Maestro Loris Medoro: vent'anni alla guida del Coro del Sacro Monte dei Morti
Nel 2024 ricorrono vent'anni da quando il maestro Loris Medoro ha preso le redini del coro dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti di Chieti. La sua direzione è iniziata nel 2004, succedendo al maestro e amico Nino Del Monaco. Prima di assumere questo incarico, Loris Medoro era già profondamente legato alla tradizione, avendo prestato servizio come cantore dal 1985 e collaborando attivamente alla preparazione musicale dei coristi.
La sua dedizione si estende alla celebrazione della Passione e crocifissione di Gesù Cristo, un momento di profonda riflessione e penitenza per tutti i cristiani. La processione, che lui dirige, è descritta come la più antica d'Italia e rappresenta un rito di fondamentale importanza per l'intera comunità teatina, un momento di intenso raccoglimento e consapevolezza collettiva.

La preparazione e lo svolgimento della Processione
L'attività del coro e dell'orchestra prende avvio il giovedì successivo al Mercoledì delle Ceneri, nella chiesa di Mater Domini. Qui, Padre Raffaele, che ha raccolto il testimone dal compianto Padre Lorenzo, impartisce la benedizione a tutti i membri dell'Arciconfraternita.
I circa 200 coristi si dedicano con impegno e profondo spirito religioso, animati da un forte senso di tradizione. Il maestro Medoro esprime personalmente la sua gratitudine a ciascuno di loro. Nonostante le sfide logistiche, specialmente durante il passaggio nelle strette vie cittadine dove la distanza può compromettere l'acustica e la visibilità, l'attenzione e la concentrazione dei partecipanti permettono di mantenere un elevato ordine ritmico e melodico nel canto.
L'emozione, per il maestro, è sempre intensa, in particolare al momento dell'uscita dalla cattedrale, quando la vista della piazza gremita e il silenzio quasi irreale colpiscono profondamente. È in questi istanti che, alzando la bacchetta, dà inizio al commovente canto.

Momenti significativi e ricordi indelebili
Tra i tanti momenti vissuti alla guida del coro, due spiccano per particolare intensità emotiva. Il primo risale al 2009, anno del tragico terremoto dell'Aquila. Per la prima volta, la processione uscì dal suo percorso storico, attraversando le mura cittadine e dirigendosi verso la Civitella. L'emozione fu palpabile quando le tre strofe del Miserere furono cantate con lo sguardo rivolto verso L'Aquila, in un pensiero di solidarietà verso le popolazioni colpite dal sisma. Fu un momento indescrivibile e indimenticabile.
Il secondo episodio significativo accadde in Piazza Matteotti, durante il primo anno di direzione del maestro Medoro. Al termine di una strofa del canto, una signora in carrozzina scoppiò in lacrime per la fine della melodia. Un'altra donna presente le disse di non preoccuparsi, perché sarebbe arrivato Loris a proseguire. Il maestro, pur non conoscendo le due signore ospiti di un vicino ospizio, fu profondamente colpito dall'episodio. Decise quindi di dedicare una strofa a tutte le persone inferme presenti, un momento che lo segnò profondamente.
Ogni processione è stata, per il maestro, un'esperienza emozionante e suggestiva, pur con le loro unicità. Dirigere il coro del Miserere è fonte di grande orgoglio, un incarico che, nonostante la fatica e il lavoro, permette di vivere momenti di emozione, passione e commozione unici.
Il maestro Medoro ringrazia sentitamente il Governatore Giulio Obletter, tutta l'Arciconfraternita e, in modo particolare, i suoi coristi, per la loro serietà, attenzione e impegno. Sottolinea come, senza il loro contributo, nulla di tutto ciò sarebbe possibile.
La Processione del Venerdì Santo: un evento centrale per Chieti
La Processione del Venerdì Santo a Chieti è un evento di grande richiamo, accompagnata da circa 100 cantori del Miserere e 150 violinisti. L'arcivescovo Bruno Forte la descrive come un evento "eccezionalmente struggente", vissuto con intensa partecipazione dalla città. Questo rito secolare coniuga testimonianza di fede e un forte sentimento di identità locale.
L'atmosfera di attesa è palpabile sin dal mattino, scandita da un preciso rituale e dalle ultime prove in cattedrale del Coro del Miserere di Saverio Selecchy, diretto dal maestro Loris Medoro con Giuseppe Pezzullo come maestro di cappella.

L'evento attira turisti e riempie i parcheggi, nonostante le raccomandazioni sulla condotta da tenere. L'intera comunità si stringe lungo il percorso, che attraversa i quartieri storici, formando un lungo corteo di simboli e devozione. La "Storia della Processione del Venerdì Santo a Chieti" viene illustrata dal giornalista Mario D'Alessandro, mentre il Museo Barbella ospita una mostra dei bozzetti artistici del maestro Giuseppe Di Iorio.
Il sindaco Umberto Di Primio definisce la processione "l'evento più importante dell'anno per la nostra città", capace di richiamare persone lontane e suscitare commozione. Molti chietini portano questo rito nel proprio DNA, ricordando i luoghi da cui, da ragazzi, assistevano al suo passaggio.
Il corteo e i simboli della Passione
Il corteo è aperto da un grande stendardo nero. Il percorso si snoda attraverso le vie del centro storico, passando per piazza Valignani e i vicoli. I membri delle 12 confraternite, incappucciati, portano a spalla i sette simboli della Passione, opere dell'artista Raffaele Del Ponte: il gallo, l'angelo, i dadi, la scala, le tenaglie, le lance e la Croce. La processione evoca un tumulto di storie personali, annunciate dalle note che segnalano il suo arrivo.
Particolarmente suggestive sono le tuniche nere con cappuccio e le mozzette d'oro dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, che circondano i due simboli principali: la statua del Cristo Morto, ricoperta da un velo prezioso, e la statua della Madonna Addolorata. Ai lati, sotto la fiamma dei tripodi, si raccoglie una folla muta e partecipe, stimata in circa 30.000 presenze.

L'evento è caratterizzato da un'incredibile atmosfera di silenzio, interrotta solo dalla struggente melodia del Miserere, eseguita da 100 cantori e 150 violini. La compostezza dei giovani violinisti e gli occhi lucidi dei cantori più anziani contribuiscono a creare un'atmosfera unica, in cui l'intero centro storico sembra ritrovare suggestione e dignità.
Il canto, dopo aver risuonato in ogni angolo, si allontana, lasciando un'emozione difficile da decifrare. Il poeta Raffaele Fraticelli catturò in un verso la meraviglia di un bambino di fronte alla grandezza del canto.
La Processione del Venerdì Santo è molto più di una semplice tradizione legata alla devozione religiosa. Dopo la pausa imposta dalla pandemia, il rito è tornato a sfilare per le vie del centro storico, con i violini diretti dal maestro Peppino Pezzulo e i cantori guidati dal maestro Loris Medoro, che intonano le suggestive note del Miserere di Saverio Selecchy. I membri delle confraternite scortano i simboli della Passione e morte di Gesù, perpetuando una tradizione secolare.