Il pontificato di Papa Pio XII, Eugenio Pacelli, è stato a lungo al centro di un acceso dibattito storico, specialmente in relazione al suo operato durante la Seconda Guerra Mondiale e alla persecuzione degli ebrei. Le accuse di "silenzi complici" hanno alimentato una controversia protrattasi per decenni, ma la recente apertura degli Archivi Vaticani sta gettando nuova luce su un periodo complesso, rivelando una realtà sfaccettata di azioni diplomatiche, aiuti segreti e drammatiche sfide.
Il Contesto della Controversia e le Prime Accuse
La "leggenda nera" su Pio XII iniziò a prendere forma negli anni '60 con opere fortemente polemiche come l'opera teatrale "Il Vicario" del tedesco Rolf Hochhuth, che accusava il Papa di indifferenza di fronte alla distruzione dell’ebraismo europeo, suggerendo che la sua preoccupazione per le finanze vaticane lo avesse reso inattivo. Negli anni successivi, il dibattito si intensificò con la pubblicazione di numerosi libri, tra cui il controverso "Il Papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII" di John Cornwell, che lo definiva "l’ecclesiastico più pericoloso della storia moderna" e sosteneva che "Hitler non avrebbe mai potuto […] farsi strada" senza di lui. Cornwell e altri autori hanno spesso cercato di dimostrare l'antisemitismo di Pacelli, basandosi su interpretazioni contestate di documenti come una lettera del 1917 indirizzata "al culto ebraico".
Tuttavia, è importante notare che per i leader ebraici della vecchia generazione, la campagna contro Pio XII sarebbe stata un colpo. Durante e dopo la guerra, molti ebrei illustri, tra cui Albert Einstein, Golda Meir, Moshe Sharett e il rabbino Isaac Herzog, espressero pubblicamente la loro gratitudine a Pio XII. Opere come "Roma e gli ebrei" di Pinchas Lapide (1967) e "Pio XII e gli ebrei" di Joseph Lichten (1963) attestano questa gratitudine, riconoscendo l'operato discreto ma efficace del Pontefice.
L'Apertura degli Archivi Vaticani e le Nuove Scoperte

Il 2 marzo 2020, su decisione di Papa Francesco, sono state aperte alla consultazione degli studiosi le carte del pontificato di Pio XII, precedentemente conosciute come Archivio Segreto e ora rinominate Archivio Apostolico Vaticano. Questa apertura ha permesso di svelare nuove informazioni e di fornire una comprensione più dettagliata del ruolo di Pio XII durante la Shoah. Già il cardinale Achille Silvestrini aveva sollecitato convintamente le aperture archivistiche dei pontificati novecenteschi, convinto che dalla "verità dei fatti la Chiesa ha solo da guadagnare".
Tra i principali studiosi che hanno esaminato questi documenti vi è lo storico tedesco Michael Feldkamp, capo archivista del Bundestag e autore di diverse pubblicazioni su Pio XII e i suoi rapporti con la Germania e il nazionalsocialismo. Feldkamp, insieme al professore Hubert Wolf dell'Università di Münster, ha dedicato anni alla ricerca e ha contribuito a un primo resoconto pubblicato sul settimanale tedesco Die Zeit. Anche Johan Ickx, autore del volume "Pio XII e gli ebrei", edito in Italia da Rizzoli, ha analizzato questi documenti, rivelando nuove prospettive sui "silenzi complici" e sulle azioni di Pio XII.
La Consapevolezza del Papa e le Azioni Concrete
I nuovi reperti d'archivio mostrano con quanta precisione Papa Pacelli fosse informato riguardo allo sterminio sistematico degli ebrei europei. Contro l'affermazione che Pio XII non sapesse, le evidenze incontrovertibili dimostrano che era informato regolarmente dai nunzi, dagli episcopati e dagli ambasciatori. Già nel marzo 1942, due mesi dopo la conferenza di Wannsee, Papa Pacelli inviò un messaggio al presidente americano Roosevelt, avvertendolo di ciò che stava accadendo nelle zone di guerra in Europa. Sebbene questi messaggi non fossero considerati credibili dagli americani, oggi sappiamo che Pio XII si occupava della persecuzione degli ebrei quasi quotidianamente. Gli venivano presentati tutti i rapporti e aveva creato un proprio ufficio all'interno della Seconda Sezione della Segreteria di Stato, dove il personale doveva occuparsi esclusivamente di tali questioni. Tra i responsabili vi erano monsignor Domenico Tardini, poi divenuto cardinale al Concilio Vaticano II, e monsignor Dell'Acqua, anch'egli futuro cardinale e considerato uno dei principali autori della Costituzione del Concilio Vaticano II sulla riconciliazione con gli ebrei, la Nostra Aetate. Questi collaboratori erano in strettissimo contatto con Pio XII, riferendogli quotidianamente delle persecuzioni, delle deportazioni di massa e dei destini individuali.
Le ricerche attuali stimano che Pio XII salvò personalmente circa 15.000 ebrei attraverso i suoi sforzi, aprendo monasteri e chiostri per nascondere le persone. Oltre a queste, il libro di Ickx riferisce di 2.800 richieste contenute nella "Pacelli's List". Il sostegno di Papa Pacelli agli ebrei arrivò al punto che la Guardia Palatina papale, una specie di guardia del corpo del Papa, fu coinvolta in scontri con le Waffen-SS e i soldati della Wehrmacht per nascondere ebrei nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore.
Le Motivazioni dei "Silenzi": Prudenza e Azioni Segrete

La questione del "silenzio" di Pio XII rimane un punto cruciale del dibattito. Tuttavia, i nuovi documenti suggeriscono che la sua scelta di non emettere proteste pubbliche esplicite era dettata da una logica precisa: evitare di attirare ulteriore attenzione pubblica e non mettere a repentaglio le operazioni segrete di salvataggio. Il Papa, infatti, condusse trattative con l'ambasciata tedesca e con le forze di polizia italiane, persino con Mussolini e con il ministro degli Esteri italiano, cercando di ottenere il più possibile attraverso i negoziati.
Già nel settembre 1942, il Vaticano ricevette un resoconto dettagliato, inviato dagli Stati Uniti tramite Myron Charles Taylor, inviato personale del Presidente Franklin Roosevelt, sull'uccisione su larga scala di ebrei in Polonia. Pio XII lesse il rapporto, ma il Segretario di Stato vaticano Luigi Maglione espresse dubbi, chiedendo: "Non credo che abbiamo informazioni che confermano questa grave notizia nel dettaglio. Corretto?". Similmente, un memorandum interno di Angelo Dell'Acqua metteva in discussione l'autenticità delle informazioni fornite dall'Agenzia ebraica, affermando che "anche gli ebrei tendono a esagerare facilmente" e che un tale passo avrebbe potuto mettere in pericolo non solo il Vaticano, ma anche la vita degli ebrei stessi. Invece di una condanna pubblica, si preferì sostenere, dove possibile, azioni umanitarie.
Queste osservazioni interne al Vaticano, anche se oggi appaiono difficili da comprendere, evidenziano la complessità del contesto e la cautela estrema adottata dalla Santa Sede, che temeva ritorsioni e il peggioramento della sorte degli ebrei e dei cattolici in caso di denunce aperte. Lo stesso Pio XII in un discorso del 1943 spiegò: "Ogni nostra parola da noi rivolta alle pubbliche autorità doveva essere da noi seriamente ponderata e misurata nell'interesse dei sofferenti stessi".
La Ferma Condanna del Nazismo e dell'Antisemitismo
"La guerra del silenzio. Pio XII, il nazismo, gli ebrei" - video integrale
Nonostante l'assenza di condanne esplicite della Shoah con il termine "genocidio", un esame onesto e scrupoloso delle prove dimostra che Pio XII fu un tenace critico del nazismo e dell'antisemitismo. Il suo magistero pontificio era legato a una logica chiara: colpire la dottrina che aveva generato la Shoah, convinto che le operazioni di sterminio non fossero il risultato di una scelta improvvisa, ma di un consenso di base ai messaggi hitleriani.
- Nel gennaio 1940, Radio Vaticana, che ricadeva sotto il suo controllo, rivelò le "tremende crudeltà di una barbara tirannia" inflitte dai nazisti agli ebrei e ai cattolici polacchi. Questa trasmissione fu lodata dal Jewish Advocate di Boston come un’"esplicita denuncia delle atrocità tedesche". Il New York Times pubblicò un editoriale intitolato: "Il Vaticano ha parlato... e ha confermato i peggiori indizi di terrore emersi dalla tenebra polacca".
- Già nel 1938, quando Pacelli era il principale consigliere del suo predecessore, Pio XI fece la famosa dichiarazione secondo cui "l’anti-semitismo è inammissibile. Spiritualmente siamo tutti semiti", frase che Pacelli aveva contribuito a stendere. Fu anche Pacelli a redigere la bozza dell’enciclica di Pio XI, Mit brennender Sorge, una delle condanne più dure mai emesse dalla Santa Sede contro la Germania.
- La sua prima enciclica, Summi pontificatus, pubblicata in fretta nel 1939, implorava la pace e citava san Paolo - "non esiste più greco e giudeo" - usando la parola "giudeo" specificatamente nel contesto di un rigetto dell’ideologia razziale. Il New York Times la accolse con il titolo "Il Papa condanna i dittatori, i violatori di trattati, il razzismo".
- Nel marzo 1940, durante un'udienza con Joachim von Ribbentrop, ministro degli Esteri tedesco, Pio XII lesse una lunga lista di atrocità tedesche, dimostrando la sua chiara posizione anti-nazista.
- Quando i vescovi francesi, nel 1942, diffusero lettere pastorali che attaccavano le deportazioni, Pio XII mandò il suo nunzio a protestare presso il governo di Vichy contro "gl’inumani arresti e le deportazioni di ebrei". Radio Vaticana commentò queste lettere per sei giorni consecutivi.
- Il messaggio natalizio del Papa del 1942, in cui esprimeva la sua preoccupazione per quelle "centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento", venne largamente inteso come una condanna pubblica dello sterminio nazista degli ebrei. I tedeschi stessi lo interpretarono come "un unico lungo attacco a tutto ciò che rappresentiamo [...]. Egli sta chiaramente parlando per conto degli ebrei".
- Nell’estate del 1944, dopo la liberazione di Roma, Pio XII disse a un gruppo di ebrei romani venuti a ringraziarlo: "Per secoli gli ebrei sono stati ingiustamente trattati e disprezzati. È tempo che vengano trattati con giustizia e umanità. Dio lo vuole e la Chiesa lo vuole. San Paolo ci dice che gli ebrei sono nostri fratelli."
- Nel 1944, il Papa inviò un dispaccio al sovrano ungherese chiedendo di porre fine all'espulsione degli ebrei. L'inviato del Papa in Ungheria, Angelo Rota, è stato riconosciuto da Yad Vashem come un Giusto che salvò gli ebrei.
Le Sfide Operative e le Difficoltà del Vaticano
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Pio XII operò in un ambiente estremamente ostile e pericoloso. La minaccia di un'invasione del Vaticano e di un rapimento del Papa da parte dei nazisti era reale e documentata. Hitler parlava apertamente di "far sloggiare tutta quella masnada di puttanieri" e Pio XII era al corrente dei vari piani. L’ambasciatore nazista in Italia, Rudolf Rahn, e il generale Karl Wolff hanno testimoniato degli ordini di Hitler per occupare il Vaticano e deportare il Papa.
All'interno del Vaticano, il Pontefice non era in grado di controllare ogni aspetto. Erano presenti diverse fazioni e sensibilità: da stretti collaboratori come monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), che sostenevano attivamente gli aiuti, a figure sensibili a posizioni filofasciste o prevenute verso il mondo ebraico, o che insistevano per una linea di totale neutralità. Inoltre, il Terzo Reich aveva mobilitato la Gestapo, i servizi segreti militari e del ministero degli Esteri per intercettare comunicazioni e controllare le trasmissioni radio, rendendo estremamente difficile qualsiasi azione pubblica senza gravi rischi.
Gli strumenti di intervento della Santa Sede e della sua diplomazia erano spesso datati o obsoleti in un contesto storico di straordinari cambiamenti. La procedura diplomatica vaticana era "farraginosa e talvolta labirintica", non facilitando il rapido svolgimento delle pratiche e sottoposta a "criteri molto rigidi e selettivi". Sebbene il Vaticano avesse inizialmente accolto con un certo sollievo i regimi fascisti e nazisti come alleati contro il comunismo, questa posizione cambiò quando si avvertì il pericolo di una competizione sul proprio terreno, sviluppando diffidenza e conflitto. L'antisemitismo che pervadeva questi regimi affondava radici nell'antigiudaismo cristiano, rendendo difficile per la Chiesa usare un linguaggio netto e chiaro, come la fatica di usare il termine "sterminio" anziché "massacro".
Smentire le Fake News e i Preconcetti Storici
Nel corso degli anni, diverse "fake news" e preconcetti hanno distorto la figura di Pio XII. Ad esempio, l'affermazione che il Papa, pur sapendo della razzia degli ebrei romani del 16 ottobre 1943, non si fosse mosso, non considera un dato storico fondamentale: le autorità tedesche avevano presidiato gli accessi al Vaticano, e un'uscita del Pontefice sarebbe stata fermata e rimandata indietro. Allo stesso modo, l'idea che il Papa potesse denunciare i fatti attraverso Radio Vaticana o l'Osservatore Romano non tiene conto che la Radio Vaticana era segretamente controllata da tecnici incaricati di disturbare le trasmissioni in caso di iniziative avverse al Terzo Reich.
Un'altra notizia errata è che gli ebrei avessero insistentemente chiesto una condanna pontificia della Shoah. Gli storici hanno dimostrato che nei territori occupati dai tedeschi, gli ebrei chiedevano disperatamente protezione, di essere salvati e nascosti. Erano piuttosto le nazioni che si erano dimostrate poco sensibili verso gli ebrei a sollecitare un intervento della Santa Sede per condannare i fautori dei drammi. Inoltre, l'affermazione che le autorità ecclesiastiche avessero diramato ordini nel 1944 per non accogliere ebrei in istituti religiosi è smentita dal fatto che il comando tedesco aveva infranto l'extraterritorialità di alcuni edifici vaticani, spingendo la Chiesa ad allertare i responsabili per la sicurezza dei perseguitati.
Il Ruolo dei Collaborazionisti e l'Ostacolo all'Aiuto
Le azioni umanitarie di Pio XII furono spesso vanificate da un vasto movimento di collaborazionismo. Governi, partiti, forze dell'ordine e movimenti ideologici si schierarono con le forze naziste e fasciste. Esempi includono la fattiva collaborazione della polizia del regime di Vichy nella cattura di 13.152 ebrei nel luglio 1942, e l'azione a Roma del comandante della polizia tedesca Herbert Kappler, che si affidò a gruppi di collaborazionisti, le cosiddette "bande", per attuare rastrellamenti e arresti individuali dopo il 16 ottobre 1943. A Torino e Milano, i comandi tedeschi sfruttarono informatori singoli che conoscevano personalmente molti ebrei e i loro nascondigli, utilizzando metodi di indagine raffinati e odiosi, spesso motivati dalle taglie poste su ogni ebreo.
La Rivalutazione Storiografica e le Testimonianze
La storiografia moderna deve evitare sia l'esaltazione acritica sia la condanna preconcetta di Pio XII. È necessario collocare il Pontefice nel suo tempo e considerare la sua formazione. La ricerca storica, che include anche vicende in chiaroscuro, è l'unica via per comprendere la sua figura. In questo contesto, l'opera di autori come Giovanni Coco ("Un mosaico di silenzi", Mondadori, 2025) contribuisce a delineare un quadro ricco di spunti, facendo parlare le carte senza perdersi nel particolare.
Molte testimonianze di sopravvissuti all'Olocausto confermano l'efficacia delle azioni di Pio XII. Leone Pontecorvo, un ebreo romano sfuggito al nazismo grazie alla Chiesa, ricorda l'ospitalità nel convento delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù a Roma, dove fu nascosto con il fratello. Egli stesso afferma: "Mi sono sempre schierato dalla parte di Pio XII. Aprì le porte dei conventi e offrì aiuto agli ebrei: 5 mila solo a Roma. Merita grandi lodi e gratitudini per l’ospitalità agli ebrei in chiese, conventi e monasteri".
Il cardinale arcivescovo di Monaco Friedrich Wetter ha dichiarato: "Falsa la verità chi dimentica che il 70-90 per cento dei 950 mila ebrei europei sopravvissuti lo devono ai cattolici". Lo studioso ebreo Pinchas Lapide riconosce questo dato. Inoltre, Mark Riebling nel libro "Church of Spies: The Pope’s Secret War against Hitler" confuta l'immagine del "Papa di Hitler", sostenendo che "Pio XII fu il più forte oppositore del nazismo" e lavorò per una pace separata tra la Germania e gli Alleati.
È stato evidenziato che la "leggenda nera" su Pio XII fu amplificata e alimentata dai servizi segreti sovietici e dalla stampa comunista, che lo bersagliavano come collaboratore del nazifascismo. Tuttavia, organizzazioni ebraiche come l'Anti-Defamation League e l'American Jewish Committee guardavano con interesse a Papa Pacelli e ai nuovi rapporti con gli ebrei, arrivando persino a far annullare il tour americano dell'opera teatrale "Il Vicario". Il presidente di Pave the Way, Gary Krupp, ha promesso testimonianze decisive per rivalutare il ruolo di Pio XII, inclusa l'attività di monsignor Giovanni Ferrofino, emissario di Pio XII, che avrebbe salvato almeno 11.000 ebrei ad Haiti tra il 1939 e il 1945.
Durante il suo pontificato, Pio XII avvertì il presidente americano Franklin Delano Roosevelt del pericolo che l'URSS invadesse l'Europa orientale. La sua scomunica dei comunisti nel 1949, nata in un clima di disperazione per i cristiani in Russia sotto Stalin, fu una denuncia che inasprì ulteriormente il dittatore sovietico. Nonostante ciò, il suo anticomunismo non nega le sue azioni per gli ebrei.
Il predecessore di papa Pacelli, Pio XI, negli ultimi anni della sua vita cambiò completamente prospettiva e denunciò la persecuzione degli ebrei, ponendo le basi della fine dell'antigiudaismo con la frase "spiritualmente siamo tutti semiti, per la comune radice abramitica". Eugenio Pacelli fu il suo Segretario di Stato e in quel periodo acquisì molta dell'esperienza diplomatica che avrebbe poi impiegato durante la guerra. Il dibattito sui "silenzi" è proseguito anche dopo la guerra, suscitando perplessità sullo stesso Pacelli riguardo a un'eventuale denuncia esplicita della Shoah quando i rischi diretti non erano più così alti.