Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli: Produzione, Curiosità e Impatto

Lo sceneggiato televisivo "Gesù di Nazareth", diretto da Franco Zeffirelli, è una produzione monumentale che ha segnato profondamente l'immaginario collettivo, rivoluzionando l'iconografia cristiana e raggiungendo milioni di spettatori in tutto il mondo.

La Genesi del Progetto e la Visione di Zeffirelli

L'idea di realizzare un film sulla vita di Cristo, destinato alle televisioni di tutto il mondo, fu proposta a Franco Zeffirelli dal suo agente, Dennis van Thal, mentre il regista lavorava alla Scala per "Ballo in maschera" nel 1972. Zeffirelli accorse la proposta con mille dubbi e difficoltà, poiché desiderava occuparsi di altri progetti, in particolare sull'Inferno di Dante. Portare sullo schermo la vita di Gesù lo spaventava al solo pensiero.

Nonostante l'iniziale titubanza, i produttori Lew Grade (ITC-Incorporated Television Company) e Vincenzo Labella (Rai - Radiotelevisione italiana) scelsero Zeffirelli per la colossale produzione. L'opera intendeva offrire, secondo la produzione, un affresco teso a distruggere "la mitologia del Cristo per fare di Gesù un vero uomo, non un personaggio di favola". La produzione ottenne l’approvazione del Vaticano, che vide nell'operazione la possibilità di divulgare la vita di Cristo alla luce delle linee tracciate dal Concilio Vaticano II. Zeffirelli accettò di realizzare il film con il chiaro intento di farne una colossale operazione didattica, il racconto storicamente e teologicamente dettagliato della vita di Cristo.

La sua prima e indiscutibile richiesta fu di avere come consiglieri durante il film i più alti esperti in teologia (cristiani ed ebrei). Alla base della lettura di Zeffirelli c'è la constatazione che Gesù era un ebreo, una convinzione rafforzata dal fervore di Lew Grade e dall'enciclica di Paolo VI "Nostra Aetate". Il regista sottolineò: «Pretendovo di fare con questo film anche un’operazione rigorosamente didattica e dimostrare che, oltretutto, i Vangeli sono la più grande “sceneggiatura” che sia mai stata scritta.»

La Sceneggiatura e le Fonti

Il copione del film "Gesù di Nazareth" venne scritto in sole quattro settimane da Franco Zeffirelli, Suso Cecchi D'Amico, David Butler, grazie al prezioso aiuto dello scrittore cattolico Anthony Burgess, già autore di "Arancia meccanica" e nel 1976 di "L’uomo di Nazareth", e la consulenza storico-teologica di mons. Pietro Rossano, già Rettore della Pontificia Università Lateranense. Burgess fu il primo a tracciare la scansione in episodi, per poi essere affiancato da Suso Cecchi D’Amico e Masolino D’Amico per la messa a punto finale, con l’apporto dello stesso Zeffirelli e la consulenza di Pier Emilio Gennarini. Pur con alcuni cambiamenti rispetto alla Bibbia e, soprattutto, ai Vangeli, Zeffirelli racconta la vita di Gesù così come la conosciamo tutti. Il film è generalmente fedele alle fonti evangeliche e più completo di molti altri film sul medesimo tema, ma Zeffirelli e gli sceneggiatori ritennero necessario prendersi alcune libertà per abbreviare o consentire la continuità narrativa. Si rifà coraggiosamente ad alcuni Vangeli apocrifi e utilizza escamotage narrativi che affondano le radici in alcune leggende extra-bibliche, come il numero dei Magi, del quale la Bibbia non fa menzione.

Alcune di queste variazioni si basano su tradizioni extra-bibliche (ad esempio la visita dei re a Gesù bambino, che il vangelo chiama "magi" o "astrologi", ma dei quali non dice mai il numero). Il film propone una serie di personaggi non evangelici. Tra questi Zerah, interpretato da Ian Holm, è una figura essenziale per definire l'antagonista principale della miniserie. Nel vangelo, l'unica menzione di Gesù da ragazzo è il suo viaggio al tempio di Gerusalemme all'età di 12 anni. Nel film, Gesù ragazzo viene mostrato anche al suo bar mitzvah, interrotto da un raid di soldati romani che saccheggiano l'area alla ricerca di rifornimenti. La rappresentazione di un bar mitzvah è anacronistica dal momento che la cerimonia non era in uso al tempo di Gesù. L'apostolo Tommaso, prima della sua chiamata, è raffigurato come servitore di Giairo, il capo della sinagoga la cui figlia dodicenne Gesù risuscita dai morti. La Parabola del figliuol prodigo è utilizzata simultaneamente per redimere Matteo e per riconciliarlo col suo nemico, Simon Pietro. La prostituta e la donna che unge i piedi di Gesù sono riunite in un'unica persona. Barabba è indicato nel film come uno zelota. Nel film, Ponzio Pilato, dopo aver accusato Gesù di tradimento, lo condanna a essere crocifisso, mentre i vangeli ricordano che Pilato condannò Gesù su pressione della folla.

Zeffirelli dirige gli attori sul set di Gesù di Nazareth

Produzione, Scenografie e Location

Le riprese per il "Gesù di Nazareth" durarono oltre nove mesi, precedute da oltre un anno di sopralluoghi tra Israele e il Nord Africa. Fu in Marocco e in Tunisia che Zeffirelli riuscì a individuare i luoghi del Vangelo. Betlemme fu ricreata a Tinghir, in Marocco, e Nazareth fu scovata quasi per caso a Fertassa. Monastir offrì la sua torre di guardia alla Torre Antonia, sede della guarnigione romana; il Golgota fu posto di fronte e l'imponente scenografia del tempio di Gerusalemme fu appoggiata sulle sue mura. Ouarzarate fu scelta per il palazzo di Erode.

Zeffirelli si avvalse di una magnifica équipe, con molti collaboratori di lunga data, tra cui i costumisti Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini e lo scenografo Gianni Quaranta. Un contributo fondamentale fu quello di David Watkin, operatore e creatore delle luci: «Fu lui a creare quell’atmosfera evocatrice dei dipinti degli antichi maestri, un’atmosfera di intensi e caldi colori colpiti da una luce improvvisa. Ogni scena diventava così un quadro d’autore, che accompagnava lo scandire della recitazione e del dramma.»

Per la scena della crocifissione, Zeffirelli trasse ispirazione dai suoi giovanili ricordi di partigiano: «Quando girai la scena della crocifissione nel mio Gesù, mi ritornò nel cuore l’orrore di quella mattina [dopo una rappresaglia nazista]: una madre prostrata al suolo che piangeva il figlio morto, appeso come un Cristo al legno di un albero, con i soldati tedeschi che marciavano implacabili come centurioni romani.»

Il Cast Stellare e la Scelta di Robert Powell

La difficile ricerca delle location si sommava alla complessa scelta del cast. Inizialmente, si pensava di realizzare il programma con attori poco conosciuti per evitare che "facce troppo note avrebbero portato con sé memorie di altri ruoli". Tuttavia, Zeffirelli cambiò idea, decidendo che "occorreva il meglio della professione", volendo che "ogni parte fosse affidata a un maestro riconosciuto del teatro e del cinema".

Il cast assemblato fa paura a leggerlo oggi, includendo nomi come Anne Bancroft, Michael York, Peter Ustinov, Claudia Cardinale, Valentina Cortese, Christopher Plummer, Laurence Olivier, James Mason, Renato Rascel, Rod Steiger, Anthony Quinn, Ernest Borgnine, Donald Pleasance e Fernando Rey. In tutto, vi furono sei attori vincitori di premi Oscar già al momento delle riprese (Bancroft, Borgnine, Olivier, Quinn, Steiger e Ustinov), mentre altri sei attori erano stati candidati. Il totale degli Oscar tributati a membri della produzione, includendo il compositore Maurice Jarre, ammonta a sedici. Tutti gli attori, senza eccezione, accettarono compensi ben al di sotto della norma, motivati dalla possibilità di prendere parte a un'impresa così "diversa, sotto segno così alto".

Laurence Olivier fu il primo a chiedere di partecipare, accettando con grande passione il ruolo di Nicodemo. Michael York, già Lucenzio nella "Bisbetica domata" e Tebaldo nel "Romeo e Giulietta" di Zeffirelli, interpretò Giovanni Battista. Anthony Quinn fu Caifa, Peter Ustinov Erode, Christopher Plummer Erode Antipa, James Mason Giuseppe di Arimatea, Rod Steiger Pilato, Ian McShane Giuda, Anne Bancroft Maria Maddalena, Claudia Cardinale l'adultera e Renato Rascel il cieco nato. Per il difficile ruolo di Maria, la scelta ricadde sulla giovanissima Olivia Hussey, la meravigliosa Giulietta di 10 anni prima, il cui volto fu invecchiato dagli straordinari truccatori italiani per le scene finali del film. Olivia Hussey "visse" la parte della Madonna in un "stato attorico" alla Stanislawskij, creando una scena "sconvolgente" nella Deposizione, sollevando Robert Powell "come se davvero si trattasse di un bambino tra le braccia della Madre".

Effetto Notte (TV2000) - Robert Powell

La Scelta Controversa di Robert Powell per Gesù

Per il ruolo principale, Zeffirelli scelse il semisconosciuto Robert Powell. Inizialmente, il ruolo sarebbe dovuto andare ad Al Pacino, ma la sua candidatura fu scartata, ritenuta "troppo pericolosa per un programma destinato a 700 milioni di persone... e duemila anni di iconografia non sono certo passati invano". Zeffirelli aveva pensato a Dustin Hoffman, che avrebbe "rotto ogni schema". Il regista cercava un attore inglese di una certa maturità, tra i trenta e i trentacinque anni, qualificato e capace di pronunciare "le parole più belle che siano mai state concepite".

Robert Powell, che si era presentato per la parte di Giuda, colpì Zeffirelli per i suoi occhi azzurrissimi e straordinariamente penetranti. L'operatore del regista osservò: “Se Giuda ha questi occhi, che occhi dovrà avere Gesù?” Questo suggerimento spinse Zeffirelli a fare un provino a Powell per Gesù. Dopo un accurato lavoro di preparazione, che incluse il trucco, la pettinatura con capelli lunghi e la scelta del costume, Powell lasciò un’impressione indelebile su tutti i membri della produzione. Una sarta, vedendolo per la prima volta nei panni del personaggio, cadde in ginocchio, si fece il segno della croce ed esclamò: “Signore!”. Da quel momento, Zeffirelli capì di aver trovato "il nostro Gesù".

Per rendere il personaggio più mistico, su volere di Zeffirelli, Powell non sbatteva praticamente mai gli occhi durante il film. Inoltre, per apparire il più "conciato" possibile nelle scene della Croce e della successiva Crocifissione, si cibò per 12 giorni di solo formaggio. Zeffirelli gli affidò il ruolo della vita, forse quello da cui non si sarebbe più distaccato, e il tempo ha dato lustro a quest'opera, che è entrata nell'immaginario collettivo anche grazie al magnetico Robert Powell.

La Trama Narrativa

"Gesù di Nazareth" inizia con l'Annunciazione fino alla passione, morte e Resurrezione di Gesù Cristo, così come tramandata dai Vangeli, con alcune aggiunte tratte dai testi apocrifi. Il film segue la vita di Gesù dall'Annunciazione alla nascita a Betlemme, venerato da pastori e Magi. La famiglia fugge in Egitro per sfuggire alla strage degli innocenti ordinata da Re Erode, per poi rientrare a Nazareth.

Dopo essere stato cacciato da Nazareth per le sue dure parole pronunciate nella sinagoga, Gesù comincia a riunire attorno a sé i primi discepoli: Andrea, Filippo, Giovanni e Giacomo. Incontra un giovane indemoniato e lo libera; fa riempire di pesci la barca di Simon Pietro, va a casa di Matteo Levi, l'esattore delle tasse, e racconta la parabola del figlio prodigo, convincendo così sia l'ostile Simon Pietro che Matteo a seguirlo; resuscita la figlia di Giairo, toccando il cuore di Tommaso. La sua predicazione raccoglie ormai sempre più persone, attratte anche dai tanti miracoli: restituisce la vista ad un cieco, sfama centinaia di persone moltiplicando i pochi pani e pesci disponibili. Altri episodi della sua vita si susseguono: l'incontro con Giuda Iscariota e con Maria Maddalena, il discorso della montagna, l'invio dei discepoli a predicare, fino al riconoscimento di Pietro a capo della Chiesa.

Gesù ormai adulto comincia a essere malvisto dai sacerdoti ebrei, poiché dichiara di essere il figlio di Dio. Così, dopo aver celebrato l'Ultima Cena, viene catturato dai messi del sommo sacerdote Caifa, mandati dal traditore Giuda. Giuda, che nel Vangelo viene descritto come un uomo tormentato dal dolore dell'aver tradito il proprio mentore, Zeffirelli lo descrive come un uomo incapace, seppur in punto di morte, persino di pentirsi. Gesù viene successivamente condotto davanti al governatore Ponzio Pilato per essere giudicato. Pilato dapprima lo condanna a morte ma poi, affidando la decisione al popolo che però preferisce l'assassino Barabba. Gesù percorre un lungo tratto a piedi fino al Golgota, portando la sua croce, sopportando il dolore delle frustate e della corona di spine, tra gli scherni e i pianti della folla. Nel film si vede la rimozione della corona di spine dal capo di Gesù durante il processo della crocifissione.

Accoglienza, Successo e Controversie

"Gesù di Nazareth" fu trasmesso per la prima volta nella primavera del 1977 sulla Rete 1 (oggi Rai 1), in concomitanza con il periodo pasquale. Dal 27 marzo al 24 aprile 1977 la Rai, nel suo primo anno di trasmissioni a colori, mandò in prima serata i cinque episodi dello sceneggiato: "La natività", "L’avvento del figlio dell’uomo", "La scelta degli Apostoli", "La predicazione", "La passione e la morte". In Italia le 6 puntate (o 5 episodi a seconda della fonte) vennero viste da una media di 28 milioni di spettatori a serata, raggiungendo quasi l'ottanta per cento della popolazione. In Inghilterra furono 21 milioni gli spettatori, mentre negli USA vennero calcolati 90 milioni di spettatori, con uno share del 53%. In Germania fu oggetto di culto e incassò, complessivamente, 30.000.000 di dollari. Si stima che oltre 700 milioni di telespettatori in tutto il mondo abbiano seguito la miniserie.

Locandina originale del film Gesù di Nazareth

Il 3 aprile 1977, durante l'Angelus, Papa Paolo VI si affacciò e consigliò ai fedeli la visione dello sceneggiato televisivo. Il Papa, caso unico nella storia, aveva fatto da consulente durante le riprese. Fu la prima volta che un pontefice accennò a un programma televisivo nel suo messaggio, annunciando: «Stasera vedrete un esempio del buon uso che si può fare dei nuovi mezzi di comunicazione che Dio offre all'uomo.»

Nonostante l'enorme successo di pubblico e il plauso del Vaticano, il film non fu esente da critiche e controversie. Alcuni fondamentalisti americani protestanti, guidati da Bob Jones III, presidente della Bob Jones University della Carolina del Sud, e dal Dr. Bill Bright, denunciarono il film, ritenendolo blasfemo e non aderente al racconto del Vangelo. Zeffirelli aveva detto a un intervistatore del Modern Screen che il film avrebbe rappresentato Gesù come "un uomo ordinario - gentile, fragile, semplice", parole che Jones interpretò come una negazione della natura divina di Cristo. Senza aver mai visto il film, Jones lo denunciò come blasfemo. A Zeffirelli nemmeno interessò l'idea della mercificazione della religione, anche se venne accusato delle stesse, presunte, porcherie di Cecil B. De Mille nel 1956 con "I dieci comandamenti".

Non mancarono proteste e lettere alla General Motors da 18.000 persone che intimarono alla casa automobilistica di ritirare il finanziamento che avrebbe voluto dare al film, per un ammontare di 3.000.000 di dollari. Anche la stampa italiana criticò il film: Repubblica, giornale appena nato, disse che il film facesse troppa propaganda ai cattolici, mentre Il Giorno affermò che "è inverosimile questo Cristo che beve un drink seduto insieme agli amici, poi si alza e pronuncia il Verbo".

Uno degli sceneggiatori, Anthony Burgess, ripudiò il proprio lavoro e scrisse un romanzo in cui raccontava la propria verità, "L'uomo di Nazareth", evidenziando un contrasto di vedute con il regista.

Riconoscimenti e Eredità

"Gesù di Nazareth" ricevette una candidatura all'Emmy Award. Il film venne candidato per sei British Academy Television Awards: miglior attore, miglior cameraman, miglior serie televisiva, miglior editore, migliori costumi, miglior suono.

Nonostante alcune critiche riguardo l'eccessivo contorno di costumi e scenografie e una certa oleografia, la direzione degli attori fu impeccabile. L'opera di Zeffirelli, che molti hanno avuto modo di vedere nelle scuole italiane, ha il record di film più proiettato in tali contesti, diventando una tappa obbligata per intere generazioni di spettatori.

Il regista stesso confessò: «Ma se un solo fotogramma del film riuscirà a scuotere qualcuno, a risvegliare in lui l’eco di quel messaggio divino che ognuno porta dentro di sé, non solo avrò dato una giustificazione a tutti i sacrifici fatti, ma addirittura avrò dato un senso, uno scopo a tutta la mia vita.»

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