La tradizione cristiana ha da secoli consacrato il mese di maggio alla Vergine Maria, trasformando questi giorni primaverili in un tempo di rinnovata preghiera, lode e intimità spirituale. Le radici di questa tradizione si trovano già nel Medioevo e si consolidano nel XVI secolo, grazie anche a San Filippo Neri che incoraggiava i giovani a dedicare a Maria canti e fiori.
Maggio è il tempo della luce, dei fiori, della grazia. È il mese per tornare a Maria con cuore semplice e fiducioso, lasciando che la sua presenza dolce ci accompagni nel cammino verso il Signore.

Il Rosario: Una Corona di Preghiere
Cari bambini, maggio sappiamo che è il Mese della Madonna (la nostra Mamma Celeste), della rosa e del Rosario. La parola Rosario deriva dall’antica usanza di mettere una ghirlanda di rose (cioè una corona intrecciata di fiori) sulle statue della Madonna: erano il simbolo delle preghiere più belle e profumate rivolte a Maria.
A San Domenico di Guzman, poi, nacque l’idea di usare una corona-collana di grani (spesso a forma di roselline) per recitare questa preghiera, che poi divenne il Rosario come oggi lo conosciamo. Quindi occorrono: una corona, i 4 Misteri (Gaudiosi, Luminosi, Dolorosi, Gloriosi) e voler bene a Maria. Questi i tre ingredienti principali per recitare bene questa preghiera che, a volte, può sembrare un po’ “lunghetta”, ma se sappiamo recitarla con tanta fede e con creatività sarà un tempo speso bene, in cui avvicinarci a Maria e a Gesù, sia per stare con loro, sia per affidargli le nostre preghiere, le persone, le situazioni e le intenzioni (pensieri) che custodiamo nel cuore.

Maggio, Mese Mariano e Mese dell'Eucaristia
Il mese di maggio è un mese, quindi, molto speciale. È detto: “Mese Mariano”, ma potremmo dire perfino che è “il mese del Cielo”, perché è il mese anche della Prima Comunione, che molti di voi si staranno preparando a ricevere.
Per questo anche noi desideriamo farvi tantissimi auguri, perché in questo giorno così importante Gesù entri nel vostro cuore e diventi il vostro amico più caro, l’Amico con la A maiuscola, l’unico che vi darà sempre la gioia vera per tutta la vita! Perché potrà succedere qualsiasi cosa, ma l’amicizia di Gesù sappiamo che durerà per sempre: sarà fonte di forza e speranza per i momenti tristi, e di felicità e allegria per quelli festosi!
Con la celebrazione della Prima Comunione, uno dei sette Sacramenti della religione cattolica, voi bambini riceverete (o avete già ricevuto) per la prima volta il Sacramento dell’Eucaristia, cioè il “Pane del Cielo”. La Prima Comunione rappresenta un momento fondamentale nella vita di un credente perché, riprendendo le parole di Papa Francesco: “da questo Sacramento dell’Amore scaturisce ogni vero cammino di fede, di comunione e di testimonianza”.
L’Eucaristia è il Sacramento istituito da Gesù quando, durante l’ultima cena, distribuì ai suoi discepoli il pane e il vino. A Messa, in chiesa, al momento della consacrazione, il sacerdote offre proprio il pane e il vino a Dio, in memoria di Gesù crocifisso e risorto (cammino di fede), perché così anche noi, come i discepoli (testimonianza), possiamo mangiare il corpo di Gesù (comunione). Quindi, la Prima Comunione è il momento in cui ci si incontra personalmente con Gesù vivo e si ricevono il Suo corpo e il Suo sangue. È festa in Cielo!

Preparazione alla Prima Comunione e alla Confessione
Per prepararsi bene a questo incontro importante, occorre seguire gli incontri del catechismo e, alla fine del cammino, chiedere perdono per i peccati commessi attraverso la Prima Confessione.
Papa Benedetto XVI, quando era ancora in vita, ha raccontato il giorno della sua Prima Comunione, così: “Era una bella domenica di marzo del 1936. Era un giorno di sole, la chiesa era molto bella, c’era musica. Il ricordo più bello è l’aver capito che Gesù era entrato nel mio cuore, aveva visitato me e, con Gesù, Dio stesso era con me. Questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto. Da quel giorno ho promesso al Signore: vorrei essere sempre con Te, e l’ho pregato di stare sempre con me”.
Una bambina ha chiesto, poi, al Papa: “Perché occorre confessarsi prima di ricevere la Comunione, se si commettono sempre gli stessi peccati?”. Il Santo Padre, divertito dalla domanda, ha risposto: “È vero che i nostri peccati sono sempre gli stessi, ma non facciamo forse pulizia nelle nostre case almeno ogni settimana, anche se la sporcizia è sempre la stessa? Se non lo si fa, la sporcizia si accumula e diventa sempre più difficile toglierla, e la casa sembra abbandonata. Lo stesso succede nella nostra anima, se non ci si confessa mai: rischiamo di abbandonarla, di trascurarla. Io mi sento contento di me, ma attraverso la Confessione capisco che posso sempre migliorare. La confessione è molto utile per coltivare la purezza e la bellezza dell’anima, come per una piantina, e, così, crescere non solo come si cresce fisicamente, ma anche nell’anima e nella mente…”.
Allora, buona Prima Comunione a tutti, uniti in Gesù!
La Madonna Consolatrice degli Afflitti
In questo mese di Maggio vogliamo riscoprire la bellezza e la preziosità della devozione a Maria per cercare di imitare la vita e le virtù della Tutta Santa.
Durante il mese di maggio ogni adorazione partirà da un brano evangelico che parla di Maria.
Traccia per l’adorazione eucaristica pregando per la Chiesa in Africa, perché sia fermento di unità fra i popoli e segno di speranza per questo continente. Il brano biblico è Mt 15,21-28, si riflette con un brano della Lettera Enciclica “Fratelli tutti” e con un testo di Mons.
Traccia per l’adorazione eucaristica per il mese di maggio 2023, pregando secondo l'intenzione affidata da Papa Francesco: "Perché i movimenti e i gruppi ecclesiali riscoprano ogni giorno la loro missione evangelizzatrice, mettendo i propri carismi al servizio delle necessità del mondo".
Pregate con zelo il rosario... Un anno con Maria.
Celebro con gioia insieme con voi questa Santa Messa, grato al vostro Arcivescovo per avermi mostrato amicizia e fraternità invitandomi a venire qui. Per entrare nel significato di questa vostra bella festa mariana ci aiuta molto la frase di san Paolo appena letta nella seconda lettera biblica: Dio «ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio» (2Cor 1,4).
In questa frase possiamo senz’altro riconoscerci. Chi, difatti, nel corso della sua vita sfugge all’intimo bisogno di essere consolato? Quando sentiamo il cuore ferito da qualcosa che, magari, soltanto noi conosciamo, oppure ci sentiamo soli per la mancanza, o l’assenza di una persona cara; o quando siamo immersi in prove che non capiamo e che temiamo più forti di noi … Pensando a tali situazioni sant’Agostino esortava a implorare fortezza dal Signore «poiché, per noi stessi, siamo piccoli e assolutamente incapaci sicché verremmo meno se ci mancasse chi ci dia consolazione» (cf. Serm. 176, 11).
La consolazione di cui parla san Paolo è il Dio vicino, è la presenza amica del Signore che genera la speranza, ossia la virtù teologale, che questo Anno Santo vuole alimentare nel nostro cuore. «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati», ci ha annunciato Gesù durante la proclamazione del Vangelo. Ed è una consolazione che rende attivi, come ricordava papa Francesco commentando le Beatitudini evangeliche nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate sulla chiamata alla santità: «la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri» (n. 76).
Fermiamo per un attimo, carissimi, la nostra attenzione su questo passaggio verbale: dal passivo «essere consolato» alla forma attiva «consolare» e pensiamo alla Vergine Maria. Per una coincidenza cronologica appena ieri nel calendario liturgico abbiamo commemorato la Beata Vergine Maria Addolorata. C’è un rapporto tra questo titolo e quello con il quale voi onorate la Madonna? Penso proprio di sì; almeno ne era convinto un sacerdote torinese, Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata canonizzato lo scorso anno da papa Francesco. Fin da giovane egli fu rettore del più importante santuario mariano della città: quello dedicato alla «Madonna Consolata» e usava ripetere che, prima di essere Consolata la Madonna era stata Addolorata!
È paradossale, ma in questo c’è il mistero dell’amore di Dio, il mistero della redenzione, il mistero della salvezza. Nella sua lettera apostolica Salvifici doloris (11 febbraio 1984) Giovanni Paolo II scrisse di Maria qualcosa di davvero importante: «Cristo morente conferì alla sempre Vergine Maria una maternità nuova - spirituale e universale - verso tutti gli uomini, affinché ognuno, nella peregrinazione della fede, gli rimanesse insieme con lei strettamente unito fino alla Croce e, con la forza di questa Croce, ogni sofferenza rigenerata diventasse, da debolezza dell’uomo, potenza di Dio» (n. 26).
Voi sapete certamente, carissimi, che il vostro Arcivescovo è fra i più autorevoli studiosi di un santo del quale il papa Leone XIV ha annunciato la proclamazione a dottore della Chiesa: san Giovanni Enrico Newman. Non è il momento per parlarvi di lui e d’altra parte, lo farebbe il vostro vescovo molto meglio di me. Mi piace, tuttavia, riferirvi alcune riflessioni che questo maestro nella Chiesa disse predicando durante il mese di maggio e commentando il versetto delle litanie che invoca la Madonna come consolatrice degli afflitti. La sua meditazione prende lo spunto proprio dal testo di san Paolo che ho ricordato all’inizio e dice subito: «Ecco il segreto della vera consolazione: sono capaci di confortare gli altri coloro che nella vita sono stati molto provati, che hanno sentito il bisogno della consolazione, e l’hanno ricevuta. Così di nostro Signore è detto: “Avendo egli stesso sperimentato la tentazione e la sofferenza, può venire in aiuto di quelli che son messi alla prova” (Eb 2,18). E questo è il motivo per cui la Beata Vergine è la consolatrice degli afflitti. Tutti sappiamo quanto unica e speciale sia la consolazione che può dare la madre; e a noi è concesso di chiamare Maria madre nostra, dal giorno in cui Gesù sulla croce creò un rapporto di madre e figlio tra lei e san Giovanni. Ed ella ci può e ci sa consolare, perché ha sofferto molto di più delle nostre madri» (in Meditazioni e preghiere a cura di G. Velocci, Jaca Book, Milano 2202, p. 217).
Contemplando il volto di Maria, madre della consolazione, torna spontanea alla mia memoria un passaggio del Concilio Vaticano II, poi passato anche nella liturgia della Chiesa in lode della Vergine Assunta: «Come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (Lumen gentium, n. 68).
Noi, gente del Sud, abbiamo tante chiese dedicate all’Assunta, forse la maggior parte; la grande devozione delle nostre popolazioni, però, è all’Addolorata. Non è una contraddizione, perché è l’Assunta che spiega l’Addolorata. Nel febbraio 1974 il papa Paolo VI pubblicò una esortazione apostolica su Maria dove, fra l’altro, sono scritte parole che possono esserci di guida: «All’uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l’angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell’animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall’enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la Beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella Città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte» (Marialis cultus, n. 57).

Il Mese di Maggio e la Liturgia Pasquale
Il primo maggio 2020, su invito della CEi, tutte le comunità diocesane e parrocchiali d’Italia, si sono date appuntamento nel Santuario di Caravaggio, caro alla devozione dei lombardi. Questa bella Basilica è stata scelta dalla Cei perché sorge in provincia di Bergamo e nella diocesi di Cremona, quasi a voler toccare così due delle zone più colpite dal Coronavirus, riversando tanto dolore sulle diocesi del nord e su tutta l’Italia. Il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, ha guidato la celebrazione, lui che dal virus è stato contagiato finendo, per un lungo periodo, anche ricoverato in ospedale. La preghiera mariana del Rosario, che ha sancito la consacrazione dell’Italia intera alla Vergine Maria, si è svolta a porte chiuse, ma l’evento è stato seguito in diretta da molti milioni di cattolici italiani. La consacrazione è stata voluta come un ulteriore segno di affidamento alla Vergine in questo tremendo periodo pandemico.
Ma la profonda devozione mariana degli italiani e la caratterizzazione di questo mese di maggio non nasce oggi e in questo contesto. Da sempre gli italiani hanno dedicato questo mese alla devozione e all’amore della Vergine Maria. La dimensione e l’interpretazione mariana di questo periodo dell’anno liturgico da sempre pone, comunque, qualche perplessità liturgica e qualche piccolo rischio spirituale. Mi spiego meglio: il rischio è che il mese di maggio dedicato alla Madonna, con le devozioni che gli sono proprie, metta in secondo piano le celebrazioni della Pasqua, che si snodano nei cinquanta giorni che vanno dalla Risurrezione alla Pentecoste.
Vediamo di chiarire meglio il senso di questo possibile rischio leggendo la storia: lentamente, a cominciare dal medioevo, si è sviluppata la tradizione di dedicare il mese di maggio alla Madonna. Anche in questo caso la devozione ha cercato di cristianizzare usi e costumi popolari che nel periodo primaverile, celebravano il risveglio della natura che si colora e si profuma di fiori. qui l’usanza di adornare di rose e di fiori, particolarmente in questo mese, le immagini della Vergine, di rivolgersi al Lei con speciali preghiere tra cui grande fortuna avrà il Rosario, una spirituale corona di rose da offrire alla Vergine Madre di Dio.
Nel XVI secolo la devozione mariana del mese di maggio riceverà un forte impulso: san Filippo Neri insegnava ai giovani romani a circondare di fiori l’immagine della Madre di Dio, a cantare le sue lodi. Da allora fino a oggi, prima nelle comunità di suore o di frati e poi, pian piano in tutte le comunità parrocchiali il rosario veniva e viene pregato nelle chiese, davanti alle edicole di certe strade, e persino nei quartieri e nei cortili delle case.
Se però guardiamo a questa bella tradizione mariana del mese di maggio dal punto di vista liturgico non possiamo non mettere in evidenza qualche rischio: durante il mese di maggio ci troviamo nel cuore del tempo pasquale, tempo nel quale la Chiesa celebra il Signore Risorto. L’attenzione dei credenti dovrebbe essere tutta rivolta a Colui che ha dato la sua vita per noi e ci ha fatti passare dalla morte alla Vita. Il Crocifisso-Risorto, splendore della gloria del Padre, vincitore della morte, viene celebrato come il Signore nel cui nome si trova salvezza. Il rischio è che il mese di maggio dedicato alla Madonna, con le devozioni che gli sono proprie, metta in secondo piano il grande mistero della Pasqua che dovrebbe essere celebrato nei cinquanta giorni che vanno dalla Risurrezione alla Pentecoste.
Non si tratta certo di depennare dal calendario il mese mariano ma semplicemente di armonizzarlo col mistero della Pasqua, la cui celebrazione non può passare inosservata. In Maria Santissima contempliamo le primizie della Pasqua, lei è certamente il frutto più bello e maturo del mistero pasquale: questi elementi teologici non possono rimanere nascosti, devono in ogni modo diventare il motivo conduttore di tutto il mese di maggio. Onoriamo, veneriamo e amiamo dunque, in questo caro mese mariano, la Vergine santissima che, primo e più prezioso fiore del giardino della risurrezione, ci conduce verso suo Figlio.

Maggio, Rosa e Devozione Mariana
Maggio, con la natura che si colora e profuma di fiori, è il mese dell’anno che segna con decisione la piena entrata nella stagione del sole, del sorriso, della luce. La rosa, la regina dei giardini, apre i suoi petali colorati e profumati. Non è possibile non notare e ammirare la sua bellezza. È per questa profondità di sentimenti che, attraverso l’intreccio tra natura e devozione, la rosa incorona con la sua bellezza la Vergine Maria: «Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna tra le donne, unica signora, luce dei santi e via dei cieli».
Quale mese, quindi, più idoneo resta per questa incoronazione, se non proprio maggio? Anche la storia, dal Medioevo in poi, accompagna la rosa con Maria, tanto da far proferire al mistico tedesco Enrico Suso di Costanza (1290-1366) questa invocazione: «Sii benedetta tu aurora nascente sopra tutte le creature e benedetto sia il prato fiorito di rose rosse del tuo bel viso, ornato con il fiore rosso rubino dell’Eterna Salvezza».
È proprio in questo periodo, che accanto all’accostamento di Maria ai fiori, nasce e si consolida la pratica devozionale del Rosario, intese come ghirlande di Ave Maria intrecciate alla Vergine. Si iniziò col celebrare semplici riti popolari, in cui si snocciolavano Ave Maria una dopo l’altra e si cantavano litanie, incoronando di fiori le statue mariane. Fu poi nel 1725 che, grazie alla pubblicazione del «Mese di Maria o sia il mese di maggio, consacrato a Maria con l’esercizio di vari fiori di virtù proposti a vari devoti di lei» del padre gesuita Dionisi, veniva formalizzato maggio come mese ufficiale dedicato a Maria.
Nell’enciclica «Mense Maio» del 1965, Paolo VI indica maggio come il «mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani, sale a Maria l’omaggio della loro preghiera e della loro venerazione».
Ecco l’essenza del maggio mariano: preghiera e venerazione alla Madre del Cielo. Paolo VI tocca anche quello che oggi risulta essere un dolente tasto: la preghiera tra le mura domestiche, in famiglia, e cita proprio due parole quasi scomparse nella realtà dei nostri giorni: famiglia e preghiera. Auguriamoci che anche oggi “Maggio” torni ad essere quel mese tipico delle nostre nonne, e a tutti sia concesso il desiderio di ammirare quegli dolci occhi da cui provengono solo amore, speranza e forza spirituale.

Maria: Ascoltare e Osservare la Parola di Dio
Vangelo (Lc 11, 27-28)
Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Commento
Oggi, nella Chiesa celebriamo la festa della Madonna di Fatima. La liturgia ha voluto che meditassimo la meravigliosa lode che Gesù ha rivolto a sua Madre.
Il contesto di queste parole è la conclusione di una lunga conversazione di Gesù con la folla. I discepoli avevano chiesto a Gesù di insegnare loro a pregare e Gesù aveva risposto con il Padre Nostro. Continua poi con alcuni esempi che sottolineano la necessità di pregare con fiducia nostro Padre Dio. Nel corso della conversazione si scontra con l’incredulità di alcuni che non vogliono credere in Lui.
Gesù nella folla constata atteggiamenti differenti: alcuni mostrano incredulità e altri entusiasmo. Così la donna che in mezzo alla folla, alza la voce e grida con fervore: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Quella donna aveva saputo riconoscere nel Signore qualcosa di straordinario e, forse, era gioiosamente sorpresa per ciò che vedeva e ascoltava da Gesù.
Il Signore, rispondendole, ci invita a cercare un motivo più soprannaturale: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».
Questa risposta di Gesù ha il valore di una grande lode a sua Madre. Gesù sa molto bene che ci sono molti che cominciano con grande entusiasmo ma che non sanno perseverare. Ed è per questo che il Signore invita a edificare su un terreno sicuro, a porre le fondamenta sulla roccia (cfr. Lc 6, 47-49), non solo ascoltandolo e dichiarando con le parole il proprio amore, ma anche vivendo e mettendo in pratica il suo insegnamento.
Il Maestro ci propone l’esempio di Maria. Ella è stata sempre fedele ai piani di Dio, il suo agire è stato sempre una risposta amorosa ai disegni di Dio. Per questo il Signore la ricolmò di grazie e volle lasciarci Maria come Madre. Una madre che intercede per i suoi figli. E la sua intercessione continua sino ai nostri giorni, come vediamo nel messaggio di Fatima.
Il 13 maggio del 1917, tre bambini: Lucia, Francesco e Giacinta, rispettivamente di 10, 9 e 7 anni, conducevano un piccolo gregge nella Cova di Iría. Verso mezzogiorno, dopo che avevano recitato il rosario, apparve loro una «Signora più luminosa del sole» con un bianco rosario nelle mani. E iniziò un appassionante dialogo tra la Vergine Maria e Lucia: «Signora, da dove vieni?». «Vengo dal Cielo», è stata la risposta. Tra il mese di maggio e quello di ottobre si susseguirono sei apparizioni della Madonna. Chiese loro di recitare il Rosario tutti i giorni, e di fare penitenza. Nell’ultima apparizione del 13 ottobre, alla presenza di circa 70.000 persone, oltre a fare il miracolo del movimento del sole, la Vergine disse loro che era la «Signora del Rosario» e che costruissero là una Cappella in suo onore.
San Josemaría si fece eco del messaggio di Maria e volle trasmetterlo a tutti i suoi figli nell’Opus Dei. Si recò a Fatima molte volte. Ogni volta andava alla cappellina e si inginocchiava ai piedi dell’immagine della Madonna per implorare la sua intercessione.
La Vergine ci ha chiesto di recitare il Rosario per la pace e per il perdono dei peccati.