Il femminicidio rimane una piaga dolorosa nella società italiana, spesso esito di dinamiche di violenza che si protraggono nel tempo e di sistemi di protezione che, pur esistenti, mostrano preoccupanti criticità. Le vicende di Fatima, uccisa a Versciaco, e di Fatimi Hayat, assassinata a Foggia, sono tragici esempi di come le vittime di violenza di genere cerchino aiuto, ma a volte trovino un apparato che "fa acqua", come denunciato dai centri antiviolenza.

Il Caso di Fatima a Versciaco: La Condanna all'Ergastolo del Marito
La giustizia ha confermato la pena massima per Mustafa Zeeshan, il pizzaiolo pakistano di 43 anni, condannato all'ergastolo e all'isolamento diurno di sei mesi. La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai suoi difensori, confermando le sentenze dei precedenti due gradi di giudizio presso la Corte d'assise di Bolzano. Zeeshan è stato riconosciuto colpevole dell'omicidio della moglie Fatima, di 28 anni, incinta di otto mesi, e della bambina che portava in grembo. Il delitto è avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2020 a Versciaco, dove Fatima è stata uccisa a calci e pugni.
Le Aggravanti e il Contesto di Violenza
L'imputazione a carico di Zeeshan è di omicidio volontario, aggravato da quattro circostanze: l'aver commesso il delitto contro il coniuge e contro una persona in stato di gravidanza, l'abuso della situazione di coabitazione e la minorata difesa della vittima, dovuta alla grande differenza di corporatura con l'imputato.
La vita di Fatima, secondo le testimonianze dei suoi familiari in Corte d'Assise, era stata segnata da una crescente oppressione. In Pakistan, la giovane aveva studiato, conseguito il diploma e trovato impiego come maestra elementare. Tuttavia, il matrimonio combinato con Mustafa e la successiva convivenza con la famiglia di lui le avevano impedito di continuare a lavorare. Trasferirsi in Italia, in val Pusteria, non aveva migliorato la sua condizione. Il fratello di Fatima ha raccontato che la donna viveva "rinchiusa in casa, come una schiava", non potendo fare nulla e chiamandolo solo quando Mustafa era assente. I suoceri la consideravano "la rovina del loro figlio". La sorella ha confermato che Mustafa la chiudeva a chiave nell'abitazione quando usciva per andare al lavoro e le rinfacciava i costi della spesa quotidiana. Un collega di lavoro e vicino di casa dell'imputato ha riferito che Fatima, quando era in balcone e incrociava lo sguardo di qualcuno, rientrava immediatamente in casa, un racconto che ha evidenziato un clima di coercizione e isolamento.
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Il Dramma di Fatimi Hayat a Foggia: Un Sistema Che "Fa Acqua"
Anche la vicenda di Fatimi Hayat, una donna marocchina di 46 anni uccisa a Foggia nella notte del 7 agosto scorso, mette in luce le gravi lacune nel sistema di protezione. Fatimi è stata assassinata a pochi metri dalla sua abitazione dall'ex compagno, Tariq Ei Mefedel, anche lui marocchino e di 47 anni, che è stato arrestato.
La Ricerca di Aiuto e le Mancate Protezioni
Fatimi Hayat viveva in Italia da circa quindici anni e lavorava come cuoca in un ristorante di Foggia, dove aveva comprato casa nel centro storico. Aveva interrotto presto la relazione con Ei Mefedel a causa del suo comportamento violento. Da allora, secondo le indagini, l'ex compagno aveva iniziato a pedinarla, a minacciarla di morte e a riempirla di chiamate e messaggi. Ad aprile, Fatimi si era rivolta a un'associazione antiviolenza locale e a maggio lo aveva denunciato. La sua situazione rientrava nei casi previsti dal cosiddetto "codice rosso", la legge contro la violenza di genere introdotta nel 2019 e modificata nel 2023.
Nei confronti di Tariq Ei Mefedel erano stati disposti il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, e successivamente l'arresto. Tuttavia, secondo le ricostruzioni dei giornali, Ei Mefedel non indossava il braccialetto per problemi tecnici. A fine luglio, Fatimi Hayat aveva contattato nuovamente l'associazione che la seguiva, riferendo di essersi rivolta ancora alle autorità; questo è stato l'ultimo contatto avuto con la donna. Fonti della procura dell'agenzia di stampa Ansa indicano che, a fine luglio, dopo questa ulteriore denuncia, per Ei Mefedel era stato disposto anche l'arresto. Nella notte del suo omicidio, mentre tornava a casa, Fatimi Hayat aveva chiamato la polizia segnalando la presenza dell'ex compagno. Quando la polizia è arrivata sul posto, però, la donna era già stata uccisa.
La Lettera dell'Assessore di Foggia
L'assessore alla sicurezza e legalità del Comune di Foggia, Giulio De Santis, ha inviato una lettera al procuratore della Repubblica e al direttore generale del Policlinico Riuniti per sollecitare l'autopsia su Fatimi Hayat. De Santis ha sottolineato l'urgenza non solo in "veste istituzionale", ma anche come uomo e membro di una comunità profondamente segnata dalla tragica vicenda, evidenziando che, a distanza di venti giorni, la famiglia di Fatimi non aveva ancora potuto riportarla in Marocco per l'ultimo saluto. "Hayat - ha dichiarato De Santis - aveva chiesto aiuto allo Stato, ma nonostante ciò è stata ammazzata brutalmente, vittima di un femminicidio che lascia sgomenta l’intera comunità. Ora, il minimo che possiamo fare è garantire che la sua salma trovi pace e che la sua famiglia possa darle l’addio che merita."

Le Criticità del Sistema di Protezione e il Braccialetto Elettronico
Le vicende di Fatima e Fatimi Hayat riaccendono il dibattito sulle falle del sistema di protezione. Il centro antiviolenza che aveva accolto la denuncia di Fatima ha espresso una rabbia profonda, definendo il femminicidio "il fallimento di una società", "il fallimento delle misure individuate a protezione delle donne" e "il fallimento di un apparato, di una rete di protezione che purtroppo fa acqua".
I Problemi dei Braccialetti Elettronici
Durante la discussione sull'approvazione del reato di femminicidio, il Partito Democratico ha depositato un ordine del giorno proprio sui malfunzionamenti dei braccialetti elettronici, denunciando alcune mancanze e impegnando il governo a intervenire. Il disegno di legge in discussione rafforza l'utilizzo del braccialetto, aumentando la distanza minima da 500 a 1.000 metri. Tuttavia, al momento, non risultano provvedimenti per altre criticità, come la tempestività dell'intervento delle forze dell'ordine e l'attivazione dell'allarme. Si segnala che troppi allarmi si attivano nelle sale operative della Polizia senza che ci sia una priorità sugli interventi, rendendo difficile una risposta efficace.
Un altro problema riguarda la durata limitata delle batterie: nel 2023, Concetta Marruocco era stata accoltellata in casa sua dall’ex marito, e l’allarme non si era attivato proprio perché il dispositivo era scarico. Secondo la nuova normativa, il braccialetto elettronico può essere richiesto anche per gli autori dei cosiddetti "reati spia", ma da tempo si riscontrano grossi problemi nella sua applicazione e nel monitoraggio delle persone che lo indossano. È "ancora una morte annunciata" quella di Fatima, come quella di Fatimi, e l'assenza di un sistema di protezione efficace e tempestivo continua a lasciare le donne vulnerabili di fronte a uomini violenti.

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