Il Ruolo del Sacerdote Laico e del Professionista Legale nel Contesto Ecclesiastico

Quando si parla di "diritto", si usa un termine ombrello piuttosto generico, che racchiude vere e proprie branche caratterizzate da proprie regole e propri principi. Tra queste, il diritto canonico è l'ordinamento giuridico proprio della Chiesa cattolica, il quale si applica anche nello Stato di Città del Vaticano, dove rappresenta il vero e proprio tessuto ordinamentale statale.

Il Diritto Canonico e le Figure Legali Specializzate

Il diritto canonico si occupa di una vasta gamma di questioni, dalla disciplina dei sacramenti alla gestione dei beni ecclesiastici, fino a tematiche complesse come il reato di pedofilia commesso da uomini di Chiesa, che interessa tanto il diritto canonico quanto quello civile. All'interno di questo sistema giuridico operano figure specializzate, come gli avvocati rotali. Questi professionisti sono approvati dal Papa e iscritti all'interno di un albo molto ristretto, quello della Rota Romana, il più alto tribunale ecclesiastico.

Diversamente dagli avvocati specializzati in diritto civile, penale o amministrativo, trovare un avvocato specializzato nel diritto canonico potrebbe non essere così semplice, fondamentalmente perché la loro presenza è nettamente inferiore.

Infografica sulla struttura del diritto canonico e il ruolo dei tribunali ecclesiastici come la Rota Romana

La Vocazione e la Missione del Laico nella Chiesa Cattolica

Il Discernimento Personale e l'Impegno Laicale

La questione del servizio alla Chiesa non è limitata al clero ordinato. Un esempio significativo è il percorso di chi, dopo aver vissuto la vita religiosa, come nel caso di un ex-gesuita per due anni e mezzo, sceglie di perseguire la vocazione al matrimonio e alla famiglia. Questa esperienza permette di "vivere la vita religiosa e sperimentare cosa significava far parte della Chiesa a titolo più pubblico" e di avere "molte opportunità di servire persone di ogni ceto sociale in luoghi diversi", abituandosi al fatto che la gente chiamasse "fratello o padre, anche se non ero nessuno dei due". È stato bello essere un rappresentante "ufficiale" della Chiesa cattolica come religioso.

Tuttavia, dopo un lungo discernimento, la decisione di lasciare la vita religiosa per perseguire la vocazione al matrimonio e alla famiglia porta alla domanda più grande: come continuare a servire la Chiesa come laico? Ci si chiede se non essere più religioso avrebbe messo un freno alla capacità di ministrare pienamente alle persone. In un’epoca in cui la Chiesa cattolica fatica a mantenere la sua voce rilevante e prominente all’interno della società, il mondo cattolico vede la gerarchia ecclesiastica in prima linea in questo sforzo. Sono i vescovi e i preti che fanno notizia, scrivono lettere e si esprimono contro l’autocompiacimento e l’ascesa del secolarismo.

Certo, hanno il dovere di pascere il gregge, ma i non laici - compresi vescovi, sacerdoti, religiosi e seminaristi - costituiscono solo lo 0,1% della popolazione cattolica mondiale. Il restante 99,9%, i laici, hanno anch'essi una responsabilità vitale rispetto al loro ruolo, come dice il Catechismo, “in prima linea nella Chiesa”. Spesso, però, si sente parlare poco della vocazione laicale, un fatto che può generare disagio.

Fondamenti Teologici della Missione dei Laici

È interessante notare che la Chiesa cattolica ha molto da dire sui laici. Papa Giovanni Paolo II, nella sua lettera apostolica del 2000 Novo Millennio Ineunte, ha sottolineato il ruolo dei laici, affermando che dobbiamo riscoprire la loro vocazione. Essi svolgono un ruolo importante nella nuova evangelizzazione: in poche parole, i laici, non solo i preti, possono portare l’amore di Dio a tutti gli uomini. I laici hanno una vera vocazione che è una missione essenziale nella Chiesa, un concetto che non dovrebbe essere preso alla leggera, e che dona conforto sapendo di avere una missione anche da laico, perché Dio vuole ancora che si serva.

Nel documento conciliare Lumen Gentium, documento principale del Concilio Vaticano II, la Chiesa afferma: «I laici, per loro stessa vocazione, cercano il regno di Dio curando le cose temporali e ordinandole secondo il disegno di Dio». I laici sono unici perché occupano un posto speciale nella funzione della società umana. Possono influenzare le leggi, gli atteggiamenti culturali e i sistemi sociali nei numerosi luoghi in cui vivono e lavorano. I laici hanno un'influenza che i vescovi non hanno; il loro stesso impegno nelle attività secolari può trasformare il loro lavoro ordinario in lavoro apostolico, un lavoro che tocca vite e cambia cuori. Entrando nelle attività secolari del mondo, si può scoprire di poterle effettivamente santificare come laico.

Attraverso il battesimo, tutti i fedeli sono chiamati a partecipare al "sacerdozio di tutti i credenti", che è distinto dal clero ordinato. Questo significa che i laici possono essere anche "sacerdoti laici" non ordinati nella Chiesa, non limitandosi al solo mondo secolare. Santificare le attività secolari è possibile per il laico: il Catechismo dice che la preghiera, il lavoro, la vita familiare e il relax, se guidati dallo Spirito Santo, diventano sacrifici spirituali. Qualunque cosa si faccia - sia al lavoro, a casa o nelle relazioni - se fatta con la preghiera e con Dio al centro, si può essere “sacerdotale”.

In Cammino, 18 novembre 2021 - Qual è il ruolo dei laici nella chiesa di oggi?

Il Laico Cattolico: Autorità e Impegno Missionario

Il laico cattolico ha una grande autorità nella Chiesa. Come evidenziato dall'esperienza di un cappellano che, lavorando al Georgetown University Hospital di Washington, DC, pur non essendo un sacerdote ordinato, poteva comunque esercitare funzioni sacerdotali con le persone a cui ministrava: poteva ascoltare, pregare per loro, portare la Comunione e persino battezzare quando necessario.

Alla fine di ogni messa, i cattolici vengono congedati e viene detto loro di "andare!" per lo scopo missionario di condividere il Vangelo con coloro che incontrano nella loro vita. La Chiesa ripone molta fiducia in questo, perché i laici sono la Chiesa la cui missione, affidata da Cristo, è amare e diffondere il Vangelo. Lavorando la terra attraverso la preghiera e l'azione, i laici contribuiscono a preparare il mondo a ricevere meglio il messaggio di pace, amore e giustizia di Gesù. La Chiesa cattolica esige dai laici un ministero importante: fondere la loro fede e il loro amore per Cristo con tutto ciò che intraprendono nel mondo secolare e all'interno della Chiesa. Donne e uomini di ogni genere assistevano l'Apostolo Paolo nella sua laboriosa opera missionaria, e oggi i documenti della Chiesa chiamano i laici a continuare quest'opera. Ogni laico cristiano dovrebbe chiedersi cosa può fare di più per partecipare alla missione di Cristo dentro e fuori le sue parrocchie. Dio dà ai laici un potere grande e santo, chiamandoli ad essere sacerdoti, profeti e re. Con la loro diversità di doni e talenti, i laici hanno l'opportunità di diventare strumenti della presenza e dell'influsso di Cristo in ogni angolo del mondo, con ogni tipo di persona e in ogni tipo di contesto.

Figure Chiave e l'Evoluzione del Laicato

San Josemaría Escrivá e la Vocazione Specifica del Laico

La persona che prima del Concilio Vaticano II ha avuto l'intuizione dell'autonomia del ruolo del laico nella Chiesa e del fatto che l'essere laico è una specifica vocazione ecclesiale è stato Josemaría Escrivá. L'Opus Dei è infatti essenzialmente un'istituzione laicale, tanto che il fondatore cercò e trovò i primi membri tra laici impegnati nelle professioni liberali e non andò a cercarli tra i preti.

Dovendo trovare una sistemazione giuridica, all'inizio dovette acconciarsi a una formula giuridica inadatta a esprimere la vocazione dei membri dell'Opus Dei. Infatti, quando il Beato Escrivá andò, verso il 1946, dall'allora Sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Tardini, questi gli fece capire che le sue idee erano assai premature per i tempi che la Chiesa stava vivendo, pronunciando la frase: «Chissà, fra cinquant'anni...». Ma Escrivá cominciò a lavorare per ottenere la soluzione giuridica definitiva, che è oggi quella della Prelatura personale, già prevista nei documenti applicativi del Concilio Vaticano II.

Ecco dunque l'intuizione: il laico ha una sua vocazione specifica. Per dirla con parole proprie, "il laico è il sacerdote del tempo, è il sacerdote della storia, è il sacerdote della comunità temporale". La vocazione specifica del laico è quella del sacerdozio delle cose del tempo nella ricerca, nella tecnica e poi, si aggiunge, nella politica, che è l'espressione temporale della virtù della giustizia e della carità. O la politica viene considerata infatti una proiezione temporale della carità, cioè del servizio altissimo agli altri, o la politica non può assolutamente considerarsi una vocazione per il cristiano.

Ritratto di San Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei

San Tommaso Moro: Un Ideale di Laico Impegnato

Questa certezza di Escrivá, di considerare il laico dotato di una propria missione nella Chiesa, fa comprendere come egli abbia sempre guardato a Tommaso Moro come a un personaggio ideale, a lui molto vicino. Tommaso Moro è il primo, per così dire, che ha avuto una vocazione laica, non senza un suo tormento. Era figlio di un grande avvocato che aveva avuto quattro mogli. Tommaso fu mandato prima come paggio alla corte del Cardinale Arcivescovo di Canterbury, poi andò a studiare a Oxford, nella Saint Mary Hall. Successivamente, divenne avvocato e decise di sposarsi, considerando il matrimonio non come uno stato inferiore rispetto a quello religioso o sacerdotale, ma come una specifica vocazione.

Illustrazione storica di San Tommaso Moro, statista e martire

I "Cardinali Laici" e la Normativa del Diritto Canonico

Nell'evoluzione storica della Chiesa, si è parlato di "cardinali laici". Propriamente parlando, tali cardinali non erano veri e propri laici, poiché a tutti loro era stato praticato il rito della tonsura, tramite il quale erano divenuti chierici. In aggiunta, costoro ricevevano gli ordini minori, che non impedivano di sposarsi o di vivere in un matrimonio precedentemente contratto. Questa libertà fu sicuramente una delle ragioni per cui i cardinali che non avevano ricevuto gli ordini maggiori venivano comunemente chiamati cardinali "laici". L'avvocato Teodolfo Mertel fu nominato cardinale da papa Pio IX nel 1858, ma non rimase cardinale laico a lungo, perché già nello stesso anno fu ordinato diacono.

Il Codice di Diritto Canonico del 1983, seguendo quello del 1917, stabilisce che solo coloro che sono preti o vescovi possono divenire cardinali, con l'aggiunta che coloro che non sono ancora vescovi debbano ricevere l'ordinazione episcopale.

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