Le Fonti Francescane ci offrono uno sguardo profondo sulla vita e lo spirito di San Francesco d'Assisi, immortalando gesti di cura e affetto che sono diventati parte integrante della sua biografia. Tra questi, spicca l'episodio di madonna Jacopa de’ Settesoli, una figura centrale che meritava l'appellativo di "Frate Jacopa" per la sua fedeltà all'Ordine.
Frate Jacopa e il "Dolce"
In punto di morte, San Francesco espresse un desiderio toccante, come riportato in diverse fonti:
- Nel Specchio di perfezione si legge: «E subito, rivolto ai suoi compagni, disse: Scrivete a madonna Jacopa de’ Settesoli, che vi mandi un panno cenerino per la tonaca, e con esso quel dolce che tante volte mi ha preparato».
- Un altro racconto narra: «Sappiate, fratelli, che madonna Jacopa de’ Settesoli, amica fedelissima del nostro Ordine, se ricevesse la notizia della mia morte, ne proverebbe un dolore immenso. Perciò scrivetele che venga qui; e ditele anche che vi porti quel dolce, che era solita prepararmi, fatto di mandorle, zucchero o miele e altre cose».
Il destino volle che, mentre uno scriveva e un altro dettava, la nobildonna giungesse alla porta con i suoi due figli e un grande seguito. Ella stessa spiegò: «Figlioli miei, mentre ero in preghiera, mi fu detto in spirito: Va’ a trovare il tuo padre, il beato Francesco. E affrettati, perché se farai tardi non lo troverai vivo. E portagli quel tale dolcetto che mi hai chiesto». Questi biscotti rappresentano un gesto di cura e affetto talmente significativo da essere immortalato nelle biografie più importanti e autorevoli di San Francesco d’Assisi.
La Genesi della Leggenda dei Tre Compagni
La Leggenda dei Tre Compagni (Legenda trium sociorum) è un testo fondamentale per la comprensione della spiritualità e delle origini dell'Ordine Francescano. Essa fornisce un resoconto dettagliato dei primi anni di Francesco e della nascita del movimento. La traduzione offerta è stata condotta sull'edizione critica curata da Th. Desbonnets, in AFH, LXVII (1974), pp. 38-147, rendendola una fonte autorevole.

La Conversione di Francesco
La vita di Francesco fu segnata da una profonda trasformazione. Dopo aver riflettuto attentamente su una rivelazione divina, egli cominciò a raccogliersi dentro di sé, cercando la volontà di Dio e la via della salvezza. Le cose che prima amava persero via via il loro fascino, e ogni giorno s'immergeva segretamente nell'orazione. La grazia divina lo aveva profondamente cambiato, spingendolo a fare largizioni spontanee e generose. Spesso, prendeva la sua camicia e la faceva avere di nascosto all'indigente per amore di Dio. Lasciò i genitori contristati per la sua partenza inconsulta, ma il Signore lo confortava in tanti modi.
Il Bacio al Lebbroso e la Rinuncia ai Beni
Francesco, pur avendo un'intensa devozione e insistendo nella preghiera affinché il Signore gli indicasse la sua vocazione, provava un'avversione profonda per i lebbrosi. Non sopportava nemmeno di avvicinarsi alle loro abitazioni. Un giorno, cavalcando nei paraggi di Assisi, incontrò sulla strada un lebbroso. Il Signore gli fece capire che incontrandolo avrebbe trovato un grande e prezioso tesoro. Superando la sua repulsione, Francesco scese da cavallo, gli si fece incontro e gli baciò la mano. Quel bacio, amaro e difficile, gli si trasformò veramente in dolcezza.
Dopo questo evento, le sue visite ai lebbrosi accrebbero la sua bontà. Si recò a Roma in pellegrinaggio dove, dopo aver mendicato, scambiò di nascosto i suoi vestiti con quelli di un accattone e chiese l'elemosina in lingua francese. Ciò che più amava mondanamente e bramava possedere cominciò a svanire. Tornato ad Assisi, intraprese il restauro di chiese. Suo padre, Pietro di Bernardone, era arrabbiato e alterato, e Francesco fu citato in giudizio. Davanti al vescovo della città, Francesco dichiarò: «Ascoltate tutti e cercate di capirmi. D’ora in poi dirò: Padre nostro che sei nei cieli e non più Pietro di Bernardone padre mio». E si spogliò di tutti i denari e gli indumenti avuti da lui, restituendoli al padre. Il vescovo, stupito dalla sua intrepidezza, aprì le braccia e lo coprì con il suo mantello, un gesto che divenne un presagio misterioso. Da quel giorno, divenne il suo protettore, incitandolo, dirigendolo e amandolo con grande affetto. Francesco, con l'anima inebriata dall'amore divino, ringraziava il Signore.

Il Restauro di San Damiano e la Visione del Crocifisso
Trascorsero pochi giorni, e Francesco, passando vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. Lì, il Crocifisso gli parlò con commovente bontà: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Dunque, va’ e restauramela». Egli rispose volentieri: «Sì, Signore». Iniziò così a restaurare quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina. Spesso si fermava a piangere la passione del suo Signore, a tal punto che i suoi occhi erano arrossati per le lacrime. Diceva: «Piango la passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo». L'aiuto divino gli fece capire che fra poco gli avrebbe rivelato cosa dovesse fare, ma ne parlava con riserbo e in forma enigmatica.

La Nascita dell'Ordine e la Regola
I Primi Compagni e la Vita Eremitica
I primi compagni di Francesco si unirono a lui a Santa Maria della Porziuncola, una chiesa povera e abbandonata che Francesco amava teneramente. Desiderosi di mettersi al servizio di Dio, si inginocchiavano davanti all'altare e aprivano il Vangelo, trovandovi il "tesoro nel cielo". Francesco, dopo aver lasciato la vita di eremita, cominciò a vivere con loro. Stabilirono un modo di comportarsi conforme alle disposizioni del Signore, abbandonando risolutamente l'ozio, nemico dell'anima, e seguendo i precetti evangelici: né oro, né argento, né pane, né bastone, né calzature, né veste di ricambio. Si stringevano i fianchi con una corda, simbolo di povertà e semplicità. Il loro saluto era: «Il Signore ti dia pace!». I concittadini li schernivano come eccentrici scervellati, gettando loro fango e sassi, ma i frati non si lasciavano ferire dal risentimento e non rivolgevano male parole a chi li affliggeva. Al contrario, si perdonavano a vicenda le offese fatte, pregando l'offeso di mettere un piede sulla bocca dell'altro in segno di umiltà. Erano animati da una tale carità che erano pronti a dare la vita l'uno per l'altro, con un amore pari a quello verso un padre e signore. La loro vita era fatta di preghiera incessante, umiltà e la gioia di annunciare la penitenza. Spesso si abbandonavano alla preghiera, chiedendo al Signore che la loro comunità aumentasse.

L'Approvazione Pontificia
Nel desiderio di riformare la fede della santa Chiesa in tutto il mondo, Francesco espose interamente il suo proposito al Pontefice Innocenzo III. Il Papa, dopo aver riflettuto e pregato come gli aveva raccomandato Francesco, ebbe una rivelazione: vide in sogno una donna povera e bellissima. Ebbe anche un'altra visione di un albero di grandiose dimensioni, bello, forte e vigoroso, che Francesco sembrava sorreggere con le sue spalle. Il Pontefice approvò la Regola, riconoscendo nel fervore dei frati la volontà di Dio e dicendo: «State tranquilli perché siete figli miei. Poiché questo progetto vi pare troppo duro e penoso, non è possibile dubitare di voi. Andate con la benedizione del Signore e annunciate la penitenza a tutti, secondo vi ispirerà il Signore». Con questa benedizione apostolica, i frati ebbero il permesso di predicare, diventando araldi di pace e di penitenza in tutto il mondo.
Giotto - Sogno di Innocenzo III - Storie di San Francesco - 6di28
Santa Maria della Porziuncola: Cuore della Fraternità
Il Luogo della Predicazione e della Vita Fraterna
La chiesa di Santa Maria della Porziuncola fu il luogo dove Francesco e i suoi compagni si radunarono, ispirati e coadiuvati dalla Grazia di Gesù Cristo. Fu qui che Francesco comprese meglio le consegne evangeliche sulla povertà e la missione. Questo luogo, povero e abbandonato, divenne il cuore pulsante della fraternità nascente, dove i frati dimoravano in semplicità, praticando la carità e ricevendo ciò che veniva loro offerto in nome di Dio. La Porziuncola divenne il simbolo della loro dedizione, dove si tenevano più avvinti a Dio, evitando ogni attaccamento ai beni effimeri. Qui si radunavano in orazione, abbandonandosi completamente a Dio e lodandolo in cuor loro.
Francesco e la Passione di Cristo
Una volta Francesco andava solitario nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porziuncola, piangendo e lamentandosi a voce alta. Un uomo pio, udendolo, suppose ch’egli soffrisse di qualche malattia o dispiacere e, mosso da compassione, gli chiese perché piangeva così. Disse Francesco: «Piango la passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo». Per Francesco, fare continuamente memoria della croce era essenziale, poiché il cammino del cristiano è via della Croce in ogni situazione e in ogni ambito della vita. Egli ricordava sempre che «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9).
L'Esempio dei Primi Frati
I primi frati si comportavano in modo esemplare, venivano bersagliati da una tempesta di domande: «Di che Ordine siete? Da dove venite?», altri chiedevano perché, essendo poveri, non prendevano il denaro come gli altri. Loro rispondevano di essere dei penitenti, oriundi di Assisi, e che la loro era una libera scelta, per grazia e consiglio di Dio. Molti li dileggiavano e malmenavano, sottraendo loro gli indumenti e trascinandoli sospesi sul dorso, ma essi affrontavano ogni sorta di sofferenze con intrepidezza, senza lasciarsi ferire dal risentimento. Il loro reciproco amore era la loro forza: si trattavano con la massima umiltà, pregando l'offeso a mettere un piede sulla bocca dell'altro. Si mostravano servitori di tutti, evitando l'orgoglio e praticando la massima devozione. Erano compassionevoli con i propri malati e afflitti con gli afflitti, confidando nel Signore che avrebbe aumentato la loro comunità.