Le quindici catechesi di Papa Francesco dedicate alla Messa, e in particolare alle diverse parti della liturgia eucaristica, rappresentano un vero e proprio vademecum per comprendere e approfondire il significato teologico di questa celebrazione. Introdotte dal prezioso commento di don Luigi Maria Epicoco, queste catechesi ci aiutano a scoprire la bellezza della Messa, essenziale per la vita cristiana.
L’Eucaristia, infatti, è il “cuore” della Chiesa, un mistero della fede che rivela l'amore di Dio e dà senso pieno alla vita di ciascuno. Papa Francesco invita tutti a vivere la Messa affinché essa trasformi la vita in una «Pasqua fiorita».

L'Importanza Fondamentale dell'Eucaristia per la Vita Cristiana
È fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio. Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero e in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale.
Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani del nord Africa, sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa, vennero arrestati. Quando il proconsole romano chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato, essi risposero: «Senza la domenica non possiamo vivere», intendendo che se non avessero potuto celebrare l’Eucaristia, non avrebbero potuto vivere, e la loro vita cristiana sarebbe morta.
Gesù stesso disse ai suoi discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,53-54). Quei cristiani del nord Africa furono uccisi per aver celebrato l’Eucaristia, lasciando la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dona la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte. Questa testimonianza ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore.
L’Eucaristia è un avvenimento meraviglioso nel quale Gesù Cristo, nostra vita, si fa presente. Partecipare alla Messa «è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania: il Signore si fa presente sull’altare per essere offerto al Padre per la salvezza del mondo» (Omelia nella S. Messa, Casa S. Marta, 10 febbraio 2014). Il Signore è lì con noi, presente, e per questo è fondamentale non essere distratti o considerare la Messa uno spettacolo, ma un incontro profondo con la passione e la risurrezione del Signore. Come ricorda il sacerdote: “In alto i nostri cuori”, non i nostri telefonini.
Il Concilio Vaticano II è stato fortemente animato dal desiderio di condurre i cristiani a comprendere la grandezza della fede e la bellezza dell’incontro con Cristo. Per questo motivo era necessario anzitutto attuare, con la guida dello Spirito Santo, un adeguato rinnovamento della Liturgia, perché la Chiesa continuamente vive di essa e si rinnova grazie ad essa. Un tema centrale che i Padri conciliari hanno sottolineato è la formazione liturgica dei fedeli, indispensabile per un vero rinnovamento, come anche l'obiettivo di questo ciclo di catechesi: crescere nella conoscenza del grande dono che Dio ci ha donato nell’Eucaristia.
Tutti abbiamo bisogno di vedere e toccare il Signore per poterlo riconoscere; i Sacramenti, e la celebrazione eucaristica in particolare, vengono incontro a questa esigenza umana. La ricchezza teologica scaturita da una stagione storica assai feconda di riflessioni ha saputo indicare nuovi orizzonti, gesti e linguaggi perché l’Eucaristia tornasse ad essere “cuore della Chiesa”.
PERCHE' E' IMPORTANTE PARTECIPARE ALLA MESSA LA DOMENICA ? CATECHESI PAPA FRANCESCO
L'Eucaristia: Fonte e Culmine della Vita Ecclesiale
La santa Eucaristia completa l'iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore. «Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura» (CCC 1323).
L'Eucaristia come "Fonte e Culmine"
L'Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (CCC 1324). «Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua» (CCC 1324). «La comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia. In essa abbiamo il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo» (CCC 1325).
Mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28). In breve, l'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: «Il nostro modo di pensare è conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare» (CCC 1327).
Nomi dell'Eucaristia: Una Ricchezza di Significati
L'insondabile ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che gli si danno, ciascuno evocante aspetti particolari (CCC 1328-1332):
- Eucaristia: perché è rendimento di grazie a Dio. I termini eucharistein e eulogein ricordano le benedizioni ebraiche che proclamano le opere di Dio.
- Cena del Signore: perché si tratta della Cena che il Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione e dell'anticipazione della cena delle nozze dell'Agnello nella Gerusalemme celeste.
- Frazione del pane: questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane. Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua risurrezione, e con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche. Tutti coloro che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo.
- Assemblea eucaristica (sýnaxis): in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa.
- Memoriale della passione e della risurrezione del Signore: Santo sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende anche l'offerta della Chiesa. Lo si chiama anche santo sacrificio della Messa, «sacrificio di lode» (Eb 13,15), sacrificio spirituale, puro e santo.
- Santa e divina liturgia: perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento. Si parla anche del Santissimo Sacramento, in quanto costituisce il sacramento dei sacramenti.
- Comunione: perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per formare un solo corpo. Viene inoltre chiamato le cose sante («tà hágia»), pane degli angeli, pane del cielo, farmaco d'immortalità, viatico.
- Santa Messa: perché la liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.

L'Istituzione Divina del Sacramento
I Segni del Pane e del Vino
Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua passione: «Prese il pane...», «Prese il calice del vino...» (CCC 1333).
Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. All'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, «frutto del lavoro dell'uomo», ma prima ancora «frutto della terra» e «della vite», doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che «offrì pane e vino» (Gn 14,18), la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta (CCC 1333).
Nell'Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i pani azzimi, la manna del deserto, il pane quotidiano frutto della Terra promessa. Il «calice della benedizione» (1 Cor 10,16) aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice (CCC 1334).
I miracoli della moltiplicazione dei pani e il segno dell'acqua trasformata in vino a Cana prefigurano l'abbondanza dell'Eucaristia e annunziano l'Ora della glorificazione di Gesù (CCC 1335). Il primo annunzio dell'Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli, come l'annunzio della passione li ha scandalizzati: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6,60). L'Eucaristia e la croce sono pietre d'inciampo e continuano a risuonare attraverso i secoli come invito ad accogliere Cristo stesso (CCC 1336).
L'Ultima Cena e il Mandato
Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore. Per lasciare loro un pegno di questo amore e renderli partecipi della sua Pasqua, istituì l'Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi Apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli «in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza» (CCC 1337).
I tre Vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l'istituzione dell'Eucaristia: Cristo si definisce come il pane di vita, disceso dal cielo (CCC 1338).
Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue. «Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli Apostoli con lui, e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio". [...] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi"» (Lc 22,7-20). Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno (CCC 1339-1340).
"Fate Questo in Memoria di Me"
Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole «finché egli venga» (1 Cor 11,26), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione e della sua intercessione presso il Padre (CCC 1341).
Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. [...] Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore» (At 2,42.46). Soprattutto «il primo giorno della settimana», cioè la domenica, il giorno della risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano «per spezzare il pane» (At 20,7). Da quei tempi la celebrazione dell'Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa (CCC 1342-1343).
Così, di celebrazione in celebrazione, annunziando il mistero pasquale di Gesù «finché egli venga» (1 Cor 11,26), il popolo di Dio avanza «camminando per l'angusta via della croce» verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno (CCC 1344).

La Struttura della Celebrazione Eucaristica
Continuità Storica della Messa
Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica. Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie liturgiche. «Nel giorno chiamato del sole ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne. Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei profeti, finché il tempo consente. Poi quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere [...]. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato. Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco: eucharistian), per essere stati fatti degni da lui di questi doni. Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: Amen. Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua "eucaristizzati" (eucharisteténtos) e ne portano agli assenti» (CCC 1345).
La liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria: la convocazione, la Liturgia della Parola (con le letture, l'omelia e la preghiera universale) e la Liturgia Eucaristica (con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la Comunione). Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica costituiscono insieme «un solo atto di culto»; la mensa preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore (CCC 1346). Non si è forse svolta in questo modo la Cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli? Lungo il cammino spiegò loro le Scritture, poi, messosi a tavola con loro, «prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro» (Lc 24,30) (CCC 1347).
Il Ruolo dei Partecipanti
Nell'assemblea eucaristica tutti si riuniscono, preceduti da Cristo stesso, che è il protagonista principale e il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. Egli presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Il Vescovo o il presbitero, agendo in persona Christi Capitis (nella persona di Cristo Capo), presiede l'assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l'Amen (CCC 1348).
La Liturgia della Parola comprende «gli scritti dei profeti», cioè l'Antico Testamento e le lettere degli Apostoli, il Vangelo, l'omelia e la preghiera universale (CCC 1349).
La Liturgia Eucaristica: Preparazione dei Doni
Il passaggio dalla Liturgia della Parola alla Liturgia Eucaristica è ben sottolineato dal gesto del ministro che lascia la sede e passa all’altare, luogo riservato al Sacrificio. La liturgia eucaristica comprende la preparazione e l’offerta dei doni, la preghiera eucaristica e la Comunione. Questa struttura si basa sugli atti che Gesù Cristo stesso ha compiuto nell’Ultima Cena, quando prese il pane e il vino, pronunciò la benedizione, spezzò il pane e lo diede ai suoi discepoli.
Elementi del Rito di Offerta
All’interno dei riti di presentazione e di offerta dei doni troviamo i seguenti elementi: la processione delle offerte, la presentazione del pane, il mescolare il vino con l’acqua e la successiva offerta, la preghiera privata del ministro, l’incensazione, il lavabo e la preghiera sulle offerte. Originariamente, questo rito era tanto semplice quanto il collocare in silenzio sull’altare il pane ed il vino che sarebbero diventati il Corpo ed il Sangue di Cristo.
Il rito non è una mera presentazione di doni, ma include anche un significato di offerta. Nel pane e nel vino offriamo simbolicamente qualcosa di noi stessi, e con il gesto di incensare le offerte e le persone riconosciamo il senso di offerta delle une e delle altre. Cioè, il pane ed il vino si trasformeranno in Cristo, e i ministri e i fedeli devono anch’essi trasformarsi in “offerta permanente”.
La liturgia romana attuale, a differenza delle altre, fa la presentazione separata del pane e del vino, rito di grande ricchezza ed espressività. “La presentazione delle offerte all'altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. È Lui che, nel proprio Sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici” (CCC 1350). Questo è il momento privilegiato in cui fare la colletta, perché i fedeli offrano il loro aiuto materiale ai fratelli bisognosi: “Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucaristia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità. Questa consuetudine della colletta (cfr. 1 Co 16,1), sempre attuale, trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi (cfr. 2 Cor 8,9)” (CCC 1351).

Riflessioni di Benedetto XVI e Papa Francesco sull'Offertorio
Il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua Esortazione Apostolica Postsinodale “Sacramentum caritatis”, parla della presentazione e dell’offerta dei doni nel numero 47, sottolineando che "non si tratta semplicemente di un sorta di «intervallo» tra la liturgia della Parola e quella Eucaristica. Ciò farebbe venir meno, tra l'altro, il senso dell'unico rito composto di due parti connesse. In questo gesto umile e semplice si manifesta, in realtà, un significato molto grande: nel pane e nel vino che portiamo all'altare tutta la creazione è assunta da Cristo Redentore per essere trasformata e presentata al Padre. In questa prospettiva portiamo all'altare anche tutta la sofferenza e il dolore del mondo, nella certezza che tutto è prezioso agli occhi di Dio. Questo gesto, per essere vissuto nel suo autentico significato, non ha bisogno di essere enfatizzato con complicazioni inopportune. Esso permette di valorizzare l'originaria partecipazione che Dio chiede all'uomo per portare a compimento l'opera divina in lui e dare in tal modo senso pieno al lavoro umano, che attraverso la Celebrazione Eucaristica viene unito al sacrificio redentore di Cristo.”
In questo denso paragrafo vengono presentate idee molto importanti. In primo luogo si menziona che la creazione intera viene assunta da Cristo per essere presentata al Padre nel sacrificio della Messa. In questo momento ogni uomo presenta, insieme a Cristo, le sue sofferenze e le sue gioie, il suo lavoro, considerato anche come collaborazione all’opera creatrice di Dio, secondo il comandamento della Genesi: “riempite la Terra e soggiogatela” (Gen 1,28).
Papa Francesco segnala che questo gesto “non ha bisogno di essere enfatizzato con complicazioni inopportune”. Non è necessario offrire insieme al pane e al vino altre cose (un pallone, un libro, una cazzuola, ecc.) come simbolo rispettivamente dello svago, dello studio e del lavoro. Il pane e il vino comprendono, nella loro semplicità, tutte le realtà umane e tutta la creazione.
Preghiere e Gesti Rituali
Nel rito il sacerdote prende prima la patena con il pane, e con entrambe le mani la eleva un poco sopra l’altare, mentre dice la formula corrispondente; e lo stesso fa con il vino. Le due preghiere che il sacerdote pronuncia, a voce alta o in silenzio, quasi identiche, sono molto simili a quelle utilizzate da Gesù nelle Sue preghiere di benedizione, seguendo la tradizione ebrea (berekáh; Lc 10,21; Gv 11, 41). Prima sul pane, e poi sul vino, come fece Cristo, il sacerdote dice:
“Benedetto sei Tu, Signore, Dio dell’universo: dalla Tua bontà abbiamo ricevuto questo pane [vino], frutto della terra [vite] e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a Te, perché diventi per noi cibo di vita eterna [bevanda di salvezza]”.
E il popolo risponde: “Benedetto nei secoli il Signore” (Rm 9,5; 2 Cor 11,31).
Dopo aver presentato il pane e il vino, il sacerdote si inchina davanti all’altare pregando in segreto: “Umili e pentiti accoglici, o Signore: Ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a Te”. In questo modo si dispone a celebrare il culto “in spirito e verità”, sapendo che “un cuore affranto e umiliato, Dio, Tu non disprezzi” (Sal 50).
Adesso può realizzarsi l’incensazione delle offerte, dell’altare, del celebrante e di tutto il popolo. Subito dopo il sacerdote lava le sue mani, procurando così la sua “purificazione interiore”, e ritornando al centro dell’altare chiede a tutti di pregare: “Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente”. Il popolo risponde: “Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del Suo nome, per il bene nostro e di tutta la Sua santa Chiesa”. Le preghiere dei fedeli, unendosi a quelle di Cristo, si elevano qui a Dio come l’incenso (Sal 140, 2; Ap 5,8; 8,3-4).
tags: #eucaristia #cuore #della #chiesa #la #feltrinelli