Tra il 1994 e il 1996, anni in cui i gruppi islamisti armati erano al potere in Algeria, diciannove religiosi, quasi tutti di origini straniere, sono stati uccisi. Pur comprendendo i rischi a cui andavano incontro, scelsero di restare nel Paese, per offrire speranza al popolo algerino e per essere un segno di presenza cristiana, in dialogo con il mondo islamico.

I Beati Martiri di Algeria: Testimoni di Fede
Il gruppo di martiri era capeggiato da monsignor Pierre-Lucien Claverie, vescovo di Orano e religioso domenicano. Comprendeva inoltre sette monaci trappisti, quattro Padri Bianchi, due suore Agostiniane Missionarie, due Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, una Piccola Suora del Sacro Cuore, una Piccola Suora dell’Assunzione e un religioso marista. Questi 19 martiri, pur essendo di età, provenienze, congregazioni ed esperienze diverse, furono uniti dal loro sacrificio.
Sono stati beatificati l’8 dicembre 2018 a Orano, nella basilica di Nostra Signora di Santa Cruz, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica cade l’8 maggio, giorno della nascita al Cielo dei primi due che vennero uccisi, fratel Henri Vergès e suor Paul-Hélène Saint-Raymond. Le Missionarie e i Missionari della Consolata hanno scelto i Beati martiri di Algeria come loro protettori per l’anno 2020.

Il Significato Spirituale del Sacrificio
La testimonianza di questi martiri si inserisce in una profonda riflessione sulla fede e il sacrificio. Papa Francesco esorta a “Guardiamo insieme a Gesù Crocifisso, al suo cuore squarciato per noi. Iniziamo da lì, perché da lì è scaturito il dono che ci ha generato; da lì è stato effuso lo Spirito che rinnova (cfr. Gv 19,30).” Questo richiamo al Crocifisso evidenzia la centralità del sacrificio e del dono di sé nella fede cristiana.
San Paolo, nella sua esortazione a Timoteo, invita: “Non vergognarti di dare testimonianza ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo” (2Tm 1,8). L’annuncio del Vangelo è il criterio principe per la vita della Chiesa, la sua missione e la sua identità. Il Beato Allamano, fondatore, ricordava: «Non dimenticate mai che siete Missionari e che le anime si salvano col sacrificio. Nella vita apostolica ci sono tante rose, ma anche tante spine, sia riguardo al corpo che riguardo allo spirito.»

Comunione e Amore per il Popolo Algerino
La vita comunitaria di questi religiosi fu un esempio di profonda unione. Frère Christian de Chergé scriveva il 25 aprile 1995, descrivendo l’armonia raggiunta nel loro gruppo: “All’inizio della quaresima ci siamo presi il tempo per uno scambio prolungato sul tema: ‘Quali cambiamenti in noi e tra noi in questi ultimi diciotto mesi?’. Apparentemente nulla è cambiato: stessi luoghi, stesse persone! Eppure… mentre i nostri caratteri restano gli stessi, col loro fascino e le loro durezze, c’è tra noi una qualità nuova di armonia e di accettazione reciproca. Siamo arrivati a una maggiore capacità di ascolto, grazie all’urgenza coinvolgente delle decisioni da maturare e nella consapevolezza che dobbiamo andare avanti insieme, passo dopo passo, nella fede. Con la sensazione netta, a cose fatte, di essere stati ben ispirati e di essere come accompagnati.”
I Martiri dell’Algeria hanno vissuto la loro vocazione attraverso un’intima appartenenza a Cristo e un profondo inserimento tra il popolo a cui sono stati inviati, fino a diventare uno con esso. Frère Christian de Chergé rifletteva sul loro amore per gli algerini: “Anche in noi c’è qualcosa da disarmare. Certezza che Dio ama gli algerini e che ha senza dubbio scelto di dimostrarglielo donando loro le nostre vite. Allora: li amiamo davvero? Li amiamo abbastanza? Istante di verità per ciascuno, e pesante responsabilità in questi tempi in cui i nostri amici si sentono così poco amati.”

L'Impatto del Martirio e la Fiamma Missionaria
La loro testimonianza ha avuto un impatto duraturo, anche nel dialogo interreligioso. Padre Timothy Radcliffe racconta dei funerali di Pierre e Mohamed a Orano, dove la cattedrale era strapiena di amici musulmani dei due defunti. Durante le esequie, una donna musulmana testimoniò che Pierre l’aveva ricondotta alla sua fede musulmana, aggiungendo: “Era anche il mio vescovo.” Questo episodio mostra il profondo legame e rispetto che i martiri avevano costruito con la comunità locale.
L'esperienza missionaria di questi martiri può essere compresa attraverso l'espressione della Evangelii Gaudium, “essere marcati a fuoco”, come un paradigma efficace. Frère Christophe, dei monaci martiri di Tibhirine, parlava di una fiamma - «una fiamma duttile e irriducibile, una fiamma flessuosa e insopprimibile, che prende le pieghe della vita, vi si insinua e la illumina, anche quando attorno è buio.» La sua fede incrollabile lo portava a scrivere: “Io sono suo e seguo le sue orme; vado verso la mia piena verità pasquale. Vista la direzione che prendono le cose e la piega degli avvenimenti… vi dico, in piena verità, va tutto bene.”
Il Fondatore esortava: «Dio ordinariamente non concede di toccare i cuori a chi non è unito a Lui con grande carità, da poter quasi pretendere miracoli.» Per l'intercessione di questi martiri, si rafforzi il dialogo, il rispetto e l’amore tra tutti i figli e le figlie di Dio.