Il Pontificato di Giovanni Paolo II e il Messaggio della Divina Misericordia

Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato profondamente segnato e permeato dal messaggio della Divina Misericordia, un tema che ha non solo guidato le sue azioni pastorali ma ha anche influenzato il corso della Chiesa nel terzo millennio. Questa devozione, strettamente legata alla figura di Santa Faustina Kowalska, è stata per il Papa polacco una fonte di speranza e una risposta ai grandi mali del XX secolo.

Giovanni Paolo II in preghiera, con simboli della Divina Misericordia

Le Origini e l'Influenza del Messaggio della Divina Misericordia

Il Legame tra Karol Wojtyła e Santa Faustina

Suor Faustina Kowalska e Karol Wojtyła, entrambi figli della terra polacca, sono stati profondamente influenzati dalla spiritualità della loro nazione, caratterizzata da radici cristiane e segnata da profonde sofferenze storiche, ma con una fiducia incrollabile in Dio. È il 5 ottobre 1938, quando a Cracovia, all’età di 33 anni, muore suor Faustina Kowalska. Karol Wojtyła, insieme al padre, arriva a Cracovia nell’estate dello stesso anno. Sebbene non vi siano notizie certe di un incontro personale, Wojtyła conosceva sicuramente il messaggio della Divina Misericordia da lei trasmesso, già diffuso a Cracovia in quel periodo.

Nel 1939, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l'occupazione nazista della Polonia, il giovane Karol non poté più frequentare l'università e, per evitare la deportazione in Germania, lavorò nella fabbrica chimica Solvay, in un sobborgo di Cracovia, vicino al convento dove suor Faustina aveva vissuto. Lì, prima di iniziare il lavoro, si fermava a pregare nella cappella. Questo periodo formativo, segnato dalla sofferenza personale (la perdita della madre, del fratello e del padre) e le tragedie della guerra, rafforzò in lui la convinzione che il messaggio della misericordia fosse necessario.

La Promozione del Culto della Divina Misericordia

La Congregazione per la Dottrina della Fede, nel 1959, aveva proibito la divulgazione del culto della Divina Misericordia secondo la forma di suor Faustina e, di conseguenza, la pubblicazione del suo Diario. Karol Wojtyła, già vescovo ausiliare di Cracovia, rimase sorpreso da tale decisione. Divenuto Arcivescovo Metropolita di Cracovia nel 1963, si informò a Roma su come poter far riesaminare il caso. Gli fu consigliato di avviare il processo di beatificazione di suor Faustina per presentare una nuova traduzione del Diario all’esame della Congregazione delle Cause dei Santi. Grazie a questa nuova edizione del Diario, il 5 aprile 1978, la Congregazione revocò il decreto precedente.

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Il Pontificato di Giovanni Paolo II e la Divina Misericordia

La Canonizzazione di Santa Faustina e l'Istituzione della Festa

Anche da Papa, Giovanni Paolo II continuò a promuovere la devozione alla Divina Misericordia. Il 18 aprile 1993 beatificò la suora polacca e il 30 aprile del 2000 la canonizzò, istituendo la festa della Divina Misericordia per tutta la Chiesa, fissando tale celebrazione alla prima domenica dopo Pasqua, come Gesù stesso aveva richiesto durante le apparizioni a suor Faustina.

La canonizzazione di Suor Faustina ebbe "un’eloquenza particolare", voluta fortemente da Giovanni Paolo II per trasmettere al mondo del nuovo millennio il messaggio di misericordia del Signore, "che non perdona soltanto i peccati, ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini", chinandosi "su ogni miseria umana, materiale e spirituale".

Nel suo libro, Memoria e Identità, Papa Wojtyła spiega che "Cristo crocifisso e risorto, così come apparve a suor Faustina, è la suprema rivelazione della verità che «Dio è amore»". In questa prospettiva, l'amore misericordioso di Dio è più potente del peccato, il che non significa negare il peccato, ma piuttosto accogliere la chiamata alla conversione come la più concreta espressione dell'amore e della misericordia nel mondo umano.

L'Enciclica "Dives in Misericordia"

Uno dei punti fondamentali del magistero di Giovanni Paolo II fu la Lettera enciclica "Dives in misericordia", pubblicata il 30 novembre 1980. Già nelle prime frasi dell’Enciclica, Giovanni Paolo II sintetizza a livello teologico l’intero documento: "Dio ricco di misericordia" è colui che Gesù Cristo ci ha rivelato come Padre. Il Papa imposta il discorso sul concetto che la misericordia non è solo un attributo astratto, ma ha un volto. Egli scrive: "Un'esigenza (...), in questi tempi critici e non facili, mi spinge a scoprire nello stesso Cristo ancora una volta il volto del Padre, che è «misericordioso e Dio di ogni consolazione»". Solo dopo questa introduzione, il Pontefice analizza il concetto di «misericordia» nell’Antico Testamento e nella parabola del figliol prodigo, per passare poi al Mistero Pasquale, quale fonte della misericordia.

Nella Lettera enciclica, Giovanni Paolo II sottolinea anche la missione della Chiesa di insegnare che "l'amore misericordioso indica anche quella cordiale tenerezza e sensibilità indispensabile tra coloro che sono più vicini: tra i coniugi, tra i genitori e i figli, tra gli amici". Questo amore, secondo Wojtyła, è alla base di ogni sforzo per creare un mondo "più umano".

La Paternità della Divina Misericordia

Il rettore del Santuario della Divina Misericordia a Cracovia ha osservato che nel suo diario, Santa Faustina scrive che "arriverà il giorno in cui il culto della Divina Misericordia prenderà il possesso di tutte le anime". Il Pontificato di Papa Giovanni Paolo II, così come quelli di Benedetto XVI e Papa Francesco, portano avanti la realizzazione di questo disegno di Dio affinché ogni anima conosca, accolga e faccia esperienza della Divina Misericordia. Non è una coincidenza il fatto che il Papa ci lasciò il 2 aprile del 2005 proprio alla vigilia di questa Festa.

L’ultimo messaggio lasciato al mondo da Giovanni Paolo II fu letto il 3 aprile 2005, appena 24 ore dopo la sua morte: egli disse che il mondo ha tanto bisogno di comprendere e accogliere la Divina Misericordia. Ancora prima, il 17 agosto 2002, a Cracovia, nella sua ultima visita apostolica in terra polacca, il Papa espresse l’auspicio che la Divina Misericordia potesse raggiungere tutti gli abitanti della terra, una profezia che oggi si sta realizzando.

Giovanni Paolo II ha detto che la Divina Misericordia non è debolezza ma il limite divino contro il male. La Divina Misericordia è la forza per i deboli, la speranza per i disperati, la salute per i malati. Faustina Kowalska la definisce "un miracolo continuo".

Schema: Il messaggio della Divina Misericordia e i suoi effetti sull'umanità

L'Eredità della Divina Misericordia nei Successori di Pietro

La Beatificazione e Canonizzazione di Giovanni Paolo II

Sei anni dopo la sua morte, il 1° maggio 2011, Papa Benedetto XVI beatificò Giovanni Paolo II, celebrando la Seconda Domenica di Pasqua, da lui stesso intitolata alla Divina Misericordia. Benedetto XVI sottolineò la fede "forte e generosa, apostolica" di Giovanni Paolo II, ricordando le parole di Gesù: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".

Il 27 aprile 2014, Papa Francesco canonizzò Giovanni Paolo II (e Giovanni XXIII), proprio nel giorno della Festa della Divina Misericordia. Francesco, nella sua omelia, evidenziò come Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II abbiano avuto il coraggio di guardare le ferite di Gesù, non vergognandosi della carne di Cristo e vedendo in ogni persona sofferente il Signore. Furono due uomini coraggiosi, pieni della parresia dello Spirito Santo, che diedero testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà e della misericordia di Dio.

Papa Francesco, con la consegna della “misericordina” il 17 novembre del 2013, non fa altro che portare la gente sulla strada della misericordia battuta da Giovanni Paolo II. Questa strada sta trascinando molte persone, perché tante anime che si trovano nelle periferie esistenziali, tanti abbandonati e malati possano ritrovare nella Divina Misericordia il loro rifugio e la loro speranza.

La Continuità del Messaggio: Papa Francesco e la Misericordia

Il tema della Misericordia torna frequentemente anche nei discorsi e nelle riflessioni di Papa Francesco. Le sue prime parole come Pontefice nella Basilica di Santa Maria Maggiore furono "misericordia, misericordia, misericordia", e nella sua prima messa celebrata nella parrocchia di Sant’Anna, in Vaticano, disse che "il meglio dell’insegnamento di Gesù è la misericordia". Ha anche affermato che pronunciare la parola misericordia, parlare della misericordia, cambia l’uomo e cambia il mondo. Papa Francesco ha conosciuto Karol Wojtyła durante la sua visita in Argentina e ha colto la santità di quell’uomo già durante la sua vita terrena.

Nel giovedì dopo le ceneri, parlando ai sacerdoti romani, Papa Francesco ha dedicato la sua riflessione alla Divina Misericordia e ha detto che non si può dimenticare la grande eredità lasciata da Giovanni Paolo II, che consiste anche nel messaggio della Divina Misericordia. Vedendo le povertà della sua Buenos Aires e del mondo intero, ha visto nella Divina Misericordia un mezzo veramente efficace per riscaldare il cuore di tutti gli uomini e per soccorrere le persone bisognose, al di là della loro fede.

Il messaggio della Divina Misericordia si rivolge soprattutto a chi, afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal suo cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza. Questo semplice atto di abbandono a Gesù squarcia le nubi più dense e fa passare un raggio di luce nella vita di ciascuno.

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La Divina Misericordia come Speranza per il Mondo

Una Risposta ai Mali del XX e XXI Secolo

Wojtyła, fin da giovane, vide nel messaggio della Divina Misericordia una risposta ai mali del XX secolo, inclusi il totalitarismo, la guerra e l’ateismo, come luce di speranza per le nuove generazioni. Egli credeva fermamente che il mondo avesse bisogno di ascoltare e riflettere su questo messaggio. Perciò, in più occasioni, non si stancò di ripetere: «Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani» (30 marzo 2008).

L’eredità che Giovanni Paolo II lascia a ognuno di noi, la ritroviamo nell’ultimo messaggio, letto solo 24 ore dopo la sua morte, preparato da lui per la festa della Divina Misericordia: «All’umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell’egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l’animo alla speranza. È amore che converte i cuori e dona la pace».

Giovanni Paolo II ha molteplici volte richiamato i cristiani del nostro tempo affinché diventassero apostoli di questa verità di fede, perché, come ha affermato, di nulla l’uomo ha bisogno quanto della Divina Misericordia - di quell’amore che vuol bene, che compatisce, che innalza l’uomo sopra la sua debolezza verso le infinite altezze della santità di Dio.

La Speranza e la Gioia della Misericordia

Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno dimostrato una "speranza viva" e una "gioia indicibile e gloriosa", che Cristo risorto dona ai suoi discepoli. Questa speranza e questa gioia si respiravano nella prima comunità dei credenti a Gerusalemme, come descritto negli Atti degli Apostoli, una comunità in cui si vive l’essenziale del Vangelo: l’amore, la misericordia, in semplicità e fraternità. Questa è l’immagine di Chiesa che il Concilio Vaticano II ha tenuto davanti a sé, e Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno collaborato con lo Spirito Santo per ripristinare e aggiornare la Chiesa secondo la sua fisionomia originaria, quella data dai santi nel corso dei secoli.

Il messaggio della Divina Misericordia, inscritto nella tragica esperienza della Seconda Guerra Mondiale, fu un particolare sostegno e una inesauribile fonte di speranza, non soltanto per gli abitanti di Cracovia, ma per la nazione intera. Questa è stata anche l’esperienza personale di Karol Wojtyła, che ha portato con sé sulla Sede di Pietro e che, in un certo senso, forma l’immagine del suo pontificato. La strada della speranza passa attraverso la conoscenza della Misericordia di Dio, l’affidamento a Lui e consiste anche nel fare il bene delle altre persone. «Quanto bisogno della misericordia di Dio ha il mondo di oggi!» - ha detto Giovanni Paolo II a Łagiewniki nell’anno 2002 - «In tutti i continenti, dal profondo della sofferenza umana, sembra alzarsi l’invocazione della misericordia. Dove dominano l’odio e la sete di vendetta, dove la guerra porta il dolore e la morte degli innocenti occorre la grazia della misericordia a placare le menti e i cuori, e a far scaturire la pace. Dove viene meno il rispetto per la vita e la dignità dell’uomo, occorre l’amore misericordioso di Dio, alla cui luce si manifesta l’inesprimibile valore di ogni essere umano. Occorre la misericordia per far sì che ogni ingiustizia nel mondo trovi il suo termine nello splendore della verità. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace, e l’uomo la felicità!».

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