Cascia, un piccolo ma meraviglioso mondo in Umbria, continua a parlare al cuore di tutti attraverso la storia e l'eredità di Santa Rita, la "Santa dei casi impossibili". Nata a Roccaporena e cresciuta in questa terra, Rita ha trascorso oltre quarant'anni nel monastero agostiniano fino alla sua morte, lasciando un'impronta indelebile di santità e carità.
La Vita nel Monastero Oggi: Tra Preghiera e Impegno Sociale
La vita delle monache nel Monastero di Cascia, pur essendo permeata dalla clausura, è tutt'altro che una chiusura. Come spesso sottolineato dalla Priora Suor Maria Rosa Bernardinis, "siamo nel mondo anche se non siamo del mondo, perché per noi monache la clausura non significa chiusura, ma è parte del nostro modo di essere strumenti, protesi verso Dio e gli altri". Ogni giorno, le monache portano il mondo nel cuore e nella preghiera, soprattutto in questo tempo di guerre e crisi.
Di fronte alle sfide attuali, come il covid, la crisi economica e le guerre in Paesi come Ucraina e Russia, Israele e Palestina, le monache pregano incessantemente per un cessate il fuoco immediato e per vie di pace e riconciliazione definitive. Esse si attivano per fare la loro parte, offrendo, per il loro Ministero della consolazione e a tutti coloro che chiedono, il loro ascolto e conforto attraverso la grata dei parlatori del Monastero, mosse dall’insegnamento di Santa Rita. Per tutti chiedono serenità e speranza.

I Progetti di Carità della Fondazione Santa Rita da Cascia
Dio affida a tutti un compito, e quello delle monache di Cascia sta nel diffondere la carità, amore del Signore. Da questa consapevolezza nel 2012 è nata la Fondazione Santa Rita da Cascia, oggi ente del terzo settore, fondata per rendere più strutturata la loro azione. In dodici anni, unendo provvidenza e professionalità, Monastero e Fondazione hanno agito in sinergia per sostenere le opere di carità che le monache portano avanti da sempre.
- L'Alveare di Santa Rita: Dal 1938, questo progetto accoglie a Cascia minori provenienti da famiglie in disagio economico e sociale, facendoli "crescere nella speranza". Le "apette" - bambine e adolescenti accolte e cresciute all'interno del cosiddetto "alveare" del monastero come delle figlie - sono oggi una ventina. Vengono seguite nelle attività quotidiane, dalla scuola allo sport, e nei bisogni specifici da psicologi ed educatori, crescendo nell'amorevole "abbraccio" delle monache che le aiutano a diventare donne mature e responsabili. La beata Maria Teresa Fasce, badessa del monastero dal 1910 al 1947, ebbe l'intuizione di accogliere la prima "apetta", ricollegandosi alla figura dell'alveare e alla famosa rosa sbocciata tra la neve. Questa opera interamente gratuita si regge esclusivamente sulle donazioni.
- I "Millefiori": In tema di alveare, il monastero accoglie anche bambini e bambine del territorio in età scolare, seguendoli nel doposcuola sia per i compiti sia nelle attività ludiche e ricreative, dallo sport al corso di teatro attivato quest'anno, dalla musica alle lingue straniere, dalla lettura creativa all'ascolto psicologico settimanale.
- La Casa di Santa Rita: Avviata dal 2022, questa iniziativa accoglie a Cascia famiglie e caregiver dei malati ricoverati all’Ospedale di Cascia, polo d’eccellenza nazionale per la riabilitazione, dove affrontano lunghe cure spesso soli.
- Progetti in Italia e all'Estero: La Fondazione sostiene minori e adulti autistici attraverso due progetti in Umbria e a Roma. Contemporaneamente, l'aiuto per i più fragili arriva anche a enti benefici, in Italia e all'estero, garantendo cibo, dignità, diritto alla salute e istruzione, con progetti in Africa, Filippine, Perù e Libano.
La Festa di Santa Rita e l'Impegno Solidale
La festa di Santa Rita è ormai un evento con riflettori da tutto il mondo. Le monache si impegnano ogni anno per portare la celebrazione a chi non può esserci, garantendo dirette streaming per tutti gli eventi principali dal 20 al 22 maggio attraverso i social. Accanto a questa missione devozionale, c'è quella solidale, concretizzata nello slogan della raccolta fondi "Costruisci oggi un domani di speranza, Santa Rita ti protegge", lanciata con l'obiettivo di sostenere i più fragili, in Italia e nel mondo.
Tra questi, c'è la comunità di Cuzco, in Perù, dove confratelli agostiniani nel 2012 hanno aperto una scuola, oggi vitale per il futuro di 300 ragazzi. Per intervenire sulle vulnerabilità di questa comunità (povertà, abuso di alcol e droga, violenza sulle donne, sfruttamento della prostituzione e tratta di minori), si vorrebbe portare a termine i lavori per un Auditorium nella scuola, che diventerà uno spazio polifunzionale per eventi artistici, incontri di formazione e gruppi di mutuo aiuto.
Il 18 e 19 maggio, sempre per iniziativa della Fondazione e grazie ai numerosi volontari, tornano in tutta Italia le Rose di Santa Rita, fiore simbolo della santa, la cui vendita sostiene i progetti dedicati all'infanzia, a partire dall'Alveare fino agli studenti di Cuzco in Perù.
Vita e Miracoli di Santa Rita: Un Esempio di Speranza e Perdono
Margherita Lotti, chiamata col diminutivo “Rita”, nacque a Roccaporena (Cascia) verso il 1380 o 1381, figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri, modesti contadini e "pacieri di Cristo". Fin dall'adolescenza desiderò consacrarsi a Dio, ma per le insistenze dei genitori, fu data in sposa a Paolo di Ferdinando di Mancino, un uomo dal carattere molto orgoglioso e autoritario, coinvolto nelle contese e rivalità politiche del tempo.
Con la preghiera, la pacatezza e quella capacità di pacificare appresa dai genitori, Rita lo aiutò pian piano a vivere una condotta più autenticamente cristiana, riavvicinando il marito alla fede ed educando i loro due figli maschi, Giangiacomo e Paolo Maria, all'amore verso il prossimo. Tuttavia, la violenza delle faide locali aggredì l’esistenza di Rita: lo sposo venne assassinato. In cuor suo Rita perdonò chi aveva ucciso il marito, ma si angosciò profondamente quando capì che i suoi figli meditavano vendetta. Pregò Cristo, dicendo: "Io te li dono. Fa' di loro secondo la tua volontà", auspicando la loro morte fisica piuttosto che vederli responsabili di atti di violenza. I figli si ammalarono e morirono.

L'Ingresso al Monastero e i Miracoli Principali
Rimasta vedova e sola, in pace con tutti e libera da vincoli familiari, Rita chiese di essere accolta tra le monache agostiniane del Monastero Santa Maria Maddalena di Cascia. La sua richiesta fu inizialmente respinta per tre volte, forse a causa del suo stato vedovile e delle implicazioni dell'omicidio del marito. La tradizione narra che, una notte, mentre pregava sullo "Scoglio" (uno sperone di montagna sopra Roccaporena), ebbe la visione dei suoi tre santi protettori - Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino - i quali la trasportarono miracolosamente in volo all'interno del monastero, introducendola attraverso le porte chiuse.
Nel monastero, Rita visse per quarant'anni in esemplare santità, praticando umiltà, carità, preghiera e penitenza. Durante il noviziato, la badessa, per provare la sua umiltà, le chiese di innaffiare uno sterpo secco in giardino. Rita, con obbedienza, attinse acqua dal pozzo del chiostro giorno per giorno. Così, un giorno, Dio trasformò lo sterpo secco in una vite rigogliosa, che tutt'oggi produce uva bianca ed è un simbolo della sua obbedienza. Negli ultimi quindici anni della sua vita, Rita portò sulla fronte il segno della sua profonda unione con Gesù crocifisso: nel 1432, assorta in preghiera, ricevette una ferita da una spina della corona del Crocifisso, che persistette fino alla morte, scomparendo solo temporaneamente durante un pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo.

Le Api di Santa Rita: Un Legame Antico e Ancora Vivo
Il legame di Santa Rita con le api è profondo e intriso di miracoli, alcuni dei quali continuano a manifestarsi e a essere visibili ancora oggi nel Monastero di Cascia. La sua storia è costellata da diversi episodi che legano questi insetti alla sua figura, simbolo di operosità, dolcezza e guarigione.
- Il miracolo delle api alla nascita: Secondo la tradizione, a soli cinque giorni dalla nascita, mentre la piccola Rita riposava all'ombra di un albero, uno sciame di api bianche le circondò la testa senza pungerla. Anzi, alcune di esse entrarono nella sua boccuccia aperta, depositandovi del miele. Questo prodigio fu interpretato come un segno della sua futura santità e della sua capacità di pronunciare dolci parole di pace. Nello stesso frangente, un contadino che si era ferito gravemente con una falce, vedendo la scena e tentando di scacciare le api con la mano ferita, vide la sua lesione rimarginarsi completamente all'istante, un miracolo che rafforzò la fama taumaturgica di Rita già nella sua infanzia.
- Le api murarie nel chiostro: Salendo nel chiostro del Monastero Santa Rita da Cascia, sul muro accanto alle scale, si possono ancora oggi notare piccoli fori. Qui abitano le api murarie, e un'antica credenza popolare le collega al primo miracolo attribuito a Rita in vita, ovvero la guarigione del contadino. Queste api, pur non essendo direttamente quelle del miracolo, mantengono viva la memoria di un evento straordinario legato alla santa e la presenza costante di questi insetti nel luogo della sua spiritualità.
- Le api nere del funerale: Il 22 maggio 1447, giorno della morte di Rita, mentre le campane suonavano a festa annunciando la sua "nascita" al cielo, si narra che comparvero delle api nere che si annidarono nelle mura del convento. Queste api, per un singolare privilegio, sono ancora lì oggi. Non hanno una vera e propria arnia, non producono miele e, da ben cinque secoli, si riproducono e vivono all'interno di quelle stesse mura. La loro presenza ininterrotta e le loro caratteristiche uniche rendono questo fenomeno una testimonianza vivente del legame tra Santa Rita e il mondo delle api, affascinando pellegrini e studiosi da tutto il mondo.

L'Eredità di Santa Rita: Speranza, Dialogo e Pace
Nell'inverno che precedette la sua morte, Rita, ormai malata e costretta a letto, chiese a una cugina, venuta in visita da Roccaporena, di portarle due fichi e una rosa dall'orto della casa paterna. Era gennaio, e la parente, credendola in preda al delirio della malattia, l'assecondò. Tornata a Roccaporena, trovò stupefatta una rosa fiorita sotto la neve e due fichi maturi. Per Rita, questi frutti e il fiore furono segno della bontà di Dio e dell'accoglienza in cielo dei suoi figli e del marito. Rita si spense nella notte tra il 21 e il 22 maggio dell'anno 1447 (o 1457, come viene spesso ritenuto). Il suo corpo, per il grande culto fiorito immediatamente, non fu mai sepolto ed è venerato nel santuario di Cascia, riposando incorrotto in un'urna trasparente nella cappella della nuova Basilica. Fu beatificata da Urbano VIII nel 1627 e canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII, venendo invocata come "Santa del perdono e paciera di Cristo" e "Santa degli impossibili".
"Santa Rita ci dice che non dobbiamo disperare, perché c'è sempre una soluzione", ricorda Suor Maria Rosa Bernardinis. La sua figura, "donna del dialogo e del perdono", si impone come simbolo di libertà e pacificazione, insegnando a combattere il male con la forza del bene e a costruire la pace giorno per giorno attraverso il dialogo. In un'umanità divisa e in guerra, l'esempio di Rita, che ha vissuto un tempo durissimo di faide, vendette e discriminazioni, agendo sempre per il perdono e la riconciliazione, rimane essenziale. La speranza e l'umiltà, come disse Sant'Agostino, sono i due bellissimi figli dello sdegno per la realtà delle cose e del coraggio per cambiarle, un messaggio che Rita avrebbe sicuramente sottoscritto. Anche di fronte alle violenze tra le mura domestiche che vedono sempre più donne sopraffatte, la priora invita "all'educazione all'amore vero", che "nasce con il rapporto con Dio", come insegnato dalla Santa.
