Storia e Arte: Il Santuario di Pontelungo, le Fontane e i Crocifissi della Riviera Ligure

Il presente saggio, arricchito da fotografie e documenti, ripercorre la storia del Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga, un complesso religioso di grande suggestione sulla Riviera di Ponente. La ricerca ha inizio dagli archivi della Deputazione provinciale, in particolare dai carteggi dell'epoca e da un opuscolo di Carlo Malagola del 1879, che descrive il raddoppio della carreggiata del ponte per adeguarlo alle esigenze della società del tempo. L'autore ci accompagna alla scoperta di vicende urbanistiche, storiche e sociali legate al ponte, raccontando le storie dei protagonisti impegnati a collegare le sponde dei fiumi per far conoscere i territori, le persone e far circolare le merci.

Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga, vista generale

Il Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga

Il Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga è uno dei complessi religiosi più suggestivi della Riviera di Ponente, non solo per la sua architettura, ma soprattutto per l'impatto visivo che offre all'interno del contesto urbano e paesaggistico. È situato alla fine di un lungo e scenografico viale alberato che sembra condurre il fedele e il visitatore verso una dimensione di pace, che infine si perfeziona in un legame spirituale in un bel Santuario con un'estetica ricca di dettagli: dai portali finemente lavorati alle nicchie che ospitano statue sacre, fino alla cupola che svetta sopra i tetti circostanti.

Origini e Sviluppo Architettonico

La nascente chiesa prevedeva lo schema generale, l’impianto, i motivi stilistici e le tecniche costruttive dell'epoca in riferimento, e rivelano notevoli similitudini con quelli delle altre chiese costruite dai Marvaldi, in particolare da Giacomo Filippo Marvaldi, sicuramente attivo tra il 1700 e il 1729, che possiamo individuare come architetto della nuova fabbrica. L'attuale edificio viene iniziato nel 1715 ed infine inaugurato il 20 dicembre 1722. Il santuario fu realizzato a pianta ellittica, con due cappelle laterali; il corpo principale fu coperto da una cupola ellissoidale a costoloni.

Successivamente fu oggetto di ampliamenti che determinarono la costruzione del portico anteriore edificato nel 1737. Il portico è fondato sul costrutto architettonico della cosiddetta concatenazione di ordini, costituita da un ordine maggiore di paraste trabeate e da un ordine minore di alette con archivolti. Nel caso specifico l’ordine maggiore presenta un’enfatizzazione dell’asse centrale con l’utilizzo di paraste binate; la trabeazione, completa dei tre membri, presenta una definizione non ortodossa delle parti, che riguarda sia il disegno delle modanature, sia le proporzioni, estremamente alte nella fascia dell’architrave e nel fregio. L’ordine minore presenta una definizione delle imposte molto simile ai capitelli dell’ordine maggiore. Il 1792 è l'anno dell’edificazione del campanile e della sagrestia con l’arretramento del presbiterio, per la creazione di un’abside semicircolare. I lavori comportarono, nel 1796, la sostituzione dell’altare originale con altro in marmo, dello scultore Andrea Casaregi, che lo realizzò nello studio del suo maestro Pasquale Bocciardo; con quest’opera di squisita fattura il Casaregi abbandona il virtuosismo barocco del maestro per il nuovo linguaggio neoclassico. La cronologia prosegue grazie ai francescani che istituiscono un convento e il coro (1886), le cappelle laterali di San Francesco a sinistra e Sant'Antonio a destra (1932), impreziosite con le relative vetrate opera del Prof. Siletti (1934).

Struttura e Volumi del Complesso

Il santuario fa parte di un più ampio complesso che comprende il convento a cui è annesso. Ad aula unica è affiancato dal corpo della sacrestia a sinistra e preceduto da un porticato in aggetto rispetto al filo del prospetto principale. Esternamente sono visibili i volumi che contengono le cappelle laterali; l’abside semicircolare che include il coro, invece, è inclusa nel volume del convento in continuità con la sacrestia a cui si ha accesso diretto anche dall’esterno. Si presenta come un edificio a pianta centrale composto da un’aula ottagonale e da un presbiterio in origine rettangolare, successivamente ampliato da un’ampia abside ellittica. Ai lati dell’aula si aprono due cappelle quadrangolari, mentre un ampio porticato precede l’ingresso. Nell’aula, nei pilastri che reggono la volta, si aprono quattro nicchie per statue. Dietro all’abside vi è un vasto coro semicircolare in comunicazione con la sacrestia posta sul lato sinistro del santuario. La copertura è a cupola sull’aula e sul presbiterio, a botte sulle cappelle. Annesso alla chiesa vi è il convento.

La Facciata e il Campanile

Esternamente la facciata è dominata dal portico a tre fornici, al di sopra del quale la facciata si sviluppa con un ordine di lesene doriche rudentate, di ordine gigante al centro, dove si apre una finestra a serliana. La facciata è conclusa in alto da un timpano triangolare. Le due ali sono collegate alla parte centrale da un timpano spezzato che si raccorda con i capitelli delle lesene centrali. Il portico è decorato da finti cassettoni nella parte interna delle arcate, mentre la trabeazione ha un decoro a volute. Il campanile è posto sulla falda sinistra della copertura ed è diviso in due parti: quella inferiore a pianta quadrata che contiene le campane e quella superiore cilindrica con copertura a cupola e manto in scandole di ardesia. La copertura del santuario è a due falde con manto in tegole marsigliesi.

Facciata barocca del Santuario di Pontelungo

Gli Spazi Interni e le Decorazioni Artistiche

L'interno del Santuario di Nostra Signora di Pontelungo ad Albenga è un gioiello del tardo barocco ligure, caratterizzato da un'atmosfera raccolta ma solenne, frutto di stratificazioni artistiche che vanno dal XVI al XIX secolo. La volta e le pareti sono decorate con cicli pittorici che esaltano la figura della Vergine e la storia del Santuario. Internamente gli spazi sono ritmati da lesene composite con capitelli dorati e fusto a finto marmo verde, rosso e giallo nell’aula, rudentate e bianche nel presbiterio. Gli spazi eterogenei sono unificati da un ampio cornicione profilato d’oro che risvolta anche nell’abside.

La volta dell’aula presenta una decorazione a riquadro impreziosita da finte architetture che contornano quattro medaglioni raffiguranti S. Giuseppe, S. Michele, S. Giovanni e Re Davide. Sulle aree a sfondato si riscontra una decorazione a reticolo; la chiave di volta racchiude una tela raffigurante l’ascesa al cielo della Vergine. Le volte delle cappelle laterali contengono una riquadratura che raffigura il Santo a cui sono dedicate: in quella di destra a S. Francesco, in cui gli appaiono Cristo e la Vergine, in quella di sinistra S. Antonio con la Vergine ed il Bambino. Le nicchie poste nelle pareti angolari di raccordo tra le cappelle - presbiterio ed ingresso contengono statue in gesso raffiguranti le quattro virtù teologali Fides, Charitas, Temperantia e Spes, scritte queste riportate su cartiglio al di sopra della nicchia. Una balaustra lignea settecentesca realizzata con assi verticali avvicinati costituisce la cantoria dell’organo posta sull’ingresso principale; il fronte risulta abbellito da decoro floreale, musicale ed a finti stucchi con tonalità verde - ocra, mentre la base presenta un uguale decoro ma con cromia turchese. Il pavimento interno è a scacchiera in marmo bianco e nero.

Le sezioni principali degli spazi interni includono:

  • Ingresso: Porticato esterno con doppie paraste che introduce alla navata.
  • Navata Centrale: Spazio ampio con volta a botte, decorato con medaglioni affrescati.
  • Cappelle Laterali: Dedicate al culto di Santi locali; ospitano tele del XVII e XVIII secolo.
  • Presbiterio: Area rialzata dove si trova l'altare maggiore in marmi policromi.
  • Abside: Zona semicircolare dietro l'altare che ospita il Trittico del Barbagelata.
  • Sagrestia: Conserva ex-voto e arredi sacri storici legati alla marineria locale.

Il Trittico della Madonna di Pontelungo: Un Capolavoro

L’opera pittorica più interessante del santuario, nato per proteggerla, è certamente il Trittico della Madonna di Pontelungo, del pittore genovese Giovanni di Barbagelata, una tempera su tavola di cm 178 x 170. Il trittico fu commissionato nel 1502, per la cappella dell’ospizio che sorgeva vicino al ponte, dal canonico Giovanni Battista da Campofregoso; il dipinto riprende l’iconografia di una precedente immagine affrescata nello stesso sito.

Il Barbagelata, documentato tra il 1484 e il 1502, operò a Genova, in altri centri liguri e in Corsica. Nell’opera in esame, appartenente alla maturità dell’artista, il pittore ammorbidisce le forme e amplia il respiro compositivo, evoluzione che viene collegata alla sua collaborazione con Lorenzo Fasolo e Ludovico Brea, a loro volta influenzati dalla pittura del Foppa. L'opera determina lo spazio una loggia dorata d’architettura leggera aperta su un arioso paesaggio, sotto un cielo luminoso; la cornice (non originale) riprende l’architettura della loggia. Al centro, su una predella, sta la Madonna in trono, col Bambino sulle ginocchia, assistita da due angeli. Il Bambino indossa una corta camiciola che lo lascia seminudo, ha le braccia aperte e con la manina destra sembra sfiorare la mano della Madre, che sostiene un melograno, simbolo delle grazie che dispensa ai fedeli, mentre con la sinistra trattiene un uccellino. Gli occhi della Madre e del Figlio sono soffusi di malinconia, presaghi del destino che attende il Salvatore. Ai piedi della Santissima Vergine è raffigurato il ponte longo.

Ai lati sono presenti gli antichi protettori della Liguria: alla destra della Madonna, San Giovanni Battista con un ampio mantello, raffigurato più come protettore che precursore. Alla sinistra possiamo identificare in S. Sisto II, pontefice del III secolo, l’effigiato, in veste bianca e con manto damascato con aureola dorata decorata a bulino. La figura di San Sisto rappresenta la diffusione del culto di questo santo a Milano e lo stretto legame delle diocesi di Albenga e Genova con la città lombarda, di cui erano suffraganee fino al XII secolo; S. Giovanni Battista, nel ruolo di protettore, sta a significare il legame con Genova.

Le figure sono rappresentate con forme semplici ed eleganti, di nobile monumentalità; i colori sono chiari, le ombre tenui. L’artista ha utilizzato materiali preziosi, oro a sfoglia, lamine argentate, lapislazzuli per il manto della Vergine. Il trittico è situato nel tempesto dell'altare maggiore, eretto nel 1796 dal genovese Andrea Casaregis, a quattro colonne, due tonde e due quadrate, sormontate da frontone triangolare; ai piedi delle colonne 2 angeli dello scultore Giovanni Barabino, all'esterno due putti di scuola michelangiolesca, con la mensa in blocco di marmo scolpito dal Casaregis, avanzata per ragioni liturgiche. È un inno di riconoscenza e di adorazione verso la Santissima Trinità che, per mezzo della Santa Vergine Maria, ha realizzato il mistero di amore per la redenzione degli uomini e per la loro adozione a figli di Dio; è un messaggio di misericordia e di accoglienza, poiché offre al visitatore un sicuro e confidente rifugio tra le braccia della più tenera delle madri, la Santissima Vergine Maria che, insieme al Figlio Gesù, sembra invitare tutti a chiedere doni e grazie. Maria è preludio dell'avvento di Cristo, è speranza di salvezza per il mondo intero, è Colei che dissipa l'oscura notte dei tempi. È questo il messaggio che l'artista sembra suggerirci, pennellando sullo sfondo quel tenue chiarore boreale, alle spalle delle figure, che infonde speranza in un mondo avvolto dalle tenebre.

Trittico della Madonna di Pontelungo di Giovanni di Barbagelata

Altre Opere Artistiche del Santuario

La Volta dell'Assunta

Al centro della cupola centrale è presente la grande tela ovale che raffigura l'Assunzione della Vergine, olio su tela di autore ignoto, 500 x 220 cm. Quest'opera, poco nota e spesso fraintesa per l’annerimento generale e i danni subiti, ha ritrovato il suo splendore grazie a un restauro che ha permesso l’eliminazione di pesanti mascherature apposte in epoca napoleonica per coprire stemmi nobiliari e iscrizioni riferibili al vecchio regime. Il restauro ha chiarito che fu fatta proprio per la chiesa e che fu donata nel 1722 dal marchese Ottaviano Del Carretto di Balestrino e collocata in occasione del predetto anno di inaugurazione. Le lesene che partono dal pavimento abbracciano l'ovale della Madonna che sale al cielo sotto gli sguardi, nei quattro tondi, di San Giuseppe, San Michele, San Benedetto Revelli di Taggia e del Re Davide.

Affresco dell'Assunzione della Vergine nella cupola del Santuario

San Martino di Tours

Il quadro raffigurante San Martino, Vescovo di Tours, restaurato e ben custodito, olio su tela (1840) di Leonardo Massabò, si trova nella cappella laterale sinistra e fu voluto dal Vescovo di Albenga, Mons. Raffaele Biale. Il dipinto raffigura San Martino «colto nell’atto di benedire la città di Albenga e la Riviera dall’isola Gallinara». Un’opera storica che testimonia la presenza del santo sull’isola al largo di Albenga. Alle spalle del santo è inginocchiato il vescovo di Albenga Raffaele Biale, e in basso sulla destra sono abbandonate delle armi su un mantello. Prima di diventare sacerdote e fondare un monastero, Martino era un soldato, arruolato nell’esercito dall’età di quindici anni. L'intervento di restauro ha permesso di riscoprire un'opera ottocentesca di buona fattura, curata nei dettagli e importante per documentare una pagina di storia degli Ingauni, legata al monastero dell'isola Gallinara. I colori liberati dalle impurità sedimentatesi nel tempo riacquistarono vivacità e lucentezza, restituendo la godibilità di alcuni particolari curiosi, come il risvolto rosso dell'ampio mantello, che avvolge la figura centrale, che esalta il candore della barba, della veste e del copricapo del Santo. Il Massabò, infatti, immaginò il grande apostolo delle Gallie, ritornato a benedire la terra ospitale quando, già Vescovo, era al sommo del suo apostolato; agli artisti sono permessi certi anacronismi, vero è che il giovane Martino, non ancora vescovo, si rifugiò sull'isola nel 359, quando fuggì da Milano per sottrarsi alla persecuzione scatenata dagli Ariani. Sul lato sinistro è offerta una veduta aerea del litorale ligure, raffigurata in modo puntuale e realistico. Al centro, in primo piano, si staglia la piana ingauna su cui è dipinta la città d'Albenga con le sue caratteristiche torri e fortificazioni. Un lungo tratto di mare segue la costa frastagliata segnando l'insenatura di Loano e Finale Ligure, con i promontori della Caprazoppa e di Capo Noli; nella parte superiore fa da sfondo il degradare della cerchia dei monti verso mezzogiorno. La tradizione indica ancora oggi la grotta verso il mare sull'irta scogliera a sud-est dove egli dimorò.

Dipinto di San Martino di Tours di Leonardo Massabò

Il "Ponte Longo" di Albenga

La zona di Pontelungo prende il nome dal suo lungo ponte di 150 metri interrato. Il fiume Centa sino al XIII secolo scorreva sotto le sue arcate. Deviato il corso del fiume, il ponte, dal XVI secolo, si è trovato all’asciutto ma ancora oggi quando si verifica una piena eccezionale, il Centa torna a passare sotto le antiche arcate. Con la sua lunghezza sta comunque ad indicare l’imponenza del fiume nel periodo medioevale. È stato in passato ritenuto d’epoca romana, in realtà le sue caratteristiche sono quelle di un ponte medioevale. Il Santuario stesso fu edificato nel Settecento, in sostituzione di una chiesa precedente, per ringraziare la Vergine del miracolo avvenuto nella notte del 2 luglio 1637, quando pirati tunisini e algerini, dopo aver saccheggiato Ceriale, si dirigevano verso Albenga per assalirla, ma “arrivati a poca distanza dalla Chiesa del Ponte-longo, furono sorpresi da un grande chiarore che appariva verso la Città. Credendo che i Cittadini fossero prevenuti ed in attenzione del loro arrivo, ripiegarono addietro a bordo delle loro Galere.” Per ovviare alla difficoltà di portare in processione il prezioso Trittico i francescani sentirono il bisogno di una statua processionale, la Statua della Madonna pellegrina Nostra Signora di Pontelungo.

Antico Ponte Longo di Albenga, struttura medievale

Fontane e Crocifissi Significativi nella Riviera Ligure

Oltre al complesso di Pontelungo, la Riviera Ligure conserva numerosi esempi di opere artistiche e architettoniche, tra cui fontane e crocifissi, che testimoniano la ricchezza storica e culturale del territorio.

La Fontana del Brakí a Taggia

In questo luogo, già nel Medioevo punto d’incontro per la popolazione e sede del mercato settimanale, sulla piazza si fa notare la fontana del Brakí, così chiamata per la sua forma a barchile con vasca poligonale e pila centrale.

Fontana del Brakí nella piazza di Taggia

Preziosi Crocifissi Lignei e Marmorei

Diversi santuari e chiese della Liguria di Ponente custodiscono crocifissi di notevole valore artistico e storico:

  • Nel Santuario della Madonna della Rovere, a San Bartolomeo al Mare, si possono ammirare un prezioso Crocifisso ligneo e la statua lignea della Madonna Miracolosa con Gesù.
  • Nella chiesa di San Paragorio dell'XI secolo a Noli, all’interno si trova un crocifisso ligneo del XII secolo, oltre a resti di affreschi quattrocenteschi.
  • La Parrocchiale di San Giovanni e di Sant’Eugenio, nell'entroterra di Albenga (probabilmente Villanova d'Albenga), all’interno conserva un pregiato Crocifisso del XVI secolo.
  • A Savona, fuori dal centro, si trova il Santuario di N.S. Della Misericordia del XVI secolo, edificato in seguito ad un’apparizione della Madonna avvenuta nel 1536. Questo santuario, di aspetto rinascimentale e ricco di opere d’arte, fu visitato da papa Pio VII, che incoronò la statua della Madonna dopo essere stato liberato dalla prigionia napoleonica nel 1814.

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