L'Enciclica "Mit brennender Sorge": La Voce della Chiesa nella Domenica delle Palme del 1937

L'enciclica "Mit brennender Sorge" (Con bruciante preoccupazione), pubblicata da Papa Pio XI il 14 marzo 1937 e letta a sorpresa da tutti i pulpiti delle chiese cattoliche in Germania la Domenica delle Palme del 21 marzo 1937, rappresenta uno degli atti più coraggiosi e significativi di condanna del regime nazionalsocialista da parte della Chiesa cattolica. Questo documento, redatto eccezionalmente in tedesco anziché in latino, denunciava l'ideologia nazista e le sue persecuzioni, segnando un punto di svolta nella politica vaticana.

Foto d'epoca di Papa Pio XI (Achille Ratti)

Il Contesto Storico e i Pontefici Coinvolti

I Papi centrali in questa complessa vicenda furono Pio XI (Achille Ratti, pontefice dal 1922 al 1939) e Pio XII (Eugenio Pacelli, pontefice dal 1939 al 1958). Nel caso di Pio XII, si deve parlare di una continuità nella posizione riguardo al nazismo, la cui opposizione fu sottotraccia fino al suo pontificato e si manifestò apertamente dopo la sua elezione. Per evitare distorsioni storiche, è fondamentale tenere presente la sovrapposizione delle date e degli incarichi svolti dai due pontefici.

Eugenio Pacelli: La "Longa Manus" del Papa in Germania

Eugenio Pacelli fu collaboratore discreto e consigliere di Pio XI. All'inizio del pontificato di Achille Ratti, Pacelli si trovava dal 1917 Nunzio a Monaco di Baviera, per diventare nel 1920 Nunzio presso il Governo della Repubblica di Weimar, incarico che occupò fino al 1930. Per questi uffici, Pacelli fu considerato la "longa manus" del Papa in Germania. Fu lui, infatti, a preparare il Concordato con la Baviera (1924) e con la Prussia (1929).

Quando nel 1930 fu chiamato in Vaticano come Segretario di Stato, mise a disposizione del Papa la sua rara conoscenza della problematica tedesca. Fu ancora lui a condurre le trattative per il Concordato con il Terzo Reich (firmato il 20 luglio 1933) e a contribuire alla stesura della famosa enciclica "Mit brennender Sorge". È estremamente importante tenere conto di questa attività pre-pontificale di Pacelli per non cadere in rischiosi equivoci, come quello di considerare Pio XI un "duro" e il suo successore un pavido e opportunista.

Pio XI: Contrario a Ogni Dittatura e Totalitarismo

Prima dell'elezione papale, Achille Ratti aveva ricoperto diversi incarichi in Italia e all'estero, il più importante dei quali per la conoscenza delle situazioni fu la nunziatura in Polonia dal 1918 al 1922. Come Pacelli, parlava molto bene il tedesco. Le loro conoscenze, polacca per l'uno e tedesca per l'altro, contribuirono a una visione oggettiva della reale situazione in Germania.

Contrario a ogni forma di dittatura e totalitarismo, Pio XI cercò di fare tutto il possibile per frenare l'applicazione delle "insane dottrine". Già dal 25 marzo 1925, decretava tramite l'organo del Sant'Uffizio: "La Chiesa condanna l'odio contro il popolo già eletto da Dio, quell'odio cioè che oggi volgarmente suole designarsi con il nome di antisemitismo."

Il Concordato con il Terzo Reich (1933)

Pio XI vide nei Concordati lo strumento giuridico per attuare l'opposizione ai singoli regimi. Per questo, nel 1929 stipulò quello con l'Italia e nel 1933 quello con la Germania, dopo che Hitler era stato nominato Cancelliere del Reich il 30 gennaio 1933. Il Concordato fu firmato a Roma il 20 luglio dello stesso anno.

L'offerta per le trattative del Concordato non partì dal Vaticano ma dal Governo tedesco, nella persona del vicecancelliere Franz Von Papen. La Chiesa, che per principio non fa mai cadere invano qualunque tentativo di riconciliazione, non poteva sottrarsi alla trattativa. Il Cardinale Pacelli era convinto che il governo di Hitler non avrebbe avuto breve durata e rifiutare l'offerta avrebbe potuto un giorno ritorcersi contro la stessa Chiesa come mancanza di buona volontà.

Con l'ordinanza del 28 febbraio 1933 e la legge sui pieni poteri del 24 marzo seguente, Hitler aveva creato le due leggi fondamentali del futuro Stato nazionalsocialista. In tal modo, poteva sottrarre alla Chiesa cattolica, come alle altre confessioni religiose e associazioni non di regime, qualunque tutela di diritto. La Chiesa si trovò necessitata a un concordato in una misura mai sperimentata prima. Pertanto, il concordato della Santa Sede con il Reich germanico fu considerato "un'arma difensiva". Esso sostanzialmente aiutò la Chiesa in Germania a conservare la propria autonomia, fino al punto che i vescovi e il clero poterono predicare integralmente il patrimonio della fede e la dottrina morale, nonché amministrare i sacramenti. Il fatto che il cattolicesimo tedesco abbia superato il Terzo Reich in modo sostanzialmente più integro di quasi tutti gli altri grandi gruppi con cui è possibile un paragone, è anch'esso una conseguenza a lungo termine dell'accordo del 20 luglio 1933. I Governi stranieri compresero molto bene che non era sintomo di simpatia del Vaticano verso il regime nazista.

A fine conflitto, Pio XII, ricordando quegli avvenimenti, si espresse così: "Nella primavera del 1933, il governo germanico sollecitò la Santa Sede a concludere un Concordato col Reich: pensiero che incontrò il consenso anche dell'episcopato e almeno della più gran parte dei cattolici tedeschi... Avendone questo (il Reich) fatto proposta, sarebbe ricaduta, in caso di rifiuto, sulla Santa Sede la responsabilità di ogni dolorosa conseguenza... Bisogna riconoscere che il Concordato negli anni seguenti procurò qualche vantaggio, o almeno impedì mali peggiori." Probabilmente, al Papa tornò alla memoria una frase che disse a Suor Pasqualina: "Quest'uomo (Hitler) è completamente invasato; tutto ciò che non gli serve, lo distrugge; tutto ciò che dice o scrive porta il marchio del suo egocentrismo; quest'uomo è capace di calpestare cadaveri e di eliminare tutto ciò che gli è di ostacolo."

Queste non furono scelte di cedimento o paura, ma dettate dal desiderio di difendere la verità e i diritti di ciascun cittadino, anche non cattolico, compresi gli ebrei. Probabilmente, senza questo accordo, non sempre capito da tutti, la Chiesa in Germania avrebbe potuto fare molto meno bene e altre vite sarebbero state sacrificate.

Veduta di Monaco di Baviera negli anni '30

La Genesi dell'Enciclica "Mit brennender Sorge"

La controprova che Pio XI non si piegò con il concordato di fronte al nazismo è la famosa enciclica che emanò quattro anni dopo, definita "una delle più severe condanne di un regime nazionale che il Vaticano avesse pronunciato."

L'Iniziativa dei Vescovi Tedeschi

L'iniziativa per un'enciclica chiarificatrice gli era stata presentata nella consueta lettera che i vescovi tedeschi usavano inviare al Papa in occasione delle loro conferenze a Fulda, in particolare il 19 agosto 1936. Pio XI accolse subito l'invito. L'idea di proporre al Papa un'enciclica contro l'ideologia nazista era nata da un accordo tra il Cardinale Michael von Faulhaber (arcivescovo di Monaco e Frisinga) e il vescovo Joannes Baptista Sproll (vescovo di Rottenburg), fin dal giorno dopo la conclusione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Sproll, infatti, era un acerrimo avversario del nazismo, avendo attaccato la sua dottrina razziale in numerose prediche.

Per valutare e prendere decisioni sulla situazione religiosa in Germania e sul suo evidente peggioramento, il 21 dicembre 1936 Pacelli invitò a Roma i cardinali Adolf Bertram (Breslavia), Karl Joseph Schulte (Colonia), Michael von Faulhaber (Monaco di Baviera) e i vescovi Konrad von Preysing (Berlino) e Clemens August von Galen (Münster). Sebbene l'invito non accennasse all'idea di redigere un'enciclica, la scelta di invitare specifici vescovi, che includeva sia coloro propensi al confronto attivo con il regime (Galen, Preysing, Faulhaber, Schulte) sia chi prediligeva la via diplomatica (Bertram), era sintomo di questa decisione pontificia.

Il Processo di Redazione e la Scelta Linguistica Inusuale

Durante i colloqui a Roma, avvenuti a gennaio 1937, si concretizzò rapidamente l'idea che il Pontefice dovesse prendere pubblicamente la parola. Pacelli affrontò per primo l'argomento il 16 gennaio, mostrando propensione a redigere "una lettera pastorale indirizzata ai tedeschi e ai cattolici di lingua tedesca (...) che scenda in mezzo al popolo, che non sollevi polemiche e forse eviti persino di nominare la Germania o il bolscevismo, ogni frase un dogma, che sia il più autorevole possibile e valga anche per il futuro."

Pio XI, già il 19 novembre 1936, aveva dichiarato all'assessore del Sant'Uffizio di volersi impegnare personalmente in un'iniziativa volta a condannare le eresie dell'epoca, tra cui nazionalsocialismo, comunismo e razzismo. Nonostante la concordia sulla necessità di un intervento pontificio, vi erano aspetti controversi riguardo alle sue conseguenze e alla reazione alle violazioni del Concordato.

Il cardinale Schulte, pur riconoscendo le violazioni, sconsigliò di annullare il Concordato, sostenendo che ciò avrebbe potuto peggiorare ulteriormente la situazione e che il Concordato rimaneva una garanzia minima. Anche Pacelli propendeva per questa ipotesi di non precludere la via alla trattativa. La scelta unanime cadde su una lettera pontificia, da redigere con un tenore dogmatico e pacato, senza nominare esplicitamente il partito o il regime, ma facendo riferimento alla reale situazione tedesca.

Su incarico di Pacelli, Faulhaber stilò la bozza della lettera pastorale tra il 18 e il 21 gennaio nel Pontificio Collegio Teutonico di Santa Maria dell'Anima, limitandosi a toni allusivi e omettendo polemiche per non dare al regime motivo di annullare il Concordato. Fu Pacelli a rielaborare il testo di Faulhaber, trasformandolo nell'enciclica pontificia, probabilmente coadiuvato dal suo segretario particolare, il gesuita tedesco Robert Leiber, e dal prelato Ludwig Kaas. Il Pontefice diede alcune personali indicazioni per la fase finale della redazione, approvando poi la versione definitiva.

Pacelli ampliò i contenuti proposti da Faulhaber, attenuandone il tono allusivo e rendendo alcuni passaggi più forti e penetranti, conferendo all'enciclica il suo carattere combattivo e di dura condanna della politica nazista. Anche la Curia generalizia dei gesuiti, con il generale dell'ordine Padre Wladimir Ledóchowski, partecipò alla redazione definitiva, contribuendo a sintetizzare il paragrafo sul concetto di diritto naturale e il rifiuto dell'assioma nazionalsocialista: "giusto è ciò che giova al popolo." Pacelli inquadrò l'enciclica nel contesto degli avvenimenti politici dal 1933, sottolineando il fallimento dei tentativi di un modus vivendi con il governo tedesco, indicando che i mezzi consueti della politica non erano riusciti a raggiungere il fine prefissato. Questa digressione sulla recente politica ecclesiastica verso la Germania nazista portò Pacelli a concludere che i tentativi della Chiesa erano falliti, e l'enciclica rappresentava un punto di svolta nella politica vaticana, mirando a una "lotta fino all'annientamento".

L'enciclica "Mit brennender Sorge" fu l'unica nella storia della Chiesa di Roma a non essere scritta in latino, ma, volontariamente, in lingua tedesca, affinché potesse essere letta direttamente ai parrocchiani.

Schema: La genesi e i collaboratori dell'Enciclica Mit brennender Sorge

Il Contenuto: Una Condanna Inequivocabile del Nazionalsocialismo

Il titolo "Mit brennender Sorge" (tradotto anche come "con viva ansia", "con viva preoccupazione", "con ardente preoccupazione", termine che richiama il fuoco e ciò che brucia) si apriva angosciosamente con le parole: "Con viva preoccupazione e con stupore sempre crescente veniamo osservando da lungo tempo la via dolorosa della Chiesa e il progressivo acuirsi dell’oppressione dei fedeli ad essa rimasti devoti nello spirito e nell’opera; e tutto ciò in quella terra e in mezzo a quel popolo, a cui S."

Il documento non fu soltanto una denuncia dei patti concordatari non rispettati, ma una condanna esplicita della dottrina nazionalsocialista anticristiana, pagana, esoterica, e della deificazione del suo capo. Tra i punti chiave della condanna ideologica, l'enciclica:

  • Rifiuta il panteismo e il fatalismo: "Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza."
  • Condanna la divinizzazione di razza, popolo e Stato: "Se la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell’ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l’ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme." Sottolinea inoltre: "Solamente spiriti superficiali possono cadere nell’errore di parlare di un Dio nazionale, di una religione nazionale, e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo, nella ristrettezza etnica di una sola razza, Dio, creatore del mondo, re e legislatore dei popoli, davanti alla cui grandezza le nazioni sono piccole come gocce in un catino d’acqua."
  • Censura l'ostilità verso l'Antico Testamento e gli ebrei: La seconda parte dell'enciclica condanna esplicitamente questa ostilità.
  • Rifiuta una morale oggettiva universale e il diritto naturale: L'enciclica invitava i pastori e i cattolici tedeschi a vigilare contro le adulterazioni di nozioni e termini sacri, che svuotavano del loro contenuto genuino la verità rivelata, dando spazio a significati profani e neopagani.

Nella Lettera, pur non nominando esplicitamente "nazionalsocialismo" e "Hitler" su richiesta dei presuli, il riferimento a Hitler era chiaro, chiamandolo "inimicus homo" (uomo nemico) della Sacra Scrittura (Mt 13, 25), artefice della persecuzione anticattolica. Pio XI denunciava le violenze del regime e la sofferta preoccupazione per la persecuzione dei cattolici, menzionando anche la vittima della Notte dei Lunghi Coltelli, Erich Klausener, capo dell'Azione Cattolica tedesca.

Il testo esortava i fedeli tedeschi a respingere il culto "del suolo e del sangue" e i principi neopagani, mantenendo puri i principi della loro fede in Cristo e nella Chiesa, e rifiutando l'alienazione e lo stravolgimento di senso delle parole e dei concetti sacri. "Perciò," sottolineava l'enciclica, "non ci stancheremo neanche nell’avvenire di rinfacciare francamente alle autorità responsabili l’illegalità delle misure violente prese finora, e il dovere di permettere la libera manifestazione della volontà."

La Diffusione Clandestina e la Violenta Reazione Nazista

L'operazione di diffusione dell'enciclica fu orchestrata in totale segretezza per eludere le onnipresenti spie della Gestapo. Dalle varie diocesi tedesche, con il vescovo Konrad von Preysing a Berlino che moltiplicò egli stesso le copie con il ciclostile, furono stampate clandestinamente oltre 300.000 copie da tipografie di fiducia. Il testo fu distribuito ai vescovi e ai parroci per essere letto da tutti i pulpiti delle 11.500 chiese cattoliche della Germania la Domenica delle Palme, 21 marzo 1937. Le cronache riferiscono che alcuni parroci, per timore che venisse scoperta dal regime prima di poterla leggere, la nascosero addirittura nel tabernacolo.

Gli storici concordano nel dire che Hitler fu colto di sorpresa, sentendosi completamente spiazzato, e andò su tutte le furie. Il documento, che colpì di sorpresa il Reich, venne definito in una violenta campagna di stampa come "un tentativo criminoso su scala mondiale contro lo stato nazionalsocialista e il popolo tedesco." L'enciclica scoppiò "come una bomba." La Radio Vaticana diffuse il messaggio in molte lingue, e in Italia fu pubblicata nel 1937 da un'editrice cattolica, in polemica con il capo della propaganda del regime, Josef Goebbels.

Conseguenze e Impatto dell'Enciclica

L'enciclica "Mit brennender Sorge" fu considerata una "dichiarazione di guerra" dal regime nazista, che reagì violentemente. Per la Chiesa tedesca, l'enciclica ebbe come conseguenza un notevole inasprimento dell'oppressione: dodici tipografie furono chiuse, numerosi sacerdoti arrestati e ripresero i processi pubblici contro religiosi, spesso con false accuse di frode fiscale o abusi sessuali, amplificati dalla propaganda. Nel maggio 1937, 1.100 sacerdoti e religiosi vennero imprigionati, di cui 304 deportati l'anno successivo nel campo di concentramento di Dachau. Le proteste dell'ambasciatore tedesco presso la Santa Sede furono respinte.

Diverse fonti confermano che il Cardinale Pacelli, dal 1937, cadde in uno sconfinato pessimismo, notando vani tutti i tentativi di frenare il Reich dall'attuazione dei suoi folli progetti. Ciò che aumentava il suo dolore era il notare che neanche l'episcopato tedesco era concorde nell'intravedere il baratro in cui Hitler stava precipitando il mondo. Il Papa continuò ad opporsi, ma senza risultati visibili anche nella stessa Italia. Ne è prova un discorso che Pio XI pronunciò nel luglio 1938 contro il razzismo, che la gerarchia fascista accolse con grande irritazione. Ciano fece convocare il nunzio Borgongini-Duca per fargli presente tutto il suo disappunto, e lo stesso Mussolini, molto irritato per l'offensiva cattolica, diede ordine di radiare tutti gli ebrei dal corpo diplomatico. Anche le proteste dei Vescovi italiani, che avevano cercato di incarnare il pensiero del papa, si rivelarono inefficaci.

In Paesi occupati dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, rischiava la condanna a morte chi veniva trovato in possesso di una copia della "Mit brennender Sorge". Lo scienziato Albert Einstein, in un articolo del Time del 1940 intitolato "Religion: German Martyrs," evidenziò come "Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Io non ho mai provato nessun interesse o stima particolare per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l'ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale." L'enciclica di Pio XI, letta a sorpresa, fu la prima e unica condanna ufficiale del regime hitleriano da parte del mondo civilizzato di allora, a fronte delle reticenze diplomatiche delle democrazie contemporanee (sfociate nel vergognoso accordo di Monaco) e delle complicità tra dittature (come il patto russo-tedesco).

La "Domenica delle Palme": Una Scelta Altamente Simbolica

La scelta della Domenica delle Palme (21 marzo) per la lettura dell'enciclica fu estremamente significativa. Questa giornata, allora anche chiamata Domenica di Passione e seguita dalla Settimana Santa, è uno dei momenti più affollati e sacri del calendario liturgico cattolico, insieme alla Domenica di Pasqua e al Natale. La lettura del documento in un momento così solenne e penitenziale della Quaresima rafforzava la gravità del messaggio e la sua forte chiamata all'azione per i fedeli tedeschi, una minoranza rispetto ai protestanti. Essi si trovavano a fronteggiare anche la crescita di correnti pseudo-religiose filo-naziste, come la grande ala protestante chiamata "Cristiani Tedeschi" e un influente gruppo neopagano legato agli antichi miti germanici, la "religione" di Hitler incentrata sul paradiso di Walhalla. Su questi gruppi il Papa non aveva alcuna presa, ma sui cattolici sì.

Foto storica di Clemens August von Galen, Vescovo di Münster

Il Contributo di Clemens August von Galen, il "Leone di Münster"

Il vescovo Clemens August von Galen, soprannominato il "Leone di Münster", fu un'altra figura chiave della resistenza cattolica al regime. Scelse come motto episcopale "Nec laudibus, nec timore" (né con lode, né con timore), incarnando il suo coraggio nel denunciare le storture del partito hitleriano. Fu tra i vescovi invitati a Roma per la genesi dell'enciclica e, insieme ad altri ministri di culto, non smise mai di contrastare la crescente forza di Hitler in Europa. Von Galen denunciò fin dall'inizio le violazioni al Concordato tra la Chiesa di Germania e il governo (Reichskonkoncordat), che si manifestavano con attacchi alla stampa e alle associazioni cattoliche, occupazioni e confische di monasteri e conventi. La sua figura nobile e le sue parole costituivano un ostacolo non di poco conto per il regime che, però, non osò sbarazzarsi di lui violentemente, temendo le sicure reazioni del popolo, in particolare quello di Renania-Westfalia.

Il 3 agosto 1941 pronunciò un'omelia, forse quella in cui la sua voce si levò più forte contro il regime e, in particolare, contro il programma di eugenetica avviato da Hitler con l'Aktion T4. Questo programma prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da persone con disabilità, sotto responsabilità medica. Le potenti parole di von Galen su questo programma di eutanasia furono: "Non possono più produrre, sono come una vecchia macchina (...) come un vecchio cavallo diventato inguaribilmente zoppo. Come una mucca che non dà più latte (...) qui non si tratta di macchine, qui non si tratta di cavallo e di vacca (...) qui si tratta di esseri umani, nostri fratelli e sorelle, poveri esseri malati e, se si vuole, anche improduttivi! Ma per questo non meritano di essere uccisi. Hai tu, ho io il diritto alla vita soltanto finché siamo noi produttivi. Basterà allora un qualsiasi editto segreto che ordini di estendere il metodo messo a punto per i malati di mente ad altre persone improduttive, a questo punto la vita di nessuno di noi sarà più sicura. Nessuna polizia, nessun tribunale indagherà sul nostro assassinio, né punirà l’assassino come merita." Hitler preferì una politica di temporeggiamento e, dopo l'omelia del 3 agosto, sospese per qualche tempo l'Aktion T4 per poi riprenderla in sordina.

La Politica Vaticana e la Continuità

La "Mit brennender Sorge" non si presenta come un evento isolato, bensì è la logica conseguenza di una politica della Santa Sede verso la Germania nazista iniziata nel 1933. Questa evoluzione presuppone di distinguere tra due linee d'azione: una diplomatica, promossa e sostenuta dalla Segreteria di Stato vaticana sotto il Cardinale Pacelli, allo scopo di garantire sul lungo periodo la vita della Chiesa nella nuova Germania in tutte le sue forme; e una dottrinaria e ideologica, patrocinata dal Sant'Uffizio, la più alta autorità della Santa Sede deputata alla tutela del magistero cattolico, allo scopo di definire la posizione dogmatica della Chiesa nei confronti di un'ideologia neopagana e anticristiana.

La prima linea d'azione generò nel Segretario di Stato, fin dall'estate del 1936, la convinzione che la via dei patti concordatari intrapresa nel 1933, e quella dei negoziati e delle lettere di protesta fatte pervenire al governo del Reich, non avrebbero più portato a niente. La seconda linea d'azione sfociò nella preghiera che il Sant'Uffizio rivolse al Papa nel novembre del 1936 perché questi si esprimesse personalmente. Questa evoluzione ha reso la "Mit brennender Sorge" un punto di svolta, dopo che i mezzi consueti della politica non erano riusciti a raggiungere il fine prefissato.

Il grande Pio XI morì la notte del 10 febbraio 1939. Il 2 marzo, il Segretario di Stato Eugenio Pacelli veniva eletto Sommo Pontefice con il nome di Pio XII, portando avanti con fermezza la linea di opposizione alle dittature, in continuità con il suo predecessore.

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