L'Ultima Cena, universalmente nota anche come Cenacolo, rappresenta una delle opere più celebri e studiate di Leonardo da Vinci. Realizzato tra il 1494 e il 1498 all'interno del refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, il dipinto è considerato la testimonianza più completa dell'ingegno multiforme di Leonardo, del suo desiderio di sperimentare e della sua inesauribile curiosità.

Contesto storico e commissione
L'opera fu commissionata da Ludovico il Moro, duca di Milano, desideroso di valorizzare la sua corte e il complesso domenicano di Santa Maria delle Grazie, che divenne simbolo del potere della famiglia Sforza. L'occasione di ritrovo dell'Ultima Cena era il festeggiamento del Pesach, la Pasqua ebraica. Il menu, coerente con la tradizione, includeva erbe amare, pane azzimo con charoset, agnello arrostito e vino.
La tecnica sperimentale e il deterioramento
Contrariamente a quanto molti pensano, l'opera non è un affresco. Leonardo, per evitare le stringenti regole della tecnica tradizionale - che richiedeva di dipingere sull'intonaco ancora fresco - scelse di utilizzare una tempera grassa su una preparazione a base di gesso, olio e biacca. Questa scelta gli consentì di lavorare con la meticolosità necessaria per definire i dettagli, ma causò un deterioramento rapidissimo.
Già nel 1568, Giorgio Vasari scriveva che il dipinto appariva come una "macchia abbagliata". Nel corso dei secoli, l'opera ha subito numerosi restauri e interventi di conservazione, tra cui quello epocale del 1977, che ha permesso di ripulire la superficie da secoli di resine, colle e ridipinture non originali, restituendo parte della leggibilità perduta.

Analisi dell'opera: prospettiva e "moti dell'animo"
L'opera raffigura il momento del Vangelo di Giovanni in cui Gesù rivela che uno dei suoi discepoli lo tradirà. La superficie, imponente, misura circa 9 metri di larghezza per 4 di altezza. Leonardo impiegò la prospettiva brunelleschiana, creando un effetto di trompe l'oeil che estende illusoriamente lo spazio del refettorio.
La psicologia dei personaggi
Il Cenacolo esplora i cosiddetti "moti dell'animo". Le reazioni degli apostoli, disposti in quattro gruppi di tre attorno a Cristo, sono varie e contrastanti:
- Pietro: si protende verso Giovanni, impugnando impulsivamente un coltello.
- Giacomo Maggiore: spalanca le braccia in segno di orrore.
- Tommaso: alza l'indice al cielo, gesto tipico della sua indole dubbiosa.
A differenza di molti colleghi dell'epoca, Leonardo scelse di non isolare Giuda, rendendo più drammatico l'interrogarsi reciproco degli apostoli.
Leonardo: Il Cenacolo - l'Ultima cena terrena di Cristo
Curiosità e misteri
La fama del capolavoro ha alimentato numerosi dibattiti. Una delle questioni più discusse riguarda la mano armata di coltello: sebbene oggi sia attribuita a Pietro, recenti ipotesi suggeriscono che potesse appartenere a Giuda. Altri studi, popolati anche dalla letteratura moderna come il Codice da Vinci, hanno sollevato interrogativi sulla figura accanto a Gesù, interpretata da alcuni come una presenza femminile.
Conservazione e fruizione
A causa della fragilità, l'accesso al Cenacolo è limitato a circa 1300 visitatori al giorno. Nel 1980, il dipinto è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, insieme alla chiesa e al convento. Chi desidera ammirare l'originale deve prenotare con largo anticipo, trattandosi di una delle tappe obbligatorie nel cuore del centro storico di Milano, a breve distanza dal Duomo e dalla Scala.