Il Significato di "Aclina" nella Bibbia: Un'Analisi Contestuale e Simbolica

Il termine "aclinia" non è direttamente presente nella Bibbia come vocabolo, ma il concetto che potrebbe sottintendere, ovvero la rettitudine, la purezza e l'integrità spirituale, è un tema fondamentale nelle Scritture. Per comprenderne il significato implicito nel contesto biblico, è necessario analizzare vari elementi che ne delineano la rilevanza, quali l'autorità dell'insegnamento divino, il simbolismo dell'acqua e dello Spirito, e il concetto di gloria divina.

L'Autorità dell'Insegnamento di Gesù e la "Torah"

Il Vangelo secondo Marco, in particolare nella narrazione della "giornata di Cafarnao", enfatizza l'autorità dell'insegnamento di Gesù. Termini come "insegnava", "insegnamento" e "insegnava come uno che ha autorità" si ripetono con insistenza. Per gli uditori ebrei, non era necessario specificare cosa insegnasse Gesù, poiché si riferiva all'insegnamento per eccellenza: la Torah.

Nel suo significato più stretto, la Torah rappresenta il nucleo più vincolante e solenne della Bibbia ebraica, ovvero i primi cinque rotoli, ma in un senso più generale, indica la Parola di Dio che si manifesta sia negli scritti che oralmente. Spesso tradotta con "la Legge", più letteralmente significa "l'insegnamento". Nella sinagoga di Cafarnao, Gesù stupisce tutti non tanto per ciò che insegna o per i gesti che compie, ma perché la gente presente lo percepisce, in maniera non consapevole, come la Torah in persona che parla e ordina. Egli non porta una Parola, ma "è la Parola", suscitando attrazione e domande tra gli astanti.

Angeli: Messaggeri e Ministri di Dio

Il termine "angeli" è una trascrizione del greco "nunzio, messaggero". Oltre a questo significato generale, nei LXX assume anche quello di "nunzio celeste mandato da Dio". Gli angeli sono detti "di Dio" o "figli di Dio", e fanno parte della sua corte, innalzandogli lodi e comunicando con Lui. Costituiscono il suo esercito e sono distinti dall'"angelo del Signore" (mal'ak Iahweh), che appare isolatamente e talvolta sembra essere lo stesso Iahweh manifestatosi in forma sensibile.

Gli angeli sono esseri che si pongono tra Dio e gli uomini, spesso con nomi specifici come Gabriele, Michele e Raffaele, e compiti determinati. Istruiscono i profeti, proteggono il popolo eletto e gli individui, ma sono anche ministri della vendetta divina. Intervengono nella promulgazione della legge e offrono le preghiere a Dio. La loro natura è diversa da quella umana, ma sottostanno e devono obbedire a Dio. La loro santità non ha nulla a che vedere con quella di Dio.

Il numero degli angeli è vastissimo e sono divisi per gerarchie, come i Serafini e i Cherubini, che hanno il compito di lodare Dio e reggere il suo trono. Nel Nuovo Testamento, gli angeli appaiono nel Vangelo dell'infanzia, nella narrazione della tentazione nel deserto e della consolazione di Cristo nel Getsemani. Sono testimoni della risurrezione di Cristo, assistono la Chiesa nascente e comunicano i mandati divini, aiutando gli apostoli e servendo i cristiani. Sono inferiori a Cristo, essendo stati da lui creati e a lui soggetti, e saranno i suoi ministri alla fine dei tempi, preparando e eseguendo il giudizio.

Si manifestano sotto aspetto umano, vestiti di bianco, come di un velo che traspare la loro natura trascendentale. Nel Nuovo Testamento si parla di un arcangelo senza nominarlo, e San Paolo menziona troni, dominazioni, principati e potestà, e altrove virtù. Se si aggiungono questi nomi a quelli già in uso nell'Antico Testamento (angeli, arcangeli, serafini e cherubini), si otterrebbero nove gerarchie angeliche, anche se questa è un'opinione che non ha un serio fondamento né nella Sacra Scrittura né nella tradizione patristica.

Il Simbolismo dell'Acqua e dello Spirito

Il significato spirituale NASCOSTO dell'acqua nella Bibbia ESPOSTO!

Nella Bibbia, l'acqua è un simbolo potente dello Spirito di Dio, con una funzione decisiva dall'inizio alla fine delle Scritture (Genesi 1,2; Apocalisse 22,17). Essa è l'elemento capitale della creazione e della ricreazione. Isaia promette che nei tempi nuovi sarà infuso "uno Spirito dall'alto", trasformando il deserto in un giardino (Isaia 32,15-20), indicando che non esiste vita senza acqua e spirito.

Ezechiele (36,25-27) annuncia una nuova alleanza in cui Dio aspergerà con "acqua pura" per purificare e infondere un "cuore nuovo" e uno "spirito nuovo". Acqua e Spirito sono associati come elementi purificatori e rigeneranti. Isaia (44,3) invita Giacobbe a non temere, promettendo di versare "acqua sul suolo assetato" e "il mio Spirito sulla tua discendenza", rianimando il popolo. Zaccaria (12,10) annuncia una nuova creazione con uno "Spirito di grazia e di consolazione" e (13,1) una "sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità", la cui origine è la morte del "servo di Dio".

Il Salmo 51,9-14 riprende il tema: "Lavami e sarò più bianco della neve… Crea in me un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi della tua presenza e non privarmi del tuo santo Spirito". Lo Spirito qui rappresenta la forza vivificante di Dio che ricrea il peccatore, mentre l'acqua ha una funzione purificatrice, come in Geremia 4,14 e Malachia 3,2-3. La visione del Salmo 51 è teologica e morale, mirata alla rigenerazione integrale del peccatore.

Francesco d'Assisi cantava: "Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et umile et preziosa et casta". Nella cosmologia biblica, le acque hanno un duplice volto: fecondatore e distruttore. Nel diluvio e nel passaggio del Mar Rosso, appare la valenza distruttrice di Dio che esercita il suo potere di giudizio. D'altro canto, dal grembo delle acque e dall'arca di Noè emerge una nuova umanità con cui Dio stabilisce un'alleanza di pace. Il passaggio del Mar Rosso e del Giordano sono esempi di come Dio manifesti la sua potenza salvifica attraverso le acque.

Senza acqua la terra non fiorisce, né l'anima senza lacrime. Si rinasce a vita nuova nella fonte battesimale, come nei bagni rituali di Qumran, preparazione al battesimo. L'acqua è anche un simbolo messianico ed escatologico. Ezechiele 47 descrive l'acqua che uscirà dal Tempio nuovo, rendendo fertili le acque salate del Mar Morto e facendo crescere alberi medicinali. Giovanni 19 mostra la realizzazione di questo oracolo nella morte di Gesù. Gesù stesso paragona la sua parola e il suo insegnamento a una fontana di acque vive: "L'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna" (Giovanni 4,14).

Nel Nuovo Testamento, il Giordano è il fiume sacro per eccellenza, le cui acque simboleggiano la purificazione spirituale e il dono della vita operate dal battesimo (Matteo 3,6). Il battesimo di Gesù nel Giordano è la risposta di Dio alle attese messianiche, e Giovanni 1,32 sottolinea la discesa dello Spirito su Gesù. Ambrogio di Milano rileva che tutte le unioni dei Patriarchi furono sigillate presso le acque, vedendo in ciò un tipo del Signore che si fidanzò con la sua Chiesa nelle acque del Giordano.

La Gloria di Dio e la sua Rivelazione in Cristo

Il termine dell'Antico Testamento che esprime il concetto di gloria è kabōd, implicando l'idea di peso. Il "peso" di un essere nell'esistenza definisce la sua importanza, il rispetto che ispira, la sua gloria. Riferito a Dio, kabōd non indica l'essenza, ma il modo in cui Egli si manifesta in tutto il suo splendore. La gloria designa anche l'alta posizione sociale e l'autorità di una persona, come testimonia Giuseppe parlando della sua gloria in Egitto (Genesi 45,13). È l'appannaggio del re, esprimendo la ricchezza e la potenza del suo regno (1Cronache 29,28; 2Cronache 1,12).

L'Antico Testamento, tuttavia, indica la fragilità della gloria umana, che trova un fondamento solido solo in Dio (Salmo 62,8). "La gloria di YHWH riempie tutta la terra" (Numeri 14,21), manifestandosi nell'opera della creazione, nei fenomeni naturali come l'uragano (Salmo 29), e negli interventi storici di Dio, come i suoi "segni" e giudizi (Numeri 14,22).

Il passaggio del Mar Rosso è il primo grande segno storico della gloria di Dio (Esodo 14,18), così come la manna e le quaglie nel deserto (Esodo 16,7). La gloria è quasi sinonimo di salvezza (Isaia 35,2; 40,5; Luca 2,32), poiché il Dio dell'alleanza pone la sua gloria nel salvare e risollevare il suo popolo. Sul Sinai, la gloria di YHWH assume l'aspetto di un fuoco (Esodo 24,17; Deuteronomio 5,22), e dopo essersi accostato ad essa, Mosè ritorna "con la pelle del volto raggiante" (Esodo 34,29). La gloria investe poi il santuario, consacrandolo (Esodo 29,43) e troneggiando sull'arca dell'alleanza.

Isaia contempla la gloria di YHWH sotto l'aspetto della gloria di un re, con il suo trono elevato e i Serafini che proclamano la sua gloria (Isaia 6). Il trionfo della gloria di Dio non è distruttivo, ma purificatore e rigenerante, destinato a invadere tutta la terra. L'ultima parte del libro di Isaia unisce i due aspetti della gloria: Dio regna nella città santa, rigenerata dalla sua potenza e illuminata dalla sua presenza (Isaia 60,1). Gerusalemme è "eretta in gloria al centro della terra" (Isaia 62,7). Nei profeti dell'esilio, nei Salmi del regno e nelle apocalissi, la gloria raggiunge una dimensione universale ed escatologica: "Verrò a radunare le nazioni di tutte le lingue. Esse verranno a vedere la mia gloria" (Isaia 66,18).

La Gloria di Dio in Gesù Cristo

La rivelazione fondamentale del Nuovo Testamento è il legame della gloria con la persona di Gesù. La gloria di Dio è interamente presente in Gesù, che, in quanto Figlio di Dio, è "lo splendore della sua gloria, l'immagine della sua sostanza" (Ebrei 1,3). La gloria di Dio è "sul suo volto" (2Corinzi 4,6) e da lui irradia sugli uomini (2Corinzi 3,18). Egli è "il Signore della gloria" (1Corinzi 2,8). La gloria di Gesù traspare al suo battesimo, alla sua trasfigurazione (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36; cfr. 2Pietro 1,16-18), nei suoi miracoli, nella sua parola, nella santità eminente della sua vita e nella sua morte.

Nel Vangelo secondo Giovanni, la rivelazione della gloria nella vita e nella morte di Gesù è ancora più esplicita. La croce, trasfigurata, diventa il segno dell'elevazione del Figlio dell'uomo (Giovanni 3,14; 8,28; 12,32). Il Calvario offre a tutti il mistero dell'"Io sono" divino di Gesù (Giovanni 8,24.28.58; 13,19; 18,5.6.8). L'uomo-Dio è stato preso nella nube divina, "elevato in alto" (Atti 1,9), "assunto nella gloria" (1Timoteo 3,16). "Dio lo ha risuscitato... e gli ha dato la gloria" (1Pietro 1,21). Dio ha "glorificato il suo servo Gesù" (Atti 3,13).

Questa gloria di Cristo, come la "gloria di YHWH" dell'Antico Testamento, è una sfera di purità trascendente, di santità, di luce, di potenza e di vita. Stefano morente vede "la gloria di Dio, e Gesù in piedi alla destra di Dio" (Atti 7,55), e Saulo è accecato dalla sua "gloria luminosa" (Atti 22,11). In confronto, la gloria del Sinai non è nulla (2Corinzi 3,10). La manifestazione completa della gloria divina di Gesù avrà luogo alla parusia: "Il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli" (Marco 8,38).

La creazione intera aspira alla rivelazione di questa gloria (Romani 8,18-25). La gloria di Cristo risorto si riflette nei cristiani, trasformandoli a sua immagine "di gloria in gloria" (2Corinzi 3,18; Colossesi 3,4; 2Tessalonicesi 1,10). In essi la glorificazione di Cristo giunge a compimento (Giovanni 17,22-24). Lo Spirito Santo, mandato dal Padre e dal Figlio, è, con l'acqua e il sangue sacramentali (1Giovanni 5,6-8), l'artefice di questa glorificazione. Per mezzo dello Spirito, i cristiani entrano nella conoscenza e nel possesso delle ricchezze di Cristo (Giovanni 16,13-15; 2Corinzi 3,17).

La ricerca dell'onore mondano ha precluso a molti l'accesso alla fede (Giovanni 5,44). Gesù stesso ha aperto la via al senso cristiano dell'onore. Nel Nuovo Testamento, la dossologia ha Cristo come centro: "Grazie a lui noi diciamo il nostro amen alla gloria di Dio" (2Corinzi 1,20). Per mezzo suo sale "a Dio solo sapiente" (Romani 16,27). A Dio è resa gloria per la nascita di Gesù (Luca 2,14), per i suoi miracoli (Marco 2,12) e per la sua morte (Luca 23,47). Le dossologie scandiscono i progressi dell'annuncio del suo messaggio (Atti 4,21; 11,18) e punteggiano le esposizioni dogmatiche di Paolo (Galati 1,5; Efesini 3,21). Le dossologie dell'Apocalisse ricapitolano in una solenne liturgia tutto il dramma della redenzione (Apocalisse 4,9-11; 5,9-14; 7,10-12).

Alla dossologia liturgica il martire aggiunge la dossologia del sangue. "Disprezzando la sua vita fino alla morte" (Apocalisse 12,11), il fedele professa che la fedeltà a Dio supera ogni gloria e valore umano. L'ultima dossologia, al termine della storia, è il canto delle "nozze dell'Agnello" (Apocalisse 19,6-8). La sposa appare ornata di "una veste di lino di bianchezza splendente" (Apocalisse 19,8), ma la sua gloria le viene tutta dallo sposo. È nel sangue di Cristo che sono state "rese bianche" le vesti degli eletti (Apocalisse 7,14), e se la sposa porta questa splendida acconciatura, è perché "le è stato dato" di farlo (Apocalisse 19,8).

Ammonimenti e Privilegi in 1 Corinzi 10

Una mappa che illustra il percorso degli Israeliti nel deserto, con tappe significative e il Mar Rosso.

Nel capitolo 10 della Prima Lettera ai Corinzi, l'apostolo Paolo mette in guardia i Corinzi contro l'eccessiva sicurezza derivante dai loro doni, conoscenza e professione di fede. Egli ricorda che anche uomini di grande carattere e con alti privilegi sono caduti nel peccato e sono stati severamente puniti. In particolare, li mette in guardia contro l'idolatria e tutte le sue manifestazioni.

Paolo riprende il caso del mangiare cibi offerti agli idoli, dissuadendo da esso quando ciò tendeva all'idolatria o ne aveva l'apparenza, pur ammettendo in alcuni casi di mangiarli, purché tutto fosse fatto per la gloria di Dio e senza offesa per nessuno. L'apostolo aveva manifestato la sua "gelosia" verso se stesso per timore di essere un naufrago, e prosegue questo pensiero per i Corinzi, affinché non si sentissero al sicuro da ogni pericolo a causa delle loro alte capacità.

A tal fine, Paolo espone gli esempi dei padri ebrei, che, nonostante godessero di grandi privilegi e partecipassero a cose che avevano una somiglianza con le ordinanze del Vangelo, caddero nel peccato. Il loro passaggio sotto la nuvola attraverso il mare era una figura del battesimo, e il loro mangiare la manna e bere acqua dalla roccia, simbolo di Cristo, aveva una somiglianza con la cena del Signore (1 Corinzi 10,1-4). Nonostante questi privilegi, molte di queste persone non furono accettevoli a Dio e non entrarono nella terra di Canaan, ma caddero nel deserto (1 Corinzi 10,5). Questi eventi furono esempi per coloro che vivono sotto la dispensazione del Vangelo, affinché potessero evitare i mali che furono la causa della caduta degli Israeliti (1 Corinzi 10,6), in particolare l'idolatria, la fornicazione, la tentazione di Cristo e il mormorare contro Dio e i suoi servi (1 Corinzi 10,7-10).

Tutto ciò che è accaduto è stato registrato per l'istruzione e l'ammonizione dei professori di religione in questi ultimi tempi (1 Corinzi 10,11). Da ciò, Paolo deduce, come cautela per i santi, che non dovrebbero essere sicuri della loro posizione, ma fare attenzione a non cadere, poiché molte persone importanti erano cadute prima (1 Corinzi 10,12). Tuttavia, per il loro conforto nelle afflizioni, egli osserva che, poiché erano comuni agli uomini, la fedeltà di Dio si preoccupò di sostenerli e di liberarli (1 Corinzi 10,13).

Paolo esorta i Corinzi ad astenersi dall'idolatria e da ogni sua apparenza, come il mangiare cose offerte agli idoli nel tempio di un idolo (1 Corinzi 10,14). Il suo primo argomento è tratto dalla cena del Signore e dalla comunione del suo corpo e del suo sangue (1 Corinzi 10,16). Il suo prossimo argomento è tratto dall'unione e dalla comunione che i santi hanno gli uni con gli altri alla mensa del Signore (1 Corinzi 10,17). Un terzo argomento è preso dai sacerdoti della nazione israelita, che, mangiando dei sacrifici, partecipavano all'altare e adoravano il Dio d'Israele (1 Corinzi 10,18).

Paolo chiarisce che non pensa che un idolo debba essere considerato come una divinità, ma come c'era comunione nell'uno, così nell'altro; poiché i sacrifici dei Gentili venivano offerti ai demoni e non a Dio (1 Corinzi 10,19-20). Partecipare sia alle coppe che alle tavole, quelle del Signore e quelle dei demoni, è incoerente e scandaloso (1 Corinzi 10,21). Paolo dissuade da tale pratica idolatrica per le sue conseguenze perniciose e pericolose, che incitano il Signore alla gelosia e portano alla distruzione (1 Corinzi 10,22).

Poiché le cose offerte agli idoli erano in se stesse indifferenti, l'apostolo ordina di farne un uso appropriato, considerando l'opportunità del tempo e del luogo, e l'edificazione degli altri (1 Corinzi 10,23). Non dobbiamo cercare il nostro piacere, ma il benessere degli altri (1 Corinzi 10,24). Se tale carne viene venduta nei mercati, può essere comprata e mangiata senza fare domande (1 Corinzi 10,25-26). Se un idolatra invita un credente a cenare, egli può mangiare legittimamente tutto ciò che gli sta davanti, purché non faccia domande (1 Corinzi 10,27).

Tuttavia, se qualcuno indicasse una certa carne dicendo che era stata offerta agli idoli, era consigliabile non mangiarne, sia per l'incredulo che ne sarebbe stato indurito nella sua idolatria, sia per la coscienza di un debole credente che potrebbe esserne offeso (1 Corinzi 10,28). Paolo chiarisce che si riferiva alla coscienza dell'incredulo o del fratello debole, e suggerisce di non usare la propria libertà in loro presenza, per timore che sia biasimata (1 Corinzi 10,29) o che si venga rimproverati per ciò che si aveva, per buona volontà, e per cui si aveva motivo di essere grati (1 Corinzi 10,30).

Pertanto, l'apostolo consiglia in questa faccenda, e in tutti gli altri, di avere in vista la gloria di Dio in primo luogo (1 Corinzi 10,31) e di stare attenti a non offendere alcun tipo di persone (1 Corinzi 10,32), proponendosi come esempio da seguire. Egli cercava non il proprio tornaconto, ma il piacere e l'utilità degli altri, e di promuovere la loro salvezza (1 Corinzi 10,33).

La Nuvola come Simbolo della Presenza Divina

Paolo non voleva che i Corinzi fossero ignoranti dei casi dei padri ebrei, che, nonostante i molti favori e privilegi, caddero nella lussuria, nella fornicazione, nell'intemperanza e nell'idolatria. L'apostolo sottolinea che "tutti i nostri padri fossero sotto la nuvola" (1 Corinzi 10,1), che era un simbolo della presenza divina presso gli Israeliti, come sul Monte Sinai, nel tabernacolo e nel tempio.

La nuvola era una protezione per loro, essendo di giorno una colonna di nuvola per proteggerli dal caldo del sole, e di notte una colonna di fuoco per preservarli dalle bestie da preda, oltre che una guida. Era un tipo di Cristo, riparo dal caldo, dal vento e dalla tempesta, e protezione dalla giustizia vendicativa e dall'ira di Dio. Questa nuvola esprimeva anche lo stato della dispensazione precedente, oscura in confronto a quella attuale, e similmente lo stato del popolo di Dio in questo mondo, che vede "attraverso uno specchio oscuro" in confronto alla gloria celeste.

La nuvola, a volte rappresentata come una colonna, non era un corpo solido eretto, ma era tutto intorno a loro, davanti, dietro e sopra (Numeri 14,14). Gli ebrei parlano di diverse "nuvole di gloria" che circondavano Israele nel deserto, come un muro contro il nemico (Isaia 4,5; Zaccaria 2,5). R. Hoshea e R. Josiah discutono sul loro numero, attribuendo loro effetti come spianare i monti e uccidere serpenti e scorpioni. La Scrittura, tuttavia, parla solo di una nuvola che si allontanò alla morte di Mosè.

Il Battesimo a Mosè

Paolo prosegue dicendo che "tutti passarono per il mare" (1 Corinzi 10,1), il Mar Rosso, in modo miracoloso, con Mosè che divise le acque. Tutti giunsero sani e salvi a riva, sebbene solo due di essi entrarono nella terra di Canaan. Antiche tradizioni ebraiche, citate anche da Origene, suggeriscono che furono fatti dodici sentieri, uno per ogni tribù. È certo che tutti passarono e giunsero salvi a riva.

L'apostolo afferma che "tutti furono battezzati a Mosè, nella nuvola e nel mare" (1 Corinzi 10,2). Questo "battesimo in o per mezzo di Mosè" avvenne tramite i suoi mezzi e la sua direzione. Quando credettero nel Signore e nel suo servo Mosè (Esodo 14,31) e si consegnarono a lui come loro capo, questo fu il loro battesimo. Il "battesimo nella nuvola e nel mare" può essere considerato congiuntamente o separatamente. Se insieme, l'accordo con il battesimo sta nel fatto che gli Israeliti, passando attraverso il Mar Rosso, erano nascosti dalle acque che si ergevano come un muro e dalla nuvola sopra di loro, come persone immerse e coperte d'acqua, rappresentando così l'ordinanza del battesimo.

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