Il conclave del 2025, convocato a seguito della morte di Papa Francesco avvenuta il 21 aprile dello stesso anno, si è svolto nella Cappella Sistina dal 7 all'8 maggio. Dopo quattro scrutini, è stato eletto Papa il cardinale statunitense Robert Francis Prevost, prefetto del Dicastero per i Vescovi, che ha assunto il nome pontificale di Leone XIV.
Preparativi e Congregazioni Generali
Il diritto canonico prevede che le congregazioni generali, ovvero le riunioni quotidiane di tutti i cardinali indipendentemente dal loro status di elettori, abbiano inizio prima dell'arrivo a Roma di tutti i cardinali. Il 22 aprile, all'indomani della morte di Papa Francesco, ai collaboratori del pontefice defunto fu chiesto di lasciare le loro stanze nella Domus Sanctae Marthae per consentire l'inizio dei preparativi per il conclave in quell'edificio.

Fasi delle Congregazioni
- Durante la prima congregazione generale, tenutasi martedì 22 aprile, i circa sessanta cardinali presenti ascoltarono la lettura della volontà di Papa Francesco da parte del cardinale camerlengo Kevin Joseph Farrell.
- La seconda congregazione generale si riunì mercoledì 23 aprile, alla presenza di 103 cardinali.
- Giovedì 24 aprile si riunì la terza congregazione generale, composta da 113 cardinali.
- La sesta congregazione generale, con la presenza di 183 cardinali, di cui 120 elettori, si riunì martedì 29 aprile.
Oltre al prosieguo del dialogo sulla Chiesa e sul mondo, furono decisi ulteriori dettagli sullo svolgimento del conclave. La Missa pro eligendo Romano Pontifice si svolse alle ore 10 del 7 maggio nella basilica di San Pietro e fu presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio. Successivamente i cardinali elettori si spostarono nella cappella Paolina, da dove, alle 16:30, entrarono in processione nella Cappella Sistina per iniziare le operazioni di giuramento e voto.
Discussioni Preliminari e Profilo del Nuovo Papa
Nelle giornate del 30 aprile e dal 2 al 6 maggio, si svolsero ulteriori congregazioni generali, per un totale finale di 12. I cardinali proseguirono le discussioni sulle sfide attuali della Chiesa e sulle caratteristiche desiderate nel nuovo pontefice. Numerosi interventi sottolinearono l'eredità del pontificato di Papa Francesco, con particolare attenzione all'evangelizzazione, alla sinodalità, alla collegialità e alla necessità di una Chiesa missionaria e vicina alle periferie.
Si è riflettuto sul ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo, con l'invito a non chiudersi su se stessa, ma a farsi ponte e guida, capace di parlare a una società segnata da crisi, conflitti e sfide globali. Un tema ricorrente fu quello della comunione, vista come vocazione centrale della Chiesa, soprattutto in un tempo segnato da polarizzazioni e divisioni interne. Sono emerse anche forti richieste di continuare le riforme avviate da Papa Francesco, in particolare quelle legate alla lotta agli abusi, alla trasparenza economica e alla riorganizzazione della Curia. Non sono mancati riferimenti alla liturgia, al diritto canonico, al ruolo delle Chiese locali, al dialogo ecumenico e alla responsabilità educativa della comunità ecclesiale.
Si è delineato il profilo desiderato per il futuro papa: un pastore vicino al popolo, capace di misericordia, di visione profetica, di guidare la Chiesa con umanità e fermezza, promuovendo pace, giustizia e cura del creato.
I Cardinali Elettori: Composizione e Contesto
Come stabilito dalla costituzione Romano Pontifici Eligendo del 1975, hanno diritto di voto in conclave i cardinali che hanno un'età minore o uguale a 80 anni all'inizio della sede vacante. Al 21 aprile 2025, data della morte di Papa Francesco, i componenti del collegio cardinalizio sono stati complessivamente 252, di cui 136 elettori in quanto avevano meno di 80 anni. Si tratta del numero più alto mai toccato dal collegio cardinalizio e, con i cardinali provenienti da 70 diversi paesi, del conclave più globale della storia.
Questioni di Eleggibilità
Nel 2020, uno dei cardinali elettori, Giovanni Angelo Becciu, a seguito di uno scandalo finanziario per il quale il 16 dicembre 2023 fu condannato dal Tribunale di prima istanza della Città del Vaticano, rinunciò all'incarico di prefetto della Congregazione delle cause dei santi e ai "diritti connessi al cardinalato", pur conservando il titolo cardinalizio. Riguardo alla rinuncia, lo stesso Becciu aveva sempre affermato che il suo diritto di voto in conclave rimaneva comunque in vigore, non avendo mai esplicitamente rinunciato per iscritto ad esso; nonostante ciò, già nel 2022 la Santa Sede lo inserì nell'elenco dei non elettori. Il 29 aprile, a otto giorni dall'apertura del conclave, Becciu, onde evitare controversie giuridiche in seno al collegio cardinalizio e per il bene supremo della Chiesa, pur restando convinto della propria innocenza, comunicò la decisione di non entrare in conclave.
Dalla promulgazione nel 1975 della Romano Pontifici Eligendo e della Universi Dominici Gregis, il numero massimo dei cardinali elettori era stato fissato a 120. Come nel 2013, sia il decano che il vice decano del collegio cardinalizio, in questo caso, rispettivamente, i cardinali Giovanni Battista Re e Leonardo Sandri, avendo più di 80 anni, non parteciparono al conclave.
Provenienza e Demografia
Il conclave del 2025 ha visto la partecipazione di 135 cardinali elettori, di cui la maggioranza, ben 108, sono stati nominati da Papa Francesco. L'età media dei cardinali si attestava a 72 anni, con 77 porporati (il 57% del totale) di età compresa tra i 70 e i 79 anni. Il più anziano era Timothy Radcliffe (79 anni), mentre il più giovane era Mykola Bychok (45 anni). La composizione geografica vedeva l'Europa con il 39,3% degli elettori (53 cardinali), di cui 17 italiani.

Svolgimento del Conclave: Votazioni e Fumate
Come previsto dalla tradizione e dalla normativa vigente, il conclave si svolse nella Cappella Sistina, all'interno del Palazzo Apostolico vaticano. I cardinali, una volta entrati in conclave, furono isolati dal mondo esterno: hanno risieduto perlopiù nella Domus Sanctae Marthae (alcuni di essi, tuttavia, dato il numero considerevolmente alto di elettori, furono alloggiati in altre strutture nei confini vaticani) e si riunirono quotidianamente per le votazioni. Lo scrutinio avvenne per mezzo di schede scritte a mano e raccolte in urna. Furono previste due votazioni al mattino e due al pomeriggio.

Le Prime Votazioni e le Indiscrezioni
Alle ore 10:00 del 7 maggio, nella basilica di San Pietro, fu celebrata la Missa pro eligendo Romano Pontifice, che diede inizio ai riti del conclave. Presiedette la liturgia, concelebrata da tutti i cardinali, il decano Giovanni Battista Re. Alle ore 16:30 iniziò la processione dei porporati, che dalla cappella Paolina si recarono alla Cappella Sistina. Subito dopo, il cardinale non elettore Raniero Cantalamessa tenne la meditazione d'apertura, incentrata sulla necessità per i cardinali elettori di seguire la «retta via» e di «compiere la volontà di Dio».
La fumata della prima giornata di votazioni, il 7 maggio, si fece attendere parecchio ed è arrivata dopo oltre tre ore. È evidente che al primo scrutinio i cardinali hanno cominciato a contarsi, a verificare sinergie emerse nelle Congregazioni e scoprire nuove alleanze. Il quorum richiesto era di 89 voti, pari a due terzi degli elettori. I favori della vigilia andavano ai cardinali Pietro Parolin e Luis Antonio Tagle. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, la candidatura di Parolin sarebbe apparsa forte sin dal primo scrutinio, con un pacchetto iniziale di circa 40 voti e ragionevoli prospettive di consolidamento nei turni successivi.
Il Secondo Giorno e l'Elezione
Nel secondo giorno di Conclave, l'8 maggio, le votazioni hanno nuovamente dato esito negativo, con una fumata nera a metà giornata dopo i due scrutini mattutini. Ci si attendeva che, dopo i due scrutini della mattinata dell'8 maggio, potessero cominciare ad arrivare dei punti di convergenza tra i porporati. Infatti, il cardinale decano Giovanni Battista Re aveva espresso l'auspicio di una fumata bianca già nella serata dell'8 maggio, sottolineando che il nuovo Papa «prima di tutto dovrà cercare di rafforzare la fede in Dio in questo nostro mondo caratterizzato dal progresso tecnologico ma sotto l'aspetto spirituale abbiamo notato un po’ un ‘dimenticare Dio’» e che quindi «c'è un bisogno di un risveglio».
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Nonostante il divieto assoluto di parlare e il giuramento formulato all'ingresso nella Cappella Sistina, dai cardinali che hanno eletto Papa l'americano Robert Francis Prevost cominciano a filtrare alcune indiscrezioni sull'andamento del conclave. L'arcivescovo emerito di Vrhbosna, il cardinale Vinko Puljič, ha rivelato che il primo scrutinio è stato «dispersivo», ma che sin dalla seconda votazione è apparso chiaro come il favorito fosse il porporato nordamericano. «Il nostro primo voto è stato molto dispersivo», ha detto Puljič. «Poi la rosa si è ristretta e si è rivolta al cardinale Prevost perché si è visto che aveva la capacità di essere un leader. In particolare, i cardinali nominati da Papa Francesco gli hanno dato un forte sostegno». I 108 elettori creati da Bergoglio avrebbero quindi avuto un peso determinante.
Secondo un altro cardinale, l'arcivescovo emerito di Washington D.C. Wilton Gregory, Prevost non avrebbe fatto «alcuna dichiarazione particolare» durante le Congregazioni generali pre-conclave, ma si sarebbe piuttosto «impegnato in modo abbastanza efficace» in discussioni di gruppo più piccole. Il consenso intorno a Robert Francis Prevost è cresciuto considerevolmente e in poco tempo, tanto da eleggerlo al quarto scrutinio e alla terza fumata. Il sostegno dei confratelli statunitensi è stato evidente, con figure come Robert McElroy, Joseph William Tobin e Timothy Dolan che hanno promosso la sua candidatura.
L'Exploit di Prevost
L'exploit della candidatura di Prevost si è determinato anche grazie all'appoggio dei 21 porporati del Sudamerica, a lui vicini per i suoi trascorsi pastorali in Perù, a Chiclayo. Matteo Maria Zuppi ha sottolineato che un'elezione così rapida «vuol dire che c'è stata una convergenza. E penso sia un grande valore. Un'unità come questa, in un momento come questo, penso sia una bellissima indicazione e anche una grande responsabilità».
Un retroscena emerso riguarda le presunte divisioni tra i cardinali italiani, che avrebbero penalizzato Pietro Parolin. Erdo, sostenuto da una coalizione di conservatori, non aveva la forza sufficiente per aggregare consensi. All'ultima votazione, nel momento in cui il cardinale americano ha raggiunto il quorum per l'elezione, la Sala Sistina è «esplosa in un'ovazione in piedi». Prevost, però, secondo quanto riferito dal cardinale David, «è rimasto seduto». «Qualcuno ha dovuto tirarlo su».
Anselmo Del Duca ha sottolineato come la figura di Prevost - statunitense, ma con una lunga esperienza missionaria in Perù; curiale, ma non identificabile con la Curia romana; in linea con le posizioni di Papa Francesco su migranti, poveri e ambiente, ma al contempo contrario ad aperture sui temi di celibato ecclesiastico, sacerdozio femminile, omosessualità e aborto - abbia favorito la convergenza di consensi tra cardinali di diversa provenienza geografica e sensibilità ecclesiale. La sua elezione sarebbe stata facilitata anche dal sostegno dell'episcopato statunitense e dall'assenza di un fronte unitario tra i cardinali italiani. Il quarto scrutinio ha infine portato all'elezione di Prevost.
I Nomi Papabili e le Alleanze
Al buio dei risultati del primo scrutinio nel conclave per l'elezione al soglio di Pietro, le indiscrezioni continuavano a evidenziare in pole position Pietro Parolin, ma crescevano Francis Prevost, Jean-Marc Aveline; restavano saldi in cima al toto-Papa anche Pierbattista Pizzaballa e Matteo Zuppi. Sin dall'inizio il primato da contendere per i 133 cardinali sarebbe il primato proprio del segretario di Stato, Pietro Parolin. C'è chi gli avrebbe attribuito già un «pacchetto base» di 40-50 voti e caratteristiche tali da riuscire a convogliarne altri. E secondo indiscrezioni circolate al termine della prima giornata di Conclave, da oggi potrebbe convogliare su di sé proprio i voti di un altro favorito della prima ora: il cardinale filippino Antonio Luis Tagle, arcivescovo metropolita di Manila, che è sembrato perdere terreno rispetto al cardinale Pablo Virgilio Sionco David, arcivescovo di Kallookan, nelle Filippine, a sua volta nominato di recente.

Secondo il quotidiano El Pais, salgono le quotazioni anche di tre cardinali spagnoli come possibili successori di Bergoglio: Cristobal Lopez, Angel Fernandez Artime e, appunto, Pablo Virgilio David. Cristobal Lopez, 72 anni, salesiano, a lungo missionario, è l'attuale arcivescovo di Rabat. Angel Fernandez Artime, 64 anni, è stato nominato da Papa Francesco cardinale nel 2023 e l'anno successivo pro prefetto del dicastero per gli istituti di vita consacrata, la cui responsabile è una donna, Simona Brambilla. Il terzo nome che emergerebbe come papabile e finora «coperto», secondo il quotidiano, è proprio quello del filippino Pablo Virgilio David. E poi ci sono gli outsider dei quali si parla poco ma che hanno una grande stima all'interno del collegio dei cardinali, come il cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano e il cardinale Mario Grech (Malta), segretario generale del Sinodo dei Vescovi.
Papi Eletti al Secondo Giorno
Considerato quello in corso, negli ultimi cinque Conclave sono 3 i Papi eletti al secondo giorno.
- Nel 1978, al secondo giorno (25-26 agosto), al quarto scrutinio, fu eletto Giovanni Paolo I.
- Nel 2005, il secondo giorno (18-19 aprile) è stato il momento dell'elezione di Papa Benedetto XVI, anche lui al quarto tentativo.
- Infine, Papa Francesco che, nel 2013 (12-13 marzo), è stato eletto al quinto scrutinio.
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