Bolivia.
- 1966: L’Istituto di Brescia offre la disponibilità per una sua presenza nella missione di Kiremba (Burundi), dono della Chiesa bresciana a Paolo VI.
- 1967: L’Istituto si fa presente in Inghilterra (Londra e Nottingham).
- 1976: Casa Angeli, l'infermeria, è trasferita a Brescia.
- 1996: Apertura del noviziato in Brasile.
In risposta al Concilio Vaticano II, che invitava allo studio delle proprie origini e alla riscoperta di radici comuni, le comunità di Venezia, Brescia e Lucca hanno affrontato un cammino di ricerca e discernimento che ha portato all’unione dei suddetti Istituti, sancita dalla Santa Sede il 22 maggio 1969. A seguito di questa unificazione, la Casa generalizia è stata trasferita a Roma, mentre Venezia ha mantenuto il titolo di Casa Madre.
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