Le Preghiere e le Riflessioni di Papa Francesco sulla Natività

Lo Stupore e la Meraviglia del Presepe

«Stupore e meraviglia» sono le sensazioni, i sentimenti e le emozioni che si provano di fronte alla scena della Natività, davanti a quel «mirabile segno del presepe» che rappresenta la nascita di Gesù. È papa Francesco a descrivere questi sentimenti nella sua lettera apostolica Admirabile signum. Stupore e meraviglia accompagnano il nostro sguardo, che, sempre rivolto in alto, volge a destra e si sposta dalla scena dell'Annunciazione verso quella della Natività.

«Rappresentare l’evento della nascita di Gesù - prosegue papa Bergoglio - equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia». Questo ci spinge a proseguire il nostro cammino tra gli episodi dell'Infanzia di Gesù e, con semplicità e gioia, ad andare incontro a «Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo».

Il presepe come simbolo di stupore e meraviglia della Natività

La Notte della Nascita: Luce nelle Tenebre

Il mistero della Natività si compie nella notte. La notte, con la sua oscurità, diventa l'occasione per Gesù di essere luce per noi. Egli nasce di notte e risorge di notte, affinché anche la nostra notte possa farci rinascere e risorgere. Questo ci porta a fare nostro il salmo: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me».

«Apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli».

Il Presepe come Scuola di Fede: L'Esempio di San Francesco

Papa Bergoglio invita ad avvicinarsi alla Natività e al presepe con lo sguardo di san Francesco. Il presepe ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità.

Il cardinal Ravasi ci ricorda che il centro del racconto della Natività non è solamente la nascita di un bambino, ma «nell'incrociarsi del cielo e della terra, della storia e della trascendenza, della geografia e dell'infinito. Il cielo incontra la terra, l'Altissimo incontra il piccolissimo».

Fin dalla nascita, Gesù non appartiene all'ambiente che, secondo il mondo, è importante e potente. Ma proprio quest'uomo irrilevante e senza potere si rivela come il veramente Potente, come Colui dal quale, alla fine, dipende tutto. Fa quindi parte del diventare cristiani l'uscire dall'ambito di ciò che tutti pensano e vogliono, dai criteri dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere e, con questa luce, raggiungere la via giusta.

Uscire dagli schemi di pensiero tradizionali, accogliere l'altro, sussurrare all'orecchio degli ultimi, divenire “piccoli”, sentirsi tali per potersi avvicinare al Signore. “Piccolino”, così Francesco scriveva di sé, nel suo Testamento, benedicendo e invitando i propri fratelli a seguire il suo cammino.

Il presepe, fin dall’origine francescana, è un invito a «sentire», a «toccare» la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi. Come ha detto Benedetto XVI, il Natale non è una favola per bambini, ma la risposta di Dio al dramma dell’umanità in cerca della vera pace. «Egli stesso sarà la pace!». A noi spetta aprire, spalancare le porte per accoglierlo.

San Francesco d'Assisi e il primo presepe a Greccio

Il Natale come Incontro e Trasformazione

«Senza Gesù non c’è Natale; c’è un’altra festa, ma non il Natale. Se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente». Papa Francesco sottolinea che «il Natale è un incontro, non solo una ricorrenza temporale, il ricordo di qualcosa di bello. Il Natale è di più».

Nei suoi messaggi natalizi, Papa Francesco ha più volte evidenziato alcuni aspetti fondamentali:

  • 24 dicembre 2014: «Isaia annuncia il sorgere di una immensa luce che squarcia il buio. Il segno è l’umiltà di Dio. Il messaggio è la tenerezza di Dio. Dio accetta la nostra miseria».
  • 14 dicembre 2016: «Natale è la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi. Il male non trionferà per sempre. C’è una fine al dolore».
  • 24 dicembre 2017: «E lì, in mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio. A Betlemme si è creata una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni».

«A questo ci chiama il Natale: a dare gloria a Dio, perché è buono, è fedele, è misericordioso. In questo giorno auguro a tutti di riconoscere il vero volto di Dio, il Padre che ci ha donato Gesù. Avviciniamoci a Dio che si fa vicino, fermiamoci a guardare il presepe, immaginiamo la nascita di Gesù: la luce e la pace, la somma povertà e il rifiuto. Buon Natale!»

L'Ascolto e la Solidarietà: Comprendere il Vero Natale

La svolta segnata dall'Avvento di Gesù, dal suo pianto di neonato, protetto dall'amore di Maria, rischia di restare inascoltata, se non mettiamo i nostri cuori in ascolto. Per celebrare davvero il Natale, occorre mettersi in ascolto del pianto del Bimbo, mettersi in ascolto di coloro che sono in solitudine, dell'affanno degli oppressi, della fame dei poveri, della disperazione degli ultimi. I cuori in ascolto “sintonizzati” verso l'Altissimo li ebbero i partecipanti al presepe di Greccio, al termine del quale «ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia».

In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo, Lui ci chiama a un comportamento sobrio, cioè semplice, equilibrato, lineare, capace di cogliere e vivere l’essenziale. Fare Natale è fare come Gesù, venuto per noi bisognosi, e scendere verso chi ha bisogno di noi. È fare come Maria: fidarsi, docili a Dio, anche senza capire cosa Egli farà. Fare Natale è fare come Giuseppe: alzarsi per realizzare ciò che Dio vuole, anche se non è secondo i nostri piani.

«Natale è preferire la voce silenziosa di Dio ai frastuoni del consumismo. Se sapremo stare in silenzio davanti al presepe, Natale sarà anche per noi una sorpresa, non una cosa già vista. Stare in silenzio davanti al presepe: questo è l’invito, per Natale. Prenditi un po’ di tempo, vai davanti al presepe e stai in silenzio».

«Ecco, sarà Natale se, come Giuseppe, daremo spazio al silenzio; se, come Maria, diremo “eccomi” a Dio; se, come Gesù, saremo vicini a chi è solo; se, come i pastori, usciremo dai nostri recinti per stare con Gesù. Cari fratelli e sorelle, vi auguro buon Natale, un Natale ricco delle sorprese di Gesù! Potranno sembrare sorprese scomode, ma sono i gusti di Dio. Se li sposeremo, faremo a noi stessi una splendida sorpresa».

Vatican Magazine "La tenerezza del presepe" 09-12-2016

I Protagonisti del Presepe: Umiltà e Fede

Le figure del presepe ci insegnano l'umiltà e la fede necessarie per accogliere Gesù:

  • Maria e Giuseppe: Impariamo da Maria e Giuseppe: mettiamoci con fede al servizio del disegno di Dio. Anche se non lo comprendiamo pienamente, affidiamoci alla sua sapienza e bontà.
  • I Pastori: L’angelo annunciò la nascita di Gesù a degli umili pastori. Essi personificano i poveri d’Israele, persone umili che interiormente vivono con la consapevolezza della propria mancanza, e proprio per questo confidano più degli altri in Dio. Sono loro a vedere per primi il Figlio di Dio fattosi uomo, e questo incontro li cambia profondamente.
  • I Magi: I Magi rappresentano i popoli pagani, in particolare tutti coloro che lungo i secoli cercano Dio e si mettono in cammino per trovarlo. Solo l’umiltà ci spalanca all’esperienza della verità, della gioia autentica, della conoscenza che conta. Senza umiltà siamo “tagliati fuori” dalla comprensione di Dio, dalla comprensione di noi stessi. I Magi potevano anche essere dei grandi secondo la logica del mondo, ma si fanno piccoli, umili, e proprio per questo riescono a trovare Gesù e a riconoscerlo.

Ogni uomo, nel profondo del suo cuore, è chiamato a cercare Dio: «Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti!», recita la preghiera di Sant’Anselmo.

L'Invito all'Adorazione e la Speranza Cristiana

Papa Francesco invita tutti gli uomini e le donne nella grotta di Betlemme ad adorare il Figlio di Dio fatto uomo: «Ognuno di noi si avvicini al presepio che trova a casa sua o nella chiesa o in altro luogo, e cerchi di fare un atto di adorazione, dentro: “Io credo che tu sei Dio, che questo bambino è Dio”».

In prima fila, nell’avvicinarsi al presepio e pregare, il Papa pone i poveri, che - come esortava San Paolo VI - «dobbiamo amare, perché in certo modo sono sacramento di Cristo». La povertà è la strada più sicura per il pieno possesso del Regno di Dio.

Il mistero del Natale è luce e gioia, ma interpella e scuote, perché è nello stesso tempo un mistero di speranza e di tristezza. Porta con sé un sapore di tristezza, in quanto l’amore non è accolto, la vita viene scartata. Il Natale ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente.

Il Signore ci ripete: «Non temete». Il nostro Padre è paziente, ci ama, ci dona Gesù per guidarci nel cammino verso la terra promessa. Egli è la luce che rischiara le tenebre. Egli è la misericordia: il nostro Padre ci perdona sempre. Egli è la nostra pace.

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere: come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? La cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a cercarmi, a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza.

In questo Bambino, Dio ci invita a farci carico della speranza, a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione. Il Natale è tempo per trasformare la forza della paura in forza della carità, in forza per una nuova immaginazione della carità. Nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda.

Ognuno di noi ha nascosta nel cuore la capacità di sorprendersi. Il Natale, in Argentina, è sinonimo d’inizio estate. Le giornate sono lunghe, calde, assolate. Ma proprio perché è terra di figli e nipoti d’emigranti, si festeggia il mistero del Dio incarnato con stile europeo, con presepi allestiti con cura.

«Il Salvatore del mondo viene a farsi partecipe della nostra natura umana, non siamo più soli e abbandonati. La Vergine ci offre il suo Figlio come principio di vita nuova. Questo Bambino ci insegna che cosa è veramente essenziale nella nostra vita. Nasce nella povertà del mondo, perché per Lui e la sua famiglia non c’è posto in albergo. Trova riparo e sostegno in una stalla ed è deposto in una mangiatoia per animali. Eppure, da questo nulla, emerge la luce della gloria di Dio. Se vogliamo festeggiare il vero Natale, contempliamo questo segno: la semplicità fragile di un piccolo neonato, la mitezza del suo essere adagiato, il tenero affetto delle fasce che lo avvolgono».

Come dice il Papa, «se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa, ma con Gesù al centro».

Il Papa Francesco contempla un presepe

Riflessioni e Preghiere per il Tempo di Avvento e Natale

Il tempo di Avvento e Natale è ricco di opportunità per la preghiera e la meditazione:

  • Si celebra la nascita e la manifestazione di Gesù Cristo, luce del mondo che viene ad illuminare le nostre tenebre. Lasciamo che i nostri cuori si aprano alla salvezza che ancora una volta ci raggiunge e si fa Dono. Accogliamo con esultanza il «Re della gloria», il Figlio di Dio fatto uomo che viene a salvarci.
  • Si riflette sulla speranza a partire dal brano della nascita di Gesù (Lc 2,1-20) e dalle beatitudini, rileggendo e attualizzando l'enciclica Spe Salvi.
  • Si può vivere un momento di adorazione eucaristica.
  • Si propone una Novena di Natale per bambini che vede protagonista il corpo, aiutandoli a scoprire che la nascita di Gesù ci coinvolge con tutti noi stessi… dalla testa ai piedi.
  • Si svolgono veglie per la notte di Natale, interamente dedicate a Maria, madre dell’umanità, con letture, riflessioni e invocazioni.
  • Viene utilizzata la storia de "Il Bosco Saggio" per una Novena di Natale ambientata tra il giardino dell’Eden e il giardino della Resurrezione.
  • È un tempo per meravigliarsi e drammatizzare il Natale: dall'Annunciazione alla nascita di Gesù, raccontato da San Giuseppe, con scene con altri personaggi, canti e momento di adorazione eucaristica finale. È disponibile anche una lettera di Gesù Bambino da consegnare come segno finale alla comunità.

Lettore: «Siamo qui, davanti al presepe, contempliamo Gesù, sentiamo l'amore di Dio per noi. Sentiamo e crediamo che l'amore di Dio è con noi e noi siamo con Lui. Tutti, figli e fratelli! Il nostro grazie a questo Bambino, Figlio di Dio e della Vergine Maria. Sentiamo e crediamo che qui sta la felicità, la gioia!»

Guida: «Il presepe è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura, ci dice papa Francesco. Il presepe manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell'universo, si abbassa alla nostra piccolezza, ci mostra Dio così come è entrato nel mondo, ci provoca a pensare alla nostra vita inserita in quella di Dio, invita a diventare suoi discepoli per raggiungere il senso ultimo della vita».

Nella cappella della Natività di Betlemme, una piccola porticina ci invita a chinare il capo. Così anche il mistero del Natale ci invita a chinare il capo: ogni ragione, di fronte a questo mistero, si infrange.

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