Santa Gemma Galgani, nata a Borgo Nuovo di Camigliano (Lucca) il 12 marzo 1878 e morta a Lucca l'11 aprile 1903, è stata una mistica e vergine italiana. La sua vita, sebbene breve, fu profondamente segnata dalla sofferenza, dalla fede e da straordinarie esperienze spirituali.

Le Origini e l'Infanzia
Gemma nacque martedì 12 marzo 1878, figlia del dottor farmacista Enrico Galgani e di Aurelia Landi. Era la quinta di otto figli. Il giorno seguente il suo battesimo, nella parrocchia di San Michele a Camigliano, ricevette i nomi di Gemma, Umberta e Pia. Il parroco don Olivo Dinelli predisse che la bambina sarebbe stata una "Gemma di paradiso". Poco tempo dopo la sua nascita, la famiglia Galgani si trasferì a Lucca.
Durante il rito della confermazione, avvenuto il 26 maggio 1885 nella chiesa di San Michele in Foro, una voce misteriosa le chiese se volesse "volentieri" donare la mamma a Dio. Gemma, nella sua Autobiografia, scriverà di essere stata "costretta a rispondere di sì". Il 19 giugno 1887 ricevette la prima comunione, preparata dalle suore e da monsignor Giovanni Volpi, che divenne il suo confessore e direttore spirituale.
Le Difficoltà Familiari e la Malattia
Gli studi di Gemma presso le Zitine furono interrotti per motivi di salute e per le ristrettezze economiche della famiglia. Frequentò le scuole notturne della Dottrina Cristiana, dove eccelse, ricevendo premi e riconoscimenti. Dopo la morte della madre, la famiglia Galgani fu colpita da altri gravi lutti. Nel 1894 morì il fratello Gino, seminarista, a soli diciotto anni. Gemma soffrì profondamente per questa perdita, trovando conforto nell'ispirazione angelica che la esortava a essere sposa di un "Re Crocifisso".
Gemma aiutò la famiglia nell'asilo tenuto dalle sorelle Baccheretti e nella scuola di taglio delle signorine Sbaraglia. Nel 1896, a causa di una carie ossea al piede destro, subì un raschiamento senza anestesia, stupendo i chirurghi con il suo coraggio. Nel novembre 1897, morì anche il padre Enrico, lasciando la famiglia in una grave situazione finanziaria. I figli e i parenti dello scomparso furono cacciati di casa e costretti a dormire all'aperto. Gemma fu accolta dalla zia paterna Carolina Galgani a Camaiore.

La Permanenza a Camaiore e l'Aggravarsi della Malattia
A Camaiore, Gemma si dedicò al negozio degli zii, mantenendo una intensa vita di preghiera. Nonostante la sua bellezza e la speranza della zia Carolina di vederla sistemata, Gemma mantenne la sua purezza. La sua permanenza a Camaiore, tra l'inverno e la primavera del 1897-1898, fu segnata dall'insorgere dei primi sintomi di una malattia che si aggraverà rapidamente, con patologie come osteite alle vertebre lombari e otite mastoidea. Fu costretta a letto, semiparalizzata per lunghi mesi.
Venne assistita amorevolmente dalle zie e dalle Suore Ministre degli Infermi di San Camillo. Monsignor Volpi e altri ecclesiastici la confortavano. Durante questo periodo, lesse la biografia di san Gabriele dell'Addolorata, che ebbe una profonda influenza su di lei.
La Guarigione Miracolosa e le Stimmate
Il 2 marzo 1899, dopo una novena alla beata Margherita Maria Alacoque, Gemma guarì istantaneamente. Questo evento segnò l'inizio di un periodo di profonda immersione nella contemplazione di Gesù Crocifisso. Desiderosa di farsi religiosa claustrale, il suo ardente desiderio fu frustrato per ragioni economiche e di salute.
L'8 giugno 1899, giorno dell'ottava del Corpus Domini e vigilia della festa del Sacro Cuore di Gesù, Gemma ricevette la grazia delle stimmate. Questo fenomeno mistico si ripeté periodicamente ogni giovedì sera fino al venerdì pomeriggio. Inizialmente, Gemma non ebbe il coraggio di rivelare le stimmate al suo confessore, monsignor Volpi, e faticava a nasconderle ai familiari.

Le Perplessità e il Supporto Spirituale
La giovane frequentava il monastero delle Visitandine, sperando di potervi entrare. Fu una locuzione interiore a spingerla a confidarsi con padre Gaetano Guidi, un religioso passionista. Egli la mise in contatto con Cecilia Giannini, una donna pia che la sostenne spiritualmente. Gemma riuscì finalmente a parlare delle stimmate anche con monsignor Volpi. Tuttavia, il prelato, perplesso, volle sottoporre la giovane a un esame medico. Il dottor Pietro Pfanner, presente durante un'estasi dolorosa di Gemma, diede un parere negativo sul fenomeno, poiché le stimmate scomparvero al tocco di una pezzuola inumidita.
Seguirono mesi di perplessità e angoscia per Gemma. Verso la fine dell'anno, in visione, vide un anziano sacerdote passionista. Gesù le disse che quella persona avrebbe conosciuto le meraviglie della sua grazia in lei. La giovane iniziò a scrivergli numerose lettere, dando vita a uno degli epistolari più ricchi della mistica cattolica. Padre Germano Ruoppolo giunse a Lucca nel settembre 1900 e, dopo vari esami, si convinse dell'assoluta integrità morale della giovane. Nonostante il supporto di padre Germano, monsignor Volpi mantenne i suoi dubbi, origine di un amaro conflitto attorno alla giovane stigmatizzata.
La Vita Mistica e le Vessazioni Diaboliche
La relativa tranquillità della casa Giannini permise a Gemma di dedicarsi quasi interamente alla preghiera. Spesso era colta da estasi, durante le quali conversava con interlocutori celesti. Le figlie dei Giannini trascrivevano fedelmente queste conversazioni, che, insieme all'epistolario, al Diario e all'Autobiografia, costituiscono i testi fondamentali per comprendere la sua vita mistica. In questi scritti e testimonianze si apprende anche delle vessazioni diaboliche che la tormentarono per anni.
Gli Ultimi Anni e la Morte
Il 1902 fu un anno difficile per la famiglia Galgani: morirono la zia Elena, il fratello Tonino e la sorellina Giulia, colpiti dalla stessa malattia della madre. Anche Gemma iniziò a manifestare sintomi di tisi. Nel gennaio 1903, per precauzione, fu trasferita in un appartamentino vicino alla casa dei Giannini.
Negli ultimi mesi di vita, Gemma sperimentò profondamente l'abbandono del Calvario. Morì placidamente il sabato santo, 11 aprile 1903, alle 13:45, assistita da sacerdoti, dalla zia superstite Elisa e dalla famiglia Giannini. La salma fu trasportata nel cimitero comunale di Sant'Anna. Padre Germano ottenne il permesso di eseguire un'autopsia, durante la quale il sangue fu trovato ancora vivo e fluido. Il cuore della santa fu espiantato e portato a Roma da padre Germano.

Il Culto e la Canonizzazione
I resti mortali di Santa Gemma furono posti in venerazione nel santuario di Lucca, completato nel 1953. Questo santuario-monastero è curato dalle monache passioniste, con le quali Gemma desiderava essere aggregata. Altri santuari a lei dedicati si trovano in Spagna, America Latina e Africa.
Quattro anni dopo la sua morte, apparve la prima biografia scritta da padre Germano, ottenendo un successo clamoroso. I processi per la canonizzazione si aprirono a Lucca nel 1907, affrontando un difficile iter a causa della straordinarietà dei fenomeni mistici. I Passionisti si impegnarono nella causa, dimostrando casi analoghi nella storia dell'agiografia. La beatificazione fu celebrata il 14 maggio 1933 da Pio XI. La canonizzazione avvenne il 2 giugno 1940 per opera di Pio XII.
Eredità Spirituale e Influenza
La vita di Santa Gemma Galgani è un esempio di profonda fede e resilienza di fronte alle sofferenze. La sua spiritualità, incentrata sulla Passione di Cristo, ha ispirato molti fedeli. Il suo epistolario e i suoi scritti offrono una testimonianza preziosa della sua intensa vita mistica. San Pio da Pietrelcina conobbe presto gli scritti di Gemma, utilizzandone concetti e fraseologia per spiegare i propri fenomeni mistici. Gemma fu chiamata a offrire sé stessa per la conversione dei peccatori e la santificazione del clero, un desiderio che si realizzò anche con la costruzione del monastero delle passioniste a Lucca.