Nell'omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta del 23 gennaio 2017, dopo la pausa per le feste natalizie, Papa Francesco ha posto l'accento sulla concretezza della fede e della carità come criterio fondamentale del cristianesimo, contrapponendola alle "belle parole" e al formalismo. Il Pontefice ha inoltre richiamato all'importanza della vigilanza spirituale e del discernimento per distinguere la vera ispirazione divina dalle illusioni.
La Concretezza della Fede e della Carità
I comandamenti di Dio, ha spiegato il Papa, sono “concretezza”: essa è il “criterio” del cristianesimo, non le “belle parole”. Francesco ha riflettuto sulla Prima Lettera di San Giovanni apostolo, pregando affinché i Santi, definiti “i pazzi della concretezza”, aiutino a “camminare” su questa via e a “discernere” le cose concrete “che il Signore vuole” rispetto alle “fantasie” e alle illusioni dei “falsi profeti”. Qualunque cosa si chieda, la si riceve da Dio “a patto” - ha spiegato il Pontefice - che si osservino i suoi comandamenti e si faccia quello che gli è gradito.

L'Incarnazione: Fondamento della Fede Concreta
L’accesso a Dio è “aperto”, ha proseguito il Papa, e la “chiave” è quella suggerita dall’apostolo: credere “nel nome del Figlio suo Gesù Cristo” e amarci “gli uni gli altri”. Solo così possiamo chiedere “quello che vogliamo”, con “coraggio”, “sfacciatamente”, ha aggiunto Francesco. Credere che Dio, il Figlio di Dio, è venuto in carne e si è fatto uno di noi. Questa è la fede in Gesù Cristo: un Dio concreto, che è stato concepito nel grembo di Maria, che è nato a Betlemme, è cresciuto come un bimbo, è fuggito in Egitto, è tornato a Nazaret, ha imparato a leggere col papà, a lavorare, ad andare avanti, e poi la predica... un uomo concreto, un uomo che è Dio ma è uomo. Non è Dio travestito da uomo. È Uomo, Dio che si è fatto uomo. La carne di Cristo. Questa è la concretezza del primo comandamento.
L'Amore Concreto: Non solo Belle Parole
Anche il secondo comandamento è concreto: amare, amarci gli uni gli altri, con amore concreto, non amore di fantasia. Non un "Ti voglio bene, ah quanto ti voglio bene" che poi si trasforma in distruzione con le chiacchiere. L'amore concreto. I comandamenti di Dio sono concretezza e il criterio del cristianesimo è la concretezza, non le idee e le belle parole. Questa è la sfida.
La Vigilanza Spirituale e il Discernimento
L’apostolo Giovanni, un “appassionato dell’incarnazione di Dio”, ha evidenziato il Papa, esorta a mettere “alla prova” gli spiriti, cioè a spiegare come, quando venga “un’idea su Gesù, sulla gente, sul fare qualcosa, sul pensare che la redenzione vada su quella strada”, si debba mettere “alla prova” quell’ispirazione. La vita del cristiano è in fondo concretezza nella fede in Gesù Cristo e nella carità, ma è pure “vigilanza spirituale”. È anche lotta, perché vengono sempre idee o falsi profeti che propongono un Cristo “soft”, senza tanta carne, e un amore verso il prossimo un po’ relativo, limitato a "questi sì che sono dalla mia parte, ma quelli no".

L’esortazione del Pontefice è dunque a credere in Cristo che “è venuto in carne”, a credere nell’amore "concreto” e a discernere, secondo la grande verità dell’Incarnazione del Verbo e dell’amore concreto, per capire se gli “spiriti” - cioè l’ispirazione - provengano “veramente da Dio”, perché “molti falsi profeti sono venuti nel mondo”. Il diavolo, ha ribadito, cerca sempre “di allontanarci da Gesù, dal rimanere in Gesù”, per questo è necessaria la “vigilanza spirituale”.
Il Discernimento Quotidiano
Al di là dei peccati commessi, ha riflettuto Francesco, il cristiano “alla fine della giornata deve prendere due, tre, cinque minuti” per chiedersi cosa sia successo nel proprio “cuore”, quale ispirazione o magari anche quale “pazzia del Signore” gli sia venuta. Questo perché “lo Spirito delle volte ci spinge alle pazzie, ma alle grandi pazzie di Dio”. Ha citato come esempi un uomo che “da più di 40 anni ha lasciato l’Italia per fare il missionario fra i lebbrosi” in Brasile, e Santa Francesca Cabrini che fu sempre “in viaggio” per “curare i migranti”. L’invito è, dunque, a “non avere paura” e a discernere.
Chi può Aiutare nel Discernimento?
Chi può aiutare a discernere? Il popolo di Dio, la Chiesa, l'unanimità della Chiesa, il fratello, la sorella che hanno il carisma di aiutarci a vedere chiaro. Per questo è importante per il cristiano il colloquio spirituale con gente di autorità spirituale. Non è necessario andare dal Papa o dal vescovo per vedere se quello che si sente è buono, ma c’è tanta gente, sacerdoti, religiose, laici che hanno questa capacità di aiutare a vedere cosa succede nel proprio spirito per non sbagliare. Gesù stesso ha dovuto fare questo all’inizio della vita quando il diavolo gli ha fatto visita nel deserto e gli ha proposto tre cose che non erano secondo lo Spirito di Dio, e Lui ha respinto il diavolo con la Parola di Dio. Se a Gesù è successo quello, anche a noi può succedere. Non bisogna avere paura.
Mitezza dell'Obbedienza e Disciplina della Chiesa
D’altra parte, ha riflettuto Francesco, anche al tempo di Gesù “c’era gente con buona volontà”, ma che pensava che la strada di Dio fosse “un’altra”: il Papa ha citato i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti. “Tutti avevano la legge in mano”, ma non hanno sempre preso le migliori strade. Il richiamo è, quindi, alla “mitezza dell’obbedienza”. Per questo, ha aggiunto il Papa, “il popolo di Dio va avanti sempre nella concretezza”, quella della carità, della fede, della Chiesa. E questo - ha messo in luce - “è il senso della disciplina della Chiesa”: quando la disciplina della Chiesa è in tale concretezza “aiuta a crescere”, così evitando “filosofie dei farisei o dei sadducei”.