I Nativi Digitali: Definizione, Evoluzione e Impatto sulla Società Contemporanea

L’espressione nativi digitali ha indicato la generazione di chi è nato e cresciuto in corrispondenza con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche. Si tratta, in genere, di persone, soprattutto di giovani, che non hanno avuto alcuna difficoltà a imparare l’uso di queste tecnologie.

Origini e Definizione del Concetto di "Nativo Digitale"

L’espressione nativi digitali viene dalla corrispondente espressione inglese "digital native", in cui si sono accostati due elementi: digital che significa relativo ai mezzi informatici; e native che significa nativo, indigeno. Le due espressioni, sia nativi digitali che immigrati digitali, si sono diffuse anche nella lingua italiana dopo il 2001, anno in cui è stato pubblicato in lingua inglese, da uno scrittore statunitense che si chiama Marc Prensky, un libro intitolato "Digital Natives, Digital Immigrants". Sia nativi digitali che immigrati digitali sono espressioni ormai registrate, già da qualche anno, nei migliori vocabolari della lingua italiana, dimostrando la capacità di traduzioni appropriate di fare presa e diffondersi immediatamente.

Marc Prensky, che ha coniato la definizione di "nativi digitali", indica il 1985 come l'anno della grande svolta. Da tale anno, i nuovi nati rientrano di diritto nella categoria dei Millennials, poiché il 1985 segna l'inizio della diffusione di massa dei personal computer dotati di interfaccia grafica e dei sistemi operativi Windows.

Nativi Digitali vs. Immigrati Digitali: Le Differenze Generazionali

Esiste anche un’altra espressione, quella di immigrati digitali, che indica esattamente il contrario: gli immigrati digitali sono le persone che, quando queste nuove tecnologie si sono diffuse, erano già adulte e quindi hanno avuto maggiore difficoltà, o addirittura non riescono, a impadronirsi della conoscenza e dell’uso di questi nuovi mezzi.

I nativi digitali sono coloro nati nell'era della tecnologia, la cui presenza non è una novità introdotta gradualmente con l'evolversi di quest'ultima. Per i nativi digitali, la tecnologia e l'utilizzo di apparecchi come tablet, smartphone, computer e quant'altro è parte della vita quotidiana, una normale routine. Per intenderci, coloro che hanno visto la prima versione del Nintendo con Super Mario Bros e del Game Boy ancora in bianco e nero e il cui gioco principale era Tetris sono parte di una generazione che ha dovuto "migrare" verso il digitale.

Si può osservare una nativa digitale già da piccolissima età: se una bimba di un anno e mezzo estrae dalla borsa della mamma lo smartphone, pigia sull'unico tasto "non touch" presente, fa scorrere il ditino per accedere alla pagina principale, sceglie il programma che le permette di colorare un'immagine (quello che chi è nato prima della fine degli anni '90 faceva con il classico "libro da colorare") e una volta annoiata ritorna alla home page e spinge il tasto giusto per bloccarlo, si ha di fronte un esempio lampante.

Gli over 20 che fanno parte di questa "classe" sono definiti Migranti Digitali, ossia coloro che utilizzano la tecnologia, anche piuttosto bene, ma che l'hanno dovuta apprendere, che sono passati (migrati appunto) da un sistema analogico a uno digitale. I nativi digitali, al contrario, non hanno dovuto imparare a usare e convivere con le nuove tecnologie, soprattutto attraverso l'utilizzo di manuali.

Marc Prensky teorizzava che i cervelli dei nativi digitali potrebbero essere diversi rispetto agli immigrati digitali (persone di età maggiore non cresciuti a "pane e tecnologia"), perché abituati a pensare e gestire le informazioni e gli input in arrivo in modo totalmente diverso. Basti pensare che gli immigrati digitali, detti anche baby boomers, sono cresciuti grazie e con la televisione e il cinema. Oggi, invece, tutto ciò che accade nel mondo viaggia a una velocità sconvolgente online, tanto che le abitudini delle persone sono state stravolte profondamente e si fatica a rimanere al passo con l'evoluzione di questi mezzi di comunicazione.

Nonostante entrambe le generazioni siano classificate come nativi digitali, i Millennial e la Gen Z presentano differenze significative che riflettono l’evoluzione tecnologica e sociale avvenuta tra la loro formazione. I Millennial, nati tra gli anni ’80 e la metà degli anni ’90, hanno sperimentato l’avvento di Internet e dei social media durante l’adolescenza o la prima età adulta. Al contrario, la Gen Z, nata dal 1996 in poi, non ha mai conosciuto un mondo senza Internet, smartphone o social media. Le principali differenze riguardano l’approccio alla tecnologia, la comunicazione, i valori e gli atteggiamenti di consumo. I Millennial hanno vissuto l’evoluzione digitale, mentre la Gen Z è nata immersa in essa.

Schema comparativo tra Nativi Digitali e Immigrati Digitali, con evidenza delle differenze di età, approccio alla tecnologia e familiarità con gli strumenti digitali.

Caratteristiche Comportamentali e Stili di Apprendimento

Per i nativi digitali questa routine è parte integrante della vita fin dalla nascita o quasi. Essere un nativo digitale significa appartenere a una generazione cresciuta nell’era digitale, con una familiarità intrinseca con la tecnologia, Internet e i social media. Come spiega Paolo Ferri, docente di Nuovi media e tecnologie didattiche presso l'Università di Milano - Bicocca e autore del libro "Nativi Digitali", questi giovani "sono nati in una società multi schermo e interagiscono con molti di questi monitor interattivi fin dalla tenera età". L'esempio della bambina che usa lo smartphone è lampante: è in grado di svolgere quest'attività perché è riuscita ad accedere per prove ed errori a un gioco e utilizzarlo, ricordandosi poi la procedura per accedervi nuovamente.

La familiarità dei Millennials nativi digitali con la tecnologia di ogni grado e livello ha contribuito a creare in loro una sorta di parallelismo integrato tra ciò che è reale e ciò che è virtuale. In rete e con la rete tutto avviene in multitasking, ci si abitua a fare diverse cose insieme in un approccio cooperativo e libero. Una delle caratteristiche più distintive dei nativi digitali è l’uso intensivo dei social media. Inoltre, la capacità di gestire più fonti di informazione contemporaneamente e la preferenza per le interazioni rapide e visive sono tratti distintivi delle loro abitudini online.

Questo multitasking frenetico, che è possibile osservare quotidianamente in giro per le città o sui mezzi pubblici, inciderebbe sull'attenzione selettiva e sulla memoria associativa a lungo termine. Ciò significa che i nativi digitali si distraggono più facilmente, poiché non riescono a tenere un alto livello di concentrazione a lungo. Tuttavia, secondo la testimonianza di una ragazzina americana riportata dal sito techlearning.com (15.09.2005), per i nativi digitali non è un problema essere multitasking e non riscontrano difficoltà di attenzione ai lavori che stanno svolgendo simultaneamente: "se sto svolgendo un compito approfondito a casa, posso sostenere una conversazione con gli amici e leggere un articolo impegnativo. Posso saltare da una cosa all'altra molto facilmente. Molti bambini/ragazzini lo fanno."

La definizione di nativi digitali non tiene conto ovviamente solo dell’epoca di nascita, ma anche del particolare clima educativo in cui i giovani nati nell’ultima decade sono vissuti. I nativi digitali ragionano in modo diverso. Internet è per loro un "bisogno generazionale", fa parte di quelle esigenze quotidiane necessarie come qualunque altra attività vitale.

I NATIVI DIGITALI, tecnologia e ragazzi #GALELIVE con SAVE THE CHILDREN

Dalla Generazione Z ai "Data-Native": Nuove Consapevolezze e Potenziale

La Generazione Z, che comprende le ragazze e i ragazzi nati dopo il 1997, rappresenta un'evoluzione dei nativi digitali. La consapevolezza di questa generazione circa le potenzialità delle tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, è decisamente maggiore di quanto si possa immaginare. Mentre i nativi digitali (la generazione precedente, quella dei Millennials) utilizzano in modo naturale le app dei brand, la Gen Z si aspetta che il mondo che li circonda sia “intelligente” e che si adatti perfettamente a loro, ai loro gusti, alle loro esigenze o aspettative.

La Generazione Z è la prima generazione di nativi dei dati, ma è anche la generazione più diversificata ed istruita che abbiamo mai visto. Chiunque abbia una figlia, un nipote, dei vicini di casa in età scolare può verificarlo abbastanza facilmente: la Generazione Z è informata sull’esistenza dell'intelligenza artificiale e consapevole del fatto che è parte del vivere quotidiano. Si tratta di una evoluzione che non possiamo ignorare. La Gen Z si diffonde nella società, la tecnologia anche. Ed entrambe crescono velocemente. Basta vederlo nel comportamento stesso delle ragazze e dei ragazzi di questa nuova generazione: sanno che servono i dati e sanno cosa poter chiedere e pretendere dalla tecnologia.

Recentemente, confrontandosi sull’intelligenza artificiale con gruppi di ragazzi delle scuole medie e superiori, è emerso che raccontare che l’IA non è magia, ma richiede diverse competenze multidisciplinari (studio dell’intelligenza biologica, informatica e matematica), trova istantaneamente forma e sostanza nella loro mente. Questo probabilmente è uno degli effetti positivi della digitalizzazione e dei social network: le nuove generazioni hanno una propensione innata non solo al lavoro di squadra, ma anche alla condivisione, alla contaminazione, alla fusione di informazioni, idee, progetti. Sono nati, o comunque stanno crescendo, con i dati, gli algoritmi e l'intelligenza artificiale tutt’intorno, nella vita quotidiana. Con una naturalezza invidiabile - e anche grazie alla loro capacità di imparare e co-creare - inventano modi nuovi di capitalizzare questi strumenti. Mentre gli adulti spesso tentano di ricreare artificialmente e digitalmente cose e sistemi a cui sono abituati nel mondo fisico, i ragazzi e le ragazze - nativi digitali, anzi nativi dei dati, e phygitalmente connessi - sanno andare oltre, far leva su tutte le potenzialità del digitale e concepire un modo e un mondo nuovo. Questo gruppo, che include i Millennial e la Gen Z, non solo utilizza la tecnologia per la comunicazione e l’intrattenimento, ma la vede anche come una parte integrante della propria identità.

Il Paradosso delle Competenze Digitali: "Falsi Nativi" e Rischi

Purtroppo il tempo ha dimostrato che la visione iniziale delle innate competenze dei nativi digitali non è sempre corretta. Sono emersi grossi preconcetti insiti nella generazione antecedente, che in un bambino che tocca un display ha visto l’improvvisa accelerazione di una generazione che non avrebbe dovuto faticare per comprendere le dinamiche basilari dei dispositivi dell’era odierna. Di questo problema ne pagheranno le spese soprattutto gli stessi “nativi digitali”, sedotti dalla tecnologia e abbandonati al proprio destino da genitori e maestri.

Con dati verificati da studi del settore che dimostrano lo stato imbarazzante in cui versa questa generazione, si può affermare con assoluta certezza e trasparenza che le nuove generazioni stanno vivendo oggi, e sempre di più nel prossimo futuro, il profondo e pericolosissimo paradosso di non avere le necessarie competenze digitali, ma al tempo stesso credere di averle. Ad esempio, un report indica che il 42% degli studenti non è sufficientemente consapevole dei rischi di una connessione Wi-Fi, il 40% non protegge l’accesso ai propri telefoni e il 50% mai o raramente controlla le autorizzazioni che le applicazioni richiedono prima dell’installazione.

C’è anche il problema dello stile passivo con cui i giovani, preadolescenti e bambini vivono mentre usano la tecnologia. Mentre le ‘vecchie postazioni desktop’ richiedevano uno strumento che appariva difficile da usare, complicato e spesso poco user-friendly, successivamente si è puntato a nascondere la complessità della tecnologia offrendo al pubblico qualcosa di bello da vedere e apparentemente semplice da utilizzare. Coloro che appartengono alla generazione precedente (quella dei nati dal ’70-’80) ai nativi digitali, hanno vissuto un momento irripetibile dell’era informatica, avendo avuto il tempo di metabolizzare e capire alcuni processi che la tecnologia stava introducendo, e in un certo senso conoscevano le regole e le rispettavano. Dal confronto emerge un concetto fondamentale: i ‘nativi digitali’ e quindi i nostri figli non sono poi così bravi ad usare la tecnologia.

La generazione che sta nascendo oggi è, in molti casi, una generazione di falsi nativi digitali, senza alcuna competenza informatica reale. Un moderno Youtuber, per esempio, non è necessariamente un ingegnere. L'evoluzione della tecnologia in forme sempre più user-friendly non permette ai nativi digitali di avere le possibilità che hanno avuto gli immigrati digitali, i quali erano obbligati ad imparare, a trovare soluzioni per far funzionare e per migliorare qualunque cosa informatica e tecnologica. I nativi digitali crescono senza saper smontare, vedere, “smanettare”, scoprire, testare, essere hacker, inteso nel senso positivo del termine.

Intorno alla nuova generazione di nativi digitali si sta costruendo, giorno dopo giorno, prodotto dopo prodotto, app dopo app, un mondo virtuale chiuso e gestito da altri, dal quale diventa sempre più difficile uscire per diventare competenti, per comprendere le dinamiche di questo mondo. E in questo contesto, pensare di trasformare un adolescente nativo digitale in un vero informatico comprando un tablet o uno smartphone è errato. La crescita informatica delle nuove generazioni non va lasciata al caso. Sebbene i nativi digitali siano cresciuti circondati dalla tecnologia, ciò non si traduce automaticamente in competenze tecniche avanzate.

Infografica che illustra le percentuali di scarsa consapevolezza digitale tra gli studenti.

Implicazioni per l'Educazione e i Sistemi Formativi

Questo cambiamento nel modo di imparare ci mette di fronte a una nuova realtà: questa nuova generazione apprende in modo diverso. C'è bisogno di differenti sistemi educativi poiché la D-generation ragiona e apprende in modi molto diversi da quelli tradizionali da sempre utilizzati. Le scuole e i sistemi educativi tradizionali adottati finora non sono più perfettamente idonei. Come spiega Ferri in un'intervista per "Il Sole 24 Ore", i nativi digitali non apprendono nello stesso modo in cui facevano le generazioni precedenti: "Se per noi imparare significava leggere-studiare-ripetere, per i bambini cresciuti con i videogames vuol dire innanzitutto risolvere i problemi in maniera attiva, [...], sono abituati a vedere la risoluzione di compiti cognitivi come un problema pragmatico." I nativi preferiscono e apprendono meglio applicando subito, operando per prove ed errori.

Come bisogna relazionarsi con loro per far sì che l'apprendimento sia efficace? Secondo la testimonianza di un insegnante riportata dal New York Times (11.2010), "quando tutti i tuoi studenti hanno internet nelle tasche, questo cambia senza alcun dubbio il tuo modo d'insegnare." È quindi necessario adattare lo stile d'insegnamento, le aule e le lavagne alle nuove esigenze. Questo comporta ad esempio la sostituzione delle tradizionali lavagne con lavagne interattive (quelle in stile CSI per capirci), tablet per la scrittura e trasmissione immediata di testi al docente e per il controllo di esercizi sulla lavagna interattiva da parte del docente stesso.

È certo che per sfruttare al meglio le potenzialità offerte dall'utilizzo della tecnologia nelle scuole è necessario avere docenti che conoscano la tecnologia e siano disposti ad approfondire le proprie competenze, anche collaborando con i propri studenti, spesso più informati sul funzionamento di oggetti high tech. Questo significa un approccio più collaborativo e meno gerarchico per cercare di coinvolgere piacevolmente i propri alunni in attività volte alla costruzione della loro persona e quindi del loro futuro. È quindi necessario riuscire a coniugare i due aspetti: attuare un nuovo tipo di insegnamento partecipativo sfruttando le nuove tecnologie, cercando di trasmettere anche la capacità di essere pazienti per ottenere quelle cose che la tecnologia e la vita non sono in grado di fornirci all'istante.

Come sottolinea P. Ferri in "Nella mente del nativo (digitale)" (Il Sole 24 ore, 10.3.2011), "Dobbiamo perciò insegnare loro la pazienza e la fatica delle cose del mondo e soprattutto dobbiamo insegnare loro a reggere la frustrazione dell'errore e dell'attesa. E magari imparare da loro la cultura partecipativa."

Il Ruolo dei Genitori nell'Accompagnare i Figli nell'Era Digitale

Come genitori, come e cosa si può fare per vivere insieme al proprio figlio la tecnologia senza essere completamente estranei al mondo in cui il ragazzo vive? Secondo Marc Prensky, gli adulti intelligenti, migranti digitali, accettano il fatto che non conoscono, o conoscono molto poco, questo nuovo mondo in cui i ragazzi vivono e cercano di trarne vantaggio facendosi aiutare dai propri figli a integrarsi e imparare quanto c'è di nuovo. Coloro che invece sono meno flessibili spenderanno molto del loro tempo rimpiangendo quanto erano belli i vecchi tempi, restando esclusi non solo dal mondo digitale, ma anche e di conseguenza dal mondo dei propri figli, perlomeno in parte (una grossa parte).

La cosa migliore resta quella di cercare di insegnare a vivere, trasmettere le proprie conoscenze, ma rendendosi partecipi di quelle che i figli possono fornirci e, a volte, essere noi stessi apprendisti e non solo maestri di vita. Secondo la Dott.ssa Prooday, lo stato emotivo dei bambini è spesso influenzato dalla mancanza di presenza familiare e un uso sbilanciato della tecnologia. Alla base di questi problemi emotivi c’è l’assenza della famiglia che da sempre è un sostegno e un baluardo per la crescita ed educazione di un bambino. È fondamentale offrire ai propri figli uno stile di vita equilibrato.

Almeno una volta al giorno, pranzare o cenare con la propria famiglia e ‘silenziare’ la tecnologia. Uno dei più grandi errori che si commette è utilizzare gli strumenti tecnologici come oggetti per combattere la noia. I genitori dovrebbero diventare l’allenatore emotivo dei propri figli. Credere che i nostri figli siano al sicuro in cameretta con il loro giocattolo tecnologico, piuttosto che lasciarli andare in piazza con gli amici, è la cosa più sbagliata. Sebbene le tecnologie digitali offrano nuove modalità di comunicazione, non sostituiscono il valore delle esperienze dirette e personali.

Illustrazione di una famiglia che cena insieme senza dispositivi digitali, enfatizzando l'importanza della connessione umana.

I Nativi Digitali e il Mondo del Lavoro

Anche il mondo del lavoro sta lentamente andando incontro a una rivoluzione di tipo tecnologico e la maggior parte della Millennial Generation, uomini e donne, sa benissimo come trovare opportunità online (ormai è quella la corsia preferenziale per chi invia curriculum), anche in tempo di crisi. Sanno ricercare su Google gli annunci di posizioni vacanti, imparare nuovi mestieri facendo videocorsi in streaming, fare formazione seguendo lezioni in e-learning o, addirittura, essere assunti sostenendo un colloquio. Con le tecnologie digitali i lavori si sono moltiplicati, ne sono nati di nuovi che richiedono capacità diverse rispetto a quelli tradizionali, e quelli "vecchi" sono stati stravolti.

Un immigrato digitale non saprebbe come muoversi nei nuovi settori, non saprebbe da dove cominciare, mentre un Millennial sa benissimo quali sono le opportunità digitali del nuovo millennio e come guadagnare con vlog, blog, e-shop, siti web e molto altro. Totalmente diversa rispetto ai nativi digitali è anche la concezione del mondo, dei suoi confini e delle distanze. Ragazzi di cultura diversa, appartenenti a paesi con sviluppo economico diverso, si interfacciano in pochi secondi tramite la condivisione di immagini, esperienze e obiettivi, instaurando relazioni che fino a qualche anno fa erano impensabili.

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