La Rappresentazione Tridimensionale della Natività: Storia e Innovazione

Nella storia dell'arte, il termine "Natività" in senso iconografico significa ogni rappresentazione della nascita di Gesù. Nel senso più stretto e comune, esso si riferisce a quelle rappresentazioni che, volendo operare più illusivamente nell'osservatore, si presentano come "quadri viventi", occupando una profondità reale con figure e particolari. Per questo, escludiamo dalla trattazione le rappresentazioni puramente pittoriche per concentrarci su quelle tridimensionali, tra cui il celebre presepe.

Origini e Primi Esempi della Natività Tridimensionale

La tendenza al realismo della rappresentazione nel presepe proviene dal suo scopo di ammaestramento religioso e di comunione immediata con i misteri della nascita del Redentore. La sua origine non è da attribuire direttamente all'ordine francescano, ma piuttosto alle rappresentazioni liturgiche durante l'ufficio della notte del Natale, da cui San Francesco trasse l'idea del suo presepe di Greccio nel 1223, per rinforzare l'impressione della funzione sacra. Questo episodio, che mirava a far rivivere la nascita di Betlemme “per commuovere la gente a devozione” (come scrive S. Bonaventura), fu poi magistralmente affrescato da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi e si inseriva nella tradizione delle sacre rappresentazioni e dei drammi sacri in volgare diffusi dal Mille.

Affresco di Giotto a Greccio

Il più antico presepe scolpito a tutto tondo di cui si ha notizia è conservato nella Basilica di Santo Stefano di Bologna, opera di un "Maestro del Crocifisso" risalente forse all'ultimo decennio del XIII secolo. Tuttavia, il primo esempio di presepe con personaggi a tutto tondo è quello che Arnolfo di Cambio scolpì nel 1283, su commissione di papa Onorio IV. Di tale opera si conservano oggi le statue residue (tre Magi, S. Giuseppe, il bue e l'asinello) nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore a Roma. Non a caso, nel 1291, il francescano Girolamo Masci (papa Nicolò IV) commissionò ad Arnolfo di Cambio un presepe scolpito nella pietra con figure intere proprio per questa basilica, per celebrare l'invenzione di San Francesco.

L'arte scultorea della Natività ha radici ancora più antiche. Una delle prime rappresentazioni scultoree si può ammirare nel paese ciociaro di Boville Ernica, dove un sarcofago realizzato tra il 330 e il 350, in tarda età costantiniana, presenta una scena della Natività con i Magi, il bue e l'asinello, e il Bambinello volutamente sovradimensionato. Un altro reperto coevo è il Sarcofago di Adelphia, anch'esso di provenienza laziale, che riporta scene dell'Adorazione dei Magi. La più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino in Occidente è nelle Catacombe di Priscilla sulla Via Salaria a Roma, dipinta da un ignoto artista del III secolo. Queste immagini testimoniano come la necessità di rappresentare la Natività sia nata precocemente, anche se la "ufficializzazione" avvenne solo a partire dal V secolo, quando il Concilio di Efeso (431 d.C.) proclamò il dogma della divina maternità di Maria, attribuendole l'appellativo di Theotókos.

Raffigurazione della Natività dalle Catacombe di Priscilla

La Diffusione del Presepe in Italia e la Sua Evoluzione

Dopo l'allestimento di Greccio, l'Ordine Francescano rimase il principale promotore della diffusione del presepe, affiancato dai Domenicani e, in seguito, dai Gesuiti. Il più antico presepe a noi conservato, sebbene parzialmente, è nella basilica romana di S. Maria Maggiore.

Per l'Italia, dove l'arte del Trecento sviluppò altamente nella pittura l'iconografia della Natività, l'uso del presepe tridimensionale sembra essersi fatto popolare nella seconda metà del Quattrocento. In Piemonte e in Lombardia, sacre rappresentazioni con statue in legno e gesso dipinto a grandezza naturale furono costruite nei Sacri Monti di Varano e di Varese. Nel Duomo di Modena esiste tuttora il presepe in terracotta di Antonio Begarelli (1527), e nelle Marche, a Piobbico e Urbino, sono custoditi splendidi presepi dello scultore Federico Brandani.

Il Presepe Toscano e la Propagazione al Sud

In Toscana, nel Duomo di Volterra, la Natività di grandi figure della bottega robbiana, con sfondo affrescato da Benozzo Gozzoli, presenta un apparato poi frequente: poche figure principali a tutto tondo su uno scenario dipinto. Il numero di presepî monumentali di questo tipo e di mano di valenti artisti doveva essere grande, come attestano i molti avanzi, generalmente statue della Madonna inginocchiata, di S. Giuseppe e del Bambino giacente. Forse dalla Toscana l'uso del presepe si propagò nel reame di Napoli, dove ne abbondano testimonianze scritte o monumentali sin dall'ultimo quarto del secolo. Importantissimo è il presepe conservato, almeno parzialmente, a Napoli, in S. Giovanni a Carbonara (1484), con figure di legno, la cui rappresentazione di profeti e sibille attesta i legami con i "misteri" e le sacre rappresentazioni.

Le Tipologie di Composizione e l'Arricchimento delle Scene

Nel reame di Napoli non mancano le composizioni del semplice tipo toscano (ad es. a Beffi e a Polignano a Mare), ma sono più caratteristiche quelle (a Matera, ad Altamura, ecc., con esempi anche a Maiorca) che presentano un monte con la spelonca della nascita, pastori, e la cavalcata dei Magi sopra il monte. Questo tipo di rappresentazione, con precedenti nell'iconografia bizantina della Natività, fu adoperato anche da Bonanno Pisano nelle sue porte e servì nei presepî a moltiplicare le figure senza richiedere troppa profondità di spazio, rimanendo così il favorito. Esso consentiva di arricchire la rappresentazione con scene secondarie, facili da collocarsi isolate. Una delle difficoltà di composizione del presepe è evitare che venga diminuita l'importanza visuale del posto del Bambino, centro necessario del tutto. Tuttavia, corrisponde benissimo allo scopo del presepe il circondare la scena centrale con ogni varietà di vita, per sottolineare che il mistero della prodigiosa Natività non si era rivelato a tutti, e per porre in contrasto l'umile nascita del Redentore e la magnificenza della vita mondana. Questi temi, non ignorati dalle sacre rappresentazioni, furono cari specialmente all'arte dei secoli XVII e XVIII, forse prima in Sicilia, poi a Roma e a Napoli.

Il Settecento: L'Apogeo del Presepe Napoletano e Siciliano

Nel Settecento, il presepe raggiunse la sua massima diffusione e il suo sviluppo più caratteristico, specialmente a Napoli e in Sicilia. Una conseguenza e, in pari tempo, condizione dell'arricchirsi della composizione del presepe e della sua diffusione popolare fu la sostituzione delle costose figure di legno con manichini, aventi solo le teste modellate in legno, carta o cera, e rivestiti di stoffe. A Napoli, già sul finire del XVII secolo, si passò a modellare le testine delle figure del presepe in creta, con occhi di vetro, conservando il legno solo per le parti estreme degli arti, più soggette a urti e rotture. In terracotta si realizzavano anche le nature morte, il pollame, ovini e suini, mentre il legno era ancora usato per animali grandi, che conservavano un carattere di stilizzazione. In Portogallo, vastissimi presepî con figure e gruppi di creta diedero vita a una scuola originale e di valore artistico, influenzando probabilmente i modellatori spagnoli come F. Salzillo a Murcia e R. Amadeu a Barcellona.

Dettaglio di figure del presepe napoletano del XVIII secolo

Il Contesto Culturale e Artistico Napoletano

A Napoli, l'entusiasmo per il presepe fu alimentato dalla personalità di Carlo di Borbone, propenso alle manifestazioni poetiche della vita familiare e amante delle arti artigiane. La sua passione fu condivisa da un popolo che, senza distinzione di caste, aveva le stesse preferenze. A questo si aggiunse la fervida propaganda del popolarissimo domenicano padre Rocco. Si sviluppò un intero artigianato specializzato: gioiellieri, orefici, ceramisti, ceroplasti, intagliatori si dedicarono con pazienza certosina a riprodurre in proporzioni minuscole ogni aspetto della vita popolare, con il concorso delle regie fabbriche e manifatture. Nei monasteri e nella reggia, la regina stessa si adoperava a confezionare vestitini, ricamare stoffe e applicare trine. Quasi tutti gli scultori napoletani del tempo modellarono le terrecotte del presepe, ravvivate da una tinta preziosa come lo smalto. Dopo Dom. Ant. Vaccaro e i due Bottiglieri, le migliori sculture furono prodotte dalla numerosa scuola del Sammartino (1720?-1793), con artisti come Salvatore di Franco, Angelo e Giacomo Viva, Giuseppe Gori (e i fratelli Trilocco), e Nicola Somma. Lorenzo Mosca, Giuseppe De Luca, Francesco e Camillo Celebrano, Francesco Gallo e Tommaso Schettino furono altri importanti scultori. Le piccole sculture e i prodotti dell'artigianato del Settecento rappresentano il meglio della plastica napoletana del periodo. Tuttavia, con l'alba del nuovo secolo, finì la vera fioritura artistica del presepe a Napoli, e la pia consuetudine illanguidì e quasi scomparve verso la metà dell'Ottocento, per motivi di ordine politico e sociale.

Il Presepe Siciliano

Anche in Sicilia, lo sviluppo del presepe fu principalmente settecentesco, ma più duraturo, con un'iconografia analoga a quella napoletana. Il grande presepe della chiesa di S. Bartolomeo a Scicli, nel suo rifacimento di carattere schiettamente napoletano (fine '600), ebbe influenza sull'arte dei maestri di Caltagirone. Nella parte occidentale dell'isola, con irradiazione da Trapani, prevalse l'uso di piccoli presepî di svariate materie, spesso oggetti di curiosità.

La Rappresentazione 3D della Natività nell'Epoca Contemporanea

Oggi, la tecnologia consente nuove forme di rappresentazione tridimensionale della Natività, sia in ambito artistico che scientifico. Un esempio significativo è la ricostruzione 3D della Grotta di Betlemme ai tempi di Gesù, un progetto curato da Raffaella Zardoni per la Custodia di Terra Santa. Questa ricerca, finanziata dalla Piacenti S.p.A., ha portato alla creazione di un modello in PLA (bioplastica ricavata dal mais) che ha richiesto sette mesi di lavoro e quasi 9.400 ore di stampa su dieci stampanti 3D. Questo modello è stato esposto nella cripta della Cattedrale di San Zeno a Pistoia, offrendo una suggestiva visione dell'edificio sacro.

Modello 3D della Grotta di Betlemme esposto a Pistoia

Grotta della Natività: è davvero il luogo della nascita di Gesù?

La tradizione situa la nascita di Gesù al di fuori del villaggio, basandosi sull'interpretazione del vangelo di Luca ("non c'era posto per loro"), ma i Vangeli non menzionano esplicitamente una grotta. Il dibattito sulla storicità esatta del luogo è sempre rimasto aperto. Il modello 3D rappresenta la Grotta come un semplice rifugio di pastori, senza sistemazioni complesse, riflettendo la ricerca storica e archeologica che spesso demitizza aspettative romantiche. Le ampolle dei pellegrini del V e VI secolo, decorate con immagini dei siti venerati, sono state preziose per ricostruire le riproduzioni della perduta edicola costantiniana del Santo Sepolcro e del mosaico dell'abside della Chiesa della Natività, che risale al VI secolo e presenta oggi mosaici dai colori sorprendenti, frutto della collaborazione tra il regno latino e l'imperatore di Bisanzio.

Un Esempio Contemporaneo: Il "Presepe 3D" in Alluminio Sbalzato

Un artista contemporaneo ha realizzato un proprio "Presepe 3D", un'opera a sbalzo e smalti su alluminio, completata nel 2020. Quest'opera, pur non essendo una vera e propria icona secondo le rigide regole della tradizione cristiana orientale, si ispira ad essa per la sua composizione e i suoi significati. La genesi del progetto ha coinvolto diverse fasi, dalla realizzazione del "contenitore" in legno, dorato per richiamare il fondo aureo delle icone, alla complessa impostazione della scena complessiva con Illustrator, adattando elementi bidimensionali alla tridimensionalità.

Il Processo Creativo e le Sfide Tecniche

L'artista ha sbalzato le figure su lastre di alluminio con un cutter, un'impresa faticosa data la piccola scala delle immagini. La Teotokos (Madre di Dio) e San Giuseppe dubbioso sono stati tra i primi personaggi a essere realizzati, ispirandosi ad un affresco della Basilica di San Francesco in Assisi e a "tipi" tradizionali approvati dalla tradizione ecclesiastica orientale, pur con alcune libertà stilistiche. Le figure sono state smaltate, creando ombreggiature che rendono superflui i tocchi di luce tipici delle icone. La realizzazione della montagna e della grotta ha posto diverse difficoltà strutturali, risolte con l'uso di cartone spesso e colla di montaggio, e un foglio di stagnola stropicciato e dipinto di nero per simulare l'effetto roccia. Il Bambino fasciato e la mangiatoia, concepita come un sepolcro marmoreo, sono stati realizzati con una prospettiva forzata, innaturale, per richiamare le "prospettive rovesciate" delle icone e simboleggiare il destino di crocefissione di Cristo. Anche l'asino e il bue, il pastore "tentatore" Tirso (simbolo dei dubbi di San Giuseppe), e i quattro angeli annunciatori sono stati sbalzati e smaltati con grande perizia.

Dettaglio della Madonna e San Giuseppe nel presepe 3D contemporaneo

Illuminazione e Simbolismo

Un aspetto innovativo del progetto è stato l'impianto di illuminazione a LED nascosto nel soffitto, concepito per valorizzare alcune figure, i cieli e il raggio di luce dello Spirito Santo, sebbene l'artista riconosca la divergenza dalla simbologia iconografica tradizionale che vuole la luce provenire dall'oro di fondo. Nonostante le sfide tecniche e le imperfezioni, l'opera si completa con i Re Magi, gli ultimi protagonisti, e la sezione delle levatrici che fanno il bagno a Gesù. L'artista ha inoltre integrato elementi simbolici, come le tre stelle sul mantello della Madonna (segno della perenne verginità) e due arbusti (testimoni vegetali della trasfigurazione del creato), riaffermando l'importanza del significato teologico e spirituale dietro ogni dettaglio della rappresentazione.

Grotta della Natività: è davvero il luogo della nascita di Gesù?

Le Icone nella Tradizione Cristiana Orientale: Un Contesto

Le icone, per la Chiesa d'Oriente, sono inscindibilmente legate alla proclamazione della retta fede (ortodossia) e possiedono un valore profondamente spirituale. Non sono semplici immagini sacre, ma un invito, espresso in luci e colori, a quella tensione spirituale e "trasfigurazione" del singolo e del creato che i Padri orientali hanno chiamato "Theosis" (deificazione o divinizzazione). Il Concilio di Calcedonia (451 d.C.) stabilì il simbolo della retta fede sull'Incarnazione: Gesù Cristo è perfetto nella Sua divinità e umanità, vero Dio e vero uomo, in due nature senza confusione o cambiamento, senza divisione né separazione. L'icona non è quindi idolatria, ma un modo per "illustrare quando l'invisibile diventa visibile nella carne", offrendo segni sensibili per giungere all'intelligibile. La Chiesa accoglie e approva i tipi iconografici canonici, non permettendo all'artista di progettare forme e composizioni non suffragate dalla tradizione stessa, garantendo la fedeltà alla tradizione.

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