Maria Rosaria Belgiorno: Ricerche sull'Archeologia e la Tecnologia Antica

Introduzione

Maria Rosaria Belgiorno è una figura di spicco nel campo dell'archeologia, con particolare attenzione alla tecnologia antica e alle sue implicazioni per la civiltà umana. Le sue ricerche spaziano dalla produzione di profumi e bevande alcoliche nell'antichità alla metallurgia del rame, offrendo una prospettiva unica sull'evoluzione delle conoscenze e delle pratiche umane.

La Distillazione nell'Antichità

Una delle aree di ricerca più significative di Maria Rosaria Belgiorno riguarda le origini e lo sviluppo della distillazione. Attraverso esperimenti condotti con repliche di vasellame neolitico ritrovato in Iraq, Belgiorno ha gettato nuova luce sull'antica conoscenza della distillazione e sulla tecnologia impiegata per produrre composti profumati e alcolici.

Le prove raccolte suggeriscono connessioni nel Mediterraneo e in Europa Centrale con una cronologia che va dal V millennio a.C. alla fine del II millennio a.C. Queste ricerche riguardano l'invenzione di diversi apparati caratterizzati da un corpo arrotondato e da elementi aggiunti come beccucci, filtri e la presenza di un canale di raccolta interno o esterno.

I risultati degli esperimenti confermano che la distillazione è un'arte molto antica, esistita e diffusa nel Mediterraneo per molti secoli prima che i suoi parametri fossero formalizzati nel primo millennio d.C. È interessante notare come questa antica tecnologia sopravviva ancora oggi in apparecchiature moderne utilizzate per la produzione di profumi, bevande alcoliche e composti farmaceutici.

Ricostruzione di un antico apparato di distillazione basato su reperti archeologici

La distillazione è molto più di un semplice processo di distillazione, spesso erroneamente associato esclusivamente all'invenzione araba. Si tratta di un processo tecnologico di fondamentale importanza nell'evoluzione della scienza e della conoscenza umana. La sua storia è iniziata molto prima di molte altre invenzioni, e la sua scoperta/conoscenza ha coinvolto fin dall'inizio tutti i campi della scienza, la sua evoluzione e la ricerca.

Il fenomeno fisico che causa la condensazione del vapore in liquido al passaggio da una temperatura calda a una fredda è stato probabilmente scoperto molto prima dell'invenzione dei metalli, ma la capacità della distillazione di separare i materiali l'uno dall'altro è stata una scoperta graduale successiva, che ha attraversato diverse fasi. È molto probabile che il primo utilizzo sia stato quello di recuperare liquidi fermentati non più utilizzabili, ottenendo bevande con un sapore interessante e inebriante, che davano una piacevole sensazione di benessere. Logicamente, si trattava di esperienze di distillazione diretta effettuate utilizzando ceramiche comuni, impasti di terra, foglie e canne di palude, che hanno aperto la strada alla produzione non solo di bevande alcoliche, ma anche di composti farmaceutici, profumi, oli industriali e combustibili.

La ricerca di Belgiorno mira a ricostruire le tecniche utilizzate nel II millennio a.C. nell'Egeo, utilizzando ed espandendo i suggerimenti che dalla Mesopotamia filtravano lungo le coste del Mediterraneo. Studiando e analizzando i caratteri funzionali di alcuni vasi, la cui tipologia appare intorno alla fine del secondo millennio a.C., ci si è resi conto che la conoscenza in materia era molto più avanzata di quanto ci si aspettasse. Dopo una preliminare panoramica storico-geografica, la ricerca si concentra sull'esame dei dati archeologici e delle tipologie ceramiche potenzialmente coinvolte nella lavorazione di materiali organici e inorganici. Sono stati impiegati protocolli di archeologia sperimentale con le repliche degli originali e gli ingredienti botanici menzionati nelle tavolette in Lineare B, per dimostrare la tecnologia e la conoscenza elaborate del II millennio a.C. che anticipano di molti secoli le informazioni fisiche e chimico/alchemiche di cui si ha ampia testimonianza a partire dal III secolo d.C.

L'evoluzione della scienza della distillazione sembra concentrarsi nell'area dell'Egeo nel II millennio a.C., con l'invenzione di peculiari apparecchiature di distillazione, diretti precursori di alambicchi, distillatori e serpentine in vetro che sono ancora oggi il caratteristico repertorio strumentale di ogni laboratorio chimico.

La Metallurgia del Rame a Pyrgos/Mavroraki

Un'altra area di ricerca fondamentale per Maria Rosaria Belgiorno è il sito di Pyrgos/Mavroraki a Cipro, in particolare per quanto riguarda la metallurgia del rame. La cronologia del sito, basata su prove archeologiche e 23 analisi al radiocarbonio (14C), evidenzia l'importanza del sito come centro di produzione e commercio del rame, con un'occupazione continua che si estende per millenni.

Il sito era abitato già nel IX millennio a.C., come testimoniano i resti di fondamenta di case circolari e frammenti di recipienti in pietra. La cronologia della metallurgia è cruciale per comprendere lo sviluppo della produzione precoce del rame e il suo impatto sull'evoluzione sociale, economica e tecnologica di Cipro e della più ampia regione mediterranea.

La datazione al radiocarbonio delle scorie di rame da Pyrgos/Mavroraki indica che la fusione del rame iniziò già tra il 4229-3960 a.C., durante il periodo Calcolitico. Questo colloca Pyrgos tra i più antichi siti metallurgici del Mediterraneo, accanto ad altri siti significativi come Çatal Höyük in Anatolia.

La scoperta di scorie di rame risalenti all'VIII millennio a.C. solleva interrogativi sulle origini della metallurgia e sulla sua connessione con pratiche pirotecnologiche precedenti, come la produzione di intonaco di calce. Inoltre, l'avvio della lavorazione del rame nel 4300 a.C. allinea Pyrgos con altri siti metallurgici del Mediterraneo, suggerendo che le conoscenze tecnologiche e le reti commerciali fossero già stabilite durante il periodo Calcolitico. Questo supporta l'idea che Cipro abbia svolto un ruolo significativo nello scambio di beni e conoscenze tecnologiche nella regione.

Il sito di Pyrgos/Mavroraki si trova su terrazze di formazioni di lava a cuscino ricche di ossidi di rame, come malachite e crisocolla, e solfuri di rame come la calcopirite. I minerali venivano estratti rompendo la roccia con martelli di pietra e picconi per penetrare nelle fessure e staccare blocchi di minerale. Un totale di 42 strumenti minerari sono stati identificati nel sito, con 38 strumenti trovati nell'area di scavo principale e 4 strumenti scoperti durante sondaggi condotti sui pendii della collina di Mavroraki nel 2010. Gli strumenti minerari erano realizzati con materiali disponibili localmente come granito, quarzite, gabbro, basalto e selce. La loro distribuzione nel sito suggerisce un ampio coinvolgimento della comunità nelle attività minerarie.

Una volta estratto, il rame veniva portato nell'insediamento e arrostito su letti di carbone per facilitare la frantumazione termica e la rimozione dello zolfo. Il minerale arrostito veniva poi frantumato in pezzi più piccoli utilizzando macine di pietra, mortai e pestelli. Questo processo a volte veniva eseguito fino alla polverizzazione. Il processo di fusione utilizzava minerali locali, inclusi carbonati e silicati di rame, che erano abbondanti nell'area di Pyrgos. Il minerale di rame veniva probabilmente arrostito su letti di carbone per facilitare la frantumazione termica e la parziale eliminazione dello zolfo. La fusione avveniva in fornaci a pozzo scavate nel substrato roccioso e rivestite di argilla. Queste fornaci erano semplici ma efficaci, impiegando la forza del respiro o piccoli ugelli per la ventilazione, consentendo la riduzione dei minerali di rame in scorie e gocce di metallo.

Sono stati trovati molti kg di scorie contenenti gocce di rame sparse in tutto il sito, indicando un'ampia attività metallurgica. Queste scorie erano prodotte dalla tostatura di minerali di rame, risultando in una massa vetrosa contenente goccioline di rame. Esperimenti hanno replicato il design della fornace a pozzo e il processo di fusione, confermando la funzionalità dei metodi antichi. Gli esperimenti hanno dimostrato che 5-6 kg di minerale di rame potevano produrre circa 100 grammi di metallo. La quantità e la composizione delle scorie trovate a Pyrgos/Mavroraki forniscono informazioni critiche sull'ampia attività metallurgica del sito e sui processi tecnologici impiegati.

Le scorie sono state trovate sparse in tutti i settori dello scavo, comprese aree senza prove dirette di fornaci, indicando che la fusione del rame era un'attività diffusa in tutto l'insediamento. Le scorie contengono visibili gocce di rame metallico, recuperate frantumando le scorie. Sono stati identificati cristalli di fayalite (Fe₂SiO₄) che indicano alte temperature (1200-1350°C) durante la fusione; wüstite (FeO), che suggerisce l'uso di minerali di solfuro di rame come la calcopirite oltre agli ossidi di rame; calcocite, bornite e calcopirite suggeriscono l'impiego di solfuri. Le scorie hanno una matrice silicea vetrosa, incorporando goccioline di rame e altri minerali. Campioni di carbonio prelevati all'interno di alcune scorie hanno fornito date calibrate che vanno dal 4229-3960 a.C. (Calcolitico) al 1937-1738 a.C. (Bronzo Medio). Esperimenti di fusione utilizzando minerali di rame locali hanno prodotto scorie simili ai campioni archeologici. Gli esperimenti hanno mostrato che 423 grammi di minerale hanno prodotto 0,6 grammi di rame puro, con una resa dell'1,4%. Sono stati trovati un totale di 56 frammenti individuali di stampi e due interi a Pyrgos/Mavroraki. Sono stati identificati 63 frammenti di crogioli, rendendolo il più grande assemblaggio conosciuto di crogioli dell'Età del Bronzo a Cipro. La tipologia di questi crogioli è diversificata, riflettendo diverse tecniche di produzione e utilizzi.

Ricostruzione di un antico forno per la fusione del rame e strumenti correlati

Scripta Cypria e la Civiltà Cipriota

Maria Rosaria Belgiorno è anche la fondatrice della serie Scripta Cypria, dedicata alle origini della civiltà cipriota nel senso più ampio del termine. Questa serie pubblica memorie, saggi e ricerche storiche, linguistiche, archeometriche e archeologiche riguardanti anche i rapporti culturali e commerciali di Cipro con le altre civiltà mediterranee.

La serie accoglie monografie, saggi e miscellanee di autori diversi presentate in lingua italiana, francese, spagnola e inglese. Lo scopo è quello di fornire una piattaforma per lo studio approfondito della storia e della cultura di Cipro, mettendola in relazione con il più ampio contesto del Mediterraneo antico.

Altri Contributi di Ricerca

Le ricerche di Belgiorno includono anche lo studio di manufatti archeologici a Pyrgos/Mavroraki, concentrandosi sul loro ruolo nei sistemi di contabilità, misurazione, gioco e attività industriali durante l'Età del Bronzo Antico e Medio. Lo studio evidenzia l'uso di gettoni geometrici come parte di un sistema metrologico per la contabilità e la misurazione di beni, ingredienti e materiali. Alcuni gettoni potrebbero essere stati utilizzati come pezzi da gioco, con prove di tavoli da gioco simili ai giochi egizi come Senet e Mehen trovati nel sito. Frammenti di ceramica modificati sono stati riutilizzati come strumenti per varie attività industriali, tra cui metallurgia, cosmetica e produzione tessile.

Inoltre, Belgiorno ha partecipato a ricerche sulla civiltà industriale di Pyrgos/Mavroraki e ha contribuito a studi che esplorano il legame tra Ammon e il Vello d'Oro, nonché il profumo di Afrodite e il mistero della dea senza volto.

Un ponte misterioso e altri tesori nascosti a Rivello, in Basilicata

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