Il Crocifisso dell'Abbraccio: Tra Romena e la Visione Artistica delle Finestre

Il cammino di questo anno speciale di Romena è iniziato in un mattino di sole, sullo sfondo della Verna, con l’abbraccio di un centinaio di collaboratori. Questo percorso si svilupperà fino a fine maggio, con l'obiettivo di penetrare e dilatare una parola specifica, e capire come essa possa entrare in maniera profonda, viva, dentro la nostra vita e come possa essere vissuta a Romena.

Il Senso Profondo dell'Umiltà e della Lentezza

Questo cammino parte dalla parola umiltà, considerata il punto giusto. La terra che ci accoglie ci richiama al senso dell’umiltà, che viene da humus, cioè la parte più preziosa della terra. La Verna ci richiama a San Francesco, il quale diceva: “Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda”. L’umiltà humus è già in basso, dentro la terra, mentre "profonda" significa ancora più giù, fino alle radici. Questo suggerisce che ogni cambiamento, in ogni rigenerazione, necessita di partire dalla nostra umiltà, dalle nostre radici. È fondamentale capire che nella nostra vita non siamo noi a portare le radici, ma le radici portano noi.

Iniziare un nuovo cammino può spaventare, ma è importante ricordare che dopo ogni passo ci si rende conto che era più pericoloso e faticoso rimanere fermi. Due parole accompagnano questo percorso: la lentezza, intesa non come inattività, ma come la capacità di fare almeno una cosa alla volta, e la riscoperta di luoghi come la pieve, che da rovine ci consentono di svelare il cielo, perché le rovine lo scoprono, lo lasciano intravedere. Si riparte dall’umiltà perché c’è chi preferisce i granai pieni e chi preferisce camminare, con una preferenza per quest'ultima via.

Rappresentazione artistica del concetto di umiltà e radicamento, con elementi naturali e spirituali

Stefano Reolon: L'Artista e il Suo Legame con Romena

Stefano Reolon è un artista veneto che, nel suo cammino di vita, ha trascorso del tempo nel "porto di terra" di Romena. La sua biografia racconta di come l’arte abbia preso e scompigliato la sua vita, impedendole di posarsi. Egli afferma: “Quando guardo la realtà non riesco a vederla così, la immagino sempre reinventata”. La creatività, per lui, non è un dono leggero, ma un vuoto d’ansia che non si riempie mai, un’incompiutezza esistenziale necessaria per aprire nuovi orizzonti, sebbene costi fatica.

Inviando un progetto a cui teneva molto, Reolon ha suscitato grande stupore. “Ho pensato a una chiesa che abbia al suo centro un Gesù che abbraccia, che abbraccia sempre, indistintamente. Ho pensato che chiunque vi entra, da qualsiasi storia provenga, possa sentirsi accolto”. Questa visione si allinea con una poesia di Rumi che fa parte delle radici di Romena: “Vieni, chiunque tu sia. Sognatore, devoto, vagabondo, poco importa. Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte. Vieni…”.

Il Crocifisso dell'Abbraccio: Un Mistero d'Incarnazione

L’immagine al centro del progetto di Reolon è quella di un crocifisso trecentesco. Le sue dimensioni sono state sviluppate in modo da coprire tutto lo spazio della chiesa, creando un’esperienza immersiva. L'artista spiega che entrando in questo luogo si dovrebbe sentire "come se potesse entrare nel mistero dell’Incarnazione”. L'idea è che, alzando la testa verso l’altare, ci sia spazio solo per lo sguardo del Cristo che entra in quello di ciascuno, in un incontro che l'artista descrive come un "guardarsi come due amanti" e un abbracciarsi. Stefano afferma che l’abbraccio del Cristo è incondizionato, come se dicesse “non cesserò mai di abbracciarti”.

Questo “Gesù dell’abbraccio” era stato pensato per una chiesa moderna a Schio, vicino Vicenza, ma il progetto non è andato in porto. Nonostante la sofferenza per il progetto incompiuto, l’emozione di entrare in un luogo simile è forte, anche se per ora racchiusa nella virtualità. L'opera è un segno visivo che racchiude una notevole forza poetica, Vangelo e umanità. Dal porto di Romena, dove ha ancorato per un po’, a Stefano viene inviato un abbraccio ideale per lui, per la sua arte viandante, per i suoi sogni incrinati, affinché non si spezzino, e per la sua chiesa dell’abbraccio, che tocca il cuore già prima di esistere.

Architettura sacra: il progetto contemporaneo | arch. Carlo Capponi

Le "Finestre Immaginarie" nell'Arte Sacra e la Basilica di San Vitale

Nella Basilica di San Vitale, un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma risalente all'epoca imperiale (IV secolo), troviamo esempi di come l'arte utilizzi il concetto di "finestra". I riquadri nelle navate, raffiguranti diverse scene di martirio, opera del pittore Tarquinio Ligustri, sono concepiti come una "rappresentazione immaginaria di finestre aperte sulla muratura della Chiesa". Queste finestre sono raffigurate con l’intento di portare il pensiero del fedele verso l’esterno, ma anche di trascinare il mondo all’interno del Tempio. In queste raffigurazioni, predomina un paesaggio pacifico e indisturbato, in cui si svolge ogni singola vicenda di martirio, una scelta rappresentativa non comune per l'epoca, che solitamente privilegiava tormenti terrificanti. La natura inviolata è il teatro in cui si compie il martirio, intarsiato in questa scenografia come la pietra più preziosa.

La basilica, originariamente dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, e in seguito anche a San Vitale e Santa Valeria, fu consacrata nel 402 da Papa Innocenzo I. Ha subito numerosi restauri nel corso dei secoli, tra cui quelli di Papa Leone III, Sisto IV e Clemente VIII, che la ridussero a una sola navata. Lavori di restauro nel 1937-38 hanno ripristinato il portico originario. Al suo interno, il secondo Altare a sinistra ospita un Crocifisso miracoloso di buona fattura settecentesca, realizzato in cartapesta leccese da autore ignoto, recentemente restaurato. L'architrave recita il fregio: “Ut mederer contritis corde” … “Per risanare i contriti di cuore”.

Interno della Basilica di San Vitale a Roma, con dettagli degli affreschi e del Crocifisso

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