La cronaca recente ha portato alla luce diverse vicende di rilievo nel Trevigiano, coinvolgendo sia eventi tragici legati a rituali sciamanici sia una serie di furti che hanno colpito la tranquillità di una famiglia.
Il Caso di Alex Marangon e le Controversie sull'Abbazia di Santa Bona a Vidor
Un'iniziativa definita «di pessimo gusto» ha scatenato polemiche a Vidor (Treviso). La famiglia di Alex Marangon ha bollato la notizia che il tradizionale palio di Vidor si svolgerà anche nell'area dell'abbazia di Santa Bona. Questo è il luogo in cui a fine giugno si è consumata, durante un presunto rito sciamanico, la tragica fine del 25enne di Marcon. La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco e appoggiata dall'amministrazione guidata dal sindaco Mario Bailo, si svolgerà il 7 e 8 settembre.
La Reazione della Famiglia Marangon e le Celebrazioni del Palio
La famiglia di Alex Marangon si aspetta che la Procura, che sta indagando per omicidio volontario, adotti i provvedimenti necessari per salvaguardare quella che potrebbe essere una scena del crimine. Sono certi che gli organizzatori della manifestazione sapranno individuare soluzioni alternative dignitose, anche tenendo conto che proprio in quel luogo, giusto qualche mese fa, è morto un giovane di 25 anni. Domenica 8 settembre, dopo la celebrazione di una messa, proprio all’interno dell'abbazia di Santa Bona, si terrà la benedizione degli attrezzi di gara e a seguire un pranzo a base di spiedo. L’inaugurazione del palio è prevista alle 14.15 con i discorsi delle autorità, seguita dalla partenza della sfilata della cittadinanza in abiti medievali dal giardino dell’abbazia verso la piazza. Il palio si svolgerà nel pomeriggio e vedrà affrontarsi, in una sfida per l’assalto al Castello, otto atleti e due atlete, delle squadre di Alnè di Sopra, Alnè di Sotto, Bosco, Colbertalfo, Vidor Centro, Sernaglia e Moriago.

Il Rito Sciamanico, l'Ayahuasca e le Azioni Legali
Gli esami tossicologici hanno confermato che Alex Marangon aveva assunto ayahuasca, un decotto di liane e altre erbe dagli effetti allucinogeni, evidentemente durante quel rito sciamanico nella chiesa. Genitori e sorella del giovane hanno querelato, attraverso il loro avvocato Stefano Tigani, gli organizzatori, la proprietaria dell'Abbazia di Santa Bona di Vidor, nel Trevigiano, e i due cosiddetti "curanderos" colombiani, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, che già al mattino seguente la scomparsa di Alex avevano fatto perdere le loro tracce. Tutti avevano negato la presenza di ayahuasca, smentiti dalle analisi.
Sviluppi delle Indagini e Ipotesi sulla Dinamica della Morte
La decisione della famiglia Marangon è arrivata dopo un'attesa estenuante di qualche iniziativa degli inquirenti che invece, a oltre un anno dalla morte del 25enne di Marcon, non risulta abbiano iscritto alcun nome nel registro degli indagati. Restano in piedi due ipotesi: omicidio, come credono i parenti della vittima, o morte come conseguenza di altro reato, lo spaccio di droga. Le indagini sulla tragica fine di Alex Marangon, il barista 25enne di Marcon che ha trovato la morte tra le mura millenarie dell'abbazia di Santa Bona, sono arrivate alle battute finali. Entro dieci giorni, il pubblico ministero Giovanni Valmassoi tirerà le somme di un fascicolo che vede indagati gli organizzatori della serata Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, la moglie del proprietario della struttura Alexa Da Sacco e i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo. Le accuse al momento sono quelle di morte in conseguenza di altro reato e cessione di stupefacenti.

La verità scientifica emersa dai tossicologici ha ormai fatto a pezzi la tesi della «semplice purga». Tra i partecipanti alla «Festa del Sol del Putamayo», diciassette sono risultati positivi all’ayahuasca, il potente decotto allucinogeno amazzonico, e ben sette - tra cui lo stesso Zuin - avevano assunto cocaina. È infatti pronta la relazione del consulente medico-legale che punta il dito sulle ferite «anomale» riscontrate sul corpo del ragazzo: una lesione all'occhio sinistro e una al costato che, secondo i legali, non sono compatibili con la caduta, ma raccontano di un violento pestaggio avvenuto prima del volo dalla terrazza.
All'abbazia di Vidor sono tornati oggi i Carabinieri con gli specialisti allo scopo di setacciare la struttura sconsacrata e i percorsi che da lì portano al fiume Piave. Un nuovo sopralluogo per cercare di individuare il punto in cui è stato ucciso Alex Marangon, il barista 25enne di Marcon (Venezia) scomparso il 30 giugno e il cui corpo è stato trovato in un isolotto del fiume alle Grave di Ciano il 2 luglio.
CASO ALEX MARANGON, QUASI TUTTI I PARTECIPANTI AL RITO, POSITIVI ALL'AYAHUASCA | 04/05/2026
Lo scenario che emerge dalle indagini tende a descrivere il ritiro sciamanico come un ritrovo di persone probabilmente alterate dall'assunzione di infusi di sostanze “purgative” previste dal rito. Non solo ayahuasca, una pianta allucinogena usata nei riti di purificazione sciamanica, ma forse altre erbe usate dai due 'curanderi' sudamericani invitati all’abbazia di Vidor. Gli effetti di queste bevande, viene spiegato dagli inquirenti, inducono spesso reazioni immediate e violente di espulsione di materia gastrointestinale, oltre che perdita di lucidità. Tra le ipotesi sulla dinamica della morte del 25enne, si fa strada quindi quella che il 25enne possa essersi trovato privo di lucidità e che questa condizione lo abbia portato ad allontanarsi rapidamente dal gruppo nel cortile della ex abbazia di Santa Bona.
I Furti Subiti dalla Famiglia Pizzol a San Fior
Nel comune di San Fior, la famiglia Pizzol ha subito una serie di spiacevoli eventi legati a furti e violazioni della propria proprietà. La vicenda più recente ha visto i coniugi Flavio e Sabrina Pizzol scoprire un'effrazione nella loro abitazione.
La Violazione della Camera di Massimo Pizzol
Mentre Sabrina apre gli scuri e tira le tende, un raggio di sole penetra all’interno della cameretta di Massimo Pizzol, caotica e irriconoscibile. Questa stanza, al primo piano della villetta di via Sile a San Fior di Sotto, che la famiglia non visita quasi mai, è preservata con cura in ricordo del figlio defunto. Massimo aveva diciotto anni quando morì in un incidente stradale nel 2018: sono passati otto anni e quella camera è rimasta la stessa. In quello spazio dalle pareti color canarino, i ritratti incorniciati di Massimo da bambino popolano i muri e i comò, a fianco ad altri oggetti che simboleggiano i ricordi più felici della famiglia Pizzol. Quelle fotografie sono state le prime a venire raccolte e riposizionate quando, l’altro ieri sera, rientrando da una cena, i coniugi Pizzol si sono resi conto che i ladri avevano violato brutalmente anche quello spazio, così intimo e drammaticamente importante per loro. I vestiti sparsi sul letto, i cassetti spalancati e ripuliti, gli oggetti del diciottenne lanciati sul letto e sul pavimento, in cerca di chissà quale ricchezza. «I ladri non potevano sapere che questa era la camera di un ragazzo che è mancato, è vero, ma cosa pensavano di trovare in una cameretta così?» hanno commentato Flavio e Sabrina.

La Serie di Effrazioni e la Reazione della Famiglia
Non è la prima volta che i malviventi penetrano all’interno di quella stanza. E la famiglia ha reagito alla scoperta senza grande sorpresa: in fondo, per i Pizzol è la quarta volta in meno di dieci giorni. Lunedì e martedì hanno colpito il negozio di ferramenta Basso, di loro proprietà. «Non so perché continuino a colpire noi» - commenta la famiglia. L’altro ieri sera, venerdì, i ladri si sono avvicinati alla villetta, che si trova in un quartiere residenziale tranquillo e abbastanza popoloso di San Fior di Sotto. Oltre a colpire l’edificio dove vive Flavio Pizzol e la sua famiglia, si sono avvicinati alla casa dei suoi genitori, di 76 e 75 anni. Anziché provare ad accedere dall’ingresso principale o dalle finestre, i ladri hanno scalato la parete della casa, raggiungendo il terrazzo. Flavio indica le loro impronte lasciate sull’intonaco del muro esterno: hanno piantato i piedi contro la parete per arrampicarsi fino al poggiolo. Poi hanno spaccato il vetro della portafinestra, assicurandosi un’uscita d’emergenza in caso di necessità. All’interno di un appartamento sfitto, al piano di sopra, hanno frugato in silenzio nei mobili e sulle credenze, anche perché i padroni di casa erano nello stesso edificio. «Non hanno trovato nulla» spiega Flavio. «I miei genitori hanno sentito un rumore, ma non ci hanno fatto caso».

Nella casa accanto, quella di Flavio e Sabrina, hanno mantenuto ben altro comportamento: hanno fatto il giro della casa, scegliendo una finestra al piano terra che dà sul salotto, l’hanno sfondata e sono penetrati all’interno buttando tutto a terra, frugando tra gli oggetti personali di ogni stanza. Flavio e Sabrina stanno ancora sistemando le stanze. «È successo tra le 20 e le 20.30. Io e mia moglie eravamo fuori a cena e purtroppo abbiamo trovato tutto in queste condizione.» «Noi viviamo così - comincia a dire, mostrando i danni alla finestra, - e non possiamo farci nulla. Ci diciamo che perlomeno siamo stati fortunati a non averli incontrati e andiamo avanti con la nostra vita, col terrore che possa accadere». Appena scoperto il fatto, Flavio ha chiamato le forze dell’ordine. Non parla di reagire, né di usare la forza: per lui è una questione da affrontare su un altro livello. Per essere sicuro, Flavio ha chiamato sia il 112 che il 113. Il furto a danno della sua abitazione è stato denunciato ai Carabinieri, quello nella casa dei genitori al Commissariato.