La Crocifissione di Gesù: Anatomia e Informazioni Storiche

La crocifissione di Gesù, conclusasi con la sua morte, rappresenta l'ultimo evento del suo ministero pubblico e della sua passione. Essa non descrive soltanto un fatto storico, ma fornisce anche la spiegazione del suo significato redentivo, in quanto Gesù non è soltanto il rabbì di Nazareth, ma è anche il Messia.

La Forma della Croce e gli Strumenti di Esecuzione

La forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù, comunemente chiamato in italiano "la croce", è stata oggetto di discussione da almeno la fine del XVI secolo. Giusto Lipsio, nel 1594, distinse varie forme di croci con una terminologia da lui inventata, separando la crux simplex (un unico palo) dalla crux compacta (un congiunto di due pali o travi in legno).

La traversa della crux compacta, detta patibulum, non era necessariamente un tutt'uno con la parte verticale ed era in uso, assieme ad altre modalità di crocifissione, già al tempo di Gesù. Il termine greco stauros, utilizzato nei Vangeli per indicare la croce di Cristo, compare anche in testi precedenti a quelli dei primi cristiani per indicare simili strumenti di morte, dei quali, però, non è indicata esplicitamente la forma.

Testimonianze Antiche sulla Forma della Croce

  • Giustino (c. 100 - c. 165): Commentando l'episodio di Esodo 17,8-13, dove Mosè "alzava" le mani, dice che Mosè "allargava" le mani su entrambi i lati, aggiungendo che, quando Mosè abbandonava "questa figura che imitava la croce" (σταυρός), il popolo veniva battuto, mentre, quando Mosè la manteneva, il popolo prevaleva "a causa della croce".
  • Ireneo di Lione (c. 130 - c. 202): Vedeva nella croce una prefigurazione universale.
  • Atti di Pietro (II secolo): San Pietro, mentre è crocifisso, dice: "È giusto, infatti, salire sulla croce di Cristo che è l'unica e sola parola distesa".
  • Tertulliano (c. 160 - c. 220): Afferma che era abitudine comune dei cristiani pregare con tutto il corpo ritto e le braccia distese a croce. Nota inoltre che la lettera greca τ (Tau) e quella latina T hanno la stessa forma della croce: Ipsa est enim littera Graecorum Tau, nostra autem T, species crucis.
  • Luciano di Samosata (125-181): Nel suo Giudizio delle vocali, propone per la lettera Τ (Tau) la pena di morte sulla croce, perché questa sarebbe fatta secondo la forma della stessa lettera, suggerendo che i tiranni abbiano fabbricato strutture lignee di forma analoga.

Le maggiori Chiese cristiane accettano, in genere, le rappresentazioni della croce di Cristo come crux immissa, ma accettano anche forme come quella della crux commissa o croce a tau, associata in particolare con San Francesco d'Assisi, e che è anche la forma della quale esistono le più antiche testimonianze, sia letterarie che raffigurative.

Incrocio di due travi per la crocifissione: crux immissa e crux commissa

Dibattito Moderno sulla Forma della Croce

L'interesse per definire le modalità di esecuzione di Gesù rinasce in epoca moderna con l'opera "De cruce" di Giusto Lipsio (1594). Sebbene la sua terminologia e conclusioni trovarono accettazione generale, diversi studiosi misero in dubbio la distinzione tra crux commissa e crux immissa.

Solo alla fine dell'Ottocento sono apparse le prime affermazioni che Gesù morì in un palo senza traversa. Hermann Fulda (1878) sostenne che l'esecuzione di Gesù avvenne su un semplice palo (crux simplex), ma riconobbe l'uso di una traversa temporanea (patibulum) che avrebbe dato la forma di una crux immissa.

Il principale proponente dell'assenza della traversa fu Ethelbert William Bullinger (1877), che dichiarò che i termini stauros e crux non corrispondevano all'idea di una croce, ma a un palo diritto. Le sue teorie, tuttavia, trovarono scarso seguito, essendo Bullinger noto per teorie eccentriche in diversi settori.

Implicazioni Anatomiche delle Diverse Forme di Crocifissione

Le modalità di sospensione hanno importanti conseguenze sulle cause e sulla rapidità di decesso del condannato. Studi hanno dimostrato che la sospensione ad una crux simplex determina la morte per asfissia nel corso di una decina di minuti. La brevità del decesso non è compatibile con i racconti evangelici sulla morte di Gesù e spiega anche la mancanza di testimonianze antiche sull'uso di questo modo di esecuzione.

Frederick Zugibe, per interpretare i racconti evangelici, ha fatto esperimenti di sospensione di volontari con le braccia aperte con un angolo di 60-70° dalla verticale, rilevando in questo caso l'assenza del pericolo di asfissia, in quanto la respirazione addominale riusciva a subentrare efficacemente.

La Crocifissione Romana: Processo e Caratteristiche

La pena della crocifissione, che già Cicerone chiamava il «supplizio più crudele e disgustoso», è stata definita a buon diritto una vera e propria tortura che si concludeva con la morte infame del condannato. Seneca, a proposito della croce, che poteva avere più forme, parla chiaramente di «legno maledetto».

Il Processo di Esecuzione

  1. Flagellazione e Carica del Patibulum: Denudato e legato ad un palo o ad una colonna, il condannato veniva colpito con strumenti diversi. Veniva poi rivestito e caricato del patibulum, un palo orizzontale in legno, e legato ad esso. Il titulus, una tavoletta con il nome del condannato e la sentenza, era appeso al collo o portato da un banditore.
  2. Via Crucis: Lungo il cammino, il condannato subiva strattoni e veniva oltraggiato, maltrattato, pungolato e ferito per indebolirne la resistenza.
  3. Inchiodatura e Sollevamento: Giunti sul luogo dell'esecuzione, situato sempre fuori dalle mura cittadine, erano spesso già piantati i pali verticali, gli stipes (di altezza variabile dai 2,30 m ai 5 m). Il condannato veniva spogliato (i suoi vestiti diventavano proprietà dei carnefici) e confitto con dei chiodi al patibulum e sollevato al palo con delle corde, delle scale o con le mani stesse.
  4. Sedile (Suppedaneum): Lo stipes non era un palo completamente liscio e piano: verso la sua metà sporgeva un tozzo e robusto zoccolo chiamato in latino sedile, su cui si appoggiava il condannato e aveva lo scopo di sorreggerne il peso per evitare che questi crollasse a terra, dato che l'inchiodatura nei palmi delle mani non era sufficiente a garantirne il sostentamento.
Dettaglio della crocifissione romana con sedile e titulus

Crocifissione di Gesù: Dettagli Anatomici

I Vangeli non ci forniscono molti dettagli sulla crocifissione di Gesù, ma la moderna ricerca, anche sindonologica, ha permesso di approfondire alcuni aspetti cruciali. Sulla Sindone di Torino sono presenti tre distinte ferite da crocifissione: due piedi trafitti e un polso sinistro trafitto. I dipinti tradizionali di Gesù sulla croce mostrano le sue mani inchiodate nei palmi, ma questo è anatomicamente impossibile in quanto il peso del corpo avrebbe determinato la lacerazione del palmo della mano.

Punti di Inchiodatura

  • Mani/Polsi: Secondo Pierre Barbet, il chiodo doveva trapassare i polsi, fra l'ulna e il radio. Nel polso umano esiste un piccolo punto (lo "spazio di Destot") in cui è possibile conficcare un chiodo senza frantumare le ossa, il quale, circondato dalle ossa, potrebbe sostenere il peso di un corpo sulla croce. Questo è proprio ciò che si trova sulla Sindone. Sant’Efrem il Siro, nel IV secolo, parla delle mani di Gesù inchiodate alla croce e dei piedi legati.
  • Piedi: I piedi venivano inchiodati alla croce singolarmente o insieme con un chiodo che li attraversava entrambi. Per fissare i piedi, le ginocchia venivano piegate e le gambe girate di lato. Le rappresentazioni orientali, soprattutto slave, mostrano il suppedaneo obliquo, indicando che i piedi dovevano intendersi inchiodati (e non legati, come generalmente vengono rappresentati i due ladroni) alla croce, in maniera da stare soprammessi, con il piede destro sopra quello sinistro.
Rappresentazione anatomica dei punti di inchiodatura nella crocifissione

Cause di Morte

La crocifissione mirava a provocare una morte lenta, dolorosa e terrificante. Per espirare, la vittima crocifissa doveva spingere sui piedi inchiodati e flettere le spalle, per tirarsi su. Quando Gesù fu inchiodato alla croce, era stato duramente picchiato ed era caduto più volte con la pesante trave della croce sulla schiena. Ciò ha causato l'accumulo di liquido intorno al suo cuore, rendendolo più difficile da pompare.

Altre cause di morte includevano il dissanguamento, la febbre vulneraria, gli strazi della fame e della sete. Raramente la morte veniva accelerata, ma quando ciò accadeva era per motivi d'ordine pubblico o per intervento di amici del condannato, e si provocava in due modi:

  • Colpo di lancia al cuore: Come fu fatto anche per Gesù.
  • Crucifragium: La rottura delle gambe, che privava il condannato d'ogni punto d'appoggio con conseguente soffocamento per l'iperestensione della cassa toracica (non è possibile espirare completamente e viene meno quindi l’apporto di aria ossigenata all’organismo). Il Vangelo di Giovanni riporta che i soldati, avvicinatisi a Gesù, videro che era già morto, quindi non gli spezzarono le gambe.

La Crocifissione di Gesù: Le Rivelazioni dei Mistici e la Verità della Scienza

Il "Titulus Crucis" di Gesù

Nel caso di Gesù, il titolo, “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”, era scritto in tre lingue: ebraico, greco (lingua ufficiale e internazionale dell’epoca) e in latino, la lingua giudiziale. Non c’è alcun motivo storico per ritenere, come testimonia moltissima produzione artistica, che la scritta fosse abbreviata nelle iniziali I.N.R.I. Il teologo Raymond Brown ritiene che l'uso di tre lingue per un semplice criminale non sarebbe storicamente verosimile, ma avrebbe un significato simbolico.

La Corona di Spine

La corona di spine è una costante dell'iconografia cristiana. Sebbene i Vangeli non forniscano dettagli precisi sull'atto di inchiodatura o sul posizionamento della corona, essa è ampiamente accettata come parte della passione di Cristo.

Abolizione della Crocifissione

Nel corso del IV secolo la crocifissione andò in disuso. La prima fonte che dice espressamente che Costantino I abolì la pena della crocifissione per rispetto verso Gesù è Sozomeno, nato circa 65 anni dopo la morte dell'imperatore. Prima di Sozomeno, Aurelio Vittore (c. 320 - c. 390) dice che Costantino abolì una pena di morte, forse la crocifissione, per un motivo di umanità, non di religione.

Eventi Prodigiosi e Contesto Storico-Religioso

Nella narrazione dei vangeli sinottici, la morte di Gesù è accompagnata da eventi prodigiosi, che esegeti come Raymond Edward Brown interpretano come l'uso, in senso simbolico e teologico, del linguaggio escatologico dell'Antico Testamento o di quello abituale nella cultura ellenistica. Gianfranco Ravasi vi vede tre segni teofanici.

  • Oscurità: Un buio su tutta la terra per tre ore, da mezzogiorno alle tre. Questo avvenimento, raccontato nei tre vangeli sinottici, non è necessariamente una vicenda storica, dato che i calcoli astronomici non registrano eclissi solari nel periodo, e le eclissi non possono verificarsi in prossimità della Pasqua ebraica.
  • Terremoto e Risurrezione dei Morti: Un fortissimo terremoto in cui "le rocce si spezzarono" e la risurrezione di molti morti nei sepolcri con la loro apparizione in Gerusalemme. Queste manifestazioni sono descritte solo nel Vangelo secondo Matteo.
  • Velo del Tempio Squarciato: L'evento è citato in tutti e tre i sinottici ma con discordanza temporale tra le narrazioni. Tale evento, che avrebbe dovuto avere un'eco notevole, non è riportato da alcun'altra fonte storica.

Resa della Salma ai Familiari

La resa della salma ai familiari è verosimile, in quanto consentita da Augusto. Secondo Giulio Paolo, il cadavere dei giustiziati era consegnato per la sepoltura a chiunque ne facesse richiesta; altrimenti venivano gettati in una fossa comune. In ossequio a Deut 21:26, i Giudei erano soliti seppellire i condannati nello stesso giorno della morte prima del calar del sole. La legge ebraica imponeva di seppellire anche gli stranieri e i criminali.

Tuttavia, alcuni studiosi evidenziano che, secondo molte testimonianze storiche, ancora sotto Tiberio la prassi romana restava quella di lasciare i cadaveri a decomporsi sulla croce alla mercé degli animali, come deterrente. Non vi sono prove di alcuna deroga a tale prassi da parte di un governatore romano, tanto meno Ponzio Pilato, noto per la sua fermezza e crudeltà. L'unico caso documentato in cui si permetteva di ottenere il cadavere del condannato per la sepoltura era in occasione del compleanno dell'imperatore e unicamente concesso ai famigliari più altolocati, condizioni in cui non rientrava il caso di Gesù.

La Crocifissione nell'Arte Cristiana

Il tema della morte di Gesù compare abbastanza tardi nell'arte paleocristiana, intorno al V secolo e solo nella scultura. In generale gli artisti preferivano la rappresentazione simbolica a quella realistica. Il tema della Crocifissione compare per la prima volta nel V secolo nella scultura (la Porta Lignea della Chiesa di Santa Sabina a Roma) e successivamente nell'affresco (Chiesa di Santa Maria Antiqua a Roma).

Tipologie Iconografiche

  • Christus Triumphans: Ha origini bizantine e rappresenta il trionfo sulla morte. Cristo ha gli occhi aperti, il capo eretto, talvolta cinto da una corona regale, e sull'intero corpo non sono visibili segni di sofferenza. I piedi sono paralleli e conferiscono una stazione eretta, maestosa. Il corpo è trafitto da quattro chiodi, due nelle mani e due nei piedi. Il volto rilassato e il corpo senza spasimi simboleggiano il trionfo di Cristo che ha sconfitto la morte.
  • Christus Patiens: Si diffonde a partire dal X secolo. Gesù è rappresentato morente o morto, in un'espressione contratta dal dolore. Ha in testa la corona di spine, il volto agonizzante e rigato di sangue. Le gambe sono piegate, i piedi sovrapposti trafitti da un solo chiodo, il diaframma è irrigidito per l'intensa sofferenza. Uno dei primi esempi è il Crocifisso di Gero, nel duomo a Colonia.

Dopo la trasposizione in termini umani operata con la preferenza del Christus Patiens, con i maestri della pittura del Quattrocento e del Cinquecento la rappresentazione della Crocifissione allarga il racconto, intensificando il senso umano del dramma vissuto da Gesù mediante una partecipazione corale. Intorno alla Croce compaiono scene piene di personaggi, appartenenti a tutte le classi sociali, a sottolineare la dimensione universale dell'evento salvifico di Cristo.

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