La Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, parte della regione ecclesiastica Puglia e suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto, si prepara alla chiusura dell'Anno Giubilare, un evento di profondo significato spirituale per la comunità cattolica.
La Chiusura dell'Anno Giubilare
Il rito di chiusura dell'anno giubilare si terrà Domenica 28 dicembre, in concomitanza con la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. La solenne celebrazione, presieduta dal vescovo Giuseppe Russo, avrà luogo alle ore 18.00 nella Cattedrale di Altamura.
Questo Giubileo ha avuto inizio il 29 dicembre 2024 con l'apertura delle "porte sante" delle chiese principali, tra cui la Cattedrale di Altamura. Le parole chiave che hanno caratterizzato quest'anno giubilare sono state "un tempo speciale" e "un anno per rinnovare la fiducia nel Signore".
Significato e Valore del Giubileo
L'evento giubilare ricorre stabilmente ogni 25 anni, sebbene i Papi possano decidere di indire anche anni giubilari straordinari. Nel significato della Chiesa cattolica, il Giubileo è considerato l'anno della remissione dei peccati, della riconciliazione e della penitenza. La "speranza" è stata la parola più importante di questo Giubileo, poiché "in un tempo segnato da incertezze e contraddizioni, siamo chiamati a riconoscere i segni del bene e a trasformarli in segni di speranza per tutti."

La Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti: Contesto e Organizzazione
Nel 2023, la Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti contava 162.800 battezzati su un totale di 166.700 abitanti. La sede vescovile si trova nella città di Altamura, dove sorge la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Santa Maria Assunta è dedicata anche la concattedrale di Gravina in Puglia, mentre la concattedrale di Acquaviva delle Fonti è dedicata a Sant'Eustachio. Ad Altamura sono altresì situate la curia diocesana e il museo diocesano.

Le Origini e la Storia delle Prelature
La Prelatura di Acquaviva delle Fonti
Secondo alcuni autori e cronisti, Acquaviva vanterebbe una sede episcopale documentata a partire dalla seconda metà del V secolo, con tre vescovi: Paolino nel 463, Benigno dal 487 al 502, e Bonifacio nel 503. Questi vescovi sono attribuiti alla sede pugliese da Giuseppe Cappelletti e Ferdinando Ughelli, il quale tuttavia avanza anche la possibilità che questi vescovi appartengano ad altre sedi omonime, in particolare la Diocesi di Acquaviva sulla via Flaminia a nord di Roma.
La chiesa dell'Assunzione di Acquaviva fu fondata verso la metà del XII secolo da Roberto Gurgulione, signore normanno del territorio, che vi nominò un arciprete, Andrea, e la rese indipendente dalla giurisdizione dell'arcivescovo di Bari, da cui fino a quel momento la città era dipesa. A partire dalla metà del XV secolo, i metropoliti baresi iniziarono a contestare l'autonomia della Chiesa di Acquaviva. Il primo fu Francesco de Aiello che nel 1452 dichiarò apocrifa la bolla del suo predecessore Andrea III del 1221 e ridusse unilateralmente la Chiesa di Acquaviva a "recettizia", ossia dipendente dalla famiglia che l'aveva fondata, ma non dal re.
Su mandato di papa Niccolò V, Giacomo di Bisceglie riconobbe le ragioni di Acquaviva e ripristinò la chiesa nei suoi antichi diritti. Un nuovo attacco all'autonomia di Acquaviva fu avviato dall'arcivescovo Antonio Puteo, che nel 1590 fece ricorso alla Santa Sede. Quest'ultima incaricò i cardinali Antonio Saulo e Ottavio Paravicino di dirimere la questione. La loro decisione, favorevole ancora una volta ad Acquaviva, arrivò solo il 6 aprile 1601, fu convalidata da papa Paolo V nel 1605, ottenne il regio exequatur il 14 febbraio 1606 e fu comunicata all'arcivescovo Decio Caracciolo dopo il 6 luglio dello stesso anno. Questi "tempi lunghi" non fecero che inasprire gli animi e rendere più tesi i rapporti tra Bari e Acquaviva.
Sul finire del Seicento, dopo un'altra sentenza a favore di Acquaviva pronunciata da papa Innocenzo XII del 1692, l'arcivescovo Carlo Loffredo fece ricorso alla Rota romana, la quale «non tenendo conto delle sentenze precedenti, stabilì che "per consuetudine" spettasse al ricorrente e ai suoi successori il diritto di ordinare primiceri e conferire benefici e canonicati vacanti nella chiesa di Sant'Eustachio di Acquaviva, mentre all'arciprete era riconosciuta la giurisdizione nelle cause civili, ma non in quelle criminali». L'arciprete Bernal protestò per la perdita dei suoi diritti, ma fu incarcerato a Roma, e per ottenere la libertà dovette firmare nel 1696 una dichiarazione con la quale rinunciava per sempre a tutti i suoi diritti e le sue prerogative.
La questione fu ripresa dagli acquavivesi dopo la pubblicazione della bolla Convenit di papa Benedetto XIV nel 1741 sui diritti del "Cappellano Maggiore del Regno" e sulle chiese palatine. Tuttavia, la riconquistata autonomia della chiesa acquavivese durò poco. Alla fine di questo lungo percorso, la Chiesa di Acquaviva ebbe definitivamente la meglio. Infatti, il 17 agosto 1848, con la bolla Si aliquando di papa Pio IX, la chiesa di Acquaviva fu sottratta alla giurisdizione dell'arcivescovo di Bari ed eretta a prelatura nullius, contestualmente unita aeque principaliter alla prelatura di Altamura.
La Prelatura di Altamura
Federico II di Svevia, dopo aver rifondato la città di Altamura attorno al 1230, vi eresse una grande chiesa dedicata all'Assunta, con il titolo di cappella palatina. A questa chiesa concesse il privilegio dell'esenzione da qualsiasi giurisdizione vescovile e arcivescovile, dipendendo solamente dal sovrano, al quale spettava la nomina degli arcipreti, e dalla Santa Sede.
I primi contrasti sorsero con l'avvento degli Angioini. Il vescovo di Gravina Giacomo (1250-1266) accusò gli altamurani di aver falsificato il diploma di Federico II e la bolla di Innocenzo IV; l'arciprete Palmiro De Viana fece ricorso al re Carlo I d'Angiò, che gli diede ragione; la Santa Sede intervenne a sua volta e depose il vescovo nell'ottobre del 1266. Le cose si complicarono ulteriormente sul finire del secolo, quando divenne vescovo di Gravina Giacomo II (1294-1308), che riprese con maggiore veemenza la controversia. L'arciprete Dionigi Juppart ebbe l'incauta idea di consegnare i documenti originali del 1232 e del 1248 al vescovo, che non ci pensò due volte a farli sparire per sempre; di questi documenti oggi si conservano solo copie.
Entrambe le parti fecero ricorso a Carlo II d'Angiò, il quale, il 20 ottobre 1298, per sottrarre Altamura alle continue pretese di Gravina, unì l'arcipretura al Tesorierato di San Nicola di Bari; da questo momento, a partire da Pietro De Angeriaco, saranno nominati prelati di Altamura i tesorieri baresi, cosa mal sopportata dagli altamurani, che vedevano lesa la loro autonomia. In secondo luogo, il re ordinò un processo giurisdizionale, iniziato alla fine di luglio 1299 e conclusosi il 20 gennaio 1301 con un accordo tra l'arciprete di Altamura e il vescovo di Gravina, che riconobbe di fatto l'autonomia altamurana. Al termine del processo, il tesoriere e prelato Pietro De Angeriaco fu oggetto di un attacco di sicari altamurani, che non riuscirono tuttavia nell'intento di assassinarlo. Anche il successore Rostaino riuscì a salvarsi da un attentato nel 1316.
Nel 1442 ebbe fine l'unione dell'arcipretura di Altamura con il tesorierato di San Nicola, nel momento in cui il signore altamurano Giovanni Antonio Orsini del Balzo avocò a sé il diritto di nomina del prelato Pietro Di Gargano. Il 23 settembre 1485 l'arciprete Francesco Rossi ottenne da papa Innocenzo VIII «il privilegio che elevava la chiesa di Altamura da parrocchiale a collegiata insigne con un aumento considerevole dei capitolari, concedeva all'arciprete gli jura episcopalia, cioè portare il rocchetto, impartire la solenne benedizione, conferire gli ordini minori, esercitare la superiorità e il diritto di punire i sacerdoti, fregiarsi delle insegne vescovili.»
All'inizio del Cinquecento, i papi di Roma procedettero, per la prima volta, alla nomina dei prelati, nelle persone di Fabio Pignatelli e Niccolò Sapio. Il viceré di Napoli Pietro da Toledo, per ristabilire il diritto di nomina regia, nominò un contro-prelato, Vincenzo Salazar, che poté prendere possesso della sede solo nel 1550 e manu militari, con l'abbattimento delle porte della cattedrale, dove si era rinchiuso il capitolo.
Alla fine del Cinquecento i vescovi di Gravina ripresero ad attentare all'autonomia della Chiesa altamurana. Vincenzo Giustiniani (1593-1614), nobile genovese, riprese l'antica controversia con i prelati di Altamura, dando inizio «a una delle vertenze più violente che la storia ecclesiastica di Gravina e Altamura ricordi». Nel 1601 infatti Giustiniani lanciò l'interdetto contro la città di Altamura e quattro anni dopo, con l'appoggio di papa Paolo V, tramutò l'interdetto in scomunica; il prelato altamurano Girolamo De Mari, recatosi a Roma per difendere le sue prerogative, venne arrestato e imprigionato. Da questo momento l'università e l'arcipretura di Altamura agirono presso la Santa Sede affinché l'arcipretura nullius fosse elevata a sede episcopale. A nulla però valsero i tentativi effettuati, finché, alla fine del Settecento, ottennero che i loro prelati fossero consacrati vescovi titolari.
Il 17 agosto 1848, con la bolla Si aliquando di papa Pio IX, all'arcipretura nullius di Altamura fu unita aeque principaliter quella di Acquaviva, entrambe elevate a prelature nullius e rese immediatamente soggette alla Santa Sede.
L'Unione delle Diocesi e la Formazione Attuale
In seguito al Concordato del 1929, la doppia prelatura smise di essere di patronato regio come chiesa palatina e la nomina passò direttamente al Vaticano; il prelato Adolfo Verrienti (vescovo titolare di Calinda) si dimise nello stesso anno. Si noti peraltro che gran parte della ricca dotazione delle due arcipreture nullius era già stata trasferita nel 1891 a un'amministrazione civile unica per le chiese palatine e addirittura convertita in titoli di Stato nel 1915.
Al momento dell'unione con Gravina nel 1986, le due prelature erano costituite dai soli comuni sedi prelatizie e da 21 parrocchie, di cui 14 nel comune di Altamura. Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, la Diocesi di Gravina e le due prelature di Altamura ed Acquaviva delle Fonti, già unite in persona episcopi dal 1975, furono unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Contestualmente la chiesa prelatizia di Altamura è stata elevata al rango di cattedrale e il territorio di Santeramo in Colle, già parte dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto, è stato annesso alla nuova circoscrizione ecclesiastica.
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