Il Caso Pietro Riccio: Il Sequestro, l'Omicidio e la Vendetta di Giovanni Santo Puddu

La storia del sequestro e dell'omicidio dell'avvocato e politico Pietro Riccio è indissolubilmente legata alla figura del bandito Giovanni Santo Puddu. Questa vicenda rappresenta uno dei capitoli più dolorosi e emblematici dell'epoca dei sequestri di persona in Sardegna, un periodo in cui l'isola fu duramente segnata dalla violenza criminale.

Pietro Riccio: Avvocato e Figura Politica di Rilievo

Ritratto dell'avvocato e politico Pietro Riccio

Pietro Riccio (Sedilo, 12 aprile 1921 - 14 novembre 1975) è stato un politico italiano. Laureato in Giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato diventando uno dei più noti penalisti sardi. La sua carriera politica iniziò come sindaco di Oristano e nel 1972 fu eletto alla Camera dei Deputati nelle file della Democrazia Cristiana. Avvocato oristanese di origine sedilese, punto di riferimento della Democrazia Cristiana, le urne nel 1972 decretarono il suo successo alle elezioni politiche, portandolo fino alla Camera dei Deputati.

Il Sequestro e l'Omicidio: La Vendetta del Bandito

La sua vita da parlamentare fu breve. Al termine di un comizio elettorale ad Asuni, la sua auto fu bloccata sulla strada del rientro verso Oristano. Il 14 novembre 1975, mentre era ancora in carica come deputato, Pietro Riccio fu fatto sequestrare. Solo dopo il ritrovamento del cadavere, anni dopo, venne fatta chiarezza sull'accaduto: l'avvocato era stato rapito e ucciso dal bandito Giovanni Santo Puddu, di cui era stato difensore, che voleva vendicarsi per un'eccessiva parcella pagata per una difesa giudicata insufficiente. La sentenza del tribunale confermò che a compiere il sequestro furono Giovanni Santo Puddu e Costantino (Mannoi) Putzolu, entrambi allevatori di Sedilo, che furono condannati all’ergastolo, così come il massimo della pena fu inflitto all’orgolese Ananio Manca. A undici anni fu invece condannata l’austese Battistina Fadda che collaborò con loro.

Dentro la Sardegna 1968 - 3° Puntata - Documentario di Giuseppe Lisi

Il Riscatto e la Vana Attesa

Pietro Riccio divenne prima un ostaggio, per il quale furono pagati 400 milioni di lire di riscatto - l’equivalente odierno di una cifra attorno ai quattro/cinque milioni di euro - senza che si riuscisse a ottenerne la liberazione. I banditi incassarono la somma, ma non restituirono l'ostaggio. La speranza per i familiari svanì gradualmente, trasformandosi in una vana attesa. Da quel momento, tutto si trasformò in un'attesa vana, sino a quando i familiari capirono che la bandiera della speranza poteva essere ammainata: non avrebbero più rivisto il loro caro.

Il Contesto della Sardegna: Banditisimo e "Disamistade"

Il sequestro dell'avvocato Riccio maturò nel retroterra di odio e vendetta che caratterizzava il banditismo sardo. Gli anni '70 del secolo scorso erano quelli terribili dei sequestri di persona, rapimenti a scopo di estorsione che facevano di ogni persona benestante un bersaglio dei banditi in cerca di guadagni da favola. La provincia di Oristano in particolare pagò un prezzo altissimo in quella stagione di violenza. Riccio condivise la sorte con altre vittime di sequestro come Puccio Carta, Luigi Cesare Daga, don Efisio Carta e Vanna Licheri. In quel periodo, Bacchisio Manca, Giovanni Santo Puddu, B. Meloni, Costantino Putzolu (uomini della banda di Peppino Pes, che terrorizzò e insanguinò l’alto Oristanese tra gli anni Cinquanta e Sessanta e fu al centro di accesi scontri tra clan rivali) erano evasi dal carcere e si nascondevano tra i monti dell’entroterra sardo. Nativi di Sedilo, come l’avvocato Riccio, si riteneva che i latitanti fossero tornati per saldare un conto, in un contesto dove la «disamistade», come si diceva a Sedilo, non si era mai interrotta.

Mappa della Sardegna con evidenziate le aree di Oristano, Sedilo e Austis

La Lunga Ricerca e il Ritrovamento del Corpo

Il 14 novembre 1975 segnò la data del sequestro di persona. Tuttavia, la data dell'ultimo respiro di Riccio non è mai stata certa. I giorni successivi al primo si mescolarono tra loro senza troppe distinzioni, lasciando i familiari in un'angosciante incertezza per decenni. Le certezze arrivarono solo molto tempo dopo: il 2 dicembre 1997, giorno del ritrovamento di resti umani in una grotta del canalone Sa Crabarissa nelle campagne di Austis. Solo dopo il ritrovamento del cadavere, 22 anni dopo il sequestro, le indagini fecero piena luce sull'accaduto. Il 16 maggio 1998, si tenne il funerale. L'esame del DNA, ricavato da ciò che restava di una vita umana a ventidue anni dall’ultima volta in cui familiari e amici lo videro, diede il verdetto: il corpo era quello di Pietro Riccio.

La Memoria di Pietro Riccio e il Dolore della Famiglia

Il dolore per i familiari è stato profondo e duraturo. Stefania Riccio, uno dei cinque figli, il 14 novembre del 1975 aveva appena diciottenne. Il suo ultimo fotogramma con il padre è sulle scale all’uscita di casa: «Che dici, tengo questa cravatta?», prima di essere inghiottito dall’abisso. «Da allora, ogni giorno è come il primo - racconta Stefania Riccio, anche a nome degli altri fratelli -. Nulla cambia col tempo che passa, perché quella dei sequestrati che mai hanno fatto rientro a casa non è una morte come le altre. Tutte sono dolorose. Alcune sono strazianti, ma questa è, in una parola, una morte diversa. Succede perché i giorni, poi i mesi, poi gli anni passano senza una risposta». La mancanza di una certezza immediata ha reso il lutto particolarmente straziante: «E infatti per anni, sino a che non è stato ritrovato il corpo di mio padre, non ho voluto che in casa mia entrasse un solo fiore - prosegue Stefania Riccio -.» Ancora oggi, la famiglia non riesce a parlarne apertamente, e il ricordo dell'episodio è percepito come un avvenimento storico, quasi una pagina da libro di storia, esternamente alle loro vite.

Una Memoria Istituzionale

La figura di Pietro Riccio è stata recentemente ricordata a Montecitorio. Su proposta dell’onorevole Francesco Mura (Fratelli d’Italia), i parlamentari hanno commemorato la sua figura durante una cerimonia. «Sarà un momento doveroso di memoria istituzionale dedicato a una vicenda che ha profondamente segnato la nostra storia nazionale: la storia di un uomo onesto, di un lavoratore, di un cittadino vittima della violenza criminale - ha spiegato Francesco Mura -. Ricordare Pietro Riccio, cinquant’anni dopo, significa ribadire con forza che lo Stato non dimentica le sue vittime e che ogni ferita inferta alla legalità è una ferita alla comunità intera. La commemorazione vuole essere non solo un tributo, ma anche un richiamo alla responsabilità collettiva: coltivare la memoria per costruire un Paese più sicuro, più giusto e più consapevole del valore della legalità e delle istituzioni.»

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