Il Santuario del Preziosissimo Sangue, noto anche come Basilica di Santa Maria in Vado, a Ferrara, è un luogo di profonda devozione e un significativo esempio di architettura e arte, celebre per l'antico e straordinario miracolo eucaristico che vi avvenne. La sua storia è intrisa di fede, arte e testimonianze che si tramandano da secoli.

Le Origini e il Borgo Vado
La tradizione ferrarese vuole che, nel luogo in cui attualmente è situata la basilica di Santa Maria in Vado, sorgesse in tempi antichissimi, già dal V secolo, un piccolo capitello con un'immagine di Maria Vergine, forse ritenuta dipinta da San Luca. Quest'area, in epoca romana, era caratterizzata dalla presenza del fiume Po, le cui acque basse in un punto specifico consentivano il guado. Proprio da questo guado (o "vado") deriva il nome del Santuario e del quartiere, chiamato "Borgo Vado".
Intorno al 657, il capitello fu inglobato in una piccola chiesa con fonte battesimale, edificata sul passaggio del fiume e chiamata S. Maria in Vado.
Il Miracolo Eucaristico del 1171
Il 28 marzo dell'anno 1171, giorno di Pasqua, la chiesetta di Santa Maria in Vado fu teatro di un evento prodigioso. Durante la celebrazione della Santa Messa pasquale, nel momento della fractio panis, il sacerdote Pietro da Verona - di cui è attestata la presenza come priore di Santa Maria in Vado proprio nel 1171 - e con lui tutto il clero e il numeroso popolo fedele, videro le specie del pane miracolosamente convertite in vera carne, da cui sprizzò un fiotto di sangue con tale irruenza che ne rimase vistosamente macchiata la piccola volta del catino absidale che sovrastava l'altare. Alcune fonti aggiungono che al momento della fractio panis il Corpo del Signore apparve agli astanti "in figura di vera carne".
La notizia del prodigio si diffuse rapidamente. Accorsero Amato, vescovo di Ferrara, e Gherardo, arcivescovo di Ravenna, poiché la chiesa di S. Maria in Vado, affidata ai canonici portuensi ravennati, dipendeva da lui. Fu proprio Gherardo a concedere le prime indulgenze ai visitatori della chiesa.
A Ferrara il Miracolo Eucaristico nel 1171
Il Contesto Ereticale e il Significato Dottrinale
Il miracolo del Sangue di S. Maria in Vado ha un suo significato storico e dottrinale ben preciso. Si inserisce in un periodo, il XII secolo, in cui si andavano diffondendo eresie contro il dogma della transustanziazione, la dottrina che afferma la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia. Già nel secolo XI, il principale negatore della presenza reale fu Berengario di Tours. Inoltre, i Catari, che si presentavano sotto veste di purezza e pietà, si rivelarono un pericolo sottile e tremendo. Anche a Ferrara, le dottrine eretiche si erano insinuate tra il popolo fedele.
L'evento prodigioso di Ferrara fu un'eloquente risposta di origine divina a queste eresie, una ulteriore conferma dell'insegnamento della Chiesa sulla natura e la reale portata dell'Eucaristia. Contro questi "dolorosi fenomeni", il miracolo eucaristico di Ferrara, assieme ad altri avvenuti in tutto il mondo, si propone dunque come un forte e salutare richiamo al rispetto assoluto delle Sacre Specie, vero Corpo e vero Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo.
La Documentazione Storica e le Prove
Proprio l'antichità del miracolo ha indotto alcuni critici a porsi quesiti sull'effettivo accadimento del fatto prodigioso a Ferrara. Già storici locali si erano interessati all'argomento in passato.
Per lungo tempo, l'unico documento in possesso che descriveva il prodigio era la bolla di Eugenio IV, del 7 aprile 1442, con la quale si concedevano indulgenze in favore del Santuario. L'originale di tale bolla, conservato nell'archivio arcivescovile di Ferrara, presentava parecchie parti corrose, spesso erroneamente completate da un paleografo del secolo scorso, Raffaele Garrucci S. J.
Solo più recentemente, nel 1975, grazie a don Carlo Lella, missionario del Preziosissimo Sangue, si è giunti alla felice scoperta, presso l'archivio dei canonici lateranensi in Roma, della copia della bolla del cardinale Migliorati (risalente al 1404), della trascrizione completa della bolla di Eugenio IV, nonché di un altro importante documento, la Declaratio Miraculi del 1526, dell'umanista Celio Calcagnini. Da tale importante scoperta ha preso l'avvio un'impegnativa ricerca sull'argomento da parte di mons. Antonio Samaritani, valente studioso di cose ferraresi.
Con il ritrovamento della bolla del cardinale Migliorati si è acquisita la più antica descrizione documentale del miracolo, nella quale si trova un rimando alla testimonianza di persone degne di fede e a scritti ancora più antichi, le "antiquarum scripturarum". Tale rimando è molto importante, poiché, se gli scritti a cui fa cenno la bolla erano considerati antichi già nel 1404, dovevano necessariamente interessare molta parte del periodo che, a ritroso, va dal 1404 all’anno del miracolo, cioè al 1171.
Una delle testimonianze storiche più rilevanti è un passo della narrazione di Giraldo di Cambrai nell'opera Gemma ecclesiastica, databile all'incirca 25 anni dopo l'evento del 1171: «Et sicut apud Ferarium in Italia, in nostris diebus hostia in die Pasce in portiunculam carnis conversa fuit. Ad quod episcopo loci illius vocato, et sermone ab ipso facto cives urbis illius qui fere omnes paterini fuerant, et male de corpore Christi sentiebant, ad veritatem sunt reversi».
Inoltre, proprio nel periodo in cui avvenne il miracolo, aumentò il ministero pastorale del priore di S. Maria in Vado. Va anche sottolineato il fatto singolare che la festa maggiore della confraternita dell’Annunziata dei battuti neri, avente sede a pochi passi dalla basilica, coincideva con la data del miracolo. Tutti questi elementi dimostrano come l’evento miracoloso avesse profondamente inciso sulla vita religiosa dei ferraresi. Lasciando da parte le disquisizioni storiche, il più formidabile documento rimane pur sempre, ancor oggi, la volticina insanguinata, tangibile testimonianza dell'evento prodigioso di Ferrara.
La Basilica di Santa Maria in Vado: Architettura e Storia
La chiesa di S. Maria in Vado rimase delle stesse dimensioni per molto tempo dopo il miracolo, ma la sua fama crebbe notevolmente, superando l'aspetto dimesso e la posizione ai margini dell'abitato che aveva in origine.
Verso la fine del XV secolo, la chiesa versava in cattive condizioni e fu necessario ricostruirla. Le direttive per la realizzazione dell'attuale basilica partirono da Ercole I d'Este, che affidò il progetto al grande architetto ferrarese Biagio Rossetti. La costruzione, iniziata nel 1494, venne completata nel 1518, con la collaborazione di artisti come Ercole de' Roberti e Bartolomeo Tristano.
L'attuale chiesa, di impianto e progetto rinascimentale, si trova a Ferrara in via Borgovado 3. Il prospetto principale, rivolto a ovest, è realizzato in cotto e presenta un portale in marmo attribuito ad Andrea Ferreri. Sulla facciata a nord, in via Scandiana, è presente un secondo ingresso. L'interno è riccamente decorato e suddiviso in tre navate, con colonne corinzie e decorazioni che abbelliscono le navate a sei archi.

La Cappella del Sangue Prodigioso e la "Volticina"
La Sacra Volticina, dove la tradizione vuole che siano arrivate le gocce di sangue miracolose, fu spostata dalla parete originaria il 26 marzo 1501 e inserita nel transetto a destra. Qui, tra il 1594 e il 1595, su progetto dell’architetto Alessandro Balbi e per volere del duca Alfonso II d’Este, venne realizzato un tempietto che la racchiude. Questo "santuario in miniatura" è formato da una cappella inferiore con colonnette binate di ordine dorico e da una superiore con colonnette ioniche, accessibile tramite due scale laterali, che permette di ammirare chiaramente la volticina insanguinata, la quale rimane pur sempre, ancor oggi, la tangibile testimonianza dell'evento.
Le Trasformazioni Post-Sisma e gli Interventi Artistici
La basilica subì importanti modifiche a seguito del terremoto del 1570, che perdurò per tre anni e danneggiò gravemente l'edificio. La ricostruzione portò all'innalzamento della navata centrale e alla soppressione dell'antica cupola presente nel progetto rossettiano. La parte superiore e altri interventi risalenti agli inizi del XVII secolo sono dovuti a questa ricostruzione.
Tra il 1580 e il 1581, Domenico Mona realizzò su commissione dell’abate Giovan Battista Domenichi una serie di opere per il presbiterio, tra cui i due teleri con la Natività della Vergine e la Natività di Cristo, e la grande tela del soffitto con l'Assunzione della Vergine, che incorniciano la splendida Annunciazione di Camillo Filippi posta sull’altare maggiore.
Nel XVII secolo, grazie al progetto del Reverendo P.D. Giorgio Fanti e al pennello di Carlo Bononi, assieme ai decoratori Faccini, Grassaleoni e Casoli, fu realizzato un ciclo decorativo che omaggia la storia prodigiosa del sito e la dottrina controriformista, interessando la navata, il transetto e il catino absidale.
Nel XVIII secolo, la costruzione tardo cinquecentesca del tempietto dedicato al miracolo eucaristico venne incorniciata dall'affresco rappresentante la Tenda del Padre Eterno che si compiace del miracolo avvenuto, opera di Francesco Parolini, con decorazioni laterali di Giacomo Filippi e Giuseppe Antonio Ghedini.
La chiesa custodisce opere di altri importanti artisti come Bastianino, Domenico Mona, Giulio Cròmer e Gabriele Bonaccioli. È inoltre presente la venerata icona di Madre di Dio della Passione o Amolyntos, di scuola veneto-cretese della seconda metà del XV secolo.

Il Lapidarium
Il 25 marzo 1925 fu inaugurato il Lapidarium, situato ai lati della volticina. Si compone di due cappelle in cui sono esposte 529 piccole lapidi che ricordano altrettanti caduti ferraresi in guerra. Questo intervento si colloca nel solco di una mutata ideologia politica dell'epoca, trasformando le cappelle, di proprietà delle famiglie Varani e Calcagnini, in luoghi votati alla memoria dei Caduti sia della Grande Guerra che della Rivoluzione Fascista.
Il Santuario Oggi
La basilica di Santa Maria in Vado è stata affidata per decenni alla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, fondata da San Gaspare del Bufalo, fino al giugno 2016. Dal settembre 2018 fa parte dell'Unità Pastorale Borgovado.
Riportata al suo antico splendore dopo numerose campagne di restauri - un importante ciclo di lavori risale agli anni 1993-2000, mentre in seguito al sisma del 2012 si sono resi necessari altri interventi - la basilica di Santa Maria in Vado ancora oggi rappresenta un centro devozionale ed artistico di grande interesse per la città, ed è frequentata sia dai turisti che dai molti fedeli che spesso si possono incontrare fra le sue mura.
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