Chiamata di suore: significato e vita monastica

La vita contemplativa evoca spesso immagini tradizionali, ma l'era moderna ha indubbiamente influenzato l'organizzazione dei monasteri. L'Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, ad esempio, è un ordine mendicante sorto in Terra Santa nel XIII secolo, la cui regola fu approvata dalla Santa Sede nel 1226.

Illustrazione di monaci carmelitani nel Monte Carmelo

La Vocazione e la Vita Monastica

La decisione di dedicare la propria vita a Dio è una chiamata personale e profonda. Come affermato da Giovanni, "non siamo stati noi a scegliere Cristo, ma è Lui che ci ha amati per primo e ci ha scelti". Entrare in convento comporta una consapevolezza di ciò che si lascia, ma la vera comprensione di questa scelta si acquisisce solo vivendola appieno.

Essere monaca di clausura significa essere un "fiaccola che brilla", una testimonianza vivente della grandezza di Dio e del suo Regno. Sebbene la clausura implichi una separazione fisica dal mondo, non comporta una mancanza di solidarietà o di partecipazione alle speranze e ai dolori dell'umanità. Al contrario, attraverso la vita contemplativa e l'ardore della preghiera, le monache offrono un servizio universale, partecipando attivamente alla costruzione del Regno dei cieli.

La scelta di vivere in convento è un atto d'amore, non d'egoismo, che fornisce la forza e il coraggio di donare la propria esistenza agli altri senza distinzione. Molti individui, gruppi e associazioni si rivolgono ai monasteri per ritiri spirituali, meditazione e preghiera, con una crescente richiesta da parte dei giovani.

Monaca in preghiera nella sua cella

Una Giornata nella Vita di una Monaca

La giornata in monastero è scandita da momenti di preghiera, sia personale che comunitaria, e da attività lavorative. Tipicamente, la giornata inizia presto, intorno alle 5 del mattino, con la preghiera delle Lodi, seguita da un'ora di meditazione.

  • 5:00 Preghiera delle Lodi
  • Circa 1 ora di meditazione
  • 8:00 Santa Messa (momento centrale della giornata)
  • 8:30 Colazione e riordino della cella e degli spazi comuni
  • Preghiere mattutine e pranzo alle 12:00
  • Pomeriggio: Momento di ricreazione, lavoro manuale, preghiere pomeridiane
  • 18:00 Vespro
  • Preghiere serali, tra cui la recita del Rosario
  • 22:00 Ritiro nelle celle per lettura, scrittura, preghiera o riposo.

Il lavoro manuale occupa circa quattro ore al giorno e comprende diverse attività, come la realizzazione di corone del Rosario, traduzioni, filatelia, pittura, creazione di icone, cucito e ricamo, finalizzate al sostentamento della comunità.

Monache impegnate in diverse attività lavorative manuali

Il Silenzio e il Lavoro

La "Regola carmelitana" considera il silenzio sia un dono che una penitenza. Può diventare una penitenza quando si affrontano situazioni difficili, come l'incomprensione, l'offesa o il giudizio altrui. In questi casi, vincere il bisogno di parlare e scegliere il silenzio aiuta a dominare le passioni e a ritrovare l'equilibrio interiore. Tuttavia, il silenzio può anche portare al pericolo dell'isolamento, impedendo il confronto e l'apertura all'altro.

Il lavoro è una componente essenziale della vita monastica, non solo per i servizi domestici, ma anche per il sostentamento della comunità. Le attività spaziano dalla creazione di oggetti devozionali a lavori intellettuali come le traduzioni.

La Sororità e la Chiesa Femminile

Il concetto di "sororità" emerge come un'alternativa all'ordine simbolico prevalentemente maschile della chiesa. La parola "sororità" nasce dal desiderio di "mettere al mondo al femminile la chiesa stessa", come espresso da Ivana Ceresa. L'Ordine della Sororità, riconosciuto dal Vescovo di Mantova nel 2002, si propone di sperimentare il senso libero della differenza sessuale attraverso la pratica della relazione tra donne.

Al centro della sororità vi è la relazione intensa, basata sull'ascolto reciproco, sull'affidarsi all'altra e sul confronto delle diversità. Questo legame è simboleggiato dalla Visitazione, icona di vera relazione e riconoscimento reciproco dell'autorità, che sfocia in un canto di gioia.

La sororità è vista come un "talento d'oro", un'opportunità per le donne di trovare una meta e un punto di partenza, alimentato dalla pratica effettiva della differenza. Le donne in questo percorso sono guidate dalla Ruah (Spirito) e riconoscono l'autorità della presidente annuale, sorteggiata per "grazia".

Il cammino della sororità continua attraverso la ricerca, la coltivazione delle relazioni, il confronto delle diversità di vita e di fede, e il riconoscimento dell'autorità femminile. Si esplorano incontri di piccole sororità, seminari, liturgie laiche e confronti con altri gruppi di donne.

La "mistica politica" è un concetto che accompagna la sororità, incoraggiando uno sguardo libero nei confronti della chiesa, il coraggio di scegliere senza aspettare autorizzazioni, la fedeltà a se stesse e il desiderio di una chiesa-comunità che vada oltre il patriarcato e il sessismo, dove tutti partecipano spinti dallo Spirito.

Simbolo della Sororità con donne in cerchio

La Chiesa Cattolica e le Religiose

La Chiesa cattolica ha tradizionalmente riconosciuto come religiose le monache che professavano regole approvate (come quelle di san Basilio, sant'Agostino, san Benedetto) ed emettevano voti pubblici solenni.

La figura di Giovanna Antida Thouret, fondatrice delle Suore della Carità, è un esempio di donna dal forte carattere, dedita al servizio di Dio, della Chiesa e dei poveri. La sua spiritualità era incentrata sul "Dio Solo", sul distacco dalle cose terrene e su un continuo riferimento a Dio. Era profondamente legata alla Chiesa, definita "figlia di Pietro", e ai poveri, seguendo l'esempio di san Vincenzo.

La vita di Madre Thouret fu segnata da scelte difficili, conflitti e persecuzioni, ma dimostrò sempre intelligenza, larghezza di vedute e un profondo senso materno. Nonostante le opposizioni, riuscì a portare avanti la sua opera, venendo poi beatificata e canonizzata.

Il suo motto "Dio Solo" è un richiamo alla fiducia in Dio e alla rinuncia a tutto per Lui, un principio che ispira ancora oggi chi sceglie la vita consacrata. Le sue parole incoraggiano ad andare avanti di fronte alle difficoltà, allo scoraggiamento e alla delusione.

Viaggio attraverso le case di Giovanna Antida

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