Eremiti Carismatici e Romitori Rupestri in Sicilia

La Sicilia è stata storicamente una terra fertile per l'eremitismo, ospitando figure di frati e romitori che, con le loro vite dedicate alla spiritualità e al distacco dal mondo, hanno lasciato un'impronta indelebile nella cultura popolare e religiosa dell'isola. Tra questi, spiccano personalità carismatiche la cui esistenza, spesso vissuta in romitori rupestri, continua a ispirare e a suscitare interesse.

La Figura di Fra Giuseppe da Buscemi: L'Eremita Scultore

L'eremo di Fra’ Giuseppe, un romitorio rupestre risalente al XX secolo, si trova poco distante dall'abitato di Buscemi ed è costituito da due grotte contigue di piccole dimensioni. Dai primi anni del ‘900, questo luogo è stato la dimora abituale di un frate eremita originario di Buscemi.

Nato il 12 agosto del 1881 da una famiglia contadina, Fra Giuseppe era analfabeta poiché non potendo frequentare la scuola in gioventù, lavorò come pastore. Ancora in giovane età, decise di abbandonare la casa paterna ripudiando la vita materiale ed ogni genere di comfort, per seguire pedissequamente le regole e la dottrina francescane. Cominciò così a vivere isolato, occupando varie grotte dei monti Iblei finché non si stabilì nella grotta vicino al paese natale. Qui visse, lontano dal mondo civilizzato, incurante dell'igiene, indossando sempre lo stesso saio.

La sua vita fu costellata di episodi mistici che si diffusero nella fantasia popolare e che ne accrebbero la fama. La dottrina francescana, acquisita nella sua più pura definizione, lo condusse a un rifiuto totale per la materialità e il corpo, tanto da non curarsi mai, non provvedendo neppure all'igiene personale; per questo motivo, visse da sempre con lo stesso saio.

Intorno agli anni '30 si incamminò per il Vaticano per chiedere udienza al Papa, ma fu arrestato e di seguito rilasciato grazie a un intervento del commissario di Polizia di Cassaro. L'episodio giunse alle orecchie del Papa, che gli regalò un biglietto in treno per il ritorno in Sicilia.

Fra Giuseppe trascorreva il tempo a scolpire e trasformare le rocce affioranti in sculture o bassorilievi d’ispirazione sacra, o all'interno delle grotte che trasformava in oratorio, ancora oggi ben visibili. Continuò questa esistenza fino alla morte nel 1975. Oggi, il suo eremo è meta di visite e pellegrinaggi.

Ritratto di Fra Giuseppe da Buscemi con le sue sculture rupestri

L'Eremo di Santa Rosalia a Santo Stefano Quisquina: Storia e Leggende

A soli 4 km dal centro abitato di Santo Stefano Quisquina sorge l'Eremo di Santa Rosalia, che si allunga sul lato nord dell'antica Serra Quisquina, nel cuore di un fitto bosco naturale che la circonda. L’Eremo, insieme al Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino a Palermo, costituisce uno dei due poli dell'Itinerarium Rosaliae.

Fondazione e Sviluppo dell'Eremo

La storia dell’Eremo inizia con il ritrovamento, nel 1624, di un’epigrafe attribuita a Rosalia Sinibaldi che, secondo la tradizione, trovò dimora per ben dodici anni in una grotta della Serra, mimetizzata dalla vegetazione e difficilmente accessibile. Qui fuggì dalla vita mondana, in cerca di solitudine, di pace e soprattutto di Dio, prima di trasferirsi sul Monte Pellegrino. La grotta in cui dimorò la Santa è oggi visitabile attraversando prima uno stretto cunicolo per poi ritrovarsi un antro dove è stata posta una statua della Santa stessa.

Qualche anno dopo la costruzione della cappella, il mercante genovese Francesco Scassi venne a conoscenza della storia di Santa Rosalia e della grotta, e decise di trasferirsi in Sicilia e investire tutto il suo denaro nella costruzione dell'Eremo. Dopo avere edificato la chiesa, delle cellette, una cucina e una stalla, decise di ritirarsi e di vivere lì con altri uomini. Questi fonderanno una congregazione indipendente di frati devoti a Santa Rosalia che con il tempo diventerà del tutto autosufficiente, dotata di frantoio, granaio, calzoleria, falegnameria e quant'altro si trova all'interno dell'Eremo. La fama e la prosperità portarono all'Eremo moltissimi nuovi frati, così i Ventimiglia, Baroni di Santo Stefano Quisquina, ampliarono e arricchirono la struttura, portandola a poter ospitare fino a un centinaio di frati. Grazie all'interessamento del Principe Ventimiglia, il 25 settembre 1625 vennero ceduti agli stefanesi alcuni frammenti delle reliquie della Santa, che vennero collocate in un mezzobusto raffigurante Santa Rosalia.

Il Declino e la Figura di Frabbicè (Frate Vincenzo)

Alla fine del XIX secolo, numerosi episodi contribuirono al declino della congregazione che nel 1928 venne sciolta e i frati cacciati dalla struttura. Tuttavia, i frati rimasero all’Eremo e l'ultimo eremita noto, Frabbicè (Frate Vincenzo), morì nel 1986 all’età di 98 anni. Frabbicè era patrimonio della comunità, e incarnava alla perfezione lo spirito dei luoghi e del tempo; era una figura carismatica e mitica, che negli anni '70 si aggirava per le vie del paese a chiedere l'elemosina, seguito da una coda di ragazzini festosi. Lui si arrabbiava, fingeva di cacciarli via, ma sorrideva.

Veduta esterna dell'Eremo di Santa Rosalia a Santo Stefano Quisquina immerso nel bosco

Eventi Misteriosi e Leggende dell'Eremo

Una tradizione fa derivare il nome Quisquina dall’arabo Koschin, che significa "luogo oscuro", accezione quanto mai appropriata per indicare e definire il luogo in cui si trova l'Eremo di Santa Rosalia. La Quisquina, infatti, è un posto misterioso in cui sono accaduti, in varie epoche, tutta una serie di fatti degni della massima rilevanza.

  • Era il 1821, l'Europa in fiamme subiva i primi contraccolpi della cultura reazionaria impostasi col Congresso di Vienna, e August Schweigger, medico e naturalista tedesco, veniva trovato cadavere nel bosco che circonda il convento. A ucciderlo, a quanto pare, la sua guida, forse per derubarlo.
  • Il 9 luglio 1945, Monsignor Giovan Battista Peruzzo, vescovo di Agrigento, venne ferito con due colpi di moschetto. Il vescovo fu operato d'urgenza su un tavolaccio del refettorio da medici del paese che gli salvarono la vita. L'indagine individuò tre frati dell'Eremo quali colpevoli. Il monsignore si era permesso di allontanare un loro compagno accusato di aver eliminato una ventina di anni prima il priore del convento e minacciava di cacciare via i frati.
  • Tra il 1986 e l’87, un frate francese di passaggio chiese e ottenne di poter soggiornare all’Eremo, allora vuoto. Fu accolto dalla comunità stefanese prima con curiosità, poi con crescente rispetto per la discrezione che mostrava e per l'attaccamento alla povertà che già a quei tempi suonava mistico. A un certo punto il frate, così come era venuto, sparì e non se ne seppe più niente per alcuni mesi, fino a quando, almeno, il suo cadavere non fu trovato a Favara.

Santo Stefano Quisquina, paese del formaggio e dell’Eremo di Santa Rosalia

tags: #frate #eremita #carismatico #in #sicilia