Introduzione
Guglielmo Cortese, noto anche come Guillaume Courtois (Saint-Hippolyte 1628 - Roma 1679), fu un importante pittore francese annoverato tra gli artisti stranieri divenuti romani d’adozione. Fratello di Jacques Courtois, celebre per i suoi dipinti di battaglie, Guglielmo contribuì in modo significativo al panorama artistico del Barocco romano con la sua formazione cortonesca e le successive influenze di artisti come Maratta e Bernini.

Vita e Formazione Artistica
Guillaume Courtois nacque a Saint-Hippolyte in Borgogna nel 1628. Fu probabilmente il padre, il poco noto pittore Jean-Pierre, ad avviare alla pittura Guglielmo e i suoi fratelli Jacques e Jean-François. Ben poco si sa del periodo giovanile del Courtois, ma tutte le fonti concordano sul viaggio in Italia dei tre fratelli, iniziato intorno al 1636. Essi passarono per Milano, Bologna, Venezia, Firenze e Siena prima di giungere a Roma.
Nel 1639, giunto a Roma, Cortese studiò il barocco romano, che si trovava allora al culmine del suo sviluppo, attraverso l'opera di Giovanni Lanfranco e Andrea Sacchi. Un anno dopo, entrò nella bottega di Pietro da Cortona. Secondo il biografo Filippo Baldinucci (1624-1697), Guillaume entrò nello studio di Pietro da Cortona alla tenera età di dieci anni, tuttavia, la critica moderna è propensa a pensare a una collaborazione iniziale con il fratello.
I documenti attestano che le prime commissioni al giovane Cortese vennero da parte di Camillo Pamphili. Nel 1653 dipinse un S. Eustachio, un Buon samaritano, una S. Maria Egiziaca e un S. Agostino in quattro grandi paesaggi di G. Dughet. Nel 1654 fu pagato per alcune pitture per lo stesso committente nel palazzo di Nettuno, sebbene i documenti non specifichino i soggetti raffigurati. Intorno agli stessi anni, Cortese collaborò con il Dughet anche nella sala dei paesi in palazzo Pamphili a piazza Navona a Roma. Anche se non documentato dalle fonti, elementi stilistici e disegni preparatori inducono a ritenere opera del Cortese le erme maschili e i medaglioni con figure mitologiche dipinti a grisaille nel fregio che incornicia i paesaggi del Dughet.
Stile e Influenze
Allievo di Pietro da Cortona, Cortese subì anche l’influsso del Maratta, avvicinandosi alla corrente classicistica. Il suo stile neoclassico, influenzato anche dalla scuola bolognese, Cortese lo portò avanti nella sua opera con alcuni aspetti manieristici. Questo gruppo di opere giovanili presenta caratteristiche analoghe di "cortonismo stretto", evidenti in particolare negli affreschi di Valmontone, dove il linguaggio aereo e barocco del maestro viene ripreso nelle sue componenti essenziali.
L'interesse per i Carracci, aggiornato sul modello più dinamico del Lanfranco, si fonde con la lezione di Pietro da Cortona, compreso a fondo nel suo messaggio barocco e tradotto in un linguaggio esuberante nelle forme e nel colore che rimarrà caratteristico del Courtois. Come si può vedere, Cortese attenuò il rigoroso neoclassicismo del suo maestro a favore di un più naturalistico intendimento e di effetti più drammatici.
Il giovane Cortese fu, come sappiamo, anche abile ritrattista, manifestando sensibilità realistica e una peculiare sprezzatura espressiva, coniugando gli esempi berniniani e maratteschi. Accanto alla più evidente componente berniniana, si venne delineando in questi anni un'influenza del Maratta, l'artista che operò a Roma intorno alla metà del Seicento la fortunata fusione di classicismo e barocco. L'adesione di Cortese allo stile del Maratta, documentata dai biografi quali il Pascoli, è particolarmente evidente nella produzione grafica di quegli anni, più morbida e insistita, e nelle dolci fisionomie femminili di dipinti quali la Madonna del Rosario tra i ss. Domenico e Caterina, eseguito su commissione di G. B. Borghese nel 1666 per la chiesa di S. Carlo al Corso.
Opere Principali a Roma e Altre Commissioni
La Chiesa di San Marco Evangelista al Campidoglio
La prima commissione pubblica di una certa rilevanza fu offerta a Cortese da Pietro da Cortona, che lo indicò - unitamente al fratello Jacques - all'ambasciatore veneziano Niccolò Sagredo, intenzionato a decorare la chiesa di S. Marco a Roma, quale suo degno sostituto. Le pitture che egli eseguì per S. Marco hanno un carattere cortonesco e suscitarono l’ammirazione di Pietro da Cortona, al quale in un primo tempo erano state commissionate, ma la cui esecuzione fu in seguito rifiutata dal maestro per mancanza di tempo.
Tra il 1653 e il 1657, Cortese eseguì nella navata centrale due scene ad affresco: l’Incoronazione di S. Marco Papa (1654-1657, primo riquadro, parete sinistra) e Abdon e Sennen seppelliscono i corpi dei martiri cristiani (1654-1657, settimo riquadro, parete destra). Nel coro, realizzò le due tele laterali all'affresco del Romanelli, raffiguranti la Cattura di S. Marco e il Martirio di S. Marco (presbiterio, abside). Nella stessa chiesa dipinse anche i due affreschi laterali della cappella del Sacramento, opera del Berrettini e decorata nella parte superiore da Ciro Ferri. Qui raffigurò Aronne che raccoglie la manna e Il Sacrificio di Aronne, oggi molto danneggiati dall'umidità, ma ricostruibili attraverso numerosi studi preparatori. Nella cappella di S. Michele, gli furono attribuiti gli affreschi rappresentanti S. Atanasio martire e S. Vincenzo Levita (navata sinistra, 7ª campata), così come le due figure illeggibili nella cappella dell’Adorazione dei Magi. Il ritratto di N. Sagredo, conservato in sacrestia, è stato di recente attribuito al Cortese e costituisce un documento della sua rara attività ritrattistica.

Il Palazzo del Quirinale
Sempre all'interessamento del Berrettini, soprintendente della decorazione, si deve la committenza dell'affresco nel Palazzo del Quirinale, nella Galleria di Alessandro VII. Nel 1656-57, Cortese dipinse un affresco della Battaglia di Giosuè (anche nota come Vittoria di Giosuè sugli Amorriti), lavorando nella prolifica bottega Cortonesca. Quest'opera segnò il debutto e l'affermazione ufficiale dell'artista nel mondo pittorico romano.
La Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale
Questi progetti colpirono la nascente stella artistica di Roma, Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), che ottenne l'incarico per Courtois di dipingere affreschi in tre delle sue chiese tra il 1660 e il 1668. Tra questi incarichi ecclesiastici, si annovera la celebre pala con la Crocifissione di S. Andrea per l'altare maggiore della chiesa di Sant’Andrea al Quirinale (abside, Cappella maggiore).
Palazzo Pamphilj a Valmontone
Nel 1658-59, Camillo Pamphili lo incaricò di dipingere uno dei soffitti del suo palazzo a Valmontone, accanto a P. F. Mola, G. Dughet, G. B. Tassi e F. Cozza, che dovevano decorare quattro sale con scene relative ai quattro elementi. A Cortese fu affidata la decorazione della "stanza dell'acqua". Suddiviso lo spazio in quattro grandi riquadri, entro cornici rette da telamoni a grisaille su modello carraccesco, Cortese celebrò il Mito dell'Acqua con le scene di Proteo e le Naiadi, il Trionfo di Anfitrite e di Nettuno e Aci e Galatea.
La Cappella della Congregazione Prima Primaria (Collegio Romano)
Dopo il 1659, Cortese fu chiamato ad aiutare il fratello Jacques nella decorazione della cappella della Congregazione Prima Primaria dei gesuiti, un piccolo oratorio ricavato in una sala del Collegio Romano attiguo alla chiesa di S. Ignazio. Dopo varie questioni attributive, lo Schleier ha chiarito definitivamente la paternità delle scene raffigurate, operando una distinzione convincente fra i due fratelli, ammettendo l'intervento specialistico di Jacques nelle scene di battaglie sugli sfondi.
A Guglielmo Cortese spettano invece le scene con vittorie riportate per l'intervento della Vergine, e cioè: Eraclio sconfigge le armate di Cosroe, S. Pulcheria, il Trionfo dell'imperatore Zimisches, la Battaglia di S. Luigi re di Francia e Giuliano l'Apostata trafitto da S. Mercurio. Nella Vergine che appare a Ferdinando di Castiglia e nella Battaglia di Lepanto, Cortese eseguì con certezza le figure, mentre le scene di battaglia si devono al fratello. L'opera di Cortese comprendeva anche la decorazione dell'arco sopra l'altar maggiore con il Padre Eterno (oggi distrutto), una Gloria di angeli e i Santi gesuiti Ignazio e Francesco Saverio. L'intero ciclo fu realizzato da Cortese dopo il 1659.
La Chiesa di Santa Prassede all'Esquilino
Come già nella cappella del Sacramento in S. Marco, Cortese divise la decorazione della cappella Cesi in S. Prassede con Ciro Ferri. Mentre il Ferri affrescò le due lunette, Cortese eseguì fra il 1661 e il 1663 l'affresco della volta (Padre Eterno, S. Filippo Neri, S. Pasquale papa, S. Firminia, S. Prassede) e le due tele laterali con l'Immacolata che appare a S. Anna e S. Gioacchino e l'Adorazione dei Magi. In queste due ultime opere e nel S. Giovanni Gualberto, oggi in sacrestia, Cortese si distingue per la sua arte.
La Basilica di San Giovanni in Laterano
Sulla scia dell'influenza del Mola appare il grande affresco raffigurante la Visione di S. Ilario nella quinta cappella della navata sinistra in S. Giovanni in Laterano, databile intorno al 1660 circa. Nel gruppo della Trinità, che sovrasta la composizione, è ripresa una forte ispirazione formale dalla nota incisione del Bloemart su disegno del Mola; anche gli studi preparatori delle singole figure, realizzati a gessetti colorati su carta azzurra o avana, documentano un intenso pittoricismo desunto dal Mola.
Il Convento di Santa Maria sopra Minerva
All'incirca a questo periodo si può far risalire l'affresco raffigurante Abacuc visita Daniele nella fossa dei leoni, dipinto nel soffitto del refettorio del convento di S. Maria sopra Minerva, attribuito a G. Gemignani, ma restituito a Cortese da Graf e Schleier.
La Chiesa dell'Assunta ad Ariccia
È con la realizzazione del dipinto dell'Assunta (1660-61) per l'altare laterale di S. Tommaso da Villanova a Castelgandolfo, commissionato dalla famiglia del pontefice regnante, Alessandro VII Chigi, che inizia la collaborazione fra Cortese e G. L. Bernini. Con il grande affresco che riempie tutta l'abside della chiesa dell'Assunta ad Ariccia, e che raffigura l'Assunzione di Maria in cielo in una gloria di angeli e con gli Apostoli in basso, Cortese fa sua la componente berniniana che trionfa nella padronanza atmosferica e spaziale delle figure gigantesche. Quest'opera, realizzata fra il 1664 e il 1666 nella chiesa eretta dal Bernini per Alessandro VII, è da considerarsi la più significativa del Cortese maturo, a lungo studiata e meditata dall'artista.

La Chiesa di Sant'Agnese in Piazza Navona
L'opera più palesemente berniniana di Cortese è il dipinto raffigurante il Sangue sparso di Cristo per la chiesa romana di S. Agnese in piazza Navona, oggi disperso. Commissionatogli nel 1671, di quest'opera esistono ricevute di pagamento del 1672 e '73. Nonostante alcune contestazioni, il bozzetto ad olio di tale soggetto della collezione Giocondi Forti di Roma è ritenuto da alcuni studiosi attribuibile a Cortese e messo in rapporto con questa commissione. La scena si attiene strettamente alla celebre composizione incisa dallo Spierre, che tanta diffusione ebbe alla fine del secolo.
La Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini
Caratteri berniniani e gaulleschi contraddistinguono la Vergine col Bambino e i ss. Carlo Borromeo, Filippo Neri, Domenico e Felice, dipinto nel 1677 su commissione di Domenico Altimani nella chiesa della SS. Trinità de' Pellegrini.
La Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano
Tra le ultime attività di Cortese si annovera il Cristo in casa di Marta e Maria dipinto fra il 1678 e il '79 per l'altare maggiore di S. Marta al Collegio Romano (oggi nel convento dei SS. Quirico e Giulitta).
Altre Opere Decorative e Museali
Tra il settimo e l'ottavo decennio del Seicento, Cortese eseguì numerosi dipinti, ora sparsi in vari musei, in cui affiorano gli stessi caratteri di cortonismo vigoroso, arricchito di componenti berniniane, molesche e marattesche:
- Sacrificio di Isacco (Genova, Galleria Durazzo Pallavicino)
- Fuga in Egitto (New Haven, Yale University Gallery; ne esiste il bozzetto nella collezione Longhi di Firenze)
- Buon samaritano (Besançon, Musée des Beaux-Arts)
- Ratto di Sara (Greenville, S. C., Bob Jones University Art Gallery)
- Due Episodi dell'Eneide e Agar e Ismaele (oggi Roma, coll. Lemme)
- S. Sebastiano curato dalle pie donne (Monaco, coll. privata)
Altre opere decorative e commissioni includono:
- Decorazione delle pareti nella Cappella della Prima Primaria nel Collegio Romano.
- Decorazione del piano nobile nel Palazzo Pamphilj a Nettuno (1651-1652).
- Purificazione dell'acqua di Gerico, a destra della pala d'altare nella quarta cappella a destra (Cappella Fonseca) in San Lorenzo in Lucina (1660-1669).
- Parapetti e squinci delle finestre del Corridoio nelle Camere di Sant'Ignazio (Casa Professa dei Gesuiti, 1666-1667).
- Crocifissione nell'antisagrestia dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso.
- Decorazioni nella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio.
- La caccia al cervo e Battaglia nella Galleria Colonna (Sala dei Paesaggi).
- Combattimento tra cavalieri e Scena di battaglia nella Galleria Pallavicini.
- Opere nel Palazzo Pamphilj a Valmontone.
- Cristo con San Marta e Maddalena all'altare maggiore di San Marta al Collegio Romano.
- Battesimo di Cristo; Sant'Andrea Agonizzante; San Francesco di Paola in preghiera nella prima cappella a destra (Battistero) di Sant'Andrea delle Fratte.
- Assunzione di Maria nella Collegiata di Santa Maria Assunta ad Ariccia (1665).
BAROCCO GLOBALE – Roma al centro del mondo nel Seicento
Attività come Incisore
Al periodo giovanile risale l'attività grafica di Cortese come incisore all'acquaforte. Sicuramente sua è l'incisione Abdon e Sennen seppelliscono i martiri, che riproduce l'affresco in S. Marco. Alcune perplessità attributive sorgono riguardo alla Resurrezione di Lazzaro dal Tintoretto e a tre Scene di battaglia siglate "G. C.", nel secondo volume del "De bello Belgico" di Famiano Strada del 1647.
Eredità Artistica e Studi Recenti
Nel 1669, in occasione della canonizzazione di s. Maria Maddalena de' Pazzi e di s. Pietro d'Alcantara, Cortese ebbe l'incarico di eseguire lo stendardo raffigurante la santa per la basilica di S. Pietro in Vaticano. Questa composizione è identificabile in un dipinto conservato a Roma in collezione privata.
Un esempio significativo della riscoperta e valorizzazione dell'opera di Cortese è il dipinto Il riposo durante la fuga, un olio su tela di 91,5 x 68,5 cm, con in basso a sinistra lo stemma del conte von Wolkenstein. Acquistato nel 1697 e passato attraverso diverse collezioni nobiliari e private, questo dipinto costituisce un'importante scoperta per l'opera di questo artista del barocco romano, ancora poco studiato. Il professor Giancarlo Sestieri di Roma ha identificato il dipinto come opera importante di Cortese e lo pubblicherà in un saggio sulle nuove acquisizioni intorno all'opera dell'artista. Il primo proprietario documentato di questo dipinto apparteneva a una delle più antiche famiglie aristocratiche del Tirolo, i Wolkenstein, le cui origini risalgono all'XI secolo.
Morte e Sepoltura
Guglielmo Cortese morì a Roma il 15 giugno 1679, lasciando quali allievi gli sconosciuti Jean-Blaise Chardon e Antonio Dupré. Fu sepolto in S. Andrea delle Fratte, che era la sua parrocchia, dal momento che sin dal 1672 abitava con la moglie Felice Renzi in una casa in piazza di Spagna. Un suo ritratto, opera di ignoto del sec. XVII, è conservato all'Accademia di S. Luca a Roma.