Il dibattito riguardante la traduzione di Isaia 7:14, e in particolare il termine ebraico 'almāh (עַלְמָה), rappresenta uno dei punti più discussi dell'esegesi biblica. La questione centrale è se tale termine debba essere reso come "giovane donna" o se implichi necessariamente la condizione di "vergine", in relazione alla citazione presente nel Vangelo secondo Matteo.
Il significato del termine ebraico 'almāh
Il termine ebraico 'almāh appare nelle Scritture Ebraiche solo sette volte: in Genesi 24:43, Esodo 2:8, Proverbi 30:19, Salmo 68:25, Cantico dei Cantici 1:3 e 6:8, e nel citato Isaia 7:14. Analizzando questi contesti, emerge che il vocabolo designa una ragazza adolescente o una giovane donna in età da marito, senza tuttavia implicare né l'affermazione esplicita né la negazione della verginità.

| Fonte | Definizione |
|---|---|
| Compendious Hebrew-English Dictionary | Ragazza, giovane donna. |
| Wilhelm Gesenius | Ragazza da marito, vergine matura; indica la possibilità di sposarsi. |
| Koehler e Baumgartner | Giovane donna (fino alla nascita del primo bambino). |
| Brown, Driver e Briggs | Giovane donna (sessualmente matura, ragazza o sposa novella). |
La tradizione dei Settanta e l'interpretazione di Matteo
La più antica traduzione delle Scritture, la greca dei Settanta (LXX), ha reso 'almāh con il termine greco parthènos (παρθένος), che significa "vergine". Questa scelta ha influenzato profondamente la tradizione successiva.
Nel primo Vangelo, Matteo cita Isaia 7:14 per descrivere la nascita di Gesù, applicando la profezia alla Vergine Maria. Matteo scrive: «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele» (Mt 1:23). Mentre nel testo ebraico originale il termine 'almāh non coincide necessariamente con il concetto giuridico di "vergine" (per il quale l'ebraico usa betulāh), Matteo, scrivendo in greco, utilizza il termine parthènos per confermare il concepimento miracoloso di Maria.
Profezie di Isaia: La Sofferenza e Nascita di Gesù
Il contesto storico: il segno per il re Acaz
Molti esegeti pongono l'accento sul fatto che la profezia di Isaia 7:14 doveva costituire un segno per il re Acaz, minacciato dalla coalizione siro-israelita. L'ipotesi che la nascita di un bambino chiamato Emmanuele ("Dio è con noi") potesse avvenire nell'immediato futuro del profeta - come segno della presenza protettiva di Dio verso la dinastia davidica - è supportata da diverse considerazioni:
- L'uso dell'articolo determinativo ha-'almāh ("la" giovane) suggerisce una persona nota al re o presente nel contesto della corte.
- Il riferimento al bambino che mangia "panna e miele" indica un tempo di povertà e desolazione, tipico di una terra devastata dalla guerra.
- La profezia funge da monito: prima che il bambino raggiunga la maturità morale, i nemici di Acaz sarebbero stati sconfitti.
Tuttavia, il messianismo biblico non è astratto: esso si concretizza spesso in eventi storici che anticipano una realtà futura più ampia. Pertanto, sebbene la profezia possa aver avuto un primo adempimento ai giorni di Isaia, la tradizione cristiana vi scorge un adempimento definitivo e superiore nella nascita di Gesù, in cui la figura dell'Emmanuele trova la sua piena e ultima realizzazione.