Duilio Cambellotti (1876-1960) rappresenta una figura del tutto eccentrica nel contesto dell'arte italiana del Novecento. Poliedrico artista-artigiano, Cambellotti non ha posto limiti alle sue incursioni creative, esprimendosi come illustratore, incisore, grafico pubblicitario, scultore e scenografo. Tenacemente impegnato in una ricerca dai modi arcaizzanti ma in realtà d'avanguardia, è stato un artista difficile da inquadrare, capace di assoggettare la sua torrentizia creatività alla missione di produrre arte totale per tutti.

L'impegno sociale e il legame con l'Agro Romano
Il legame tra Cambellotti e il territorio fu profondo e trasformativo. All'inizio del secolo, l'artista fu introdotto da Alessandro Marcucci, direttore delle Scuole dell'Agro Romano, nel mondo contadino. Convinto sostenitore della funzione educatrice dell'arte, Cambellotti si gettò a capofitto nell'impresa di alfabetizzazione delle arretrate popolazioni rurali, realizzando scuole tra Cisterna di Latina e Terracina. Per queste strutture illustrò sillabari, creò decorazioni e arredi, arrivando a realizzare persino i crocifissi per le aule.
L'ambiente di Terracina, con la sua storia millenaria e la fierezza della gente, fu per lui fonte di costante ispirazione. Qui nacquero le sue "visioni", composizioni fantastiche nate per fissare sulla carta ciò che sorgeva dal suo mondo interiore. L'artista annotava costantemente le suggestioni della natura nei suoi taccuini, trasformando il mito nella dimensione del quotidiano.
La scultura e le arti applicate
La produzione scultorea di Cambellotti, spesso di piccole dimensioni per motivi economici, è caratterizzata da una straordinaria potenza iconografica. Tra le opere più significative si annoverano:
- Il Vaso dei cavalli (1903): Un prototipo che rivela l'idea compositiva di animali che abbeverano, rielaborato in occasione di mostre antologiche.
- La Cibele (1910): Un'arcaica dea della fecondità reinterpretata come una stilizzata contadina dell'Agro.
- Buttero a cavallo e Magister Equitum: Monumenti equestri che rappresentano la risposta antiretorica alle celebrazioni eroiche del post-Risorgimento.

Design e architettura: dal Tavolo dei timoni al Palazzo dell'Acquedotto
Il talento di Cambellotti come designer si manifesta in creazioni di minimale eleganza, dove la struttura prevale sull'apparato decorativo. Un esempio emblematico è il Tavolo dei timoni (1912), in cui il sostegno è costituito da timoni per barca. La sua maestria si estende anche all'architettura civile, come dimostra il Palazzo dell'Acquedotto di Bari, costruito nel 1932. In questo edificio in stile Liberty, Cambellotti ha integrato il tema dell'acqua in ogni dettaglio: dalle sculture esterne agli affreschi interni, fino ai pavimenti a mosaico.
Il contributo al Teatro e la memoria storica
L'artista ha visto nel mezzo teatrale un'opportunità ideale per diffondere i propri principi educativi. Il suo impegno nella scenografia, in particolare per il Teatro greco di Siracusa, quello antico di Taormina e Ostia antica, evidenzia una moderna propensione alla riduzione degli elementi scenici. Parallelamente, il suo lascito è testimoniato dai Monumenti ai caduti, come quelli di Grimaldi, dove la sua opera plastica si è fusa con il paesaggio e la memoria collettiva.
Nonostante l'ostracismo subito da parte della critica tradizionale nel secondo dopoguerra - spesso legato a motivazioni ideologiche e a un pregiudizio verso le arti applicate - la figura di Cambellotti è oggi pienamente rivalutata. Egli rimane un punto fermo dell'arte italiana, un maestro che ha saputo coniugare avanguardia e tradizione in un percorso unico dedicato alla bellezza accessibile a tutti.
tags: #duilio #cambellotti #parrocchia #casa #mia #casa