La Preghiera del Perseguitato nella Tradizione Biblica

La preghiera del perseguitato è un genere letterario e spirituale profondamente radicato nella tradizione biblica, in particolare nei Salmi. Essa esprime il lamento, la supplica e la fiducia di una persona che si trova ingiustamente afflitta, calunniata o oppressa da nemici. Questi testi non sono solo espressioni di dolore, ma anche potenti affermazioni di fede nella giustizia divina e nella certezza dell'intervento di Dio.

Rappresentazione artistica del Salmo 7 con il giusto perseguitato e la figura di Dio protettore

Il Salmo 7: La Supplica del Giusto Accusato

Il Salmo 7 è presentato come un lamento che Davide rivolse al Signore a causa delle parole di Cus il Beniaminita, che lo accusava ingiustamente. Questo salmo è considerato dagli esegeti quasi il modello ideale del genere "supplica", esprimendo in una trama essenziale tutti i sentimenti di una persona sofferente e perseguitata ma sempre fiduciosa.

Il salmista si affida al tribunale supremo di Dio, nel tempio, per ottenere giustizia e protezione contro i persecutori che desiderano la sua condanna a morte. Egli dichiara la sua innocenza con un giuramento, affermando: «Signore, mio Dio, in te spero: salvami da tutti i miei persecutori e liberami. Se ho fatto mai questo [di cui m'accusano], se c'è l'iniquità nelle mie mani, se male ho reso a chi m'aveva fatto [del bene], ch'io cada pure, dinanzi a' miei nemici, senza speranza» (Salmo 7:2, 4-5). Davide, convinto della sua innocenza, si sottopone al giudizio di Dio.

L'opera del nemico delle anime è descritta in termini vividi, quasi predatori, come un leone che sbrana: «sicché il nemico non rapisca, qual bene, l'anima mia, mentre non c'è chi [mi] strappi [dalle sue zanne], né chi [mi] salvi» (Salmo 7:3). Pietro ci mette in guardia: "...Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando di divorare" (1 Pt 5,8). L'insegnamento di questi versi è molto attuale, poiché invita a confidare nel Salvatore in ogni circostanza, sapendo che Egli difende e custodisce i Suoi figli. L'orante invoca l'intervento divino: «Sorgi, o Signore, nell’ira tua, e grandeggia entro i confini de’ miei nemici. Sorgi, Signore mio Dio, decreta il giudizio!» (Salmo 7:7).

Il salmista esprime la certezza che la malvagità degli empi si ritorcerà contro di loro: «Ecco [il mio nemico] s'affanna a partorir l'ingiustizia: ha concepito sciagura e dà alla luce il peccato! Una fossa egli ha aperto e scavato, e precipita nella fossa ch'egli ha fatto! Ricade la calamità sul suo capo, e sulla sua testa piomba la sua malvagità» (Salmo 7:15-17). Davide ha la consapevolezza che quanti hanno scavato la fossa per lui vi cadranno dentro. Il salmo si conclude con un'espressione di lode per la giustizia di Dio: «Io loderò il Signore per la Sua giustizia, e salmeggerò al Nome del Signore, l’Altissimo» (Salmo 7:18).

Il Salmo 9: Dio Abbatte gli Empi e Salva gli Umili

Il Salmo 9 ribadisce il ruolo di Dio come giudice giusto che interviene a favore degli oppressi. L'orante proclama la sua lode al Signore: «Loderò il Signore con tutto il cuore e annunzierò tutte le tue meraviglie. Gioisco in te ed esulto, canto inni al tuo nome, o Altissimo» (Salmo 9:2-3). La fede è incrollabile, anche quando i nemici sembrano prevalere: «Mentre i miei nemici retrocedono, davanti a te inciampano e periscono, perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; siedi in trono giudice giusto» (Salmo 9:4-5).

La giustizia divina è descritta come implacabile contro la malvagità: «Hai minacciato le nazioni, hai sterminato l'empio, il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre. Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico, è scomparso il ricordo delle città che hai distrutte» (Salmo 9:6-7). Il Signore non dimentica il grido degli afflitti: «Vindice del sangue, egli ricorda, non dimentica il grido degli afflitti. Il Signore sarà un riparo per l'oppresso, in tempo di angoscia un rifugio sicuro» (Salmo 9:13, 10). La preghiera del perseguitato è un atto di fiducia in questo Dio che accoglie il desiderio dei miseri, rafforza i loro cuori e porge l'orecchio per far giustizia all'orfano e all'oppresso.

Anche in questo Salmo, la retribuzione degli empi è un tema centrale: «Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata, nella rete che hanno teso si impiglia il loro piede. Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia; l'empio è caduto nella rete, opera delle sue mani» (Salmo 9:16-17). L'orante invoca Dio affinché non prevalga l'uomo, ma siano giudicate le genti davanti al Signore, perché "il povero non sarà dimenticato, la speranza degli afflitti non resterà delusa" (Salmo 9:19).

Illustrazione del concetto di giustizia divina che si manifesta contro i malvagi

Il Salmo 35: L'Appello Veemente alla Giustizia Divina

Il Salmo 35 è un'altra potente "preghiera di un giusto perseguitato", considerata dagli esegeti un modello ideale di supplica per i sentimenti di una persona sofferente ma fiduciosa. Il presente dell’orante è oscuro, pervaso dalla violenza di «stranieri», cioè di empi. Il salmista non esita a chiedere direttamente a Dio di combattere per lui: «Signore, giudica chi mi accusa, combatti chi mi combatte. Afferra i tuoi scudi e sorgi in mio aiuto. Vibra la lancia e la scure contro chi mi insegue, dimmi: «Sono io la tua salvezza»» (Salmo 35:1-3).

La preghiera descrive l'ingiustizia subita: «Sorgevano testimoni violenti, mi interrogavano su ciò che ignoravo, mi rendevano male per bene: una desolazione per la mia vita» (Salmo 35:11-12). Nonostante il suo comportamento compassionevole verso i nemici, essi godono della sua caduta e tramano inganni: «Io, quand'erano malati, vestivo di sacco, mi affliggevo col digiuno... Ma essi godono della mia caduta, si radunano contro di me per colpirmi all'improvviso. Mi dilaniano senza posa, mi mettono alla prova, scherno su scherno, contro di me digrignano i denti» (Salmo 35:13-16).

Di fronte a tale malvagità, l'orante implora l'intervento divino: «Fino a quando, Signore, starai a guardare? Libera la mia vita dalla loro violenza, dalle zanne dei leoni l'unico mio bene» (Salmo 35:17). Egli chiede che i nemici siano confusi e umiliati e che la loro stessa malizia si ritorca contro di loro: «Poiché senza motivo mi hanno teso una rete, senza motivo mi hanno scavato una fossa. Li colga la bufera improvvisa, li catturi la rete che hanno tesa, siano travolti dalla tempesta» (Salmo 35:7-8). Il futuro è luminoso perché Dio è ostile al male e si schiera dalla parte delle vittime, e il fedele immagina già di essere nel Tempio a offrire il sacrificio di ringraziamento per la liberazione ottenuta.

Salmo 3. Invocazione del giusto perseguitato.

Temi Ricorrenti e Rilevanza Attuale

Le preghiere del perseguitato nei Salmi presentano alcuni temi ricorrenti che offrono conforto e guida:

  • Fiducia Assoluta in Dio: Nonostante l'angoscia, l'orante mantiene una ferma fiducia nella capacità e volontà di Dio di salvare e liberare. Frasi come «Signore, mio Dio, in te mi rifugio» sono centrali.
  • Dichiarazione di Innocenza: Spesso, il perseguitato proclama la propria rettitudine o l'ingiustizia delle accuse, sottoponendosi al giudizio di Dio come ultima istanza.
  • Appello alla Giustizia Divina: Non è una vendetta personale, ma una richiesta che Dio, come Giudice giusto, ristabilisca l'ordine e punisca il male. «Sorgi, Signore, nel tuo sdegno, levati contro il furore dei nemici, alzati per il giudizio che hai stabilito».
  • Descrizione Vivida della Sofferenza e dei Nemici: I nemici sono spesso paragonati a belve feroci o a tessitori di inganni, e la sofferenza dell'orante è descritta con realismo.
  • La Retribuzione del Malvagio: Una convinzione costante è che le trame degli empi si ritorceranno contro di loro, cadendo nella fossa che essi stessi hanno scavato.
  • Lode e Ringraziamento: Anche nella supplica, emerge sempre la lode al Signore per la sua giustizia e la promessa di celebrare il suo nome dopo la liberazione.

Queste preghiere mantengono una profonda attualità. Esse risuonano in chiunque sia accusato falsamente, soffra l'opposizione a causa della propria fede o si trovi in una desolante solitudine. Ci insegnano a perseverare nella preghiera e nella fiducia, adorando il Signore anche prima di vedere le circostanze cambiare, certi che Egli non abbandona chi lo cerca.

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