Il Furto delle Reliquie di Sant'Antonio: Un Caso tra Fede e Criminalità

Sant'Antonio di Padova, sebbene il suo vero nome fosse Fernando Martins de Bulho͂es e fosse di origine portoghese, nato a Lisbona nel 1195, è universalmente riconosciuto e venerato per la sua vita e i suoi miracoli. Morì a Padova il 13 giugno 1231, e la città divenne il fulcro del suo culto.

Antonio è considerato il santo più miracoloso e viene invocato anche per ritrovare gli oggetti perduti. La sua figura è così imponente che fin dal giorno dei suoi funerali la sua tomba divenne meta di ininterrotti pellegrinaggi. Le sue reliquie, simbolo tangibile della sua santità, sono oggetto di profonda venerazione.

Durante la ricognizione dei suoi resti, avvenuta oltre trent'anni dopo la sua morte, si scoprì che la sua lingua era ancora intatta e rosea, come quella di una persona viva. Questa è considerata la parte più significativa del suo corpo, strumento della sua eloquente e miracolosa parola. Essa è custodita nella Cappella delle Reliquie, o del Tesoro, della Basilica di Padova, all'interno di un prezioso reliquiario d'argento dorato. In questa stessa cappella è conservato anche il suo mento, racchiuso in un reliquiario a forma di busto del 1349, oggetto di un clamoroso furto nel 1991.

Il Clamoroso Furto del Mento di Sant'Antonio (1991)

Il 10 ottobre 1991, alle ore 18.20, un evento scosse profondamente Padova e l'intera comunità dei devoti di Sant'Antonio. Tre banditi armati e con il volto coperto da passamontagna fecero irruzione nella Basilica di Sant'Antonio, seminando il panico tra i fedeli presenti e una guardia, che furono immobilizzati sotto la minaccia delle armi. L'obiettivo della rapina sacrilega fu il Mento del Santo. I malviventi si diedero alla fuga a bordo di un'auto guidata da un quarto complice. Questo episodio di cronaca ha anche ispirato il film "La lingua del santo".

Foto della Basilica di Sant'Antonio di Padova o dei suoi interni

Il Mandante: Felice Maniero e la Mala del Brenta

La verità sugli autori e sui mandanti di questa rapina, giudicata da subito anomala, emerse molto tempo dopo. La firma, inattesa, fu quella della mala del Brenta, e il mandante era il suo boss, Felice Maniero, noto anche come "Faccia d'Angelo".

Lo scopo del furto era l'estorsione: la reliquia sarebbe stata usata come oggetto di scambio per costringere lo Stato a scendere a patti. Maniero chiedeva la liberazione del cugino Giulio e la revoca della misura di sorveglianza a suo carico. Fu lo stesso boss, Felice Maniero, a confermarlo in un'intervista esclusiva rilasciata al Messaggero di Sant'Antonio, motivata dal desiderio di «poter riparare, anche solo per la miliardesima parte, al dispiacere che ho provocato ai fedeli».

L'Errore nella Scelta della Reliquia

Nella sua ricostruzione, Maniero rivelò alcuni particolari inediti. «Io avevo ordinato di prendere la Lingua di sant’Antonio, molto più “sostanziale” per lo scambio - raccontò l’ex boss della mala del Brenta -. Invece, quegli zucconi mi arrivarono con il Mento».

Maniero aggiunse: «A loro non dissi nulla. Dentro di me, però, feci questo pensiero: per prendere la reliquia sbagliata, di sicuro devono aver ritenuto, come tutti noi, che la lingua fosse dentro la bocca». La lingua era, infatti, la reliquia considerata più preziosa per la venerazione dei fedeli. Negli intenti, e poi nei fatti, quell'azione ebbe il risalto e l’eco voluti.

Documentario Felice Maniero e la Mala del Brenta

Il Ritrovamento e le Versioni Contraddittorie

La reliquia venne ritrovata settantuno giorni dopo, il 20 dicembre 1991. Ufficialmente, il ritrovamento avvenne «a Roma, vicino all’aeroporto di Fiumicino», dove avrebbe dovuto essere spedita in Sudamerica. A pochi giorni dal Natale, la reliquia tornò a casa, e l'intera Padova fu in festa, con le campane che suonarono a gioia per tutta la città.

Tuttavia, le cronache dell'epoca offrirono ben altra ricostruzione. In particolare, uno scoop del Mattino di Padova, ad opera del giornalista Antonio Scura, dimostrò che la versione ufficiale del ritrovamento era falsa. La reliquia, in realtà, non si era mai allontanata troppo dalla città. Venne ritrovata sigillata e sepolta lungo le rive del Brenta, e poi fatta rinvenire in un cassonetto dei rifiuti a Ponte di Brenta, nella periferia nord-est di Padova. La notizia dell'ANSA sul ritrovamento a Fiumicino si rivelò una messinscena che aggiunse un'ulteriore brutta figura alla vicenda.

Leggende popolari narrano che una forza misteriosa impedì ai banditi di portare fuori dal territorio della città il prezioso reliquiario. Si dice che l'auto fosse entrata in avaria e che una "misteriosa voce" intimasse ai quattro malviventi di non compiere il crimine e di riportare a Padova il suo tesoro più prezioso.

Reazioni e Consequenze

La notizia del furto suscitò grande clamore a livello internazionale, tanto che anche il Times di Londra ne parlò nell'edizione del 28 ottobre 1991. Numerosi appelli furono lanciati dai frati della Basilica e dall’allora rettore padre Olindo Baldassa. Anche il Santo Padre espresse la sua vicinanza al mondo antoniano attraverso le parole del delegato pontificio Mons. Marcello Costalunga.

Felice Maniero, dopo il clamore della vicenda, cambiò vita. Si pentì nel 1995, collaborò con la polizia per smantellare il suo stesso clan e scontò la sua pena. Dal 2010 era un uomo libero, vivendo in una località segreta con una nuova identità. Tuttavia, in anni recenti, il boss è stato nuovamente condannato a quattro anni di carcere per maltrattamenti gravi alla sua compagna, un fatto che ne ha segnato ulteriormente la complessa parabola esistenziale.

Il Fenomeno dei Furti di Reliquie: Un Contesto più Ampio

Il furto del mento di Sant'Antonio non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di sottrazione di reliquie, i cui motivi sono i più disparati. A volte le reliquie finiscono nei mercati online, dove il traffico è incredibilmente fiorente nonostante i divieti, sebbene la maggior parte siano false. Altre volte vengono usate come forma di ricatto, come nel caso di Maniero.

Tra i casi di una certa rilevanza avvenuti dagli anni Ottanta del secolo scorso, si ricordano:

  • Nel 1981, a Venezia, furono trafugate le spoglie di Santa Lucia.
  • Nel 1983, a Cosenza, scomparve un dente di San Francesco di Paola.
  • Nel 1999, a Cortona, fu trafugato un pezzo di saio di San Francesco.
  • Più recentemente, si è verificato il furto della teca d'oro massiccio contenente una reliquia di Sant'Antonio da una chiesa dei frati di viale della Rimembranza a Novi Ligure. I malviventi, probabilmente ben a conoscenza della chiesa e dei suoi orari, agirono velocissimi, infrangendo il cristallo della cassa. Purtroppo, il prezioso contenitore con la reliquia del Santo difficilmente farà ritorno a Novi.

Il commercio di reliquie su piattaforme come eBay, specialmente quelle di Padre Pio, è molto richiesto, contravvenendo al Codice di Diritto Canonico che ne proibisce esplicitamente la vendita. Affinché una reliquia sia considerata autentica, deve essere munita di una bolla di autentica firmata dal vescovo, e il reliquiario deve presentare un bollo in ceralacca con opportuno sigillo, caratteristiche che quelle vendute online quasi mai possiedono.

Ciò che viene colpita con il furto delle reliquie è la devozione sincera di tantissimi fedeli. Come sottolinearono i salesiani quando fu rubato il cervello di don Bosco, possono portare via una reliquia, ma nessuno potrà mai portare via il Santo dai cuori dei fedeli.

Sant'Antonio e le Sue Reliquie: Simbolo di Fede e Tradizione

La Basilica di Sant'Antonio a Padova ospita diverse importanti reliquie del Santo, oltre alla lingua e al mento. Nella Cappella delle Reliquie sono esposti, in apposite teche:

  • Il radio di Sant’Antonio, ex-voto per la guarigione di Vittorio Amedeo di Savoia, in un reliquiario del 1672.
  • Un macigno che serviva al santo da guanciale.
  • Un reliquiario con la cute della testa e un altro frammento in un reliquiario a tempietto del 1433.
  • Il cilicio.
  • Un lembo della tonaca.
  • Un dito, contenuto in un ostensorio.
  • I capelli.
Reliquiario della lingua o del mento di Sant'Antonio

Il resto del corpo, insieme alle ceneri e all'abito, è in gran parte custodito in un'arca di vetro nella Cappella dell'Arca, all'interno della stessa Basilica. Altre reliquie di Sant'Antonio si trovano in diversi luoghi, come a Zugliano (VI) o Afragola (NA).

Le reliquie, soprattutto quelle di Sant'Antonio, rappresentano un ponte tra il terreno e il divino, un legame con la storia e la fede, capaci di suscitare devozione e, talvolta, di attrarre l'attenzione di chi intende sfruttarne il valore simbolico per fini puramente materiali. La vicenda del furto del mento di Sant'Antonio rimane un esempio emblematico di come la sacralità possa incrociarsi con la cronaca nera, lasciando un'impronta indelebile nella memoria collettiva.

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