La Festa di San Rocco: Pellegrino della Carità e della Speranza

Introduzione: La Solennità di San Rocco a Tolve

Carissimi fratelli e sorelle, cari devoti di S. Rocco, sia di Tolve sia provenienti dai più svariati luoghi in pio pellegrinaggio a questo rinomato santuario diocesano, riconosciuto tale dall’arcidiocesi di Acerenza, la comunità si riunisce in festa. In questa solenne occasione, si porgono saluti affettuosi ai sacerdoti concelebranti, all'amministratore parrocchiale di questa parrocchia di S. Nicola e prorettore del Santuario di S. Rocco, don Francesco Martoccia, ai reverendissimi canonici don Nicola Moles e mons. Domenico Venezia, ai sacerdoti nativi di Tolve, al seminarista Alberto e ai ministranti. Un ringraziamento particolare è rivolto al consiglio pastorale, al consiglio economico sia della parrocchia che del santuario, a tutti i collaboratori di liturgia, di canto, di catechesi e di carità. Doverosa gratitudine è espressa anche al comitato festa e agli altri gruppi che prestano il loro servizio per l'allestimento della festa.

Oggi tutta la Basilicata è in festa per il Santo pellegrino della carità. Questa celebrazione segue liturgicamente la solennità di Maria SS. Assunta in cielo anima e corpo, un evento che in Basilicata, dove ogni monte, colle e valle risuona del santo nome di Maria, Madre di Cristo Dio, permette ai lucani durante la novena di preparazione alla festa del Santo di venerare anzitutto la Regina dei santi. È risaputo come S. Rocco fosse un fedele e devoto servo di Maria e terziario francescano nella scia del Poverello d’Assisi, e i francescani contribuirono a diffonderne il culto.

Santuario di San Rocco a Tolve, Basilicata

San Rocco: Un Pellegrino di Fede e Carità

Della figura di S. Rocco, inserita nel periodo burrascoso del quattordicesimo secolo, resta tanto nel ricordo della Chiesa quanto nella devozione popolare. Egli fu il pellegrino alla ricerca di Dio con più impegno e desiderio di percezione, il cristiano che sinceramente si mette in cammino per visitare i luoghi e la vita della Chiesa tra Francia e Italia, fino ad arrivare al centro della cristianità, cioè a Roma, alla tomba dei santi apostoli Pietro e Paolo e al soglio del Papa, successore del Principe degli apostoli per volontà di Cristo.

S. Rocco è il soccorritore dei poveri, nello spirito del discorso del giudizio universale: nell’affamato, nell’assetato, nell’ignudo, nel malato, nel forestiero, nel carcerato, c’è Cristo che chiede il gesto di amore e di premura, come abbiamo ascoltato dal vangelo di S. Matteo (cfr 9,36-10,4). Fu l’uomo delle sette opere di misericordia corporale, senza mai dimenticare le altre sette di misericordia spirituale, quali la disponibilità e l’accoglienza verso i bisogni interiori dell’uomo, il sostegno nei momenti difficili e la cura della dimensione spirituale dell’altro.

S. Rocco incarna le beatitudini evangeliche, ossia la povertà nello spirito, la mitezza, la purezza, la pace, la giustizia, la carità e la verità. Nella pratica della carità e della giustizia verso gli emarginati, la sua luce è sorta come l’aurora ed è brillata tra le tenebre dell’egoismo e del timore, secondo l’espressione del profeta Isaia. Il Santo dei poveri e degli ammalati non ha amato solo con la lingua, ma nei fatti e nella verità, come abbiamo ascoltato dalla prima lettera di S. Giovanni.

Illustrazione di San Rocco che assiste i malati di peste

San Rocco come Modello per i Giovani

Un pensiero particolare è rivolto ai giovani e ai loro genitori, a coloro che hanno ricevuto di recente il sacramento della confermazione e ai gruppi giovanili della cittadina, sia in Azione Cattolica che negli oratori. Papa Francesco ha indirizzato ai giovani l’esortazione apostolica postsinodale Christus vivit, per ricordare quanto la parola di Dio dica che Cristo vive ed è sempre giovane, come il grande annuncio della sua vita è rivolto a tutti e in particolare ai giovani nei loro impegnativi percorsi, senza dimenticare le loro radici. La Chiesa vuole accompagnarli nella scoperta e nel discernimento della loro vocazione.

Come afferma Papa Francesco nella lettera ai giovani del 25 marzo di quest'anno: "Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita." S. Rocco è il giovane cristiano che non si ferma dopo la cresima o la prima esperienza religiosa, non rinuncia a ciò che nella famiglia e nella comunità cristiana ha ricevuto con il dono della fede, della speranza e della carità. È il giovane che fa memoria del proprio battesimo e della cresima e non si tira indietro per percorrere la via di Cristo, evitando le altre strade sbagliate e dannose. È il giovane che fa tesoro della comunione eucaristica che riceve la domenica e in altre celebrazioni, e ne fa nutrimento di gioia per la sua giovinezza.

S. Rocco è il giovane che non profitta in modo egoistico dei beni dei suoi genitori, ma già loro viventi li condivide con i poveri e, una volta morti i cari genitori, fa la scelta definitiva di donarli ai poveri e dedicarsi solo a Dio. Così - narra la tradizione - a vent’anni vendette tutti i suoi beni, entrò nel Terz’Ordine francescano e, indossato il semplice abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli Apostoli. È il giovane che abbraccia la sua vocazione di offrirsi totalmente al Signore nella vita di cristiano laico impegnato in una testimonianza seria e autentica del Vangelo.

È il giovane cristiano che, lontano da ogni pigrizia e mollezza, si mette in cammino per incontrare il Signore nella sua parola e nei suoi sacramenti, di città in città e di santuario in santuario della sua epoca e della sua Europa, e da qui ricevere linfa e impulso per incontrare i fratelli per le vie del mondo. Ecco perché questo giovane santo, incontrando in Italia la nuova ondata terribile della peste, non si terrorizza, ma si mette a disposizione ovunque dei fratelli contagiati, ora soccorrendoli, ora portandoli nei ricoveri, ora curandoli, ora guarendoli con miracoli strepitosi, ora pregando con loro, permettendo di ricevere i sacramenti e accompagnandoli al sereno passaggio all’eternità.

È il giovane della carità di Cristo verso i poveri, gli ammalati, i bisognosi, gli afflitti, gli stranieri. Nel contempo, il pellegrino di Montpellier e d’Italia diventa il giovane del perdono e della fraternità anche verso parenti, amici e beneficati che lo maltrattano e lo ingiuriano, l’uomo della pace che rifiuta la discordia e l’inimicizia, il conflitto e la violenza per amore di Cristo e del Vangelo. Che giovane! Che giovane cristiano, tutto Vangelo!

In S. Rocco e nella sua giovinezza dedicata a Cristo si vede un grande modello per tutti, ma specie per i giovani. L'immagine sacra di S. Rocco custodita a Tolve, ricoperta di ori e onori, con il suo sorriso giovanile ed enigmatico, ricorda le domande e i desideri di bene e di gioia dei nostri figli. La ferita del contagio in essa raffigurata ci ricorda le sofferenze dei nostri figli, spesso non compresi da noi adulti, minimizzati nelle loro esigenze spirituali, sfruttati e violati da malvagi venditori di morte. A noi Chiesa, S. Rocco, giovane santo, insegna la giovinezza del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Papa Francesco nella lettera citata afferma: "La Chiesa di Cristo può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo perché non ascolta più la chiamata del Signore al rischio della fede, a dare tutto senza misurare i pericoli, e torna a cercare false sicurezze mondane. Sono proprio i giovani che possono aiutarla a rimanere giovane, a non cadere nella corruzione, a non fermarsi, a non inorgoglirsi, a non trasformarsi in una setta, ad essere più povera e capace di testimonianza, a stare vicino agli ultimi e agli scartati, a lottare per la giustizia, a lasciarsi interpellare con umiltà." Nella medesima Esortazione Christus vivit, Papa Francesco chiama e definisce i nostri cari giovani l’ "Adesso di Dio": il giovane Rocco di Montpellier fu nella sua epoca l’"Adesso di Dio" e lo è ancora per tutta la Chiesa pellegrinante in questo mondo.

La Speranza Cristiana e la Pace secondo San Rocco

Come più volte ha ribadito Papa Francesco, dobbiamo «ravvivare la fiaccola della speranza» nelle nostre vite. Ma attenzione: la speranza cristiana non è un facile ottimismo ingenuo. La speranza nasce dalla fede, dalla certezza che Dio ci ama e mai ci abbandona. San Rocco visse esattamente questo Vangelo: vide in quegli appestati il Signore stesso, si chinò su di loro con amore e li servì, e ora - possiamo crederlo - dal cielo sente rivolgersi a sé le parole: «Vieni, benedetto del Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per te… perché ero malato e mi hai curato!» (cfr. Mt 25,31-46). La sua speranza era incrollabile perché nutrita dalla preghiera e fondata su Dio, e per questo non fu delusa.

Abbiamo tutti negli occhi e nel cuore le notizie delle guerre e violenze attuali: il conflitto tra Ucraina e Russia, che da tempo semina distruzione e morte nel cuore dell’Europa; la tragedia senza fine in Terra Santa, l’odio tra Israele e Palestina riesploso con violenza; e l’orrore della disumanità nella striscia di Gaza, dove tantissimi innocenti - bambini, famiglie - stanno soffrendo indicibili tormenti. Lo stesso Papa Leone XIV, nel suo primo saluto al mondo, ha posto con forza l’accento sulla pace. È la pace del Cristo Risorto, che quando appare ai discepoli la sera di Pasqua dice come prima parola: «Pace a voi» (Gv 20,20).

San Rocco, pur vissuto secoli fa, ci testimonia qualcosa anche su questo. Egli non era un potente politico, non ha fermato guerre tra eserciti, ma ha portato pace dov’era odio e abbandono: pensiamo alla rabbia e disperazione che regnavano nelle città appestate. Come Cristo innocente, prese su di sé la sofferenza, pregando in silenzio. Quante volte la violenza genera solo altra violenza! Invece il coraggio del perdono e del dialogo disarma l’avversario. Coltiviamo la pace disarmata nelle nostre case: niente urla, niente litigi aggressivi, ma ascolto e pazienza. Si racconta anzi che, poco prima di morire in prigione, confortato da un sacerdote, abbia pregato per tutti coloro che lo avevano arrestato ingiustamente.

Mappa dei pellegrinaggi di San Rocco in Europa

San Rocco e le Analogie con la Pandemia Moderna

Quest’anno abbiamo un motivo in più per celebrare la festa di S. Rocco, anche se dobbiamo farlo in condizioni di ristrettezza per le misure di prevenzione che è ancora necessarie osservare. Un motivo in più perché, come molti hanno fatto notare, l’esempio di vita di San Rocco e la sua esperienza con la peste presentano delle analogie molto forti con la contemporanea vicenda della pandemia. La circostanza che ha impressionato i contemporanei è il coraggio e la dedizione dimostrata da San Rocco, in viaggio verso Roma, con il mettersi a servizio e dare assistenza ai malati di peste senza alcuna preoccupazione per sé, come avvenuto ad Acquapendente, vicino a Viterbo, e poi a Roma, tra il 1367 e il 1368, e poi ancora, sulla via del ritorno verso la Francia, di dove era originario, a Piacenza nel 1371. Il fatto che ha colpito i contemporanei è che il suo passaggio e i segni della cura di San Rocco agli appestati spesso ottenevano la guarigione.

Tanti sono, nel corso della storia, gli esempi di cristiani che si sono messi a servizio degli appestati anche mettendo a repentaglio la propria salute e la propria vita; l’esempio di Rocco è accompagnato, come pochi altri, da una forza di guarigione che lo hanno reso noto in tutta Europa, lasciando dietro di sé un ricordo indelebile che dura intatto fino ad oggi. Ancora più ammirevole è la decisione che Rocco prende quando scopre di aver contratto pure lui la peste, così che si ritira in un luogo sconosciuto e irraggiungibile, per evitare di trasmettere ad altri il contagio mortale. La nota caratteristica di San Rocco è davvero l’altruismo, la sua premura per il bene degli altri, ai quali si dedica senza nessuna preoccupazione per sé. Pur di fare del bene agli altri, non teme di esporsi al pericolo, e quando sa di essere diventato un pericolo, non esita a fuggire da ogni frequentazione anche a rischio di rimanere solo e abbandonato da tutti.

Con la pandemia da virus che ci ha colpito abbiamo imparato il distanziamento fisico e l’isolamento dagli altri, ma non abbiamo imparato abbastanza l’altruismo e la dedizione. Ci sono stati degli esempi eroici, come quelli soprattutto di medici e infermieri, e di tanti operatori della carità, ma ciò che abbiamo colto nella maggior parte dei casi è un pensare solo a sé. E la dimostrazione l’abbiamo ora, nel vedere tanti - giovani e meno giovani - mettere in pericolo la salute degli altri con tanta superficialità e noncuranza, magari solo per potersi divertire. A San Rocco non dobbiamo ricorrere solo per chiedere aiuto, ma anche per ottenere la capacità di fare come lui, che si è preoccupato degli altri prima che di se stesso, da vero discepolo di Gesù e da autentico cristiano. Le nostre comunità, e la società tutta, stanno soffocando perché ciascuno pensa solo a se stesso, noncurante degli altri e del bene comune. E non ci si accorge che quando si pensa solo a se stessi, in realtà ci si prepara il peggioramento del proprio malessere, altro che maggiore benessere! Impariamo, dall’esempio di San Rocco, la generosità e la dedizione agli altri nel nome di Gesù; e impariamo dalla donna del Vangelo a chiedere e a fare di tutto per risollevarci dal male che ci opprime.

La Vera Devozione e l'Impegno della Chiesa di Tolve

Il Santo della fede, vera, autentica, precisa, cattolica: S. Rocco viveva e viaggiava non per filantropia o per girovagare senza meta, a perditempo, ma perché credeva nei due misteri principali della fede cristiana, unità e trinità di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, e in Cristo Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per la salvezza dell’umanità. Visitando i luoghi santi dell’Europa e dell’Italia, Roma con la tomba dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, e il soglio del Papa, successore del Principe degli apostoli, S. Rocco testimoniava una fede profonda.

Il Santo della pace: S. Rocco, come tutti i romei, o i giacobei o i palmieri di Terrasanta, attraversava regni e potentati dell’Europa del tempo, spesso in contrasto e guerra tra di loro, perfino città limitrofe per motivi politici, economici e religiosi, si scontravano in diatribe e dissidi. Il costume morale era spesso in decadenza nelle famiglie, tra le persone, negli ambienti, perfino negli ambiti ecclesiastici. Egli non condannava con superbia, non giudicava con arroganza, non biasimava con invettive, ma sapendosi anche lui peccatore, in nome di Dio creatore del mondo per il bene di tutti, di Cristo morto in croce per pacificare cielo e terra, dello Spirito Santo Paraclito di concordia e di riconciliazione, dappertutto era operatore di pace di quella beatitudine proclamata dal Redentore nel discorso della montagna: beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, i perseguitati per la giustizia e la fede. Non solo sapeva i dieci comandamenti, ma li metteva in pratica, sapendo bene dal dettato biblico e di Gesù Cristo che tutta la legge divina si riassumeva e si riassume nell’amore di Dio con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze e nell’amore del prossimo come se stessi. S. Rocco si offriva per alleviare le ferite del prossimo provocate da guerre, fame, sete, miseria, peste, usura, violenze, odio, dei malvagi a scapito dei poveri innocenti. Sapeva che doveva fare e agire come Cristo che aveva comandato, prima di salire sulla croce, “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”, cioè morendo per voi.

La nostra fede religiosa in Cristo non è come i terroristi fanatici che usano il nome di Dio per uccidere gli altri e salvare sé stessi, invece Gesù Cristo è morto lui per salvare gli altri, un amore infinito, ed è risorto e vive per sempre. Chi lo accoglie nel cammino, nel giubileo della croce e della passione fino alla morte, condivide con lui la risurrezione e la gioia eterna.

Il Santo della carità, nel senso di amore grande e disinteressato, puro e leale, dono e misericordia. Poteva essere un signorotto della Provenza, ma nessuno l’avrebbe ricordato; poteva essere un giovane delle università di Francia e d’Europa e poi magister nelle scienze di allora; poteva diventare un governante tentato sempre dal profitto personale e dalla violenza, con i suoi complici; poteva diventare un epulone tra svaghi e divertimenti. No, era battezzato e cresimato, si avvicinava alla mensa del Corpo eucaristico di Cristo, rispose alla vocazione della carità, cioè l’amore verso gli ultimi diseredati, vittime dell’egoismo umano: sapeva bene la parabola evangelica del Samaritano e ne fece il suo programma di vita, per le vie pericolose dell’Europa d’allora. Non stiamo parlando del passato di un santo ammirato e invocato in tutto il mondo, stiamo parlando di oggi, in cui la violenza familiare, sociale, mondiale, sta aumentando paurosamente; i cristiani e le persone di buona volontà sono chiamati, come S. Rocco, ad agire.

Cari fedeli di Cristo, stimate autorità, si riflette su cosa sia stato fatto della Madonna e dei Santi, noi meridionali d’Italia e d’Europa, pur con le nostre tradizioni religiose rinomate e per molti versi ancora positive. Eppure da tempo delle nostre usanze, e meglio ancora delle nostre convinzioni cristiane, se ne sono impadroniti l’edonismo imperante e il consumismo potente, indotti dai venditori di turno. Per questo si invita a ritornare alla società sana e alla sincera devozione che miglioravano l’abitudine di vita e ritempravano nel bene contro le tentazioni del male.

Mons. Moraglia ricorda che il popolo da secoli si rivolge a San Rocco chiedendo la liberazione dal male: «È il santo taumaturgo, invocato per eccellenza contro peste, pandemie e catastrofi naturali». L’esemplarità, cui rifarsi, e la protezione per chi lo invoca: due ottime ragioni per ricordare San Rocco, conoscerlo e meditare su di lui: «Chiediamo alla sua intercessione - conclude mons. Moraglia - la grazia di seguirlo lungo questo cammino, di percorrere nella nostra città sentieri di carità e misericordia, di giustizia e di pace ed essere cristiani più coraggiosi, non dimentichi della fede e della speranza che ci hanno segnati fin dal battesimo, di recare sollievo e aiuto a chi è più in difficoltà per la pandemia di oggi e per le tante sofferenze che la vita può presentare. Ci conceda di “progredire sulla via della carità per possedere l’eredità eterna” e di imitarlo nel suo amore e nel suo peregrinare verso Dio e verso le sorelle e i fratelli più nel bisogno o dimenticati e abbandonati».

Le serate canore e musicali le ha inventate l’ambito ecclesiastico degli anni sessanta, in un’epoca in cui non esisteva niente e qualche serata di imitazione della televisione sembrava positiva. Oggi la Chiesa del Sud vede questa cosa anacronistica, problematica, inutile per il progresso della fede, della giustizia e dell’onestà, secondo la vita e la parola di Cristo, di sua madre Maria, dei Santi e di tutta la Chiesa, guidata dai vescovi e dal Papa, con i sacerdoti e i fedeli sinceri. Ecco perché l’arcidiocesi di Acerenza si è dotata da anni dello Statuto e del Regolamento dei comitati festa, nonché di recente del decreto sinodale sulle forme organizzative delle serate in occasione delle feste dei Santi: la parrocchia di Tolve da quest’anno ha optato per una delle modalità previste.

Per la basilica santuario diocesano di S. Rocco qui in Tolve, sotto la diretta autorità della Diocesi e la reggenza tenace ed efficace del caro parroco don Francesco e suoi collaboratori, ci si sta sforzando con gravi sacrifici di accrescere la vera gloria del Santo migliorando l’accesso dei disabili e degli anziani; migliorando la struttura architettonica e paesaggistica della facciata e della visuale prospettica; migliorando i locali di accoglienza logistica, culturale e museale, di accoglienza spirituale e formativa dei giovani, essendo il santuario dichiarato dalla Conferenza Episcopale di Basilicata “Santuario regionale dei pellegrinaggi giovanili”; migliorando l’offerta culturale di alto profilo con iniziative di convegni e conferenze, con presenza di scienziati e letterati, filosofi e teologi, come i “colloquia vespertina”, accrescendo il prestigio della basilica con presenze ecclesiastiche di rilievo, confessori e missionari, religiosi e religiose, laici impegnati e testimoni autorevoli dei difficili tempi odierni. Un cantante rinomato e spettacolare è di una sola sera e se ne va, le opere di fede e di amore, della cultura e di struttura restano per tutti e per molto tempo. S. Rocco e il suo santuario, per noi, è questo. In particolare, si saluta il Sindaco, l'Avv. Rocco e le autorità civiche, militari e culturali presenti, insieme al presidente della regione e altri illustri esponenti amministrativi. Un saluto speciale è rivolto anche ai pellegrini giubilari che devotamente stanno visitando questo santuario con indulgenza plenaria concessa su bolla dell’Anno Santo promulgato da Papa Francesco e continuato da Papa Leone: confessione, comunione, conversione sincera, opere di carità e di perdono per la remissione delle colpe peccaminose e delle pene del Purgatorio per sé o per i defunti. Questo è il senso del giubileo, giubilo per il perdono e la misericordia di Dio Padre per i meriti di Cristo, di Maria SS., in agosto venerata Assunta in cielo in anima e corpo, dei meriti dei Santi quali S. Rocco.

Il Premio San Rocco: Un Riconoscimento alla Carità Attuale

Dopo la celebrazione si è svolta la consegna del Premio San Rocco 2021, attribuito a personalità o associazioni che si sono distinte in opere umanitarie. Quest’anno il riconoscimento è stato conferito alla Banca del Tempo Libero di Mestre, che nel 40° anniversario della fondazione - si legge nelle motivazioni - «si distingue per l’impegno dei suoi numerosi volontari, cui viene chiesto tempo libero per il fratello bisognoso. L’associazione opera dal 1981 a favore di persone in difficoltà o bisognose di assistenza, seguendole attraverso l’accoglienza e il centro di ascolto, la distribuzione di generi alimentari, il doposcuola individuale, i gruppi arcobaleno per ragazzi, di alfabetizzazione per stranieri, di manualità e fantasia per i lavori artigianali, il corso di computer e il gruppo degli anziani».

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