Storia e Territorio della Diocesi di Albano

La storia della Diocesi di Albano è profondamente radicata nel contesto dell'antica Roma e della successiva diffusione del Cristianesimo. Questo territorio, influenzato dalla vicinanza della Capitale, ha attraversato secoli di trasformazioni, mantenendo un'identità ecclesiastica ricca di eventi e personaggi significativi.

Mappa del territorio della Diocesi di Albano con i comuni e i vicariati

Il Territorio e l'Organizzazione Attuale

Il territorio diocesano comprende numerosi comuni, prevalentemente situati nella Provincia di Roma, e uno nella Provincia di Latina. Fanno parte della Diocesi i comuni di Albano Laziale, Anzio, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Genzano di Roma, Lanuvio, Marino, Nemi, Nettuno e Pomezia. A questi si aggiunge Aprilia, che fa parte della Provincia di Latina, oltre a Santa Palomba, una piccola area del territorio della Capitale.

Ai fini pastorali, il territorio è tradizionalmente diviso in tre zone: Colli, Mediana e Mare, ognuna con propri caratteri peculiari. La Diocesi è anche formalmente suddivisa in otto Vicariati territoriali: Albano, Anzio, Aprilia, Ardea-Pomezia, Ariccia, Ciampino, Marino e Nettuno. Attualmente, le parrocchie sono 76, a cui si aggiungono altre nove civilmente riconosciute, ma non ancora canonicamente costituite.

La Diocesi di Albano ha il privilegio di avere nel suo territorio la cittadina di Castel Gandolfo, scelta dal papa Urbano VIII nel 1626 come residenza estiva dei pontefici.

Le Origini del Cristianesimo nell'Albanum

L'atto costitutivo, o forse più esattamente il riconoscimento ufficiale dell’esistenza della comunità cristiana e della sua organizzazione sotto la giurisdizione vescovile, si fa coincidere con l’erezione nell’Albanum da parte di Costantino, avvenuta attorno al 326, di una Basilica in onore di San Giovanni Battista. Questa fu una delle quattro edificate dall’imperatore al di fuori di Roma.

La presenza di una numerosa e vivace comunità cristiana nell’Albanum viene fatta risalire dagli studiosi tra il III secolo e l’inizio del IV. A. Galieti, fra i più autorevoli storici della Diocesi, ascrive a quest'epoca la realizzazione delle catacombe di San Senatore, nelle quali identifica il cimitero dove, con quelle dei santi Senatore e Perpetua, riposavano, secondo la "Epitome de locis Ss. Martirum quae sunt foris civitatis Romae", le salme di innumeri sancti. Il ritrovamento, al di sopra della catacomba, del sepolcreto di un milite della II Legione Partica, suggerì al De Rossi la connessione tra la catacomba stessa e la milizia, giunta in Italia dall’Oriente nel 193 d.C. al seguito dell’imperatore Settimio Severo e acquartierata appunto nell’Albanum.

Più scarse e più tarde, da ascriversi verosimilmente al IV secolo, sono le testimonianze della presenza di comunità cristiane in altri centri della Diocesi, come Lanuvium, Aricia, Bovillae, Lavinium, Ardea. Alcuni di questi, peraltro, erano sedi di rinomati templi pagani, dove più tenaci furono le tradizioni. Non si può tuttavia escludere che, almeno nei centri dislocati lungo la via Appia, l’annuncio della Buona Novella alle popolazioni autoctone sia arrivato fin dal I secolo ad opera degli stessi Apostoli Pietro e Paolo.

Ricostruzione della Basilica di San Giovanni Battista nell'Albanum voluta da Costantino

Secoli di Sfide e Sviluppo

La storia del territorio diocesano nei secoli successivi è stata influenzata dalla vicinanza di Roma e caratterizzata, come quella, prima dalle ripetute incursioni barbariche e poi dalle scorrerie dei saraceni. Questi eventi ridussero vari paesi in rovina, tanto che di alcuni di essi (come Lanuvium e Bovillae) si perse addirittura la memoria. Nel 1628 la Diocesi di Albano si dotò di un proprio seminario.

Con l’occupazione francese alla fine del XVIII e inizio del XIX secolo e la soppressione degli ordini religiosi, i monasteri vennero “indemaniati”. Ad esempio, quello dell’Immacolata delle Clarisse divenne caserma per la gendarmeria, mentre nel convento di Santa Maria della Stella e nel Collegio di Propaganda Fide vennero acquartierate le truppe, "1.200 uomini e 25 cavalli". La sollevazione dei paesi dei Colli Albani, seguita alla rivolta di Roma, fu facilmente domata dalle truppe del generale Murat ed i paesi saccheggiati. In quel periodo, il cardinale Michele Di Pietro, nativo di Albano e formato presso il locale Seminario, fu delegato apostolico per il governo di Roma durante la prigionia prima di Pio VI e poi di Pio VII.

Vescovi Illustri e Santità

La sede albanense ha visto alcuni dei suoi vescovi ascendere al soglio pontificio. Due di essi lasciarono la sede albanense per il papato: Pietro Martino (papa Sergio IV, 1009-1012) e Nicola Breackspears (Adriano IV, 1154-1159). Altri tre vescovi ascesero al soglio di Pietro da altre sedi episcopali, dopo avere tenuto quella di Albano: Rodrigo Borgia (Alessandro VI, 1492-1503), Giovan Pietro Carafa (Paolo IV, 1555-1559) e Giovanni Alessandro de’ Medici (Leone XI, 1605).

Altri due presuli sono ascesi all’onore degli altari: san Pietro Igneo, vescovo di Albano dal 1074 al 1089, e san Bonaventura da Bagnoreggio, dottore serafico, vescovo di Albano dal 1273 al 1278. Sono stati inoltre proclamati beati Matteo (+ 1189) ed Enrico de Marsiac (+1189), che nel 1185 per umiltà aveva rifiutato il papato. Dall’anno 963 al 1966 i vescovi albanensi sono stati cardinali.

Trasformazioni del XX Secolo

Per secoli, e ancora all’inizio del XX secolo, il territorio diocesano è stato caratterizzato dalla presenza di due poli abitativi: la zona collinare e quella costiera. Tra queste si estendeva la parte meridionale dell’Agro Romano, una vasta plaga paludosa e malsana, quasi del tutto spopolata. In questa zona si consumò nel 1902 il sacrificio di santa Maria Goretti, compatrona della Diocesi, la cui salma è custodita nel Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nettuno.

Nel 1944 la guerra imperversò crudelmente per oltre quattro mesi sul territorio della Diocesi, provocando vittime e distruzioni immani. Innumerevoli in ogni paese della Diocesi furono in quelle tragiche circostanze le prove di coraggio e le testimonianze di solidarietà del clero e dei religiosi a favore delle popolazioni abbandonate dalle autorità civili. Nel dopoguerra, a seguito dello sviluppo economico, il territorio attirò numerosissimi immigrati, prevalentemente dal Meridione.

In cinquant'anni, la popolazione è passata da meno di centomila a quasi mezzo milione di abitanti; da piccoli borghi, Aprilia, Pomezia e Ardea, come anche Ciampino, già frazione di Marino, si sono trasformate in città popolose. La popolazione aumenta a oltre un milione durante la stagione estiva. Ultimamente il fenomeno migratorio sembra essersi ridotto di intensità, ma si è arricchito di una componente nuova, quella dell’immigrazione da paesi extracomunitari con una forte componente di clandestinità. Questi fenomeni non sono sfuggiti all’attenzione della Chiesa.

STORIA D'ITALIA, IL DOPOGUERRA E L'AVVENTO DEL FASCISMO (1915 - 1922) (DOCUMENTARIO)

L'Impegno Pastorale della Diocesi

L’attenzione della Chiesa verso i mutamenti sociali e demografici si è manifestata attraverso un rinnovato impegno pastorale. Il IX Sinodo diocesano, tenutosi nel 1958, ebbe carattere essenzialmente disciplinare, ma intanto cresceva il numero delle parrocchie e delle chiese nel territorio, e cresceva l’attenzione per il mondo operaio. Alla visita pastorale, iniziata nel 1981 e conclusa nel 1986, è seguito un periodo di riflessione comunitaria attraverso una serie di convegni ecclesiali. Questo percorso è sfociato nel Sinodo degli anni '90, al quale per la prima volta, accanto ai sacerdoti e ai religiosi, hanno partecipato numerosi delegati laici, segnando un'importante apertura e coinvolgimento della comunità.

tags: #diocesi #foro #flaminio