La Crocifissione rappresenta il simbolo per antonomasia della religione cristiana e occupa un posto centrale nella produzione dell'arte sacra. La croce, trasformata in simbolo di culto, inizia a comparire nelle chiese primitive. Uno degli esempi più significativi è la croce gemmata realizzata a mosaico (fine del IV - inizio del V secolo), posta sopra il Calvario nella basilica paleocristiana di Santa Pudenziana a Roma.

Le Prime Rappresentazioni della Crocifissione
Una rappresentazione della crocifissione risalente alla fine del II secolo o all'inizio del III compare in un probabile amuleto intagliato in eliotropio, oggi conservato al British Museum. Secondo alcuni studiosi, le parole accanto alla crocifissione contengono un'invocazione a Gesù redentore, figlio del Padre, mentre l'iscrizione sul retro, aggiunta successivamente, contiene termini di significato sconosciuto ma presenti in amuleti pagani.
Già nel II secolo Giustino martire affermava che gli esorcismi erano effettuati "nel nome di Gesù Cristo, che fu crocefisso sotto Ponzio Pilato", una tesi supportata dalla narrazione della guarigione di uno storpio da parte di Pietro. L'uso apotropaico del nome di Gesù e della rappresentazione della sua crocifissione, anche in un contesto forse pagano, si spiega con le parole di Origene: "il nome di Gesù è così potente contro i demoni che talvolta è efficace anche se pronunziato da uomini cattivi".
Raffigurazioni su Gemme e Sigilli
Tra le più antiche rappresentazioni cristiane della crocifissione vi sono quelle incise su pietre dure e utilizzate come sigilli. Una pietra ritrovata in Romania nei pressi di Costanza nel 1895, oggi al British Museum, e una pietra molto simile acquistata dal collezionista inglese George Frederick Nott (oggi dispersa, ma di cui esiste un calco in gesso), sono datate alla prima metà del IV secolo. In entrambe le gemme, Cristo in croce è circondato dagli apostoli, sei per lato. Questa forma di rappresentazione, contrastante con i racconti evangelici, sembra voler enfatizzare che il fondamento della Chiesa è Cristo crocefisso.
Nel V secolo compaiono non solo il simbolo della croce, ma anche i primi esempi di rappresentazione della Crocifissione con la figura del Redentore in mezzo ai ladroni. Un esempio famoso di questo periodo è quello intagliato nell'antica porta della basilica di Santa Sabina sull'Aventino, che mostra Gesù con le braccia distese, tra i due ladroni, con occhi aperti, senza nimbo e senza croce.

L'Evoluzione Iconografica della Crocifissione in Occidente
Nell'Italia centrale del XII secolo nacque la tradizione delle croci dipinte, destinate ad essere appese nell'arco trionfale delle chiese o al di sopra dell'iconostasi. Le tavole venivano dipinte direttamente su legno, su fogli di pergamena o cuoio, successivamente incollati sul supporto ligneo sagomato a forma di croce.
Il Christus Triumphans
In queste croci dipinte, il Cristo è in posizione frontale con la testa eretta e gli occhi aperti, vivo sulla croce e ritratto come trionfatore sulla morte (Christus triumphans). Era attorniato da scene tratte dalla Passione e poteva presentare, agli estremi dei bracci della croce, figurine di contorno. A partire dalla seconda metà del XIII secolo, queste divennero le figure a mezzobusto della Vergine e San Giovanni evangelista in posizione di compianto. Talvolta si incontravano anche i simboli degli evangelisti e, nel braccio superiore (la cimasa), un Cristo in maestà.
Il Christus Patiens
Agli inizi del XIII secolo compare una nuova tipologia, quella del Christus patiens d'ispirazione bizantina, la cui diffusione fu facilitata dalla coeva predicazione francescana. Il Cristo sofferente ha la testa reclinata sulla spalla e gli occhi chiusi, con il corpo incurvato in uno spasimo di dolore e i fianchi cinti dal perizonium. La prima rappresentazione di questo tipo è la Croce n. 20 di Pisa (1210-1230) di un anonimo artista bizantino operante in Toscana. Giunta Pisano fu uno dei primi a recepire questa novità iconografica, realizzando crocifissi in cui il corpo del Cristo è inarcato, invadendo il tabellone laterale.
Tra Giunta e Cimabue, Coppo di Marcovaldo si distinse come innovatore, considerato da alcuni il primo vero pittore espressionista della storia. Giotto fu il primo a rinnovare questa iconografia in pittura nell'ultimo decennio del XIII secolo, ispirandosi ai traguardi raggiunti dalla scultura gotica, in particolare da Nicola Pisano.
La Crocifissione nel Contesto Culturale e Storico
Nei paesi in cui la diffusione del cristianesimo è avvenuta a seguito di guerre di conquista o di azione missionaria, l'iconografia della crocifissione presenta elementi di originalità che affondano le radici nella precedente cultura. La crudezza delle statue di Gesù crocefisso o del suo corpo morto calato dalla croce, presenti in molte chiese messicane, è un esempio di questa commistione culturale.
Octavio Paz afferma che "Il messicano venera il Cristo sanguinante e umiliato, colpito dai soldati, condannato dai giudici, perché vede in lui l'immagine trasfigurata del proprio destino". Il discorso sull'iconografia della Crocifissione si amplia e diversifica quando riguarda la rappresentazione figurativa del racconto evangelico. La straordinaria diversificazione delle raffigurazioni del Calvario deve essere spiegata in rapporto alla diversa attribuzione di significato religioso data all'evento, a seconda delle sensibilità e delle letture dei testi evangelici.
Sul piano iconografico, compare assai spesso sotto la croce (o ai suoi piedi) un teschio con due tibie incrociate.
La Prassi Storica della Crocifissione
Le fonti storiche suggeriscono che il termine "crocifissione" in latino e greco si riferisse a diversi metodi di esecuzione capitale, dall'impalamento alla messa alle corde su un semplice albero. Le tecniche variavano a seconda del tempo e del luogo. Si trattava della pena più umiliante, lunga e dolorosa prevista dal sistema giudiziario dell'epoca, perlomeno nel bacino del Mediterraneo. Cicerone stesso la definì "il supplizio più crudele e più tetro".
Le croci usate dai Romani per le pene giudiziarie all'epoca di Gesù erano di tre tipi:
- Crux decussata (croce di Sant'Andrea): formata da due pali fissati a forma di X.
- Crux commissa: con i pali disposti a T.
- Crux immissa: la più celebre, in cui la trave orizzontale (patibulum) veniva posta a due terzi dell'altezza di quella verticale (stipes).
La presenza di un sostegno a metà dello stipes, chiamato sedile, offriva al condannato un punto d'appoggio, impedendogli di morire troppo in fretta. La pena si distingueva per l'atrocità e il vilipendio associato; i Romani punivano con questa esecuzione il brigantaggio e la ribellione degli schiavi.

Il Dibattito sui Chiodi e sulla Tecnica di Fissaggio
L'effettiva tecnica di fissaggio è rimasta dibattuta per molto tempo. L'unico scheletro mai ritrovato di un condannato alla crocifissione (scoperto nel 1968 nei dintorni di Gerusalemme) presentava le gambe fratturate e un chiodo ancora piantato sull'esterno della caviglia, suggerendo che i piedi fossero stati fissati ai lati della croce.
La questione di dove venissero piantati esattamente i chiodi (nelle mani o nei polsi) e di come fossero posizionati i piedi è stata dibattuta a lungo, anche in ambito scientifico. La teoria dei chiodi inseriti nel polso presentava il vantaggio di non fratturare le ossa e non toccare le arterie, ma creava un problema teologico riguardo alle stigmate, che tradizionalmente apparivano sui palmi.
Intorno al 1900, esperimenti come quello di Marie Louis Adolphe Donnadieu cercarono di dimostrare la possibilità di sostenere il corpo sulla croce attraverso i polsi. Trent'anni più tardi, il dottor Pierre Barbet criticò questi esperimenti, basandosi sulla propria esperienza chirurgica.
Frederick Zugibe, patologo e antropologo forense americano, portò avanti ricerche basate su volontari, costruendo una croce artigianale e misurando le funzioni corporee. Zugibe era convinto che la parte più alta del palmo fosse in grado di sostenere il peso del corpo senza causare fratture ossee. Un evento inatteso, legato all'esame di una ferita da difesa sulla mano di una vittima di aggressione, sembrò confermare l'esistenza di un percorso all'interno della mano attraverso cui un chiodo poteva passare, come si vede nella Sindone di Torino.

Cause della Morte e Fisiopatologia
Diversi studiosi hanno indicato varie possibili cause di morte in una persona crocifissa: infarto, acidosi, aritmia, embolia polmonare, infezioni, disidratazione, ferite inferte da animali, o una combinazione di questi fattori. L'agonia era lenta, potendo durare anche 36-48 ore. L'innaturale posizione del corpo rendeva difficoltosa la respirazione, costringendo il condannato a fare leva sulle gambe inchiodate e sui polsi trafitti per poter respirare, in un continuo e dolorosissimo movimento fino allo sfinimento.
La vera causa della morte del Crocifisso più noto della storia ha alimentato la letteratura tanatologica. La morte di Gesù, sopraggiunta in poco più di tre ore, suggerisce che il meccanismo fisiopatologico potesse essere diverso da quello dei crocifissi comuni. L'analisi delle ventiquattro ore precedenti alla morte rende plausibile un evento cardiaco fatale, supportato dall'ematoidrosi (sudore di sangue) descritta da Luca, un raro fenomeno indotto da una forte reazione adrenergica.
Lo stress emotivo e fisico, la disidratazione, le emorragie traumatiche e la flagellazione contribuirono all'indebolimento. La lucidità e la coerenza delle parole pronunciate da Gesù in croce suggeriscono un evento fatale acuto. L'ipotesi di un vasospasmo coronarico in un soggetto sano, che può determinare un infarto miocardico, può essere avanzata in virtù delle attuali conoscenze fisiopatologiche. La rottura di cuore con conseguente emopericardio, come complicanza dell'infarto, sarebbe testimoniata dal doppio fiotto di sangue e acqua fuoriuscito dal costato colpito dalla lancia del centurione.
La prima crocifissione di massa si verificò quando Marco Licinio Crasso, nell'anno 71 a.C., fece crocifiggere lungo la via Appia tra Capua e Roma 6.000 prigionieri, come monito contro ulteriori tentativi di insurrezione degli schiavi.
La Crocifissione nell'Arte Contemporanea
La rappresentazione del corpo di Gesù crocifisso comparve molto presto nell'arte cristiana, risalendo al V secolo la prima Crocifissione. Tuttavia, in molte crocifissioni, soprattutto bizantine e romaniche, Cristo appare completamente vestito. Dal XII secolo, con la tradizione delle croci dipinte in Occidente, l'esposizione del corpo ferito del Redentore divenne la prassi.
L'arte del Novecento, eminentemente laica, ha dato spazio al tema della Passione di Cristo e della Crocifissione, con artisti come Rouault, Chagall, Picasso, Guttuso e Fontana. Importanti registi cinematografici hanno riservato particolare attenzione al racconto della morte di Gesù, come nel film "La Passione di Cristo" di Mel Gibson (2004), che si concentra sulla carne martoriata di Cristo come predetto dal profeta Isaia.
William Congdon e Francis Bacon
William Congdon, dopo una profonda conversione religiosa, si dedicò alla pittura dei Crocifissi, dipingendone quasi 200. I suoi crocifissi sono caratterizzati da un'estrema economia di mezzi, con figure di Gesù ottenute con poche e dense spatolate, che ne modellano il corpo in modo sommario ma perentorio. La testa è rovesciata, gli arti innaturalmente stirati, il corpo quasi irriconoscibile, ridotto a una massa catramosa: un corpo disumanizzato, come quello delle vittime di conflitti, violenze, fame e povertà.
Francis Bacon, ateo e ostinatamente contrario alla religione, fu attratto dal simbolo cristiano e dipinse diverse Crocifissioni. Per Bacon, la Crocifissione rappresenta l'ineluttabilità del dolore, della malattia e della morte. Egli vedeva una similitudine tra la consapevolezza degli animali nei macelli e l'esperienza di Cristo, come metafora della condizione umana brutalizzata, della dannazione priva di riscatto.

La Crocifissione nel Contesto Italiano: Mostre ed Eventi
La figura di Gesù crocifisso è stata oggetto di varie esposizioni artistiche in Italia. La mostra delle crocifissioni del pittore trentino Carlo Sartori, promossa dal Festival Religion Today, ne ha esplorato l'interpretazione contemporanea legata al territorio trentino, esponendo le tele nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, un luogo che evoca l'immagine delle crocifissioni all'epoca romana.
Il Meeting per l’amicizia fra i popoli ha spesso dedicato spazio a figure come Don Camillo e Peppone, personaggi di Giovannino Guareschi, il cui mondo narrativo, pur non trattando direttamente la crocifissione, ne richiama i temi universali di fede, sofferenza, umanità e speranza. L'episodio del "crocifisso che sorride a Don Camillo" evidenzia la presenza costante di Cristo anche nei momenti di smarrimento.
Di Buon Mattino (Tv2000) - La crocifissione nella storia dell'arte
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