Comunione e Liberazione e Azione Cattolica: Un Confronto Storico e Attuale

Per comprendere appieno il movimento di Comunione e Liberazione (CL), è utile ripercorrerne la nascita, le sue varie articolazioni e lo sviluppo, specialmente dalla prospettiva di Milano. Qui, Gioventù Studentesca (GS), inizialmente un ramo dell'Azione Cattolica (AC), si trovò ad agire in una cattolicità particolarmente attiva e ricca di presenza. Il carisma di don Luigi Giussani diede il "la" a una struttura e sensibilità autonome, fondate sull'identità che aggregava i suoi membri, e che poi li separava dal contesto ecclesiale e anche civile. Indubbiamente, fu un fatto di mobilitazione e di aggregazione del tutto particolare, motivato da un carisma unificante che spingeva a azioni entusiastiche e compatte verso l'esterno, con l'imperativo di essere missionari.

Foto storica di Don Luigi Giussani con giovani di Gioventù Studentesca o Comunione e Liberazione

Le Origini e l'Evoluzione di Comunione e Liberazione

Luigi Giovanni Giussani, nato a Desio (Brianza) nel 1922, fu ordinato prete nel Duomo di Milano a 22 anni, dedicandosi allo studio e all'insegnamento della Teologia. L'incontro con un gruppo di ragazzi in treno che non credevano in Dio lo spinse a lasciare il seminario nel 1954 per insegnare religione al liceo Berchet di Milano per un decennio. Si rese conto che per molti ragazzi il cristianesimo era poco più di una tradizione familiare, e così fondò i primi gruppi di Gioventù Studentesca all'interno dell'Azione Cattolica. Questa iniziativa non fu sempre ben vista dalla diocesi, tanto che nel 1965 don Giussani venne sostituito alla guida del movimento. Chiamato a insegnare all'Università Cattolica di Milano, riprese l'esperienza di GS e diede vita ai primi gruppi di Comunione e Liberazione, che nei primi anni '70 si separò definitivamente dall'Azione Cattolica.

La Posizione di CL nel Contesto Post-Sessantotto e i Primi Conflitti

Con il Sessantotto, i "ciellini" trovarono una funzione ben precisa: quella di contraddire la confusione esistente e di esprimere la volontà di certezza e di mobilitazione. Questa si contrapponeva, per certi aspetti, a quella del movimento studentesco e di organizzazioni del tutto alternative e ideologizzate. CL ha sempre avuto bisogno di un "nemico", inizialmente costituito dalla cultura "laicista" e poi dal marxismo, considerato nelle sue semplificazioni diffuse.

Manifesto o foto rappresentativa del Sessantotto italiano in relazione ai movimenti cattolici

Nella Chiesa, la teologia e la morale di CL, da una parte, recepivano a scatola chiusa le posizioni tradizionali, scavalcando il Concilio all'indietro; dall'altra, volevano un loro spazio ecclesiale per non confondersi con il resto dell'universo cattolico. Fu inevitabile l'attrito che si creò con molte strutture diocesane, con le parrocchie e anche con la curia. Un esempio significativo fu l'allontanamento del seminarista Angelo Scola dal Seminario, perché parte di una struttura interna alla Chiesa non obbediente (Scola sarebbe poi tornato solo da arcivescovo). CL riuscì ad avere tre o quattro parrocchie "di Cl", ma per il resto il tessuto diocesano era estraneo, creando attriti continui. I vescovi, tra cui Montini, poi Colombo e Martini, cercavano di non intervenire, sebbene con Martini la lontananza fosse più evidente che con gli altri. Da una parte vi era la certezza della tradizione, dei riti e della volontà identitaria di CL; dall'altra, la Parola prima di tutto, il confronto continuo con l'uomo in ricerca e con i non credenti.

Nella Chiesa, i principali antagonisti erano i cattolici-democratici del filone che faceva capo a Giuseppe Lazzati. Una testimonianza personale riferisce di una "baruffa" con CL prospettata a Lazzati quando questi dirigeva il giornale cattolico "L'Italia".

L'Impegno Politico ed Economico e il Ruolo Papale

La struttura di CL era coesa, e la sua compattezza e gerarchia erano fondate sul carisma di don Giussani. Divenne inevitabile il confronto con la politica. Il pilastro portante era che il cattolico è portatore di valori e di linea, quindi doveva esserci omogeneità tra i credenti in politica. Un episodio significativo agli inizi vide una cinquantina di nuovi membri di CL presentarsi a un'assemblea dell'Intesa universitaria (la lista dei cattolici nelle università), pretendendo di votare perché quello era il "partitino cattolico".

Immagine del Meeting di Rimini o di un evento politico legato a Comunione e Liberazione

Successivamente, CL diede vita al Movimento Popolare e alla Compagnia delle Opere; il complesso di queste strutture divenne un aspetto permanente della politica e dell'economia. La loro affermazione non incontrò particolari difficoltà grazie, da una parte, ai vescovi, in gran parte non ostili, e dall'altra, al grande sponsor Papa Giovanni Paolo II (Wojtyla), le cui sensibilità erano omogenee con CL. Nel 1982, il Papa partecipò al Meeting di Rimini, e CL fu costituita come associazione di diritto pontificio. Alla sua morte, CL organizzò il movimento "Santo subito" con una forza e determinazione mai viste per altri pontefici.

Intanto, si crearono le condizioni per un exploit politico significativo: quello di Roberto Formigoni, presidente della Lombardia per diciotto anni. Chi conosce il funzionamento di questa istituzione sa quale fu il controllo e l'intervento diretto sull'istituzione regionale esercitato da quello che veniva chiamato "il Celeste", osannato come il vero politico cristiano. Tuttavia, gli scandali travolsero Formigoni nel 2013, e poi Maurizio Lupi, designato a succedergli.

Roberto Formigoni e il Movimento Popolare

Comunione e Liberazione nel Panorama dei Nuovi Movimenti Cattolici

Comunione e Liberazione, Focolare e Neocatecumenato, per citare i tre più noti e universalmente diffusi, hanno indubbiamente portato una ventata di aria nuova nella vita del popolo cristiano. Tuttavia, e questa è la frattura con il passato, lo hanno fatto al di fuori e, in certi casi, in contrasto con le strutture tradizionali dell'istituzione ecclesiastica: diocesi e parrocchie. Il loro successo si basa su un intenso dinamismo, sulle capacità organizzative dei loro fondatori e, soprattutto, sulla valorizzazione del laicato, mobilitando forze che erano rimaste sinora latenti e inespresse.

Caratteristiche e Critiche dei Nuovi Movimenti

A differenza dell'Azione Cattolica e delle altre associazioni tradizionali, questi movimenti partono dall'assunto che l'Occidente è già, di fatto, tornato a svariate forme di paganesimo. Per essi, il problema non è più quello di fare appello a un sentimento religioso già esistente, bensì di operare delle conversioni su un terreno vergine, in una società che si è laicizzata e che si è progressivamente allontanata da Dio e dalla Chiesa. È notevolissimo il successo dei nuovi movimenti cattolici fra le giovani generazioni, anche perché riempiono un evidente vuoto ideologico e colgono la domanda di attenzione individuale che nasce dalla spersonalizzazione dei rapporti sociali.

La percezione di questi movimenti, soprattutto all'interno della comunità cattolica, è molto diversificata: si va dalla simpatia e dall'ammirazione più vive fino alla aperta diffidenza e, in certi casi, all'ostilità dichiarata. Da un lato, essi sono visti come una preziosa boccata di ossigeno per un cattolicesimo che, affidato alle sole istituzioni tradizionali, sembra incapace non solo di espandersi, ma anche soltanto di fermare la continua emorragia di vocazioni e di partecipazione. Dall'altra, suscita perplessità l'atmosfera di integralismo, di unanimismo e di esclusivismo che sembra avvolgerli, il loro scavalcare vescovi e diocesi per stabilire un rapporto privilegiato, se non esclusivo, con la Santa Sede.

Alcuni ex-membri riferiscono di condizionamenti, indebolimento dello spirito critico, pressioni psicologiche e persino rottura dei vincoli familiari, descrivendo un "lavaggio del cervello" paragonabile a quello di numerose sette non cristiane. Sebbene sia possibile che esistano livelli differenziati di conoscenza e coinvolgimento, il loro elemento di forza è il porsi in termini di ritorno integrale al Vangelo e al messaggio cristologico, saltando a piè pari molti di quei "compromessi" con il mondo che la Chiesa cattolica ha realizzato nel corso della sua storia. Piacciono la radicalità della loro impostazione, del loro linguaggio, la forza e la freschezza del loro richiamo al Vangelo e la sottolineatura del rapporto intimo e personale con Dio, che richiamano all'esperienza storica del cristianesimo antico e medievale, quando i cristiani non temevano la solitudine.

Tuttavia, ci si interroga se un simile "ritorno all'antico" sia veramente possibile nelle condizioni politiche, sociali, economiche, culturali e religiose del terzo millennio, e se non rischi, nel migliore dei casi, di provocare tensioni e lacerazioni con le strutture organizzate della Chiesa. Queste, pur potendo apparire autoritarie, sono il risultato di una lotta millenaria tra tendenze centraliste e autonomiste. I movimenti nati prima del Concilio Vaticano II, come l'Opus Dei, il Focolare e Comunione e Liberazione, non hanno ritenuto opportuno riesaminare o adattare la loro impostazione alla luce del Concilio. Lungi dall'attribuire importanza al mondo, essi rifiutano la sfera umana come assolutamente priva di valore e condannano la società contemporanea. I loro membri sono incoraggiati a vivere ogni singolo aspetto della loro vita entro i protettivi confini del movimento, dato che tutte le influenze esterne sono viste come fonte di contaminazione. Con chi è all'esterno non ci può essere dialogo sui temi centrali della fede, poiché ogni movimento si considera in possesso della pienezza della verità e quindi solo in condizione di insegnare, non di imparare. Poiché ogni movimento crede di avere un ruolo messianico, gran parte delle risorse ed energie viene riversata nelle intense attività di evangelizzazione, con ambizioni di proselitismo che non sono limitate al mondo cattolico.

La Svolta con Papa Francesco: Richiamo all'Autenticità e Riforma

Le cose cambiano significativamente nella Chiesa con Papa Francesco. Nel marzo del 2011, Julián Carrón, successore di Giussani, era intervenuto pesantemente sul Vaticano circa il nuovo vescovo da nominare a Milano, sostenendo che doveva essere Scola. Ma la cosa più pesante fu la stroncatura della pastorale dei due vescovi precedenti, Martini e Tettamanzi, confermando quanto era chiaro da tempo.

Papa Francesco che parla a un pubblico numeroso in Piazza San Pietro o durante un meeting

Con Papa Francesco la situazione si è capovolta. Durante un grande meeting a San Pietro nel 2015, con la piazza strapiena, Francesco non usò parole tenere. Bergoglio disse: “Dopo sessant’anni, il carisma originario non ha perso la sua freschezza e vitalità. Però, ricordate che il centro non è il carisma, il centro è uno solo, è Gesù, Gesù Cristo! Quando metto al centro il mio metodo spirituale, il mio cammino spirituale, il mio modo di attuarlo, io esco di strada. E poi il carisma non si conserva in una bottiglia di acqua distillata! Fedeltà al carisma non vuol dire “pietrificarlo” - è il diavolo quello che “pietrifica”, non dimenticare! Fedeltà al carisma non vuol dire scriverlo su una pergamena e metterlo in un quadro. Il riferimento all’eredità che vi ha lasciato don Giussani non può ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta. ‘Uscire’ significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità, finiamo per coltivare una ‘spiritualità da etichetta’: ‘Io sono Cl’. Questa è l’etichetta.” Queste parole del Papa sono più che eloquenti e raccolgono quanto si sapeva e scriveva da tempo.

Intanto, CL non ha più il protagonismo di prima. Papa Francesco aveva chiesto una modifica dello statuto dei Memores Domini (l'associazione di cui fanno parte i ciellini con i voti) quattro anni prima, ma nulla si era mosso. Allora ha nominato un commissario, un gesuita di sua fiducia, padre Ghirlanda, e ha imposto dei limiti alla durata delle cariche di direzione. Carrón ha dovuto dimettersi. Nonostante tutto, la "macchina di Cl" va avanti, e con il Meeting di Rimini, rafforza la sua ottica di interlocutrice privilegiata del potere come si viene definendo in particolare, come dimostrato dall'esclusione di Giuseppe Conte dai leader invitati, una scelta politica per restringere l'area del possibile consenso.

Verso un Nuovo Dialogo: Azione Cattolica e Comunione e Liberazione Insieme

In un evento di portata storica, per la prima volta i massimi responsabili dell'Azione Cattolica e Comunione e Liberazione si sono incontrati per parlare di "Fraternità e amicizia sociale. La Fratelli tutti e il nostro compito". Matteo Truffelli, presidente dell'AC italiana, e don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, hanno risposto alle domande di Ferruccio de Bortoli. La sfida, indicata dal Papa in piena pandemia, è quella di una fratellanza universale contenuta nella sua ultima enciclica. L'incontro, che si è svolto in modalità online dall'Università Cattolica e sui canali Youtube di AC e CL, era da tempo meditato dagli organizzatori per affrontare l'impegno dei cristiani messi alla prova dall'emergenza che vive il Paese e il mondo intero. Sebbene ci siano state innumerevoli occasioni di collaborazione proficua, mai i presidenti delle due aggregazioni ecclesiali avevano dato vita a un evento congiunto come questo.

Loghi di Azione Cattolica e Comunione e Liberazione affiancati, o una foto dell'incontro online Truffelli-Carrón

Temi del Dialogo e Prospettive Future

De Bortoli ha sottolineato i "momenti di dialogo ma anche di contrapposizione" storici, chiedendo come questo dialogo possa inserirsi nel cammino di sinodalità. Truffelli ha chiarito che non si tratta di un episodio o un esperimento, ma di "la tappa di un percorso", frutto di una "amicizia, conoscenza e stima reciproca" maturate nel tempo, nella comune consapevolezza che "le differenze sono una ricchezza e non un problema". L'incontro, avvenuto al termine del suo mandato alla guida di AC, ha indicato un punto di arrivo e di partenza, con l'assicurazione che il successore continuerà su questa strada.

La condizione difficile e senza precedenti in cui ci troviamo rimette al centro l'esperienza cristiana e l'occasione di darne testimonianza. Come ricordato da Papa Francesco, "peggio di questa crisi, c'è solo il dramma di sprecarla". Truffelli ha notato che l'emergenza sanitaria ha generato fenomeni di "tristezza individualista" sul modello "si salvi chi può", ma il Papa indica una strada diversa: "il paradigma della fraternità" per vivere questa come "una stagione propizia, in cui è più facile riconoscersi fratelli".

Carrón ha concordato con l'idea di "amicizia sociale" dell'enciclica, sottolineando una "maggiore consapevolezza del fatto che siamo nella stessa barca, che non possiamo cavarcela da soli". Ha guardato con fiducia al progetto europeo, auspicando che, come dalle macerie della guerra nacque un seme di collaborazione sull'accordo su carbone e acciaio, così su vaccini e ambiente possa nascere una nuova, grande collaborazione europea. Per Carrón, "c'è bisogno di segni concreti in grado di vincere sugli individualismi. Non bastano le prediche o gli appelli, servono esperienze umane che documentino come si può vivere la vita in modo più intenso, e che diventino fonte di speranza". Questo vale sia in piccolo, guardando allo slancio degli operatori sanitari, sia in grande, riferendosi ai passi avanti generati dalla collaborazione tra Paesi europei.

De Bortoli ha espresso il desiderio di vedere i cattolici maggiormente protagonisti e visibili nella sfida del bene comune. Per Truffelli si tratta di "mettere a disposizione delle persone" in grado di offrire impegno e soluzioni ai problemi "che vadano oltre il recinto del mondo cattolico", senza limitarsi a mere esigenze di "visibilità" o "etichettabilità" o ad approfondire solo particolari tematiche. Ha rimarcato che "come la Laudato si' ci ha insegnato, tutto si tiene", e compito dei credenti è "promuovere il confronto e la coesione sociale", laddove il potere in quanto tale "divide, generando sfiducia e contrapposizione".

Per Carrón, questo compito potrà essere portato avanti "solo andando all'origine" della mancanza che porta alle degenerazioni del potere e dell'individualismo. "Noi che abbiamo avuto la fortuna di incontrare il cristianesimo, possiamo fare esperienza di questa fraternità. Altrimenti, senza di essa, sarà inevitabile anche per noi cadere nel nichilismo, finendo per vivere la politica come gli altri". Ha insistito sulla necessità di "mostrare un'esperienza del 'noi' che sia convincente", usando l'esempio della sinfonia di un'orchestra per spiegare come la libertà, partecipando a un'armonia comune, non sia sacrificata ma anzi ne goda di più. Il cristianesimo, d'altronde, si trasmette per attrazione, per invidia, in contrasto con l'affermazione di sé e lo sfogo delle proprie virulenze.

La strada, per entrambi i presidenti, è quella indicata dal Papa quando ha definito l'Azione Cattolica una "palestra di sinodalità". Truffelli ha concluso che questa immagine "credo che possa essere valida per tutti", perché induce ad "evitare l'autoreferenzialità, che è sinonimo di clericalismo, o l'astrattezza, o la rincorsa alle cose da fare", invitando ad "essere Chiesa, insieme", vero obiettivo di questo evento storico.

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