La Fraternità, l'Evangelii Gaudium e la Terra Santa: Un Percorso di Fede e Testimonianza

La testimonianza del Regno di Dio, predicato e incarnato da Cristo, costituisce l’essenza profonda della Chiesa (cfr. Lumen Gentium, nn. 3 e 5). Questa consapevolezza emerge come radicata e diffusa nell’ampia dialettica sinodale. Si esprime un rammarico ricorrente per le occasioni in cui la Chiesa non riesce a rendere trasparente il nucleo di tale testimonianza.

Nelle parole di Papa Francesco: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti” (Evangelii Gaudium, n. 164). La prima parola del cristianesimo dovrebbe risuonare come eco di questa incondizionata prossimità di Dio in Cristo, non solo come contenuto della missione, ma soprattutto come stile, di cui Gesù è stato un maestro insuperabile.

Si avverte un forte desiderio da parte dei battezzati di partecipare a questo slancio testimoniale della Chiesa, ma anche il desiderio che esso sia improntato anzitutto ad una vicinanza con tutti. Nella vita delle nostre comunità, dovrebbe predominare un unico desiderio: che tutti possano conoscere Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria; per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli (VMPC, p.4).

La Testimonianza del Regno di Dio e la Fraternità Evangelica

L'Amore Fraterno come Dimensione Costitutiva

Già nei primi tempi della Chiesa, la missione si concretizzava componendo una pluralità di esperienze e situazioni, di doni e ministeri, che Paolo nella lettera ai Romani presenta come una trama di fraternità per il Signore e il Vangelo (cfr Rm 16,1-16). La Chiesa non si realizza se non nell’unità della missione. Questa unità deve farsi visibile anche in rapporti di fraternità in comunione. Ciò significa realizzare gesti di visibile convergenza, all’interno di percorsi costruiti insieme, poiché la Chiesa non è la scelta di singoli individui ma un dono dall’alto, in una pluralità di carismi e nell’unità della missione.

Il legame indissolubile tra l’accoglienza dell’annuncio salvifico e un effettivo amore fraterno è espresso in alcuni testi della Scrittura che è bene considerare e meditare attentamente. Si tratta di un messaggio a cui spesso ci abituiamo, lo ripetiamo quasi meccanicamente, senza però assicurarci che abbia una reale incidenza nella nostra vita e nelle nostre comunità. Quanto sia pericolosa e dannosa questa assuefazione che ci porta a perdere la meraviglia, il fascino, l’entusiasmo di vivere il Vangelo della fraternità e della giustizia!

Il Fratello come Prolungamento dell'Incarnazione

La Parola di Dio insegna che nel fratello si trova il permanente prolungamento dell’Incarnazione per ognuno di noi: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Quanto facciamo per gli altri ha una dimensione trascendente: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi” (Mt 7,2); e risponde alla misericordia divina verso di noi: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato […] Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,36-38).

Ciò che esprimono questi testi è l’assoluta priorità dell’“uscita da sé verso il fratello” come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale e come il segno più chiaro per fare discernimento sul cammino di crescita spirituale in risposta alla donazione assolutamente gratuita di Dio. Per questo motivo, “anche il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza” (Evangelii Gaudium, 179). Come la Chiesa è missionaria per natura, così sgorga inevitabilmente da tale natura la carità effettiva per il prossimo, la compassione che comprende, assiste e promuove.

A conferma di ciò, gli Atti degli Apostoli descrivono la vita della prima comunità cristiana come un esempio di questa fraternità e unità:

  • “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.” (At 2,42-47).

Inoltre, la Scrittura ci ricorda la diversità dei carismi e l'importanza della carità:

  • “Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? Desiderate invece intensamente i carismi più grandi.” (1 Cor 12,27-31).
  • “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di esse è la carità.” (1 Cor 13,4-8,12-13).
illustrazione della Chiesa come popolo in cammino, con diversità di doni e ministeri

La Chiesa: Popolo di Dio Universale e Missionario

Dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium (13) apprendiamo che tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l’intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). A questo scopo Dio mandò il Figlio suo, al quale conferì il dominio di tutte le cose (cfr. Eb 1,2), perché fosse maestro, re e sacerdote di tutti, capo del nuovo e universale popolo dei figli di Dio. Per questo infine Dio mandò lo Spirito del Figlio suo, Signore e vivificatore, il quale per tutta la Chiesa e per tutti e singoli i credenti è principio di associazione e di unità, nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.

In tutte quindi le nazioni della terra è radicato un solo popolo di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo regno non terreno ma celeste. Tutti i fedeli sparsi per il mondo sono in comunione con gli altri nello Spirito Santo, e così «chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra». Siccome dunque il regno di Cristo non è di questo mondo (cfr. Gv 18,36), la Chiesa, cioè il popolo di Dio, introducendo questo regno nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutte le ricchezze, le risorse e le forme di vita dei popoli in ciò che esse hanno di buono e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva. Essa si ricorda infatti di dover far opera di raccolta con quel Re, al quale sono state date in eredità le genti (cfr. Sal 2,8), e nella cui città queste portano i loro doni e offerte (cfr. Sal 71 (72),10; Is 60,4-7).

In virtù di questa cattolicità, le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescano per uno scambio mutuo universale e per uno sforzo comune verso la pienezza nell’unità. Ne consegue che il popolo di Dio non solo si raccoglie da diversi popoli, ma nel suo stesso interno si compone di funzioni diverse. Poiché fra i suoi membri c’è diversità sia per ufficio, essendo alcuni impegnati nel sacro ministero per il bene dei loro fratelli, sia per la condizione e modo di vita, dato che molti nello stato religioso, tendendo alla santità per una via più stretta, sono un esempio stimolante per i loro fratelli. Così pure esistono legittimamente in seno alla comunione della Chiesa, le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale di carità, tutela le varietà legittime e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non pregiudichi l’unità, ma piuttosto la serva. E infine ne derivano, tra le diverse parti della Chiesa, vincoli di intima comunione circa i tesori spirituali, gli operai apostolici e le risorse materiali.

La Mistica della Fraternità nell'Incontro Quotidiano

La nuova Gerusalemme, la Città santa (cfr Ap 21,2-4), è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. È interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città. Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata.

Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene.

L’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone. Molti tentano di fuggire dagli altri verso un comodo privato, o verso il circolo ristretto dei più intimi, e rinunciano al realismo della dimensione sociale del Vangelo. Perché, così come alcuni vorrebbero un Cristo puramente spirituale, senza carne e senza croce, si pretendono anche relazioni interpersonali solo mediate da apparecchi sofisticati, da schermi e sistemi che si possano accendere e spegnere a comando. Nel frattempo, il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri.

Una sfida importante è mostrare che la soluzione non consisterà mai nel fuggire da una relazione personale e impegnata con Dio, che al tempo stesso ci impegni con gli altri. Questo è ciò che accade oggi quando i credenti fanno in modo di nascondersi e togliersi dalla vista degli altri, e quando sottilmente scappano da un luogo all’altro o da un compito all’altro, senza creare vincoli profondi e stabili: «Imaginatio locorum et mutatio multos fefellit». È un falso rimedio che fa ammalare il cuore e a volte il corpo.

È necessario aiutare a riconoscere che l’unica via consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri con l’atteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori. Meglio ancora, si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste. Lì sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, è una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio, che sa aprire il cuore all’amore divino per cercare la felicità degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un «piccolo gregge» (Lc12,32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cfr Mt5,13-16).

L’evangelizzazione è compito della Chiesa. Ma questo soggetto dell’evangelizzazione è ben più di una istituzione organica e gerarchica, poiché anzitutto è un popolo in cammino verso Dio. Si tratta certamente di un mistero che affonda le sue radici nella Trinità, ma che ha la sua concretezza storica in un popolo pellegrino ed evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione istituzionale.

La salvezza che Dio ci offre è opera della sua misericordia. Non esiste azione umana, per buona che possa essere, che ci faccia meritare un dono così grande. Dio, per pura grazia, ci attrae per unirci a Sé. Egli invia il suo Spirito nei nostri cuori per farci suoi figli, per trasformarci e per renderci capaci di rispondere con la nostra vita al suo amore. La Chiesa è inviata da Gesù Cristo come sacramento della salvezza offerta da Dio. Essa, mediante la sua azione evangelizzatrice, collabora come strumento della grazia divina che opera incessantemente al di là di ogni possibile supervisione. Questa salvezza, che Dio realizza e che la Chiesa gioiosamente annuncia, è per tutti, e Dio ha dato origine a una via per unirsi a ciascuno degli esseri umani di tutti i tempi. Ha scelto di convocarli come popolo e non come esseri isolati. Nessuno si salva da solo, cioè né come individuo isolato né con le sue proprie forze. Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunità umana. Questo popolo che Dio si è scelto e convocato è la Chiesa. Gesù non dice agli Apostoli di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di élite. Gesù dice: «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19). San Paolo afferma che nel popolo di Dio, nella Chiesa «non c’è Giudeo né Greco… perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Mi piacerebbe dire a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa, a quelli che sono timorosi e agli indifferenti: il Signore chiama anche te ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore! Essere Chiesa significa essere Popolo di Dio, in accordo con il grande progetto d’amore del Padre. Questo implica essere il fermento di Dio in mezzo all’umanità. Vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo.

La Terra Santa: Il "Quinto Vangelo" e l'Impegno Francescano

La Terra Santa è il cuore pulsante del cristianesimo: terra di Gesù, dei profeti e degli apostoli. Dal 1217, i Frati Minori sono custodi di questi luoghi santi, portando avanti una missione di fede, dialogo e pace in una regione ricca di storia, ma anche segnata da profonde tensioni. Ogni luogo rappresenta un tassello importante nella storia della salvezza e nel cammino della Chiesa.

Lo Studium Biblicum Franciscanum e la Parola

Il Corso di Aggiornamento Biblico-Teologico, organizzato dallo Studium Biblicum Franciscanum, è giunto, con quest’anno, alla sua 39esima edizione. Di solito ci si occupa di un documento di chiesa, un documento papale. Il corso si è svolto nel Convento di San Salvatore nell'Auditorium “Immacolata”, per tre giorni dal 22 al 25 aprile.

Il Giovedì 24 aprile è stato dedicato alla Memoria del Pellegrinaggio di Paolo VI in Terra Santa, con il tema “Il pellegrinaggio di Paolo VI in Terra Santa a 50 anni di distanza” e “Il pellegrinaggio di Paolo VI vissuto e raccontato dai ‘frati della corda’”. A tal riguardo, si è parlato delle impressioni delle persone che hanno incontrato Paolo VI nel pellegrinaggio di 50 anni fa, in particolare i frati nei luoghi visitati, che hanno raccontato le cronache minori della preparazione alla sua visita, il momento e le buone impressioni che ha lasciato.

Questa iniziativa segue una tradizione lunga da decenni, avviata ancora da padre Bagatti, nei primi corsi. Ciò offre l’opportunità di aiutare i partecipanti al corso ad approfondire le Scritture con il contesto archeologico e geografico. Nelle parole di padre Pazzini: “L’SBF intende continuare questa tradizione dei suoi padri fondatori almeno fino a quando si avvertirà che in Gerusalemme c’è sete della Parola.”

immagine dello Studium Biblicum Franciscanum a Gerusalemme, con frati o studenti

Papa Francesco e l'Appello alla Fraternità dalla Terra Santa

Papa Francesco ha ricevuto la Delegazione della Custodia di Terra Santa, guidata dal custode Padre Patton, in occasione del Centenario della rivista “La Terra Santa”. Nel suo discorso, pronunciato seduto, il Santo Padre ha ricordato che “la comunicazione, in tempo di reti sociali, deve aiutare a costruire comunità, meglio ancora, fraternità”.

Rivolgendosi ai presenti, Papa Francesco ha salutato e ringraziato il Custode di Terra Santa, Padre Francesco Patton, O.F.M., per le sue parole di introduzione. Ha esteso il saluto e la riconoscenza a tutti coloro che lavorano nella redazione della rivista nelle diverse edizioni linguistiche e per le Edizioni Terra Santa, come pure a coloro che si occupano dei siti web e dei social media e a tutti i collaboratori del Christian Media Center. Far conoscere la Terra Santa vuol dire trasmettere il “Quinto Vangelo”, cioè l’ambiente storico e geografico in cui la Parola di Dio si è rivelata e poi fatta carne in Gesù di Nazaret, per noi e per la nostra salvezza.

Papa Francesco ha incoraggiato a raccontare la fraternità possibile: quella tra i cristiani di Chiese e confessioni purtroppo ancora separate, ma che in Terra Santa sono spesso già vicine all’unità. Ha sollecitato a raccontare la fraternità ecclesiale che si apre ai migranti, agli sfollati e ai rifugiati, per restituire loro la dignità di cui sono stati privati quando hanno dovuto lasciare la loro patria in cerca di un futuro per sé e per i figli. Ha ringraziato i comunicatori perché, per raccontare la Terra Santa, si sforzano di incontrare le persone dove e come sono, presentando le storie di bene, quelle di resistenza attiva al male della guerra, quelle di riconciliazione, quelle di restituzione della dignità ai bambini derubati della loro infanzia, quelle dei rifugiati con le loro tragedie ma anche con i loro sogni e le loro speranze. Ha riconosciuto il loro impegno, affermando: “non avete risparmiato le suole delle scarpe, e so che non le risparmierete neanche in futuro, per poter raccontare tutto questo”.

Infatti, nel comunicare una determinata realtà, nulla può completamente sostituire l’esperienza personale, il vivere lì. L’attrattiva di Gesù dipendeva dalla verità della sua predicazione, ma l’efficacia di ciò che diceva era inscindibile dal suo sguardo, dai suoi atteggiamenti e persino dai suoi silenzi. I discepoli non solamente ascoltavano le sue parole, lo guardavano parlare. Infatti, in Lui - il Verbo incarnato - la Parola si è fatta Volto, il Dio invisibile si è lasciato vedere, sentire e toccare.

Cari comunicatori della Custodia di Terra Santa, voi siete chiamati a far conoscere quello che il Sinodo sulla Parola di Dio e poi Papa Benedetto XVI hanno chiamato “il Quinto Vangelo”, cioè quella Terra in cui la storia e la geografia della salvezza si incontrano e permettono di fare una lettura nuova del testo biblico, in particolare dei testi evangelici. Lì «possiamo vedere, anzi toccare la realtà della storia che Dio ha realizzato con gli uomini. Sì, Dio è entrato in questa terra, ha agito con noi in questo mondo». Anche in questo senso, raccontando la Terra Santa, voi raccontate il “Quinto Vangelo”, quello che Dio continua a scrivere nella storia. Attraverso i mezzi di comunicazione sociale, essi possono arricchire la fede di tanti, anche di quelli che non hanno la possibilità di fare un pellegrinaggio nei luoghi santi, mediante il loro impegno professionale, svolto ogni giorno con competenza al servizio del Vangelo. Papa Francesco ha espresso la sua vicinanza alle famiglie e alle comunità cristiane della Terra Santa, ricordandole sempre nella preghiera. Ha impartito di cuore la Benedizione a tutti i presenti e agli altri collaboratori, chiedendo a sua volta una preghiera dalla Terra Santa.

I Custodi della Terra Santa: Una Tradizione Secolare

Nel 1217, l’Ordine dei Frati Minori decise di aprirsi alla missione evangelizzatrice, creando la Provincia di Terra Santa. Lo stesso San Francesco d’Assisi visitò questi luoghi tra il 1219 e il 1220, lasciando un’impronta indelebile. I Commissariati, presenti in ogni regione d’Italia e in numerosi Paesi del mondo, sono il collegamento tra la Custodia di Terra Santa e i fedeli delle comunità locali. La missione francescana in Terra Santa è portata avanti da frati provenienti da tutto il mondo, con ogni offerta, grande o piccola, capace di fare la differenza. Padre Simone Arnaldi, che oggi avrebbe 106 anni, è ricordato come “un sant’uomo” per la sua “vita in missione”, un esempio della dedizione dei frati.

frati francescani nella Custodia di Terra Santa in contesti di servizio o preghiera

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