La Via Crucis dei Ferrario Frères: Tra Arte Contemporanea e Tradizione Bergamasca

L’iconografia cristiana rappresenta nel crocifisso il sacrificio estremo, l’atto salvifico che rende l’uomo libero dal male e gli permette di maturare e realizzarsi. La crocifissione è un’immagine profondamente viva anche nell’arte. Essa può suscitare in chi la contempla stati d’animo ed emozioni profonde. La Passione, nel senso più prossimo all’etimologia di “patire insieme”, era in passato la chiave, che si è sbiadita nei secoli, per vivere intensamente la Pasqua e la Settimana Santa. Ma è nell’arte che possiamo ritrovare quei dispositivi pensati non semplicemente per narrare la Passione e la Crocifissione di Cristo, ma per innescare una partecipazione attiva ed emotiva in chi li osserva.

Il Collettivo Artistico Ferrario Frères: Identità e Contesto

Il Collettivo Ferrario Frères è un gruppo artistico contemporaneo attivo tra Milano e Bergamo, due centri nevralgici della cultura e dell’arte italiana. Con una forte vocazione sperimentale, il collettivo unisce talenti emergenti e affermati per creare opere d’arte che spaziano dalla pittura alla scultura, dalle installazioni site-specific alle performance artistiche. Milano, capitale italiana della moda e del design, e Bergamo, con la sua ricca storia artistica e culturale, rappresentano il terreno ideale dove il Collettivo Ferrario Frères sviluppa la propria attività artistica.

Il Collettivo Ferrario Frères non si limita alla creazione di opere visive, ma promuove inoltre workshop, residenze artistiche e momenti di formazione dedicati sia agli artisti sia al pubblico. Per ulteriori informazioni sulle ultime esposizioni, sui prossimi eventi e sulle attività in programma, è possibile seguire il Collettivo Ferrario Frères, unendosi al viaggio creativo che trasforma lo spazio urbano in una tela viva, ricca di significati e sperimentazioni.

Foto del collettivo artistico Ferrario Frères nel loro studio

La "Via Crucis" per il Nuovo Ospedale di Bergamo

La collezione permanente del Museo Adriano Bernareggi si arricchisce di una nuova opera: la Via Crucis del collettivo artistico bergamasco Ferrario Frères. L’opera è la prima versione della Via Crucis che la Diocesi di Bergamo ha commissionato all’artista per la chiesa dedicata al beato Giovanni XXIII del nuovo ospedale di Bergamo.

Un'Interpretazione Innovativa: Fusione di Storia e Contemporaneità

I Ferrario Frères hanno concepito il racconto della passione, morte e resurrezione di Gesù come un’unica grande stampa in cui sono raffigurati simultaneamente diversi episodi della storia sacra. Questa originale soluzione compositiva, che abbandona la tradizionale forma della Via Crucis in riquadri autonomi che raffigurano ognuno una scena distinta, scaturisce dallo studio e dalla suggestione dei cinquecenteschi calvari fiamminghi. Ferrariofrères guarda a Hans Memling e Pieter Bruegel, alle loro opere brulicanti di figure e cesellate in ogni particolare architettonico, paesaggistico e fisiognomico.

Come i grandi fiamminghi, anche l’opera dei Ferrariofrères riesce a suggerire lo sviluppo narrativo dei singoli episodi senza far perdere l’unità all’insieme. La Via Crucis esposta in museo articola abilmente quasi una ventina di episodi della Passione di Cristo entro gli spazi interni ed esterni alle architetture e alle mura di Città Alta. La narrazione risulta inserita in un collage fotografico di scorci, profili, particolari tratti dagli edifici e dai monumenti di Bergamo Alta, così come gli attori del dramma sacro sono ricavati da fotografie di amici, conoscenti e colleghi di Ferrariofrères.

Questa scelta espressiva attua il racconto evangelico incarnandolo in un contesto riconoscibile ma sospeso, storico e al tempo stesso contemporaneo. L’opera è stata ottenuta con un processo di stampa digitale su carta cotone, con inchiostri ai pigmenti resinici. La Passione di Cristo è un racconto che travalica epoche, nazioni e luoghi e che, nell'opera di Ferrariofrères, chiama direttamente chi la guarda ad immergersi in un paesaggio cupo e brulicante di persone reso in modo straordinario dalla fotografia. Un mimetismo perfetto che ritroviamo anche nel capolavoro di Hans Memling dove il racconto è organizzato e diretto dal sapiente sguardo del pittore. Due opere, così simili e così diverse, dove il colore, la sua assenza e i suoi accenti, è protagonista.

Dettaglio della Via Crucis dei Ferrario Frères, con elementi di Bergamo Alta

"Via Crucis" di Giuseppe Taffarel (1972)

I Protagonisti del Dramma Sacro: Volti Reali e Simbolismo

Se il Cristo in croce di Mastrovito è il Bocia, quello della Via Crucis di Ferrario Frères è «Fish». L'artista Ferdinando Ferrario (in arte Ferrario Frères) spiega di non sapere il nome anagrafico di «Fish», avendolo scelto per l’inamovibilità del suo volto, un volto bizantino. Per rintracciare i suoi modelli, egli chiederebbe in giro, come ha fatto per le comparse che ha utilizzato.

Dalla curva dell’Atalanta, dove Mastrovito ha pescato e tributato Claudio Galimberti (il leader indiscusso), alla strada dove Ferdinando Ferrario ha trovato decine di comparse, il passo è breve. Basta attraversare la chiesa del nuovo ospedale, e passare dall’imponente ed eterea Crocifissione mastrovitiana alla «Passione» di Ferrario. Due pannelli alti tre metri, posizionati ai lati del portone d’ingresso, in cui Bergamo Alta appare come una Gerusalemme cristallizzata, teatro di una Via Crucis che si dipana tra Porta San Giacomo e la Cappella Colleoni, passando per Sant’Agostino per concludersi su un Golgota che si innalza in una notte boreale. Lì «Fish» viene ritratto-fotografato accanto ai due ladroni.

Ferrario chiarisce che «uno dei due ladroni lo è per davvero. È un tipo che ha avuto a che fare con la giustizia». Per le decine di comparse raffigurate in un lavoro costato sei mesi (tutto in post-produzione e con tecniche diverse), l’artista ha attinto tra le conoscenze più o meno consolidate. «La Madonna, ad esempio, è la mia amica Silvia che in quel periodo aspettava un bambino, mentre questo che esce dalla Cappella Colleoni è il critico d’arte Mauro Zanchi». Riguardo ai soldati romani, Ferrario ammette: «E chi lo sa? È gente che ha partecipato, ma di cui non conosco l’identità». L’artista, a sua volta, compare in diversi frangenti dell’opera: è lo stesso Ferrario che prepara il desco dell’Ultima Cena ed è sempre lui che, con un’altra figura, depone il Cristo dalla croce, sotto lo sguardo di don Giuliano Zanchi, segretario generale della Fondazione Bernareggi, che, vicinissimo alla scena, sorregge il sudario. Ferrario ha proprio voluto che don Giuliano Zanchi comparisse, con quel suo volto un po’ antico, un po’ come San Giuseppe d’Arimatea, come depositario del progetto. Nelle vie tortuose si incontra anche Maurizio Bolis, l’artista di strada che i bergamaschi, a loro volta, incontrano nella passeggiata sulla Corsarola quando, come Mr Mojo, canta i suoi blues. E nascosto sotto le frasche di Porta Sant’Agostino spunta il piccolo Orlando, il figlio di Ferrario, ritratto con una maschera da sub.

Dibattiti e Visioni Artistiche

Una scelta artistica che lasciò molto perplesso monsignor Gervasoni che, all’epoca non ancora vescovo ma in veste di rappresentante della Curia all’interno del Comitato del nuovo ospedale, aveva cercato di arginare l’esotismo straripante di Ferrario. Va bene fenicotteri e palme, ma gli elefanti proprio no: monsignor Gervasoni li aveva cassati, da una Via Crucis che snodandosi tra architetture note, case e chiese di Città Alta, in una brulicante miscellanea di elementi, assurgeva all’universalità del sacrificio di Cristo. Elefanti che, invece, barriscono scendendo da Porta San Giacomo in una replica sonora della medesima Via Crucis, omaggiata da Ferrario Frères al Museo Bernareggi. A don Zanchi i pachidermi a passeggio non erano affatto dispiaciuti.

Immagine che evoca il dibattito sugli

L'Opera come Strumento di Meditazione e Partecipazione

In occasione dell’esposizione, il Dipartimento Pastorale del Museo propone percorsi rivolti ai più giovani che, attraverso la fruizione diretta del dato artistico, stimolano una meditazione sulla Pasqua e ne favoriscono una personale rilettura. Questi percorsi sono pensati per i bambini della terza, quarta e quinta elementare, per permettere una profonda connessione con la tematica della Passione di Cristo.

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