L'accostamento tra la figura di Pinocchio, il celebre burattino di legno, e il Crocifisso può sembrare a prima vista sorprendente, eppure offre spunti di riflessione teologica, filosofica e antropologica che hanno affascinato studiosi e critici. Questo viaggio interpretativo ci invita a esplorare il profondo simbolismo del legno, della sofferenza, della trasformazione e della ricerca di identità, temi presenti in entrambe le narrazioni.
Il Legno della Croce: Tra Storia, Mito e Simbolismo

Da secoli, fin dall’inizio del cristianesimo, studiosi e padri della Chiesa si sono interrogati sulla natura del legno della Vera Croce. Il venerabile Beda (VII secolo) sosteneva che la croce fosse formata da quattro tipi diversi di legno: l’iscrizione (titulus crucis) di bosso, il palo (stipes) di cipresso, la traversa orizzontale (patibulum) di cedro e la parte al di sopra dell’iscrizione di pino. Con il passare dei secoli, le opinioni sono cambiate, e le più recenti tendono ad affermare che il legno usato fosse uno solo. L'incorruptibilità del cedro, o la presenza in Giudea di pino e altre conifere usate per fini meno nobili, sono state tra le ipotesi. Analisi microscopiche del XIX secolo su frammenti della Vera Croce (Santa Croce in Gerusalemme a Roma, Duomo di Pisa, Firenze e Notre Dame di Parigi) indicherebbero il legno di pino. Un frammento più grande a Santo Toribio de Liébana (Spagna), analizzato nel 1959, è risultato essere cipresso orientale, strettamente imparentato al pino. La scoperta del 1968 a Giv’at ha-Mivtar, vicino Gerusalemme, di un sepolcro con resti di una persona crocifissa e particelle di legno d'ulivo conficcate in un chiodo, ha introdotto un'ulteriore possibilità.
Il motivo per cui per secoli si è pensato che la croce fosse formata da diversi tipi di legno risiede nel desiderio di dare un significato simbolico al legno di Cristo, collegandolo alla tradizione veterotestamentaria e cercando una continuità con essa. Dal Vangelo apocrifo di Nicodemo, ripreso poi da Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea, apprendiamo che Seth, figlio di Adamo, va alle porte del paradiso terrestre per chiedere all’arcangelo Michele ‘l’olio della misericordia’ per ungere il padre morente. L’arcangelo gli dona un ramicello da piantare sulla tomba di Adamo. Secondo la ‘Leggenda di Adamo ed Eva’, invece, l'angelo dona a Seth tre semi: di cedro, di olivo e di cipresso, che simboleggiano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Da questi semi nacquero tre ‘verghe’ che, dopo essere passate per le mani di Mosé e Davide, arrivano al re Salomone. Questi vuole impiegare il legno per la costruzione del tempio, ma il legno "sembra avere vita propria e si ribella, come se fosse quello usato per Pinocchio." Così viene posto sul fiume Kedron per servire da ponte, dove ha luogo l’incontro fra la regina di Saba e Salomone. La regina ha la visione che quel legno sarà usato per uccidere il Messia. Mille anni dopo, il legno riappare nella piscina probatica (di Bethesda), contribuendo ai miracoli di guarigione. Gli ebrei lo usano per farne la traversa orizzontale della croce di Cristo.
La Croce sul Calvario e il Simbolismo del Teschio
La croce viene piantata su una collinetta a forma di teschio, il Calvario o Golgota. Questo è uno dei motivi per cui si vede un teschio ai piedi della croce in molte raffigurazioni della crocifissione. Il nome del toponimo ha dato vita all'associazione con il primo uomo nella letteratura cristiana, poiché la croce, secondo la tradizione, fu fatta con il legno dell’albero della vita nato sulla tomba di Adamo. La simbologia è chiara: il sangue di Cristo redime gli uomini dal peccato, cominciando dal primo uomo-peccatore. Il teschio, quindi, è quello di Adamo, perché lì fu seppellito.
Le simbologie legate al legno non finiscono qui: il racconto di Mosé, con le tre verghe, fa riferimento al mistero della Santissima Trinità. Quanto al legno, il cedro, incorruttibile, significa la vita eterna; il cipresso simbolizza la morte; e l’ulivo l’alleanza con Dio e la pace (il ramoscello d'ulivo portato dalla colomba a Noè). Altri riferimenti biblici includono l’albero della vita e l’albero della conoscenza del giardino dell’Eden, nonché la ‘gloria del Libano’ (il cedro) insieme a cipressi, olmi e abeti che sorgeranno nel santuario divino della Nuova Gerusalemme.
Pinocchio e il Crocifisso: Un Parallelismo di Significati

Molti critici e teologi hanno trovato parallelismi tra la storia di Pinocchio e il cammino cristiano, elevando la favola di Collodi a un racconto iniziatico e di redenzione. Il Cardinale Giacomo Biffi e il Professor Franco Nembrini, tra gli altri, hanno esplorato la ricchezza teologica nascosta in questa opera, spesso riletta da una prospettiva infantile.
Interpretazioni Teologiche e Allegoriche
Il primo interrogativo che ci si pone è come una storia così conosciuta e amata possa contenere un percorso teologico e narrare un cammino di fede. Non si tratta di mera fantasia, ma di un lavoro che ci fa scoprire ciò che è già presente ma poco visibile ai nostri occhi. Luciano Zappella individua numerosi riferimenti biblici:
- Geppetto e la Creazione: Geppetto, padre putativo del burattino e falegname come Giuseppe, è il "demiurgo" che dà forma alla materia (il ciocco "agitato" di Mastr'Antonio Ciliegia) con il progetto di un figlio. Questa creazione dal legno rispecchia la creazione di Adamo da parte di Dio.
- Pinocchio come Adamo/Cristo: La prima delle fughe di Pinocchio si configura come una vera e propria uscita dall’Egitto. L’impiccagione di Pinocchio ad opera del Gatto e della Volpe è un calco dei racconti della passione di Cristo, con tanto di temporale e invocazione al padre ("Oh babbo mio! se tu fossi qui!…"; cfr. Salmo 22). Il Falco, inviato dalla Fata, a staccarlo dall'albero può richiamare la figura dell'angelo o il riscatto divino.
- Il Pesce-cane e Giona: L’essere inghiottito dal pesce-cane (che non è una balena, come per Giona) è un chiaro richiamo al Libro di Giona, simbolo di iniziazione spirituale e del passaggio dall’ignoranza materiale per abbracciare il sé superiore.
- La Fata Turchina e Maria: I tratti della Fata Turchina (prima bambina, poi donna del popolo e infine signora-madre) richiamano, anche cromaticamente, quelli di Maria. Se in alcune letture la Fata Turchina sembra "torturare" Pinocchio con "pani di gesso, pillole e punizioni", in altre rappresenta la speranza e la capacità di vedere il buono nel burattino, nonostante le sue malefatte.
Il Cammino Iniziatico e la Coscienza
La favola di Collodi è vista come un racconto iniziatico velato per bambini, dove Pinocchio deve meritare la sua trasformazione in "Bambino Vero" attraverso auto-disciplina, conoscenza di sé e forza di volontà. Il Grillo Parlante incarna la voce della coscienza, presente fin dall'inizio e guida il burattino, lasciandolo però libero nel suo arbitrio affinché possa emanciparsi. Pinocchio, pur essendo un burattino di legno, dimostra di possedere già una coscienza, sebbene caotica. Il suo percorso è un continuo "smussare gli angoli" per diventare finalmente un bambino vero. La crescita del naso, ad esempio, è simbolo dell'emotività ingestibile quando non riconosciamo i nostri errori.
L'autore Carlo Lorenzini (Collodi), secondo alcuni, era parte della famiglia massonica, e il racconto conterrebbe messaggi subliminali e allegorie del percorso iniziatico. Il burattino di legno rappresenterebbe il non-iniziato, colui che è nelle tenebre. Pinocchio entra in una loggia immaginaria, deposita i "metalli" (gli zecchini d’oro) seppellendoli, un gesto che nella Massoneria simboleggia il distacco dalle passioni terrene. L'accoglienza con la "benda" sugli occhi e l'invito a meditare sulle stelle richiamano i riti iniziatici, dove la benda simboleggia l’ignoranza e la ricerca della luce spirituale.
La Speranza, la Libertà e il Paradosso Cristiano
il segreto della fiaba di Pinocchio (Significato esoterico)
Nel commento teologico di Biffi e nella rilettura di Nembrini, il "filo rosso" della favola è "l’assurdità del cristianesimo e del nostro legame con Dio è di riconoscerci come esseri completamente liberi nel stesso momento in cui siamo consapevoli e ricollochiamo la nostra appartenenza a qualcuno senza sentirci schiavi del nulla". La storia di Pinocchio diventa una testimonianza di fede fondata sul valore dell'uomo, in cui risiede Dio e il Vangelo. La speranza è un elemento centrale: quella di Geppetto per Pinocchio, e quella della Fata Turchina che vede del buono nel burattino. Questo è il senso della speranza cristiana, che non si fonda su un progetto razionale ma sulla fiducia nell'uomo, anche quando non la meriterebbe.
Pinocchio, il Sacrificio e la Psicoanalisi: Una Critica al Mito Cristiano
Accanto alle interpretazioni teologiche, emergono letture che mettono in discussione il modello cristiano attraverso il confronto con Pinocchio. La favola di Collodi è più incentrata sul riscatto dell’amore paterno, un riscatto dal "destino di passione e di morte del mito cristiano". Gesù, infatti, accede all’identificazione paterna solo dopo la morte ("sale alla destra del padre"), mentre Pinocchio è la diretta creazione del padre, Geppetto (G(ius)eppetto), entrambi falegnami. L'autore parte da una considerazione "irriverente": se si crede che una donna possa rimanere incinta per opera dello spirito santo, è altrettanto verosimile che un falegname possa fare un bambino con sega e pialla.
La Figura Paterna e l'Identificazione
Nel modello affettivo cristiano, l’amore tra padre e figli è spesso assente, il genitore maschio è putativo, subordinato al ruolo della madre. San Giuseppe è un "pallido padre", e la donna è "prigioniera nella turris eburnea". Le favole, invece, offrono soluzioni fantastiche al problema del distacco-maturazione dalla famiglia di origine, distacco che la morale cristiana non sempre prevede. La figura paterna è essenziale per l'identificazione sessuale matura e per l'apertura al mondo esterno alla famiglia, al concetto dell’altro e della differenza, dell’intelligenza, della comprensione e tolleranza. La sola presenza materna, seppur indispensabile alla vita, è carente da sola a garantire un adeguato sviluppo dei figli, rischiando di creare una "società chiusa", legata all'unità placentare e al ciclo di minaccia, punizione e colpa. In Pinocchio, il pescecane che inghiotte padre e figlio simboleggia la "pancia-utero" della madre, una bocca dentata che evoca il trauma del parto e la paura. Pinocchio, "facendo marameo", si fa beffe della morte da impiccato, e il naso che gli ricresce nega di essere castrato, indicando il fallo come vero oggetto del desiderio e simbolo di vitalità.
La "mentalità da martire", la sofferenza, la disgrazia, la passione e la crocifissione, spesso legate alla ricerca di autonomia, sono il prezzo del "debito del parto". Pinocchio, al contrario, rappresenta la possibilità di una rinascita non attraverso la morte, ma attraverso un percorso di consapevolezza e libertà, che si concretizza nella trasformazione in "bambino vero", uscendo dalla "pancia" del pescecane e lavorando con impegno.
Il Crocifisso nella Società Contemporanea: Sfide e Riletture
La discussione sul "significato" del crocifisso si estende alla sua collocazione nella società contemporanea. In Italia, la questione della sua presenza in luoghi pubblici, come le scuole o i tribunali, è stata oggetto di dibattito. Alcuni critici, come Barbara Spinelli e Moni Ovadia, hanno sollevato interrogativi sulla reale valenza del crocifisso oggi, specialmente in contesti secolari o multiculturali. Moni Ovadia ricorda come, durante le leggi razziali del 1938, i crocefissi non furono rimossi per denunciare l'orrore, nonostante Gesù fosse egli stesso ebreo.
Oggi, il crocifisso è percepito da alcuni come un simbolo che non esprime più "l'anima della buona notizia", ma solo l'appartenenza a una visione politico-culturale parziale. L'epoca attuale, definita da Nietzsche come quella in cui "Dio è morto", impone una riflessione antropologica fondamentale: "Chi siamo noi, in realtà?". La ricerca di un "nuovo monoteismo, quello della libertà, dell’uguaglianza, e della differenza" emerge come una via per il terzo millennio.
In questo contesto, la rilettura di Pinocchio offre una prospettiva per affrontare tali sfide. La favola ci invita a trovare il "burattinaio" dentro di noi, a farci guidare dal cuore e dalla coscienza, riconosciute come il luogo e la voce di Dio. Questo percorso ci rende "estremamente liberi", pur rimanendo consapevoli della nostra appartenenza. Pinocchio, come "pezzo di pino" (pinocolus, in latino), legno pagano e sempreverde che sfida la morte invernale, incarna una resilienza e una trasformazione che vanno oltre la logica del sacrificio. La sua "non-morte" per impiccagione, come sentenzia il dottore ("Se non è morto allora è segno che è vivo"), ribalta l'idea del sacrificio come unica via di redenzione, proponendo piuttosto un cammino di crescita, consapevolezza e amore paterno come fonte di vera trasformazione.
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