Gesù annuncia il Regno di Dio

L'annuncio del Regno di Dio da parte di Gesù costituisce il fulcro della sua missione, un evento straordinario che cambia la vita. Nel Vangelo di Marco (1:14-15), le sue prime parole risuonano con gioia e urgenza: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo". Questo proclama non è solo un riassunto del suo ministero, ma l'atteggiamento fondamentale che gli uditori di tutti i tempi devono coltivare per accogliere la sua opera e persona.

Il Contesto dell'Annuncio

Dopo l'arresto di Giovanni Battista, Gesù si reca in Galilea, in luoghi a maggioranza pagana, per proclamare il Vangelo di Dio (Mc 1,14b). La "consegna" (paradídômi) del Battista, che si concretizza con il carcere e il martirio, prefigura la stessa sorte di Gesù, per il quale questo verbo viene usato ben tredici volte, indicando che "il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno" (Mc 9,30).

L'annuncio di Gesù è un "vangelo", una lieta notizia, che risuona con voce forte e autorevole, da araldo. Isaia aveva preannunciato questo evento poetico: "Come sono belli sui monti / i piedi del messaggero che annuncia la pace, / del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, / che dice a Sion: 'Regna il tuo Dio'" (Is 52,7). La ricchezza di contenuto dell'annuncio di Gesù è il Vangelo di Dio, il progetto salvifico di Dio che sta per compiersi in modo definitivo. Gesù stesso porta e incarna questo Regno, essendo, come lo definisce Origene, "lo stesso Regno" (autobasilèia).

"Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino" (Mc 1,15a)

Questa affermazione di Gesù è profonda. Il "tempo" (kairós) di cui parla Marco è un tempo unico, ben determinato nel progetto di Dio, riguardante direttamente la redenzione di Cristo, il tempo della salvezza che si è avvicinato e che è giunto. Il "Regno di Dio è vicino" (éngiken) significa che si è fatto vicino con la persona di Gesù e si dispiega pienamente nella sua opera. Questo Regno è Dio stesso che si dona per amore mediante il Figlio e lo Spirito Santo, compendiando tutta l'opera e la grazia della salvezza in un linguaggio "monarchico".

Significato del "Regno di Dio"

L'espressione "Regno di Dio" o "Regno dei cieli" (preferita da Matteo per riverenza verso Dio) è una metafora mutuata dall'Antico Testamento, dove indica la sovranità divina su Israele e sul mondo, e l'attiva promozione di questa sovranità attraverso il "giudizio divino". Nel Nuovo Testamento, il suo contenuto è notevolmente rinnovato. Con la venuta di Gesù, il Regno di Dio si rende presente tra gli uomini: il tempo escatologico, l'epoca finale della salvezza, è giunto, è adempiuto.

La persona, la parola e l'opera di Gesù segnano il tempo del compimento, non però nel senso che l'attendava l'Antico Testamento. Il tempo della salvezza è iniziato, ma non è ancora il tempo della pienezza. Il Regno di Dio è presente ("Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio" Lc 11,20), ma è anche ancora futuro, come regno cosmico di pace e gloria. Esiste una connessione interiore, un dinamismo tra questo inizio e la pienezza finale. L'ultimo atto della realizzazione della salvezza è incominciato, e Dio porta a termine la sua opera nonostante le opposizioni del male.

Il Regno annunciato e inaugurato da Gesù è una realtà al tempo stesso presente e futura. "Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!" (Lc 17,20-21). È presente come un seme, la cui pienezza è nel futuro. È reale e operante, ma non appariscente né localizzabile. Non possiamo disporne o costruirlo con le nostre forze; possiamo solo accoglierlo come un dono di Dio.

Le Tre Condizioni per Accogliere il Regno

Gesù afferma che per entrare nel suo regno dobbiamo: correggere le mappe che ci hanno condotto fin qui, fidarci delle nuove indicazioni che ci vengono proposte e seguire tenacemente gli aggiornamenti del nostro nuovo navigatore.

Mappa che rappresenta il percorso del ravvedimento e della fede

1. Correggere le Mappe: Il Ravvedimento

Gesù predica il Vangelo di Dio e ci dice che per accogliere questo Regno occorre ravvedersi. Ravvedersi significa "avvedersi o accorgersi" dei propri errori per condannarli e pentirsene a tal punto da volerli abbandonare. Non è qualcosa di teorico o superficiale, ma un vero ravvedimento porta sempre a un cambiamento reale del nostro modo di pensare e di vivere.

Nel ravvedimento, ci si accorge di aver sbagliato tutto e ci si apre a un nuovo percorso, passando dall'autonomia del passato all'ascolto di ciò che viene detto. Gesù spiega che non sono più sufficienti i sacramenti, le attività meritorie o il proprio buon senso per entrare nel Regno di Dio, ma occorre ravvedersi dal peccato che ci separa da Dio. È un cambiamento non formale o superficiale, ma un cambiamento del cuore, frutto della grazia di Dio, possibile solo mediante Gesù Cristo.

La conversione è sempre prendere coscienza della situazione di infedeltà nei confronti di Dio e di una situazione di peccato, insuperabile con le sole forze umane. Convertirsi significa volgersi verso Dio anziché verso noi stessi, accogliere e vivere la sua Parola, scambiare la propria sapienza con quella di Dio, e ciò che si possiede con una ricchezza alternativa, un tesoro prezioso (Mt 13,44-46).

2. Fidarci delle Indicazioni: La Fede

Il secondo termine che Gesù usa è credere al Vangelo. Il Vangelo non è un semplice codice morale, ma una buona notizia che dà una nuova prospettiva e un nuovo orientamento alla nostra vita. Credere significa ritenere talmente vera la cosa che ci viene detta, e prestare fiducia nella persona che ce l'ha detta, da essere disposti a prendere decisioni concrete e audaci per realizzarla. A maggior ragione quando colui che ci ha detto quella cosa è Gesù stesso, che ci dice di credere a Lui e al suo Vangelo per avere la vita eterna (Gv 6,47).

La Parola di Dio è attendibile e dobbiamo prestarle tutta la nostra fiducia, al punto di essere disposti a perdere il nostro tempo, le nostre risorse e persino la nostra vita per difenderla (Mt 10,39; 2 Timoteo 2,15). Dobbiamo prendere sul serio quello che Dio afferma, perché fin dalla sua creazione tutto quello che ha detto lo ha realizzato, tutto quello che ha promesso lo ha mantenuto, e tutto quello che ci ordina di fare lo realizza insieme a noi.

Gesù ci incoraggia a credere alle sue indicazioni fino alla fine, perché Lui è il miglior navigatore che ci porterà sempre sulla strada giusta, anche se la strada è difficile e sembra portarci in un'altra direzione. Dobbiamo mantenere ferma la nostra speranza, senza vacillare, perché fedele è colui che ha fatto le promesse e ci condurrà sempre a destinazione (Ebrei 10,23).

Chi è Gesù Cristo?

3. Seguire gli Aggiornamenti: Il Discepolato

Dopo aver chiamato al ravvedimento e alla fede, Gesù ci chiama a seguirlo. Chiamando i suoi primi discepoli, semplici pescatori e pubblicani, ordina loro di "Seguitemi" perché farà di loro "pescatori di uomini" (Mc 1,17). Questi uomini, senza esitare, lasciano tutto ciò che hanno e lo seguono (Mc 1,18-20).

Questo ci insegna che, quando Gesù ci chiama a seguirlo, non dobbiamo esitare o fare i conti "sui pro e i contro", ma si va e si segue Gesù con gioia e convinzione, perché si ha fiducia di Lui. Gesù sta ponendo le basi della chiamata al discepolato, formando una "classe dirigente" che proclamerà il suo Regno al mondo. Siamo chiamati a ravvederci, a mantenere la nostra fiducia nelle indicazioni di Dio e, nonostante le difficoltà, a seguirlo in tutto ciò che lo onora.

Gesù è un Maestro credibile e affidabile, perché prima di noi ha seguito il Padre in tutto ciò che gli aveva ordinato. È un esempio concreto, poiché pur essendo Dio non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per noi. È degno di essere seguito perché ha dimostrato fino in fondo che si può perdere la vita per il Regno di Dio e ritrovarla in Lui. È un esempio credibile per quanto riguarda la sottomissione e la fiducia, avendo obbedito al Padre fino alla fine, scegliendo di soffrire e morire sulla croce per il nostro peccato per darci il perdono e la vita sulla morte.

Il Regno di Cristo non è un modo di dire; Cristo vive, anche come uomo, con lo stesso corpo che, assunto nell’Incarnazione, risuscitò e sussiste glorioso nella persona del Verbo. Cristo, vero Dio e vero Uomo, vive e regna ed è Signore dell'universo. Solo per Lui permane in vita tutto ciò che vive. "Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono" (Mt 11,12). Questa forza non è violenza contro gli altri, ma fortezza per combattere le proprie debolezze, coraggio di non mascherare le proprie infedeltà, audacia per confessare la fede anche quando l'ambiente è ostile.

Il Regno di Dio: Già e Non Ancora

Il Regno di Dio è una realtà che è già presente, ma non ancora nella sua pienezza definitiva. Gesù è venuto per annunciare che il tempo è compiuto e il Regno è vicino, ma questa vicinanza non era intesa nel senso di un'immediata realizzazione cronologica completa.

La Presenza del Regno

Gesù afferma che il Regno è presente: "Il regno di Dio è tra voi" (Lc 17,21). Questa presenza è intrinsecamente legata alla sua persona, alla sua parola e alla sua opera salvifica. La cacciata dei demoni con il "dito di Dio" (Lc 11,20) ne è una chiara dimostrazione. Egli non si presenta come un semplice profeta, ma annuncia che il Regno è arrivato in Lui.

Il Regno è presente nel nostro mondo e nella nostra storia "come un seme", come illustrato nelle parabole del seminatore (Mt 13,3-9) e del granello di senape (Mt 13,31-32). Crescerà per la sua propria potenza, come la semente (Mc 4,26-29), e solleverà il mondo, come il lievito posto nella farina (Mt 13,33). Il suo umile inizio contrasta con l'avvenire che gli è promesso.

L'Attesa del Compimento Futuro

Nonostante la sua presenza, il Regno di Dio è ancora atteso come una realtà futura, come "regno cosmico della pace e della gloria". Gesù stesso parla di giorni in cui i discepoli desidereranno vedere i "giorni del Figlio dell'uomo" ma non li vedranno (Lc 17,22-25), un'anticipazione delle sofferenze e del rifiuto che lo attendono prima del suo Giorno definitivo.

Questa tensione tra il "già" e il "non ancora" è feconda per l'imperativo morale del cristiano. L'impegno etico si colloca tra l'inizio del Regno di Dio e il suo compimento futuro. L'annuncio escatologico ha una provocazione etica diretta, esortando alla vigilanza e alla prontezza (Mc 13; Lc 12,35-40; Mt 25,1-13). Il Regno, sebbene dono di Dio, è promesso a chi è dotato di particolari sentimenti e ha un atteggiamento ben disposto, come appare soprattutto nelle beatitudini (Mt 5,3-8).

La piena realizzazione del Regno avverrà alla fine dei tempi, quando Cristo avrà "ridotto al nulla ogni potere e ogni autorità e potenza. Poiché bisogna che egli regni finché non abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, allora anche il Figlio stesso sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti" (1 Cor 15,24-28). Secondo la sua promessa, "noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2 Pietro 3,13; Apocalisse 21,1).

La Predicazione del Regno e l'Uomo

Quando Gesù intraprende la sua predicazione, non offre un programma politico, ma un invito alla conversione, perché "Il Regno dei cieli è vicino" (Mt 3,2; 4,17). Affida ai suoi discepoli la missione di annunciare la buona novella (Lc 10,9) e insegna loro a pregare per l'avvento del Regno (Mt 6,10).

La salvezza che Gesù Cristo predicava è un invito rivolto a tutti: "Il Regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio" (Mt 22,2-3). Nessuno è escluso dalla salvezza, purché si arrenda liberamente alle esigenze d'amore di Cristo: nascere di nuovo (Gv 3,5), farsi come i bambini nella semplicità dello spirito (Mc 10,15; Mt 18,3; 5,3), allontanare il cuore da tutto ciò che separa da Dio (Mt 19,23).

Gesù chiede opere, non solo parole (Mt 7,21), e uno sforzo tenace, perché "soltanto chi lotta meriterà l'eredità eterna" (Mt 11,12). Chi comprende il Regno che Cristo propone, sente che vale la pena dare tutto per ottenerlo: è la perla che il mercante acquista vendendo tutto ciò che possiede; è il tesoro trovato nel campo (Mt 13,44-46). La supplica umile di un uomo pentito spalanca le sue porte, come dimostra l'esempio del ladrone crocifisso con Gesù (Lc 23,42-43).

L'espansione del Regno di Dio non è solo compito ufficiale dei membri della Chiesa che rappresentano Cristo, ma è un mandato preciso per ogni cristiano, chiamato a "negoziare" fino alla fine (1 Cor 12,27). Dalla nostra prima decisione di vivere la dottrina di Cristo, dobbiamo continuare a progredire in santità, affinché diminuisca il nostro egoismo e Cristo cresca in noi: "illum oportet crescere, me autem minui" (Gv 3,30). Non si può rimanere inerti; è necessario avanzare verso l'identificazione con Cristo, la santità (Gal 3,20), mantenendo vivo il fuoco dell'amore di Dio.

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