La Necropoli Romana di Santo Staso a Giovinazzo: Contesto e Metodologie di Studio

Le intense e recenti ricerche sull'elaborazione geografica di ambito comprensoriale e sulla riflessione storica relative al mondo antico hanno contribuito a sottolineare e rivalutare l'antica e lunga tradizione di studi che esse sottendono. Questo approccio e consapevolezza ineriscono direttamente allo sviluppo generale teorico-pratico delle idee, delle prassi e delle scienze applicate a questo tipo di indagini sul passato. Tale metodologia permette di individuare il rapporto sistematico e polisemico tra spazio naturale ed elemento antropico, tra natura e cultura, e tra scienze della vita e tradizione1, aspetti fondamentali per la comprensione di siti archeologici come la Necropoli Romana di Santo Staso a Giovinazzo.

Le Sfide della Cartografia Antica e la Nozione di Peucezia

Delineare la rappresentazione 'coro-geografica' della Magna Graecia, con le riprese cartografiche topiche dell'età moderna (a partire dal XV secolo), in particolare del settore centrale dell'Italia sud-orientale, appare un compito arduo per almeno due motivi. In primo luogo, mancano i documenti originali della cartografia greco-romana, e non è plausibile proiettare su spazi ed entità geografiche antiche le nostre perentorie e 'digitali' nitidezze figurative e potenzialità euristiche riferite al disegno del territorio.

Inoltre, la nozione di Peucezia, e soprattutto la comprensione istituzionale e geografica che ne discende per l'età romana, quando questo comparto rientra nel settore meridionale dell'Apulia2, non è circoscrivibile entro confini geografici netti o pur parzialmente percepibili attraverso la specifica semantica culturale che informa di sé la tradizione storiografica su questa regione.

Quanto sia possibile congetturare sulla cartografia antica deriva quasi esclusivamente dai dati, fruiti e interpretati, desunti dalle fonti antiche, in primis quelle odeporiche ed itinerarie di età romana, ovvero mediate dall'esperienza tecnica romana, scampate al generale naufragio della letteratura antica. Questi strumenti sono cruciali per ricostruire il contesto geografico e topografico di scoperte archeologiche, inclusa la necropoli di Giovinazzo.

Mappa storica dell'Apulia o della Magna Graecia con indicazione di Peucezia

Coro-topografia e Geografia nell'Interpretazione dei Siti

La coro-topografia si interessa soprattutto alla qualità degli elementi rappresentati più che alle misure, preoccupandosi della verisimiglianza dei luoghi. Questa disciplina, insieme alla geografia, fornisce un quadro essenziale per interpretare l'ubicazione e la storia di un sito. Ad esempio, fenomeni come l'impaludamento dei tratti costieri, documentati nel Brindisino dalla Tabula Peutingeriana sin dal Tardoantico29, possono suggerire il progressivo abbandono di antichi insediamenti e sono un fattore chiave nell'analisi del rapporto tra ambiente e presenza umana.

Studio di Caso: Fenomeni di Impaludamento nell'Antica Gnatia

Un esempio emblematico di come queste discipline si applichino all'archeologia pugliese è lo studio dell'antica Gnatia. Nella "Descriptione della Puglia", elaborata nel 1567, G. Gastaldi disegna acquitrini e un breve corso d'acqua (Flu(men) Cana) desinente in una laguna costiera, e registra l'idronimo "Palus" nel luogo dell'antico centro messapico e romano. Dunque, l'insigne cartografo, nella seconda metà del XVI secolo, attesta tra Monopoli e Fasano vaste zone umide, plausibilmente a densa vegetazione. Questa documentazione storica è supportata dalla persistenza toponomastica, che caratterizza l'habitat palustre (con nomi come 'pantanelli', 'padula', 'palude', 'lumo', 'canne', 'cannucce'), e dall'evidenza archeologica, sostenuta dallo studio della fauna selvatica.

Tali indagini prospettano per Gnatia, già dal V-VI secolo d.C., una città che sfruttava appieno le potenzialità delle aree limitrofe incolte per il pascolo delle greggi, nonché di quelle boschive e paludose per il sostentamento, in primis, dei maiali30. Questo approccio integrato, che combina dati storici, geografici, toponomastici e bioarcheologici, è fondamentale per comprendere le dinamiche insediative e l'evoluzione ambientale di qualsiasi sito antico in Puglia, inclusa la Necropoli Romana di Santo Staso a Giovinazzo.

Mappa storica della Puglia del 1567 di G. Gastaldi, evidenziando le zone umide

Approcci Interdisciplinari nell'Archeologia Pugliese

Tentando una sorta di ring-komposition del discorso, che colleghi informazioni di carattere geomorfologico, bioarcheologico e storico, si evidenzia come la comprensione profonda di un sito come la necropoli di Santo Staso richieda un approccio multidisciplinare. Sulla scorta dei dati offerti da studi condotti da esperti come L. Pennetta, G. Fiorentino e M., è chiaro che l'analisi dello spazio naturale, della sua evoluzione e del suo rapporto con l'elemento antropico è cruciale per una ricostruzione fedele del passato e del contesto di reperti e strutture archeologiche.

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