La Famiglia Celeste e l'Apostolo Paolo: Un Viaggio Teologico

La concezione che "tutti i buoni vadano in cielo" è diffusa, spesso associata all'idea di ricompensa o di ricongiungimento con Dio. Tuttavia, le Scritture offrono una prospettiva più dettagliata riguardo a chi ascende al cielo e con quale scopo, delineando un quadro teologico in cui l'apostolo Paolo gioca un ruolo significativo.

La Promessa Celeste: Destinatari e Speranza

La Bibbia afferma chiaramente che Gesù, dopo la sua resurrezione, ascese al cielo. Egli stesso promise ai suoi apostoli fedeli: "Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore. Altrimenti, ve l’avrei detto, perché vado a prepararvi un luogo. E, se sarò andato e vi avrò preparato un luogo, verrò di nuovo e vi riceverò a casa presso di me, affinché dove sono io siate anche voi". Questa promessa indicava che gli apostoli sarebbero stati portati in cielo per essere con lui.

L'apostolo Paolo, rivolgendosi ai primi cristiani, enfatizzò questa speranza celeste, scrivendo: "In quanto a noi, la nostra cittadinanza esiste nei cieli, dal qual luogo pure aspettiamo ansiosamente un salvatore, il Signore Gesù Cristo". Basandosi su tali promesse, milioni di persone hanno focalizzato le loro speranze sulla vita celeste.

Illustrazione di Gesù che parla con i suoi apostoli, con un accenno al cielo sullo sfondo.

Coloro che Non Ascesero ai Cieli Prima di Cristo

È importante notare che non tutte le persone buone menzionate nelle Scritture sono andate in cielo prima della venuta di Cristo. L'apostolo Pietro, riferendosi a Davide, dichiarò: "Il ‘capofamiglia Davide . . . decedette e fu sepolto e la sua tomba è fino a questo giorno tra noi. In effetti Davide non ascese ai cieli'". Questo indica che Davide, pur essendo un uomo giusto, non salì in cielo.

Giobbe, nel suo dolore, espresse il desiderio di essere celato nello Sceol (la tomba) fino a quando l'ira di Dio si fosse placata, aspettandosi un'esistenza inconscia dopo la morte. Egli non si aspettava di andare in cielo, ma nutriva la speranza di un futuro risveglio. Allo stesso modo, Gesù affermò che Giovanni il Battezzatore, pur essendo grande nel Regno dei cieli, non vi sarebbe asceso. Gesù stesso dichiarò: "Nessun uomo è asceso al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo". Questo significa che, fino ai suoi giorni, nessun uomo era salito in cielo.

Davide, Giobbe e Giovanni il Battezzatore saranno risuscitati sulla terra. Tutti i fedeli vissuti prima della morte di Gesù avevano la speranza di tornare a vivere sulla terra come sudditi del Regno di Dio.

Il Ruolo di Gesù e i Governanti Celesti

Gesù ascese al cielo per svolgere un ruolo fondamentale nel governo celeste di Dio. Il libro di Daniele predisse che a un "figlio dell’uomo" sarebbe stato dato il "dominio", un dominio eterno e indistruttibile, identificato in Gesù Cristo. Tuttavia, il libro di Daniele specifica che Gesù non regnerà da solo, ma che il regno e il dominio saranno dati "al popolo che sono i santi del Supremo".

Nell'ultima sera della sua vita terrena, Gesù fece un patto con i suoi apostoli per un regno, promettendo loro che avrebbero regnato con lui. Paolo e Timoteo furono inclusi in questo patto, e Paolo scrisse: "Se continuiamo a perseverare, insieme pure regneremo". Anche Giovanni menzionò coloro che "regneranno sulla terra" con Gesù Cristo.

Pertanto, coloro che vanno in cielo lo fanno per regnare con Cristo nel governo celeste di Dio. Essi diventano parte del "seme" di Abraamo, eredi secondo la promessa.

Rappresentazione del Monte Sion celeste con l'Agnello e 144.000 figure.

La Selezione dei Governanti Celesti

Coloro che ascenderanno al cielo devono essere pienamente provati come seguaci di Cristo. Per questo motivo, neonati o bambini, non avendo avuto la possibilità di essere provati attraverso anni di servizio cristiano, non sono portati in cielo. Essi hanno la speranza di essere risuscitati sulla terra. Il numero di coloro che andranno in cielo sarà quindi limitato, in contrasto con la moltitudine che riceverà la vita eterna sulla terra sotto il Regno.

La Bibbia, in Rivelazione 14:1, 3, menziona 144.000 persone viste con l'Agnello Gesù Cristo sul monte Sion celeste. Questo "piccolo gregge" è composto da individui scelti tra il genere umano.

Perché Dio Sceglie Uomini per Regnare con Cristo?

La scelta di uomini per regnare con Cristo nel Regno celeste è radicata nel fatto che fu sulla terra che il diritto di Geova di governare fu sfidato. Fu qui che la fedeltà umana a Dio fu messa alla prova dall'opposizione del Diavolo. Gesù, con la sua lealtà incondizionata, diede la sua vita come riscatto per l'umanità, dimostrando così la falsità dell'accusa del Diavolo secondo cui gli uomini servono Dio solo per motivi egoistici. L'impiego di questi uomini fedeli nella gloria di Dio è quindi appropriato.

Inoltre, governanti che hanno sperimentato le prove e le difficoltà della vita terrena, inclusa la lotta contro le tendenze peccaminose, saranno più comprensivi nel trattare con i sudditi terreni. La loro esperienza li renderà capaci di capire meglio le sfide umane rispetto agli angeli, che non hanno affrontato tali prove.

La "Congregazione dell'Iddio Vivente"

La Bibbia si riferisce alla "congregazione dell'Iddio vivente" come a un gruppo speciale di seguaci di Cristo, definiti anche "la congregazione dei primogeniti che sono stati iscritti nei cieli". Questa congregazione è composta da tutti i cristiani che hanno la speranza della vita celeste, e in ultima analisi, sarà formata da 144.000 persone. Un rimanente di questi è ancora sulla terra, guidando spiritualmente i cristiani che sperano di vivere per sempre sulla terra.

Questa congregazione di 144.000 membri è anche chiamata "la sposa, la moglie dell’Agnello", il "corpo del Cristo", "il tempio di Dio", l'"Israele di Dio" e "la Nuova Gerusalemme".

Illustrazione simbolica della Chiesa come corpo di Cristo, con Cristo come capo.

Il Proposito Eterno di Dio e i "Nuovi Cieli" e la "Nuova Terra"

Nonostante la ribellione di Adamo ed Eva, il proposito di Geova Dio per la terra e per l'umanità è rimasto immutato: un paradiso mondiale pieno di persone felici e sane. Per realizzare questo proposito, Dio ha istituito un nuovo governo guidato da suo Figlio Gesù Cristo, affiancato da 144.000 persone scelte tra l'umanità.

Questi governanti celesti formeranno i "nuovi cieli" del nuovo sistema di Dio. Essi avranno come sudditi la "nuova terra", che includerà tutti i fedeli vissuti prima di Cristo, come Davide, Giobbe e Giovanni il Battezzatore, oltre a coloro che sopravvivranno alla fine dell'attuale sistema di cose.

La Famiglia nel Contesto Biblico e Teologico

Il concetto di famiglia è centrale nella Bibbia, sia in senso fisico che teologico. Fin dall'inizio, come descritto in Genesi 1:28, Dio ha stabilito il piano per uomini e donne di sposarsi, avere figli e prendersi cura gli uni degli altri. La salvezza di Noè dal diluvio, ad esempio, fu una salvezza per tutta la sua famiglia, così come la chiamata di Abramo includeva la sua famiglia.

Nell'alleanza mosaica, l'importanza della famiglia è ribadita attraverso i Dieci Comandamenti, che promuovono l'autorità genitoriale e la santità del matrimonio. Il Nuovo Testamento continua a sottolineare questi precetti, con Gesù che difende la santità del matrimonio e Paolo che delinea i ruoli all'interno delle famiglie cristiane.

La Famiglia Spirituale in Cristo

Gesù ha ampliato la nozione di famiglia, affermando che chiunque fa la volontà del Padre celeste è suo fratello, sorella e madre. Questo non sminuisce l'importanza della famiglia biologica, ma chiarisce che nel Regno dei Cieli il legame familiare più importante è quello spirituale. Nascendo di nuovo, si entra a far parte di una famiglia spirituale, la Chiesa, dove Dio è Padre e Gesù è Fratello. Questa famiglia spirituale trascende etnia, genere o status sociale, unendo tutti coloro che invocano Gesù Cristo come Salvatore.

La famiglia fisica rimane un elemento fondamentale della società umana, da coltivare e proteggere. Tuttavia, la nuova creazione di Dio in Cristo, la Chiesa, è una famiglia spirituale composta da persone di ogni nazione, tribù, popolo e lingua, la cui caratteristica distintiva è l'amore reciproco.

Illustrazione di diverse persone di varie etnie che si abbracciano, a simboleggiare la famiglia spirituale.

L'Esperienza Spirituale e i Doni Mistici dell'Apostolo Paolo

L'apostolo Paolo possedeva doni mistici straordinari, testimoniati nelle sue lettere. La sua conversione sulla via di Damasco fu un'esperienza soprannaturale, in cui vide e udì il Signore Gesù. Paolo stesso riconosce di aver "visto Gesù, il Signore nostro" e di essere stato un "aborto" apparso a lui.

Luca, negli Atti degli Apostoli, narra di altre visioni avute da Paolo, come quella dell'uomo macedone che lo invitava a recarsi in Macedonia, o la visione notturna a Corinto in cui il Signore lo incoraggiava a continuare a parlare. Paolo fu anche "rapito in cielo", fino al "terzo cielo" o "paradiso", dove udì "parole indicibili, che non è lecito a un uomo pronunziare". Queste esperienze, pur potendo portare a superbia, furono gestite da Dio attraverso un "angelo di satana" inviato per schiaffeggiarlo, al fine di mantenerlo umile.

Questi doni straordinari servirono a fortificare Paolo nel suo apostolato, aiutandolo a non scoraggiarsi di fronte alle numerose prove e difficoltà che affrontò, tra cui fatiche, prigionie, pericoli di morte, percosse, lapidazioni, naufragi e privazioni.

Iconografia di San Paolo con un'aureola e simboli legati alle sue esperienze mistiche.

La Bilocazione Spirituale e i Segni di Gesù

Paolo dimostrò una forma di bilocazione spirituale quando, pur essendo assente col corpo da Corinto, giudicò un peccatore "presente con lo spirito", intervenendo con autorità per la purezza della comunità. Questo atto, compiuto "nel nome del Signore nostro Gesù", mirava alla rovina della carne del peccatore affinché il suo spirito potesse essere salvato.

Riguardo alle "stigmate di Gesù" menzionate da Paolo in Galati 6:17, il termine si riferisce ai segni indelebili impressi sul suo corpo, che egli portava come prova della sua appartenenza a Cristo e del suo servizio. Questi segni, pur misteriosi, rappresentano una profonda connessione con la sofferenza e la crocifissione di Gesù.

La gente è spesso attratta dai segni del soprannaturale, ma la Chiesa sottolinea che la santità si fonda sulla carità e sulla vita in Cristo. Tuttavia, i fenomeni mistici straordinari possono essere un aiuto per rafforzare la fede, specialmente quando il divino sembra distante. La fede autentica, una volta radicata, può fare a meno di queste "stampelle", concentrandosi sulla relazione intima con Dio, che opera in modo sommesso ma potente.

L'Apocalisse di Paolo: Un Viaggio Ultraterreno

L'Apocalisse di Paolo è un testo antico che descrive un presunto viaggio dell'apostolo Paolo nei regni ultramondani, ispirato dal suo accenno nella Seconda Lettera ai Corinzi di essere stato rapito fino al terzo cielo. Composta originariamente in greco tra il II e il III secolo, quest'opera fu soggetta a numerose traduzioni e rielaborazioni.

Il testo descrive un giudizio immediato delle anime post-mortem, con visioni dettagliate dell'inferno e del paradiso. Paolo, guidato da un angelo, contempla le potenze che corrompono gli uomini, gli angeli custodi, il giudizio delle anime giuste e peccatrici, e i luoghi di destinazione delle anime in attesa del Giudizio finale. Egli visita la terra promessa, la città di Cristo e infine l'inferno, descrivendo le torture riservate a vari tipi di peccatori.

Il testo include anche incontri con figure bibliche come Enoch ed Elia nel paradiso terrestre. L'Apocalisse di Paolo è considerata un'opera compilatoria, che fonde motivi e modelli da diverse tradizioni apocalittiche giudaico-cristiane, offrendo una vivida rappresentazione del destino dell'anima dopo la morte.

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