L'annuncio di nuove nomine pastorali, inclusi nuovi parroci, vicari episcopali e collaboratori pastorali, è stato dato dal vescovo Francesco Beschi durante la Domenica delle Palme. Queste nomine, che interessano sia la città che la Provincia, diventeranno effettive a partire da settembre.
Nomine di Nuovi Parroci nella Diocesi
Tra le diverse nomine, monsignor Pasquale Pezzoli, già parroco di Santa Caterina, assumerà lo stesso ruolo anche nella comunità di Santa Teresa. Don Giuseppe Merlini, 58 anni, attuale parroco di Leffe, diventerà il nuovo parroco di Albino. Ad Almenno San Salvatore, l'incarico di nuovo parroco sarà affidato a don Alex Carlessi, 48 anni, che attualmente opera nella diocesi di Roma.
Don Davide Nembrini, 64 anni, parroco di Curnasco, ricoprirà lo stesso ruolo a Clusone e Fiorine. Don Gianluca Salvi, parroco di San Giovanni Bianco, assumerà l'incarico anche a Camerata Cornello. Allo stesso modo, don Luca Moro, già parroco di Treviolo e Roncola, avrà nelle proprie competenze anche Curnasco.
Il parroco di Sovere e Sellere, don Angelo Passera, sarà il nuovo parroco di Gazzaniga e Orezzo. Don Cristian Belotti, attualmente parroco di Solza, svolgerà il proprio incarico a Gorlago, subentrando a don Giovanni Locatelli, destinato a Leffe.
Cambiamenti di parroci sono previsti anche a:
- Montello: arriva don Francesco Sonzogni, 58 anni, da Ranica. Al suo posto subentra don Massimo Colombo, 38 anni, vicedirettore di Fraternità Nazareth.
- Solza: assume l'incarico don Fabio Fassi, 59 anni, proveniente da Petosino.
- Sovere-Piazza di Sovere-Sellere: il nuovo parroco sarà don Carlo Maria Viscardi, 42 anni, in arrivo da Fiorine di Clusone.
- Tagliuno: l'incarico va a don Angelo Scotti, 48 anni, parroco in Val di Scalve.
- Verdello: il nuovo parroco sarà don Omar Pedrini, 58 anni, da Tagliuno.
Infine, don Roberto Plebani, parroco di Filago, sarà anche parroco della frazione di Marne.
Vicari Parrocchiali e Collaboratori Pastorali
Sul fronte dei vicari parrocchiali, don Gianpaolo Baldi è destinato all’Unità pastorale di Alzano e al ruolo di cappellano dell’ospedale. Don Ivan Giupponi sarà nell’Unità pastorale Medio Brembo. Don Attilio Silvio Rossoni è stato nominato a Clusone e Fiorine, mentre don Matteo Vezzoli è destinato all’Unità pastorale della Presolana.
Don Giuseppe Delprato e don Massimo Epis saranno anche a Curnasco. Don Loran Tomasoni, don Andrea Vecchi e don Glauco Grazioli avranno incarichi anche a Santa Teresa in città. Don Luca Valoti sarà presente anche a Camerata Cornello e don Matteo Perico a Stezzano. Per don Simone Zappella, l'incarico riguarda Borgo Palazzo in città.
Sempre in città, con il ruolo di collaboratore pastorale, don Giuseppe Arrigoni sarà a Santa Caterina e Santa Teresa. Don Diego Berzi sarà nell’Unità pastorale della Valle del Lujo e monsignor Basilio Bonaldi nell’Unità pastorale della Media Valle Serina. Per monsignor Giuliano Borlini, l'incarico è nell’Unità pastorale della Val del Riso, mentre per don Adriano Bravi a Filago e Marne.
Monsignor Lucio Carminati, don Claudio Forlani e don Marco Perrucchini saranno a Dalmine e Brembo. Don Domenico Locatelli è nominato nell’Unità pastorale di Scanzorosciate, con don Giuseppe Locatelli a Sotto il Monte e Botta. Don Mario Rosa andrà all’Unità pastorale di Calolzio. Don Ferdinando Sangalli sarà nell’Unità Pastorale di Cisano. Don Paolo Noris sarà anche vicerettore di Fraternità Nazareth, e don Davide Visinoni vicerettore della Teologia del Seminario. Don Daniele Bravo sarà cappellano dell’ospedale di Seriate, e don Michele Chioda cappellano della Rsa Piccinelli a Scanzorosciate.
Don Valentino Ferrari sarà missionario a Cuba, don Simone Pelis partirà come missionario in Bolivia, e don Mattia Cavagna andrà a servizio nella diocesi di Rieti.

Nomine Pastorali nella Diocesi di Cremona
Anche per la diocesi di Cremona, il mese di giugno ha portato decisioni significative in merito ai mandati pastorali dei sacerdoti, con un decreto firmato dal Vescovo Antonio Napolioni. Questo include alcuni preti bergamaschi e diverse parrocchie della Bassa, come Fontanella e Covo, che vedranno un cambio della loro guida spirituale.
Cambiamenti a Fontanella e Covo
- Don Diego Poli, classe 1970, originario di Covo, lascia la parrocchia fontanellese di San Cassiano per servire le Missioni Cattoliche di Lingua Italiana in Svizzera. Don Poli era arrivato a Fontanella nel 2017, dopo esperienze come curato e parroco in diverse località.
- Al suo posto, il vescovo Napolioni ha nominato don Antonio Bislenghi, classe 1972, originario di Tornata, sacerdote dal 2001. Ha servito come curato a Pizzighettone e Cremona, e come parroco ad Annicco, Grontorto e Barzaniga.
- Don Lorenzo Nespoli, classe 1969, lascerà la parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo di Covo per diventare parroco di Gussola e Torricella del Pizzo.
- Al suo posto arriverà don Angelo Valentino Ferrari, classe 1960. Don Angelo ha avuto diverse esperienze come curato e parroco in Italia, e due come «Fidei Donum» in Brasile.
Altri Incarichi per Sacerdoti Bergamaschi a Cremona
- Il mozzanichese don Maurizio Ghilardi, 57 anni, è stato nominato parroco dell’unità pastorale «Pomponesco e uniti» nel Mantovano. Questo segna il suo rientro nella diocesi di Cremona.
- Il brignanese don Cesare Nisoli, 77 anni, rimane sacerdote cooperatore a Santa Maria del Fonte, risiedendo a Brignano.
- Don Giuseppe Ripamonti, classe 1956, è il nuovo collaboratore per la parrocchia di San Vittore Martire in Calcio.
- Don Antonio Allevi, classe 1963, attuale collaboratore parrocchiale a Calcio, è stato designato come nuovo collaboratore parrocchiale di Pandino e Rivolta d’Adda.
- L'antegnatese don Samuele Ugo Riva, 65 anni, lascia le parrocchie mantovane per diventare parroco dell’unità pastorale di Isola Dovarese, Pessina Cremonese, Stilo de’ Mariani e Villarocca nel Cremonese.
- Infine, don Antonio Mascaretti, 60 anni, di Caravaggio, è stato nominato nuovo vicario generale della diocesi di Cremona.
Pasqua 2025: intervista al vescovo Mons. Napolioni
Contributo alla Storia Ecclesiastica di Ardenno e delle sue Chiese
Di seguito è riportato un prezioso contributo inedito alla storia di Ardenno e delle sue chiese. Si tratta di una serie di articoli di don Giacinto Turazza, pubblicati nel 1922 su “La Valtellina”, e trascritti negli anni Cinquanta dal parroco di Ardenno don Ernesto Gusmeroli.
Chiarimento su MATRICE, PIEVE e VICARIATO
Prima di approfondire la storia ecclesiastica di Ardenno, è fondamentale chiarire la distinzione tra i termini MATRICE, PIEVE e VICARIATO, spesso equivocati nel loro valore storico-giuridico.
Pieve (Plebs)
Il termine Pieve indica un vasto territorio, solitamente delimitato da corsi d'acqua e abitato da gruppi di famiglie. In passato, per motivi di vicinanza o comodità, queste famiglie si recavano all'unica chiesa, officiata da un sacerdote residente (Caput plebis), per ricevere i sacramenti. Per questo, tale chiesa era anche chiamata Battesimale.
Nelle località più remote da questo centro, con l'aumento degli abitanti, venivano costruite delle Cappelle. La chiesa Matrice inviava periodicamente un sacerdote della sua canonica per celebrare e amministrare i Sacramenti della penitenza e dell'Eucarestia (esclusa la Pasqua), il Battesimo in caso di necessità e per seppellire i morti.
Anche quando, per autorità vescovile, queste cappelle divennero parrocchie indipendenti, mantennero un legame di riverenza con la Matrice, manifestato con la partecipazione dei parroci alla benedizione del Fonte il Sabato santo, il prelievo dell'acqua e degli Oli santi, e contributi pecuniari nel giorno patronale della chiesa Matrice e Plebana.
Vicariato
Il Vicariato, al contrario, non è direttamente correlato all'amministrazione dei Sacramenti, che rientra nel diritto parrocchiale. È un ufficio di Foro, e il Vicario Foraneo è un ufficiale dell'Ordinariato o Curia Vescovile con giurisdizione forense limitata dal codice del diritto Canonico. Il suo ruolo è principalmente d'ordine, per la trasmissione di atti della Curia, l'informazione con delega alla visita delle Parrocchie, e per la facoltà di impartire alcune benedizioni riservate e di oggetti di culto, al fine di semplificare e velocizzare gli affari nella Curia Vescovile. L'ufficio di Vicario può essere demandato al Parroco della Chiesa Caput plebis, ma il Vescovo può affidarlo anche ad altro parroco o a un sacerdote non residente entro i confini del Vicariato.
La Chiesa Plebana-Matrice di San Lorenzo ad Ardenno
La chiesa di San Lorenzo, Pieve-Matrice di Ardenno, ha una storia secolare. Nel terziere inferiore di Valtellina, lo storico può registrare solo due Pievi: il San Stefano di Olonio e il S. San Lorenzo di Ardenno. La sua antichità è comprovata da un documento del 1010, nel quale Alberico Vescovo, fondando il monastero di S. Abbondio in Como, assegna tra gli altri redditi cento dieci forme di cacio che le Pievi di Ardenno e di Berbenno versavano alla Mensa Cattedrale di Como.
Questa estensione durò per oltre tre secoli, sebbene il titolo e l'ufficio di Vicario Foraneo fossero trasferiti dal Vescovo Lazzaro Carafino al Prevosto di Talamona nel 1629 per la Pieve di Ardenno e per l'antica di Olonio. Nelle visite pastorali del 1643 e 1670, la chiesa di Traona, con le altre nominate, era ascritta alla squadra di Ardenno. Nel 1780, il Vescovo Giovanni Battista Muggiasca erigeva la Prepositura di S. Alessandro di Traona in Arcipretale plebana e univa ad essa, a titolo onorifico, le parrocchie di Monastero, Dubino, Mantello, Civo, Roncaglia, S. Martino del Masino e S. Pietro di Cataeggio.
L'errore commesso dagli antecessori, dovuto alla distanza dei luoghi, fu riparato con decreto del Vescovo Carlo Rovelli (21 gennaio 1819), in forza del quale la Parrocchia di Buglio ritornò nell’antico Vicariato. L’antica Pieve di Ardenno andò così via via decadendo e la giurisdizione vicariale si restrinse alle attuali Parrocchie di Buglio, Alfaedo, Sirta, Biolo, Cataeggio e S. La pieve di Ardenno comprendeva un tempo anche Morbegno, Talamona, Civo, Caspano, Buglio, Dazio, Tartano, Albaredo, Bema, Foppa, ecc.

Collegiata a San Lorenzo?
Alcuni hanno sostenuto che la prepositura di S. Lorenzo avesse un Collegio di Canonici, ma senza prove solide. Tutti i documenti consultati sembrano provare il contrario. Nel 1450, il prevosto Tomaso de Caspano era l'unico prete della vasta parrocchia e nominò suo nipote Antonio de Caspano come cappellano, assegnandogli i proventi di stola e di oblazioni in assenza di un beneficio canonicale.
Un legato enfiteutico diede titolo canonicale a Giovanni Maria Parravicini di Caspano nel 1497, il quale, pochi anni dopo, divenne Prevosto e incorporò il legato alla sua prebenda. Il Vescovo Ninguarda, nella sua visita pastorale del 1589, dichiarò che "a memoria di uomini non fu mai veduto in Ardenno un Canonico".
Tuttavia, è importante indagare come si sia formata l'affermazione o il dubbio sull'esistenza reale di una Collegiata ad Ardenno. Si può ammettere che intorno al Mille e fino al Quattrocento, la Matrice provvedesse di preti le Figliali, ma questi preti venivano eletti e risiedevano in località come Buglio, Caspano, Civo, Tartano, Albaredo con Bema, e non a Morbegno e Talamona, chiese esenti cui assegnavano il prete Curato gli abati Cassinensi di Milano e i Celestini di Como. Questo, però, non supporta l'esistenza di una Collegiata.
Lo studio delle note scritte dai Prevosti, che iniziano solo nel 1669 per mano del Prevosto Simone Ciampini, rivela che questi trovò lo "stato della Chiesa di San Lorenzo tanto intricato e confuso che dovette studiare e lavorare 5 anni per vedere un po’ chiaro". Il Ciampini fu un benefattore della Parrocchia, fondando due benefici (1681 e 1686), mentre dalla popolazione di Gaggio si formava il beneficio di San Rocco. Il Ciampini cercò di obbligare alla residenza nel centro i beneficiali, ma senza successo a causa dell'opposizione, in primo luogo, dei suoi parenti Corvini della Pioda.
Successivamente, il prevosto Antonio Parravicini di Bedoglio, in un Ricettario intitolato “Stato della Chiesa Collegiata Plebana di S. Lorenzo”, descrisse i lavori eseguiti nella Chiesa e affermò di aver trovato documenti del 1300 e 400 che provavano l'attività della Prepositura Collegiata. Questi procuratori ottennero dal Vescovo Fra Agostino Maria Neuroni un Decreto, datato 26 gennaio 1748, che ordinava al Prevosto di riassumere il Rocchetto, Cappa e Ferula, come dimostravano i documenti antichi. Tuttavia, questi documenti sono andati smarriti a causa di un "saccheggio" dell'Archivio della Prepositura durante le vacanze dei Prevosti Paravicini e Paini, come scritto dal Prevosto Filippo Ranzetti l'8 ottobre 1789.
Descrizione Architettonica e Opere d'Arte
Per accedere alla Chiesa di San Lorenzo, dalla Piazza e strada centrale, bisogna scendere diversi scalini a causa del materiale trasportato dalla Valle della Torre. Sulla facciata ovest, il portale di pietra, sormontato dalla Pietà (opera del XVI secolo), reca nell'architrave la data del 1584, ma la Chiesa è molto più antica. L'asse della chiesa è fuori centro, con una forte inclinazione del presbiterio e del coro verso sinistra, richiamando l'uso delle chiese primitive che raffiguravano l'inclinazione del capo di Gesù Cristo morto sulla Croce. Questo indica che le ricostruzioni e i restauri furono sempre eseguiti sui fondamenti antichi.
Alla sinistra, in una nicchia del 1614, si trova il fonte battesimale, dono del Prevosto Giovanni Paravicini, con scolpito lo stemma dei Paravicini, le iniziali I. P. e la data 1515. Sopra l'altare maggiore, si ammira la pregevole Ancona, opera di scultori di Traona, della scuola e su disegno (si dice) di Gaudenzio Ferrari, sebbene non vi siano prove documentali per questa specifica opera.

L'Ancona comprende in alto le statue del diacono S. Lorenzo con ai lati san Sebastiano e S. Rocco, e al centro Maria seduta con il bambino. Nei due riquadri laterali sono effigiate in altorilievo le gesta e il martirio del Titolare. Questa opera fu probabilmente commissionata dai nobili feudatari del luogo. Ai lati del presbiterio, due tele di Gio. Pietro Romegialli (circa 1748) raffigurano la conversione di San Paolo e la consacrazione pontificia di S.
Nell'attiguo Oratorio dei Confratelli del Santissimo, si trova una splendida tela raffigurante San Pasquale Baylon, opera del pittore napoletano Sebastiano Conca (circa 1740), inviata ad Ardenno da alcuni confratelli residenti a Napoli per commercio. Nella Cappella di Santa Caterina, l'altare ha come icona una bella tela di Cipriano Vallorsa (attivo in Valtellina tra il 1540 e il 1585) rappresentante Maria SS. incoronata dalla Santissima Trinità, circondata da S.
Restauri e Trasformazioni nel XVII e XVIII Secolo
Come già detto, la Chiesa di San Lorenzo non subì vere e proprie trasformazioni strutturali, ma fu sempre rialzata e restaurata sui fondamenti primitivi, mantenendo la stessa ampiezza. Verso la fine del XVI secolo, la Chiesa fu allungata sulla fronte, come suggerisce la data del 1584 sul portale. Tuttavia, le note di spesa iniziano solo nel 1669, da cui si ricavano i progressivi lavori di restauro.
Il Prevosto Ciampini diede inizio ai lavori con l'organo, costruito nel 1689 da Carlo Prata da Gera. La spesa fu coperta con denari in cassa, la vendita di un prato, il concorso della Compagnia dei Bianchi, una tassa sui fuochi e un'offerta personale del Prevosto, oltre a un dono del nobile Gio. Maria Paravicini.
Lo stesso Ciampini, nel 1690, stipulò un contratto per le due Cappelle laterali presso il coro con il capomastro Antonio Matteo, prevedendo altari di marmo nero e colonne ritorte. Morto il Mastro e non piacendo il disegno al successore, don Domenico Messini, l'opera fu eseguita su nuovo disegno dal figlio e completata nel 1696. La spesa per l'altare di San Carlo fu sostenuta dagli uomini residenti a Roma, come indica la targhetta "Ex - elemosinis - Romae - collectis - 1696".
Lavori maggiori furono eseguiti più tardi dal Prevosto Antonio Parravicini. Dopo aver fatto restaurare gli intonachi e imbiancare la Chiesa nel 1707 dal mastro Giorgio Simer e aver fatto trasportare l'organo nel 1723 sulla tribuna, pensò di dare nuova forma al coro e al presbiterio. Tra il 1728 e il 1735, fece scomporre l'Ancona dal mastro Giuseppe Gusmeroli di Tartano e fece rimuovere l'Altare maggiore per opera di mastri di Valcamonica, iniziando così il lavoro del Coro con un breve prolungamento e una leggera curva absidale. In questo modo trovarono posto le sedie corali, costruite da Gusmeroli, che nel contempo costruì il nuovo pulpito, installato nel maggio 1729.
Alla morte del prevosto nel 1746, il nipote omonimo e della stessa famiglia Paravicini-Bedoglio continuò i lavori, facendo costruire il grande leggio del coro, la stanza retro-sagrestia e facendo eseguire dal mastro Domenico Braga di Mantello i cornicioni in gesso che cingono tutta la chiesa. Nel 1748, la volta e l'ancona del presbiterio furono dipinte nella parte decorativa da Antonio Caraccioli di Vercana (Domaso), e nello stesso anno furono poste in opera le balaustre al presbiterio e agli altari laterali di San Carlo e S. Antonio. Le opere del XVIII secolo ammontarono a una spesa complessiva di lire 11799, con incassi di lire 11603. Il conguaglio delle somme fu curato dal Prevosto, che nel 1749 si trasferì a Berbenno come Arciprete.