La Bibbia come Parola di Dio: Ispirazione, Contenuto e Interpretazione

La Bibbia è un testo sacro fondamentale per milioni di persone in tutto il mondo, ma la sua comprensione come "Parola di Dio" va oltre una semplice lettura letterale. Questo articolo esplora la natura della Bibbia, la sua ispirazione divina, la distinzione tra la Parola di Dio e la Scrittura, e le diverse metodologie di interpretazione.

Cos'è la Bibbia? Definizione e Struttura

Il termine Bibbia viene dal greco e significa “semplicemente” «i libri». Essa è divisa in due sezioni principali: l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento. L’Antico Testamento è quella parte della Bibbia che, come cristiani, condividiamo, per la maggior parte, con la religione ebraica, in quanto raccontano l’esperienza di fede fatta dagli Ebrei nel corso della loro storia.

infografica sulla struttura della Bibbia (Antico e Nuovo Testamento)

Ogni libro biblico è diviso in capitoli e versetti, che sono sempre gli stessi in qualunque edizione. Quindi, per indicare un brano della Bibbia dobbiamo indicare il titolo del libro (per esempio Il vangelo secondo Marco, oppure il libro dell’Esodo), poi il capitolo e il primo e l’ultimo dei versetti che contengono il brano.

Tra le varie traduzioni, un esempio di accuratezza e accessibilità è la versione di Giovanni Luzzi, nato nel 1856 e morto nel 1948, un importante pastore e teologo. La traduzione di Luzzi è nota per la sua fedeltà ai testi originali ebraici e greci. La versione Luzzi utilizza un linguaggio italiano che, pur essendo di inizio XX secolo, è chiaro e comprensibile.

I Libri Apocrifi

Esistono anche altri libri che trattano di alcuni argomenti presenti nella Bibbia, ma che non sono entrati a far parte di questa e sono conosciuti con il termine di “libri apocrifi”. Il termine apocrifo significa, letteralmente, «ciò che è tenuto nascosto oppure lontano dall’uso». È importante notare che i libri apocrifi non sono né misteriosi né proibiti; infatti, vengono venduti e si possono leggere.

L'Ispirazione Divina delle Scritture

Prima di esplorare il concetto di ispirazione, è fondamentale riconoscere che Dio si è effettivamente fatto conoscere e ci ha detto qualcosa di Lui e del suo progetto. In questo contesto, è essenziale soffermarsi sull’ispirazione dei libri sacri.

Si dice, appunto, ispirato un libro che viene riconosciuto capace di contenere la Parola di Dio, cioè un testo in cui la Chiesa riconosce che, oltre all’azione umana che ha scritto fisicamente il libro, è intervenuto anche Dio come vero autore di quel libro. Ci sono vari modi per spiegare come Dio è intervenuto nello scrivere il libro sacro.

🔵 Ispirazione Biblica

La Duplice Autorialità e il Significato del Testo

Essendoci due autori per ogni libro della Bibbia, cioè quello umano che fisicamente l’ha scritto e Dio che l’ha ispirato, esistono almeno due significati per ogni testo biblico. Il senso letterale è quello che l’autore umano ha scritto, partendo dalle sue conoscenze e dalle credenze dell’epoca in cui è vissuto.

Bisogna anche tenere conto che le cose scritte nella Bibbia non sono state trascritte nel momento stesso in cui sono avvenute perché, all’inizio, le varie storie e i vari racconti venivano trasmessi a voce, solo molto dopo si iniziò a scrivere dei vari eventi o dei vari insegnamenti che poi sono convogliati nei testi della Bibbia. Tutto questo comporta che, anche un racconto storico contenuto nella Bibbia, non è detto che sia immune da errori o imprecisioni.

All’interno del senso letterale esiste, poi, il senso spirituale, che è quello che più ci interessa ogni volta che leggiamo la Bibbia.

Parola di Dio e Scrittura: Una Distinzione Fondamentale

Che rapporto intercorre tra Parola di Dio e Bibbia, tra Parola e Scrittura? È la stessa testimonianza biblica che mostra che non vi è coincidenza tra le due realtà e che la Parola eccede la Scrittura e non ne è esaurita. La parola di Dio è un’energia, una realtà vivente, operante, efficace (cf. Is 55,10-11; Eb 4,12-13), eterna (cf. Sal 119,89; Is 40,8; 1Pt 1,25), onnipotente (cf. Sap 18,15).

Dio parla e la potenza della sua parola si manifesta negli ambiti della creazione e della storia. Dio parla e la sua parola “chiama all’essere ciò che non è” (Rm 4,17), è parola creatrice (cf. Gen 1,3 ss.; Sal 33,6.9; Sap 9,1; Eb 11,3) ed è parola instauratrice di storia: non a caso il termine davar (“parola”) è utilizzato dalla Bibbia anche nel significato di “storia”. La parola di Dio è dunque una realtà ben più ampia della Scrittura.

schema che illustra la relazione tra Parola di Dio e Scrittura

Gesù Cristo: La Parola Definitiva di Dio

Il Nuovo Testamento dirà che negli ultimi giorni “Dio ha parlato nel Figlio” (Eb 1,2): questi, l’Unigenito del Padre, è la Parola definitiva di Dio. Egli è il Logos che era in principio presso Dio, era Dio, ha presieduto alla creazione (cf. Gv 1,1 ss.) e si è fatto carne (cf. Gv 1,14) nascendo da donna (cf. Gal 4,4) per la potenza dello Spirito santo (cf. Lc 1,35). Nell’economia neotestamentaria la parola di Dio diventa il “tu” del Padre, il Figlio stesso che narra il Padre e che apre ai credenti la via alla comunione con il Dio che nessuno ha mai visto.

La Scrittura come Contenitore della Parola

Appare allora chiaro che la Scrittura non è immediatamente Parola di Dio e che pertanto non è esatto dire che la Bibbia è Parola di Dio. La Scrittura è verbum Dei o locutio Dei in quanto ispirata divinamente: dall’evoluzione dei testi della Dei Verbum (nr. 24) sembra emergere la preoccupazione dei padri conciliari di evitare l’affermazione che la Bibbia è direttamente e immediatamente Parola di Dio.

Quest’ultima infatti trascende la Scrittura, e poiché gli autori biblici sono e restano uomini, noi dobbiamo dire che “la parola di Dio è contenuta nelle Scritture” e che queste sono Parola di Dio solo grazie allo Spirito Santo. Riprendendo da Origene l’interpretazione allegorica dell’episodio in cui Gesù, montato su un’asina e un puledro, entra in Gerusalemme, possiamo dire che “le Scritture, Antico e Nuovo Testamento, trasportano il Logos di Dio”, la Parola di Dio.

Analogamente, nell’economia cristiana, la Scrittura è il testimone della Parola di Dio, ma non coincide con essa. Il Figlio Gesù Cristo, Parola eterna di Dio, non è contenuto solamente nella parola umana ed esaurito da essa, e anche i quattro vangeli, con parole umane differenti e da diverse prospettive, si avvicinano alla parola eterna, ma non la esauriscono.

L'Arte dell'Interpretazione Biblica

Come si fa ad arrivare dal senso letterale a quello spirituale? Esistono varie tecniche, ma tutte ruotano intorno all’interpretazione di ciò che è scritto, per arrivare ai significati più profondi. Ci sono degli studi specifici che possono aiutare ad interpretare un testo biblico (partendo, per esempio, dal significato delle parole, da come è composta la frase, ecc.).

illustrazione delle diverse tecniche di interpretazione biblica

Tutti, anche senza aver fatto studi approfonditi, abbiamo la possibilità di leggere e interpretare la Bibbia, partendo da quel significato che quel testo dice a me nel momento in cui lo leggo. Quel significato che do io potrebbe non essere quello esatto, ma nel confronto con gli altri, ognuno porta il proprio contributo interpretativo e, insieme, si cerca di capire cosa Dio ci sta dicendo.

L'Interpretazione nella Tradizione Ebraica e Cristiana

La Torà scritta è ormai codificata, un insieme definito: per aprirla (patach) occorre scrutarla, sollecitarla (darash) con l’infinito lavoro di interpretazione. La Torà stessa esige di essere interpretata, come appare dalle parole che si trovano al suo cuore: il Talmud riferisce una tradizione secondo cui il computo delle parole della Torà mostra che il suo centro è costituito dal verbo raddoppiato darosh darash (“fece intense ricerche”) di Levitico 10,16. I primi sapienti erano chiamati soferim perché contavano (verbo safar) ogni lettera della Torà. Essi dicevano che l’espressione darosh darash (Lv 10,16) segna la metà delle parole della Torà.

E poiché non vi è immediatezza di coincidenza tra Parola e Scrittura, ma la Parola è infinitamente più grande di tutto ciò che è nella Scrittura, essa può essere ascoltata e colta solo grazie all’interpretazione dello Spirito, il quale deve spiegare ciò che è depositato nelle Scritture sul Figlio e sul Padre. Gesù non ha scritto nulla e il Nuovo Testamento è già interpretazione: esso è testimonianza del Cristo che ha interpretato la Torà compiendola, è rilettura delle Scritture (cioè dell’Antico Testamento) alla luce della fede nel Cristo risorto e testimonianza della vita e del ministero, della morte e della resurrezione di Gesù alla luce delle Scritture (cioè dell’Antico Testamento).

La comprensione cristiana ribadita in tutta la tradizione è che “Christus in littera continetur”.

La Scrittura come Sacramento

“La Scrittura è dunque tutta intera un grande ‘sacramento’ che contiene in una specie di involucro sensibile il mistero della salvezza che si incentra in Cristo. Sotto la guida dello Spirito devo inoltrarmi attraverso la ‘lettera’ fino alle profondità del mistero ove mi incontro con lui”.

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